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Revocatoria fallimentare: la prova del pagamento

Una società creditrice impugna una sentenza che ha disposto la revocatoria fallimentare di pagamenti ricevuti da un’altra società poi fallita. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che la prova del pagamento può basarsi su assegni e scritture contabili, soprattutto se la ricezione è stata implicitamente ammessa dal creditore stesso. Viene inoltre confermato che, ai fini della revocatoria fallimentare, la data rilevante per un assegno è quella dell’incasso, non dell’emissione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 10210 Anno 2024
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Revocatoria Fallimentare: La Prova del Pagamento e il Momento Rilevante dell’Assegno

L’azione di revocatoria fallimentare è uno strumento fondamentale a tutela della par condicio creditorum, ovvero il principio per cui tutti i creditori devono essere trattati allo stesso modo. Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha ribadito alcuni principi cardine in materia, soffermandosi in particolare sulla prova dei pagamenti e sulla determinazione del momento in cui un pagamento effettuato tramite assegno si considera avvenuto. Analizziamo la decisione per comprenderne le implicazioni pratiche per creditori e curatori fallimentari.

I Fatti di Causa: Un Debito Pagato Poco Prima del Fallimento

Una società commerciale aveva ricevuto una serie di pagamenti da un’azienda sua cliente per un importo complessivo di oltre 72.000 euro. Tali pagamenti erano avvenuti nell’anno precedente alla dichiarazione di fallimento della società debitrice.

Il curatore fallimentare, ritenendo che quei pagamenti avessero leso gli interessi della massa dei creditori, ha avviato un’azione di revocatoria fallimentare ai sensi dell’art. 67 della Legge Fallimentare. Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello hanno accolto la domanda del curatore, dichiarando inefficaci i pagamenti e condannando la società creditrice a restituire le somme ricevute. Quest’ultima ha quindi proposto ricorso per Cassazione.

L’Azione di Revocatoria Fallimentare e i Motivi del Ricorso

La società ricorrente ha basato la sua difesa su due argomenti principali:

  1. Mancanza di prova del pagamento: Sosteneva che il curatore non avesse fornito prove sufficienti dell’effettivo incasso delle somme. Le scritture contabili e le copie degli assegni, a suo dire, non erano idonee a dimostrare l’avvenuto spostamento patrimoniale.
  2. Temporaneità di un pagamento: Uno degli assegni era stato emesso in una data antecedente all’inizio del cosiddetto “periodo sospetto” (l’anno prima del fallimento) e, pertanto, non avrebbe dovuto essere soggetto a revoca.

In sostanza, la difesa mirava a smontare i presupposti stessi dell’azione revocatoria, contestando sia l’esistenza del danno per i creditori (il pagamento) sia la sua collocazione temporale.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, fornendo chiarimenti cruciali e confermando l’orientamento consolidato della giurisprudenza.

La Prova del Pagamento: Oltre l’Estratto Conto

La Corte ha stabilito che la prova dell’avvenuto pagamento non richiede necessariamente la produzione di un estratto conto bancario. Elementi come le annotazioni sul libro giornale, che godono di una particolare credibilità per la loro natura cronologica e continua, e la copia degli assegni stessi costituiscono un quadro probatorio sufficiente.

L’Ammissione Implicita del Creditore: Una Strategia Difensiva Controproducente

Un punto decisivo della sentenza riguarda la condotta processuale della società creditrice. Nel corso del giudizio, essa aveva anche sostenuto, in via subordinata, che i pagamenti non fossero revocabili perché effettuati “nei termini d’uso”, una delle esenzioni previste dalla legge. La Cassazione ha evidenziato come questa argomentazione costituisca un’implicita ammissione di aver ricevuto i pagamenti. È contraddittorio, infatti, negare di aver ricevuto una somma e, allo stesso tempo, sostenere che tale somma sia stata ricevuta secondo le normali prassi commerciali. Questa linea difensiva ha finito per rafforzare la posizione del curatore, rendendo la contestazione sulla prova del pagamento del tutto infondata.

Pagamento con Assegno: Conta la Data dell’Incasso, non dell’Emissione

Per quanto riguarda l’assegno emesso prima del periodo sospetto, la Corte ha ribadito un principio fondamentale in tema di revocatoria fallimentare: il momento rilevante non è quello in cui l’assegno viene emesso, ma quello in cui la somma viene effettivamente riscossa dal creditore. È solo in quel momento, infatti, che si verifica il depauperamento del patrimonio del debitore e il corrispondente arricchimento del creditore. L’emissione del titolo crea solo un diritto di credito, ma è l’incasso a realizzare lo spostamento patrimoniale che la legge intende monitorare e, se del caso, neutralizzare.

Le Conclusioni: Principi Consolidati e Avvertimenti Pratici

L’ordinanza della Cassazione conferma che, in un’azione di revocatoria fallimentare, la prova del pagamento può essere fornita con un insieme di documenti, senza che sia indispensabile l’estratto conto. Soprattutto, mette in luce l’importanza della coerenza nella strategia difensiva: non si può negare un fatto e al contempo invocarne le caratteristiche per ottenere un’esenzione. Infine, consolida il principio per cui, nei pagamenti tramite assegno, il discrimine temporale per la revocatoria è sempre la data dell’effettivo incasso, momento in cui si realizza la diminuzione patrimoniale rilevante per la procedura fallimentare.

In un’azione di revocatoria fallimentare, come può il curatore provare che un pagamento è effettivamente avvenuto?
La prova può fondarsi su un insieme di elementi, come le scritture contabili (libro giornale) e la copia degli assegni. Inoltre, se il creditore ammette implicitamente di aver ricevuto le somme (ad esempio, sostenendo che rientrano in un’eccezione alla revoca), rafforza la prova a favore del curatore.

Se un pagamento viene effettuato con assegno, quale data è rilevante per stabilire se rientra nel “periodo sospetto” della revocatoria fallimentare?
La data rilevante non è quella di emissione dell’assegno, ma quella in cui la somma viene effettivamente incassata dal beneficiario. È in quel momento che si verifica lo spostamento patrimoniale che interessa la procedura fallimentare.

Contestare la prova di un pagamento e allo stesso tempo sostenere che quel pagamento era legittimo perché “nei termini d’uso” è una strategia difensiva valida?
No, la Corte di Cassazione considera questa strategia contraddittoria e processualmente inefficace. Sostenere un’esenzione dalla revoca (come i pagamenti nei termini d’uso) equivale a un’ammissione implicita che il pagamento è avvenuto, vanificando la contestazione sulla prova.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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