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Liberazione del fideiussore: i doveri della banca

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro la decisione che aveva sancito la liberazione del fideiussore. La Corte ha confermato che la banca, continuando a finanziare una società pur essendo a conoscenza del suo progressivo dissesto economico e senza informare gli eredi del garante, ha violato i principi di correttezza e buona fede, giustificando la liberazione degli eredi dall’obbligazione di garanzia ai sensi dell’art. 1956 c.c.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 33108 Anno 2023
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Liberazione del fideiussore: quando la banca viola la buona fede

L’obbligo di correttezza e buona fede che grava sugli istituti di credito non è una mera clausola di stile, ma un dovere concreto con importanti conseguenze. La recente ordinanza della Corte di Cassazione, n. 33108/2023, offre un chiaro esempio di come la violazione di tali doveri possa portare alla liberazione del fideiussore. Questo principio tutela chi garantisce un debito altrui da comportamenti negligenti o scorretti del creditore. Analizziamo come la Suprema Corte ha affrontato il caso di una banca che ha continuato a erogare credito a un’azienda in difficoltà, senza informare gli eredi del garante originario.

I Fatti di Causa

Una banca otteneva decreti ingiuntivi nei confronti degli eredi di un socio di una società a responsabilità limitata. I decreti si basavano su contratti di fideiussione che il defunto (il de cuius) aveva sottoscritto anni prima, tra il 1991 e il 1998, per garantire i debiti della società. La banca sosteneva di aver appreso del decesso del garante, avvenuto nel 2007, solo nel 2014, al momento di avviare le azioni di recupero del credito.

Gli eredi si opponevano ai decreti ingiuntivi, sollevando due questioni principali:

  1. L’illegittimo frazionamento del credito da parte della banca.
  2. L’inefficacia delle fideiussioni ai sensi dell’art. 1956 c.c. per violazione dei doveri di buona fede e correttezza. Sostenevano che la banca avesse concesso ulteriore credito alla società pur essendo consapevole del progressivo deterioramento della sua situazione economica.

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello accoglievano le ragioni degli eredi, revocando i decreti ingiuntivi e condannando la banca al pagamento delle spese legali.

La violazione dei doveri di buona fede e la liberazione del fideiussore

La Corte d’Appello, confermando la decisione del Tribunale, rigettava l’appello della banca. I giudici di secondo grado hanno ritenuto che la banca fosse a conoscenza della difficile situazione economica della società debitrice. Questa consapevolezza derivava dal fatto che l’istituto gestiva le linee commerciali della società e delle sue controllate. Nonostante ciò, la banca aveva continuato a finanziare l’azienda, aggravandone l’esposizione debitoria.

Inoltre, la Corte territoriale ha sottolineato che la banca non aveva mai comunicato agli eredi del garante l’esistenza delle fideiussioni, pur essendo a conoscenza del trasferimento delle quote sociali a loro favore, iscritto nel registro delle imprese già nel 2010. Questo comportamento è stato giudicato contrario ai doveri di correttezza e buona fede, che impongono al creditore non solo di valutare il merito creditizio del debitore, ma anche di informare i garanti di situazioni che potrebbero aggravare la loro posizione.

Le motivazioni della Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della banca inammissibile, ritenendo che i motivi proposti non fossero altro che un tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità. La Suprema Corte ha evidenziato come i giudici di merito avessero correttamente operato una valutazione complessiva degli elementi di prova, giungendo a conclusioni logiche e giuridicamente fondate.

I giudici hanno confermato che la valutazione circa la conoscenza, da parte della banca, dello stato di crisi della società debitrice e la conoscenza, da parte degli eredi, delle fideiussioni e dell’esposizione debitoria, rientra nell’esclusiva competenza del giudice di merito. In questo caso, la Corte d’Appello aveva costruito il suo ragionamento su basi presuntive solide, desumendo la conoscenza della banca dalla gestione dei rapporti finanziari della società e la mancata consapevolezza degli eredi dall’assenza di comunicazioni e dal loro mancato coinvolgimento nella gestione operativa dell’azienda.

Le conclusioni

La decisione della Cassazione ribadisce un principio fondamentale a tutela dei garanti: la liberazione del fideiussore non è solo un’ipotesi remota, ma una conseguenza concreta della violazione, da parte del creditore, dei doveri di correttezza e buona fede imposti dagli artt. 1175 e 1375 del codice civile. Un istituto di credito non può erogare credito in modo sconsiderato, confidando ciecamente nella garanzia prestata da terzi. Ha il dovere di agire con prudenza e di informare il garante (o i suoi eredi) di ogni peggioramento significativo delle condizioni patrimoniali del debitore principale. Omettere tali informazioni e continuare a finanziare un’impresa in difficoltà costituisce un comportamento contrario a buona fede che, come in questo caso, legittima la liberazione del garante dalla propria obbligazione.

Quando scatta la liberazione del fideiussore per violazione della buona fede da parte della banca?
La liberazione del fideiussore scatta quando la banca, pur essendo consapevole del peggioramento delle condizioni economiche del debitore principale, concede nuovo credito senza una speciale autorizzazione del garante, violando così il dovere di buona fede e correttezza e aggravando la posizione del garante stesso, come previsto dall’art. 1956 c.c.

La banca ha l’obbligo di informare gli eredi del garante defunto sull’esistenza della fideiussione?
Sì, secondo la decisione in esame, il comportamento della banca che omette di informare gli eredi del garante (la cui esistenza è conoscibile, ad esempio tramite il registro delle imprese) e continua a erogare credito al debitore principale è contrario alle regole di correttezza e buona fede. Questo comportamento contribuisce a fondare la liberazione degli eredi dall’obbligazione.

La mancanza di cariche sociali da parte degli eredi nella società garantita è rilevante?
Sì, la Corte ha considerato rilevante il fatto che gli eredi non avessero cariche negli organi sociali o nella gestione della società garantita. Questo elemento è stato utilizzato per presumere la loro mancata conoscenza sia della situazione debitoria della società sia dell’esistenza delle fideiussioni sottoscritte dal loro dante causa, rafforzando così la tesi della loro inconsapevolezza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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