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Art. 2727 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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341 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Azione revocatoria fondo patrimoniale: vince il creditore
Un debitore costituisce un fondo patrimoniale su un suo immobile. Una società creditrice agisce in giudizio con un'azione revocatoria fondo patrimoniale, sostenendo che tale atto pregiudica il recupero del suo credito. Il debitore si difende affermando che il suo patrimonio residuo è sufficiente a coprire il debito. La Corte di Cassazione dà ragione alla società creditrice. Stabilisce che per il successo dell'azione revocatoria non serve la totale insolvenza del debitore. È sufficiente che l'atto renda la riscossione del credito semplicemente più difficile o incerta. Il solo rischio di un recupero più complicato costituisce un danno per il creditore.
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Fondo Patrimoniale Revocatoria: Coppia Perde Beni Contro la Banca
Una coppia di coniugi costituisce un fondo patrimoniale per proteggere i propri immobili da un debito di oltre 268.000 euro. La banca creditrice agisce in giudizio per far dichiarare l'atto inefficace. La Corte di Cassazione dà ragione alla banca, confermando la **Fondo patrimoniale revocatoria**. I giudici hanno ritenuto provata la consapevolezza dei coniugi di danneggiare il creditore sulla base di presunzioni: il ruolo di socio del marito nella società debitrice, il loro rapporto di coniugio e la costituzione del fondo poco dopo aver ottenuto un finanziamento. La banca vince e può quindi pignorare gli immobili inseriti nel fondo.
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Azione Revocatoria: Donazione ai figli non salva il patrimonio
Un debitore, esposto per ingenti somme a titolo di garanzie personali (fideiussioni), dona i propri beni immobili ai familiari. I suoi creditori agiscono in giudizio con un'azione revocatoria per rendere inefficace tale donazione. Il debitore si difende sostenendo la mancanza di un intento fraudolento e la sufficienza del suo patrimonio residuo. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni precedenti, rigetta il ricorso del debitore. La sentenza stabilisce che la donazione è inefficace nei confronti dei creditori, i quali potranno quindi pignorare i beni donati come se fossero ancora nel patrimonio del debitore. I creditori vincono la causa.
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Infiltrazioni e B&B fantasma: la prova presuntiva nega il danno
Un proprietario subisce danni da infiltrazioni dal terrazzo del vicino, che rendono inagibile un vano destinato a B&B. Chiede il risarcimento sia per i danni materiali sia per il mancato guadagno. La Corte di Cassazione nega il risarcimento per il B&B, stabilendo un principio chiave sulla prova presuntiva. Se la prova diretta (come una testimonianza) è debole e non riesce a dimostrare un fatto, il giudice può legittimamente basarsi sulla prova presuntiva (indizi, come la mancanza di Partita IVA o iscrizione alla CCIAA) per decidere. In questo caso, la mancanza di prove concrete ha reso l'attività di B&B non dimostrata.
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Aggravamento del rischio: casa occupata batte cambio residenza
Un'Azienda assicurativa nega il risarcimento per un furto, sostenendo un aggravamento del rischio perché l'Assicurata aveva cambiato residenza anagrafica. La Cassazione ha però dato ragione all'Assicurata. Anche se la residenza formale era cambiata, la sua famiglia continuava a vivere nell'immobile, che quindi non era mai rimasto disabitato. Il semplice cambio anagrafico non costituisce automaticamente un aggravamento del rischio se la casa rimane occupata. L'Azienda non ha provato l'abbandono dell'immobile e quindi è tenuta a pagare l'indennizzo.
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Azione revocatoria: padre vende ai figli, il creditore vince
Un padre, in veste di Debitore, vende i propri immobili ai figli. Il Creditore avvia un'azione revocatoria per annullare la vendita, sostenendo che questa operazione ha svuotato il patrimonio del Debitore, impedendo il recupero del credito. Il Debitore si difende affermando di avere altri beni sufficienti per pagare il debito, ma questi risultano sotto sequestro. La Corte di Cassazione dà torto al Debitore. I giudici stabiliscono che le lamentele del Debitore riguardano solo i fatti e non le leggi applicate. Di conseguenza, la vendita ai figli rimane inefficace nei confronti del Creditore, che potrà aggredire quegli immobili. Il Debitore perde la causa e deve pagare una sanzione pari al doppio della tassa di avvio del processo.
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Azione revocatoria e prova della malafede del terzo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dei ricorsi relativi a un'azione revocatoria promossa da un istituto di credito contro una società immobiliare. La controversia verteva sulla prova della malafede del terzo acquirente. Mentre il Tribunale aveva inizialmente accolto la domanda basandosi su un legame sentimentale tra una socia e il venditore, la Corte d'Appello ha ribaltato la sentenza ravvisando un'inammissibile doppia presunzione. La Suprema Corte ha stabilito che non è possibile presumere la conoscenza del pregiudizio in capo alla società solo per i rapporti personali di un socio di minoranza, senza prove di un effettivo passaggio di informazioni all'organo amministrativo.
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Credito ereditario: diritti dei coeredi e danni
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei familiari delle vittime di un eccidio bellico contro uno Stato estero. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento poiché gli eredi non avevano specificato le singole quote e non convivevano con le vittime. La Suprema Corte ha chiarito che il credito ereditario non si divide automaticamente tra i coeredi ma cade in comunione, permettendo a ciascun erede di agire per l'intero. Inoltre, ha stabilito che la convivenza non è un requisito indispensabile per il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale, essendo sufficiente il legame affettivo presunto tra stretti congiunti.
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Azione revocatoria: immobili e separazione coniugi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di un atto di cessione immobiliare compiuto da un debitore in favore della moglie durante una separazione. L'**azione revocatoria** è stata accolta poiché il trasferimento è avvenuto subito dopo la notifica di un pignoramento, dimostrando la volontà di sottrarre il bene alla garanzia patrimoniale. La Corte ha ribadito che la consapevolezza del danno ai creditori può essere presunta dal legame di coniugio e dalla tempistica degli atti, rendendo l'operazione inopponibile ai creditori procedenti.
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Principio di non contestazione e risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che negava il risarcimento per un'auto distrutta da un incendio doloso. Nonostante i responsabili avessero patteggiato in sede penale, i giudici di merito avevano ritenuto non provata la loro responsabilità civile. La Suprema Corte ha chiarito che, in virtù del principio di non contestazione, se il convenuto non smentisce specificamente i fatti allegati dall'attore, questi devono essere considerati provati senza necessità di ulteriori verifiche istruttorie.
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Prova del danno: risarcimento e vizi immobiliari
Una proprietaria ha agito contro una società costruttrice per gravi difetti in un complesso immobiliare. Nonostante l'accertamento della responsabilità ex art. 1669 c.c., la Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento escludendo il danno da mancato godimento. La ricorrente ha impugnato la decisione lamentando l'omessa valutazione di prove sull'inutilizzabilità del bene. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prova del danno non può basarsi su semplici presunzioni se il giudice di merito ha logicamente accertato che l'immobile era comunque abitabile o locabile.
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Azione revocatoria: come provare la malafede
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'**azione revocatoria** esercitata da un creditore contro una serie di vendite immobiliari a catena. Il debitore aveva alienato la nuda proprietà di un bene a un familiare lo stesso giorno in cui veniva autorizzato un sequestro conservativo, con successivo trasferimento a un terzo. La Corte ha stabilito che la consapevolezza del danno al creditore può essere legittimamente desunta da elementi presuntivi quali il rapporto di parentela, la tempistica sospetta e le modalità di pagamento dilazionate, dichiarando inammissibile il ricorso che richiedeva un nuovo esame dei fatti.
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Rilevazione dei consumi: prova e valore contatore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società che contestava fatture di conguaglio elettrico. La sentenza ribadisce che la rilevazione dei consumi tramite contatore gode di una presunzione di veridicità. Spetta all'utente dimostrare eventuali malfunzionamenti o anomalie non imputabili, mentre il fornitore deve solo provare il corretto funzionamento dell'apparecchio.
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Azione revocatoria ordinaria: il peso della parentela
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo all'azione revocatoria ordinaria promossa da una società creditrice contro atti di compravendita immobiliare tra parenti. Mentre la Corte d'Appello aveva ritenuto sufficiente il legame familiare per presumere la malafede degli acquirenti, la Suprema Corte ha cassato la sentenza. La decisione stabilisce che il semplice rapporto di parentela, in assenza di convivenza o frequentazione assidua, non basta a provare la consapevolezza del pregiudizio arrecato ai creditori.
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Azione revocatoria: guida pratica al caso
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una compravendita immobiliare tramite azione revocatoria. Il debitore aveva ceduto la nuda proprietà alla convivente per sottrarre il bene alla banca creditrice. La Corte ha stabilito che la cessazione della convivenza non esclude la consapevolezza del danno e che l'onere della prova sulla capienza patrimoniale spetta al debitore.
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Liberazione del fideiussore: i doveri della banca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro la decisione che aveva sancito la liberazione del fideiussore. La Corte ha confermato che la banca, continuando a finanziare una società pur essendo a conoscenza del suo progressivo dissesto economico e senza informare gli eredi del garante, ha violato i principi di correttezza e buona fede, giustificando la liberazione degli eredi dall'obbligazione di garanzia ai sensi dell'art. 1956 c.c.
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Contratto viziato da dolo: la decisione della Cassazione
Una società di telecomunicazioni ha impugnato un contratto sostenendo fosse viziato da dolo, poiché la controparte l'avrebbe costretta ad accettare condizioni sfavorevoli trattenendo i codici di migrazione dei clienti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità dell'accordo e sottolineando che le censure sollevate rappresentavano una richiesta di riesame dei fatti, non ammissibile in sede di legittimità, e che non vi era prova sufficiente del dolo.
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Danno conseguenza: prova essenziale nel risarcimento
Una società immobiliare ha citato in giudizio un notaio per un errore nella trascrizione di un atto di compravendita che ha causato il diniego di un mutuo. La Corte d'Appello ha annullato il risarcimento inizialmente concesso, sostenendo che la società non aveva provato il danno conseguenza, ovvero l'effettiva perdita economica derivante dal mancato finanziamento. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, dichiarando il ricorso inammissibile perché non contestava la ratio decidendi della sentenza d'appello e si limitava a una riesamina dei fatti.
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Motivazione per relationem: Cassazione chiarisce
Una società di rivendita software si opponeva a un decreto ingiuntivo del suo fornitore, lamentando la complicità di quest'ultimo in atti di concorrenza sleale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. L'ordinanza chiarisce i limiti di validità della motivazione per relationem, ribadendo che il giudice d'appello può far proprie le argomentazioni della sentenza di primo grado, purché il percorso logico sia ricostruibile. Sottolinea inoltre i rigorosi oneri di specificità richiesti per i motivi di ricorso, in particolare per le censure relative alla mancata ammissione di prove e alla violazione del principio di non contestazione.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la Cassazione
Un debitore crea un fondo patrimoniale dopo un'ispezione fiscale sulla sua società. Un ex socio, divenuto creditore, contesta con successo il fondo tramite un'azione revocatoria fondo patrimoniale. La Cassazione conferma l'ammissibilità della domanda riconvenzionale del creditore e stabilisce che la consapevolezza del danno può essere provata per presunzioni, come la tempistica dell'atto rispetto all'accertamento fiscale.
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