LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2727 Codice Civile — Sezione Terza Civile

341 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Diffamazione a mezzo stampa: risarcibile il danno per false notizie
Una società alberghiera ha citato in giudizio la redazione di un quotidiano per diffamazione a mezzo stampa. Il giornale aveva diffuso articoli non veritieri circa la presenza di scarichi inquinanti e liquami nel tratto di mare antistante la struttura ricettiva. La Corte di Appello aveva negato il risarcimento del danno all'immagine, escludendo l'uso delle presunzioni e assolvendo il direttore per mancato ordine di pubblicazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che il danno non patrimoniale subito da una società può essere provato anche tramite indizi gravi, precisi e concordanti. La Suprema Corte ha inoltre sancito che il direttore risponde per colpa omissiva qualora non impedisca la pubblicazione del testo lesivo.
Continua »
Risarcimento danno non patrimoniale: basta la presunzione
Un cittadino subisce un tentativo di estorsione durante un'asta giudiziaria volta al recupero di beni di famiglia. L'autore dell'illecito patteggia la pena in sede penale. Successivamente, la vittima richiede in sede civile il risarcimento danno non patrimoniale per la sofferenza patita. Sebbene in primo grado venga concessa una somma irrisoria, la Corte d'Appello eleva il risarcimento a 5.000 euro, ritenendo la sofferenza morale provabile anche tramite presunzioni legate alle modalità del reato e al valore affettivo dei beni. La Corte di Cassazione conferma integralmente la decisione di secondo grado: il danno morale sofferto per la tentata estorsione si considera dimostrato per via presuntiva. Il ricorso dell'autore dell'illecito viene rigettato.
Continua »
Restituzione Immobile Locato: Chiavi Consegnate, Ma Non Basta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Conduttore che contestava il pagamento di canoni di locazione, sostenendo di aver riconsegnato l'immobile nel 2006 e che i crediti della Società Locatrice fossero prescritti. La Società Locatrice, invece, affermava che la restituzione immobile locato fosse avvenuta solo nel 2015. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, ribadendo che la riconsegna delle chiavi non basta senza l'effettiva immissione del locatore nel possesso. Ha anche validato l'interruzione della prescrizione tramite una raccomandata ricevuta dalla madre del Conduttore. Il ricorso del Conduttore è stato dichiarato inammissibile, condannandolo al pagamento delle spese legali.
Continua »
Quietanza Alterata: La Querela di Falso è Obbligatoria per Contestare
Un Locatore ha citato in giudizio gli Inquilini per morosità nel pagamento dei canoni di locazione. Gli Inquilini hanno prodotto una quietanza di pagamento, la cui sottoscrizione è stata riconosciuta autentica. Tuttavia, il Locatore ha contestato l'alterazione del testo della quietanza, sostenendo che l'importo e la causale erano stati modificati. I giudici di merito hanno accolto la contestazione del Locatore senza richiedere la proposizione di una `querela di falso`. La Cassazione ha ribadito che, per contestare la falsità materiale di una scrittura privata con sottoscrizione autentica, è indispensabile proporre la `querela di falso`. La sentenza di appello è stata cassata, rinviando la causa per un nuovo esame.
Continua »
Azione revocatoria: fisco sconfitto e rogito salvo
L'ente di riscossione esattoriale ha promosso un'azione revocatoria contro un contribuente e i suoi acquirenti. Il creditore intendeva rendere inefficace la vendita di diversi immobili per recuperare i debiti fiscali maturati. I giudici di merito hanno respinto la domanda per mancata prova dei requisiti di legge e per l'assenza di indizi certi sulla consapevolezza della frode. L'agente della riscossione ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La Cassazione ha stabilito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti già correttamente esaminati nei precedenti gradi. Il debitore e i terzi acquirenti hanno vinto definitivamente la causa, ottenendo la piena validità del trasferimento immobiliare e la condanna dell'ente pubblico alle spese di lite.
Continua »
Responsabilità professionale del notaio ed esonero da verifiche
Una compratrice acquista immobili dalla madre per aiutarla a saldare debiti. L'atto notarile indica una procedura esecutiva pendente e contiene una clausola espressa di esonero del professionista da ogni compito di verifica ulteriore. Dopo l'atto, la compratrice scopre ulteriori creditori e cita il rogante, contestando la responsabilità professionale del notaio per mancato controllo e violazione del dovere di consiglio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'acquirente confermando l'efficacia della clausola di esonero. La conoscenza dei debiti familiari e la specifica pattuizione contrattuale escludono ogni colpa del pubblico ufficiale. Il notaio vince la causa e la compratrice deve rimborsare le spese legali.
Continua »
Azione Revocatoria Societaria: la Cassazione tutela il creditore
Un creditore ha venduto le sue quote di una società a un acquirente, che però non ha saldato l'intero prezzo. L'acquirente ha poi rivenduto le quote a un secondo acquirente, il quale, tramite operazioni societarie complesse, ha trasferito l'immobile principale della società a entità collegate, amministrate dal figlio. Il creditore ha avviato un'azione revocatoria societaria per rendere inefficaci questi trasferimenti. La Cassazione ha confermato che la consapevolezza di danneggiare il creditore (scientia damni) e la mala fede dei sub-acquirenti potevano essere provate anche tramite presunzioni, come il rapporto di parentela tra gli amministratori. La Corte ha ribadito l'ammissibilità dell'azione revocatoria anche contro atti di scissione societaria.
Continua »
Simulazione Assoluta di Negozio Cambiario: Chi Prova il Finto Debito?
In una procedura di espropriazione immobiliare, un Creditore (l'Opponente) ha contestato il diritto di un altro Creditore (il Beneficiario) a ricevere il ricavato, sostenendo la simulazione assoluta di negozio cambiario sottostante alle cambiali ipotecarie del Beneficiario. La Corte di Cassazione ha ribadito che spetta all'Opponente, in quanto terzo interessato, dimostrare l'inesistenza del rapporto causale che giustifica l'emissione delle cambiali. Il giudice non deve presumere che il Beneficiario debba provare la validità del proprio credito. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Opponente, confermando la decisione che aveva respinto l'opposizione.
Continua »
Segnalazione alla Centrale Rischi: basta la presunzione del danno
Una società subisce una segnalazione alla Centrale Rischi per asseriti insoluti nei contratti di finanziamento. A seguito dell'iscrizione, altri istituti bancari restringono l'erogazione del credito verso l'impresa. La società danneggiata cita in giudizio l'intermediario finanziario e la banca dati per ottenere il risarcimento del danno. I giudici di merito respingono la domanda: pretendono la prova diretta e documentale dell'accesso dei creditori al sistema informativo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che il legame causale tra la segnalazione alla Centrale Rischi e il danno subito può essere dimostrato tramite presunzioni logiche secondo il criterio del più probabile che non. Inoltre, la reiterazione delle istanze istruttorie nella fase finale impedisce ogni presunzione di rinuncia probatoria.
Continua »
Prelazione agraria: quando la donazione vince sul riscatto
Due coltivatori diretti confinanti hanno impugnato una donazione di un terreno agricolo, sostenendo che l'atto nascondesse in realtà una compravendita finalizzata ad aggirare il loro diritto di prelazione agraria. I confinanti chiedevano quindi il riscatto del fondo. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda per mancanza di prove sufficienti della simulazione. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove e della credibilità dei testimoni spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno di evidenti vizi logici qui non sussistenti. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Responsabilità da cose in custodia tra imprudenza e incuria
Una cittadina ha citato in giudizio un Comune chiedendo il risarcimento dei danni per le gravi lesioni riportate a causa del crollo di una staccionata comunale marcia e priva di manutenzione su cui si era appoggiata. La Corte d'appello aveva negato il risarcimento, ritenendo che l'uso improprio della staccionata da parte della donna costituisse un caso fortuito idoneo a escludere la responsabilità dell'ente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della danneggiata, stabilendo che la condotta imprudente del danneggiato non cancella automaticamente la responsabilità da cose in custodia del Comune se la struttura era già gravemente degradata e non manutenuta. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Contratto di somministrazione acqua: tallio non sempre risarcibile
Una cittadina ha chiesto la restituzione delle bollette pagate per il contratto di somministrazione acqua a causa della presenza di tallio nelle condutture. Il gestore idrico aveva già rimosso la sorgente inquinata e i controlli tecnici dell'Istituto Superiore di Sanità avevano escluso un pericolo concreto per la salute umana. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cittadina, stabilendo che la presenza di sostanze non espressamente vietate non rende l'acqua non potabile se non vi è un pericolo concreto e provato per la salute. Di conseguenza, l'utente non ha diritto al rimborso delle tariffe idriche precedentemente versate.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: la parentela smaschera la finta vendita
Una banca avvia un'azione revocatoria ordinaria per annullare la vendita di un immobile effettuata da due coniugi fideiussori a favore di una società immobiliare. I coniugi, garanti di un grosso debito societario, avevano venduto i propri beni subito dopo la revoca dei finanziamenti da parte della banca. Il Tribunale e la Corte d'Appello accolgono la domanda, ritenendo provata la complicità della società acquirente a causa dei legami di parentela tra il suo titolare e una socia della debitrice principale. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che la consapevolezza del danno da parte del terzo acquirente può essere dimostrata tramite presunzioni semplici, come i rapporti di parentela o di affari. L'acquirente perde la causa e deve pagare le spese.
Continua »
Azione revocatoria: donare la casa e tenere quote non basta
Un debitore ha donato alle figlie la nuda proprietà di un immobile, riservandosi il diritto di abitazione. La banca creditrice ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la donazione, ritenendo che l'atto riducesse le garanzie patrimoniali. Il debitore si è difeso sostenendo di possedere ancora quote societarie di valore superiore al debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del debitore, confermando l'inefficacia della donazione. I giudici hanno chiarito che, per l'azione revocatoria, il danno al creditore non richiede la perdita totale del patrimonio, ma basta una maggiore difficoltà nel recupero del credito. Le quote societarie, soggette a forti fluttuazioni di mercato e valutate in concreto molto meno del dichiarato, non offrivano le stesse garanzie di un immobile.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: casa ai genitori ma il debito resta
Un fideiussore, consapevole dei debiti della società da lui garantita, vendeva la nuda proprietà del proprio appartamento ai genitori. La banca creditrice avviava un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita, sostenendo che l'atto pregiudicasse il recupero del credito. I giudici di merito accoglievano la domanda, ritenendo provata la consapevolezza del danno tramite presunzioni, come il vincolo di parentela. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del debitore. La Corte ha chiarito che l'eventus damni sussiste anche in presenza di un semplice pericolo di rendere più difficile la riscossione del credito. Inoltre, la vicinanza familiare costituisce un elemento grave e preciso per presumere la conoscenza del pregiudizio da parte dei terzi acquirenti.
Continua »
Compensazione delle spese di lite: quando il condominio paga
Il Proprietario di un locale adibito ad autorimessa ha citato in giudizio il Supercondominio per i danni causati da infiltrazioni d'acqua provenienti dal cortile sovrastante. Il Tribunale ha condannato il Supercondominio a risarcire i danni e a eliminare le infiltrazioni. In appello, i giudici hanno escluso il risarcimento per lucro cessante per difetto di prova e hanno disposto la totale compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso sul mancato guadagno, ma ha accolto il motivo relativo alla compensazione delle spese di lite. La Suprema Corte ha stabilito che l'integrale accoglimento della domanda di rimozione delle infiltrazioni esclude una soccombenza reciproca tale da giustificare la divisione delle spese, rideterminando la ripartizione dei costi a favore del Proprietario.
Continua »
Occupazione senza titolo: risarcimento dovuto anche senza prove
I proprietari di un appartamento hanno richiesto il rilascio dell'immobile e il risarcimento dei danni per l'occupazione senza titolo da parte di due soggetti che lo abitavano a titolo precario. Nonostante la formale richiesta di restituzione inviata tramite raccomandata nel 2006, gli occupanti hanno liberato l'immobile solo nel 2009. La Corte d'Appello ha condannato gli occupanti al pagamento di oltre 16.000 euro per il danno subito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli occupanti, confermando che l'occupazione senza titolo di un immobile genera un danno da perdita della sua utilità che il giudice può calcolare in base al valore di mercato (canone di locazione figurativo) tramite presunzioni semplici, senza necessità di una prova rigorosa del danno concreto da parte del proprietario.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: il fondo non salva la casa
Una curatela fallimentare ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro due coniugi che avevano costituito un fondo patrimoniale, inserendovi un immobile, durante una causa di responsabilità risarcitoria. I coniugi sostenevano che il fondo fosse stato creato prima della loro condanna e che l'immobile fosse già ipotecato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei coniugi, confermando l'inefficacia del fondo patrimoniale. La Corte ha chiarito che per l'azione revocatoria ordinaria basta la consapevolezza del potenziale danno al creditore (scientia damni). Inoltre, un credito contestato in giudizio (credito litigioso) abilita comunque all'azione, e l'esistenza di un'ipoteca precedente non esclude il pregiudizio per il creditore, poiché la garanzia ipotecaria potrebbe ridursi in futuro.
Continua »
Simulazione contrattuale: vendere ai parenti non salva la casa
Un debitore, garante di una società, ha svuotato il proprio patrimonio immobiliare trasferendo un appartamento prima alla figlia, poi alla nipote e infine alla moglie tramite tre vendite successive tra il 2006 e il 2008. La banca creditrice ha impugnato gli atti chiedendo la dichiarazione di inefficacia per simulazione contrattuale. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo i trasferimenti fittizi sulla base di indizi precisi: la stretta parentela, la rapidità dei passaggi davanti allo stesso notaio e le anomalie nei prezzi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso delle acquirenti. I giudici hanno stabilito che la simulazione contrattuale può essere provata attraverso la valutazione complessiva di indizi gravi e concordanti, confermando la nullità dei trasferimenti e la vittoria della società creditrice.
Continua »
Onere della prova del contratto: usa il campo ma non paga
L'Associazione Concessionaria di un campo sportivo comunale ha chiesto il pagamento delle tariffe d'uso a un'Associazione Sportiva che si era allenata nell'impianto per oltre un anno. L'Associazione Sportiva ha ammesso l'uso ma ha negato l'esistenza di un accordo economico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della concessionaria, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno stabilito che spetta a chi chiede il pagamento fornire l'onere della prova del contratto e del prezzo concordato. Nel caso di specie, la semplice esistenza di tariffe orarie e l'uso prolungato del campo non bastano a dimostrare un accordo economico vincolante tra le parti, né si può presumere un contratto con la Pubblica Amministrazione senza un atto scritto.
Continua »