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Art. 2727 Codice Civile — Anno 2024

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1073 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Utili extracontabili: il socio non può fermare il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7111/2024, ha stabilito che la richiesta di sospensione del processo a carico di un socio per la presunta distribuzione di utili extracontabili non può essere accolta se il contenzioso della società, presupposto logico della tassazione, si è già concluso con una decisione definitiva. L'interesse alla sospensione deve essere attuale e concreto; venuto meno il giudizio pregiudicante, il ricorso del socio diventa inammissibile su quel punto.
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Contabilità in nero: la prova da documenti di terzi
La Cassazione ha stabilito che la contabilità in nero, anche se informatica e trovata presso un fornitore terzo, è una prova valida per l'accertamento fiscale. La Corte ha annullato la decisione di merito che riteneva insufficienti tali documenti, sottolineando che il giudice deve valutare tutti gli indizi nel loro complesso, come i rapporti commerciali pregressi e i dettagli delle operazioni, per fondare la presunzione di evasione.
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Stabile organizzazione e agente: quando si tassa?
Una società italiana corrisponde compensi a un'impresa portoghese per servizi svolti in Italia tramite un agente. L'Agenzia Fiscale richiede l'applicazione di una ritenuta, presumendo l'esistenza di una stabile organizzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato tale pretesa, chiarendo che un agente con status indipendente, che agisce nell'ambito della sua ordinaria attività, non costituisce una stabile organizzazione. Di conseguenza, in base alla Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Portogallo, i redditi non sono tassabili in Italia.
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Azione revocatoria: onere della prova sul debitore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7121/2024, ha affrontato un caso di azione revocatoria su una compravendita immobiliare tra coniugi. I creditori avevano impugnato l'atto, ritenendolo lesivo delle loro ragioni. La Corte ha stabilito che, in un'azione revocatoria, l'onere di provare che la vendita era l'unico mezzo per estinguere debiti scaduti grava sul debitore. Non avendo fornito prove sufficienti, il ricorso del debitore è stato respinto e la vendita è stata dichiarata inefficace nei confronti dei creditori.
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Fatture soggettivamente inesistenti: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7102/2024, ha rigettato i ricorsi di una società e dell'Agenzia delle Entrate in un caso di fatture soggettivamente inesistenti. La vicenda riguardava una società del settore metallurgico che aveva dedotto costi e detratto l'IVA da fatture emesse da un fornitore. È emerso che le prestazioni non erano state rese dalla società emittente, ma personalmente dal suo ex amministratore. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito: i costi sono deducibili ai fini delle imposte dirette, poiché la prestazione è stata effettivamente eseguita, ma l'IVA è indetraibile, dato che il contribuente non ha agito con la dovuta diligenza per verificare la reale identità del fornitore.
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Contabilità in nero: file Excel prova per il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7096/2024, ha stabilito che la documentazione informale, come un file Excel, rinvenuta presso terzi (un fornitore), costituisce una prova valida per l'accertamento fiscale basato su una contabilità in nero. La Corte ha rigettato il ricorso di un imprenditore, confermando che tali elementi, pur essendo presuntivi, sono sufficienti a fondare la pretesa del Fisco. Inoltre, ha chiarito che spetta al contribuente l'onere di provare l'inapplicabilità della percentuale di ricarico media applicata dall'Agenzia delle Entrate, accogliendo il ricorso incidentale di quest'ultima.
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Operazioni soggettivamente inesistenti e onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7004/2024, ha rigettato il ricorso di una società in un caso di operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha confermato l'avviso di accertamento che negava la detrazione IVA, sottolineando la mancata diligenza del contribuente nel verificare la regolarità contributiva dei propri fornitori e la non plausibilità della giustificazione addotta per la mancata esibizione dei contratti d'appalto. La decisione ribadisce che, di fronte a solidi indizi di frode presentati dall'Amministrazione finanziaria, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e l'estraneità alla condotta illecita.
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Onere della prova IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda della grande distribuzione, confermando un avviso di accertamento per indebita detrazione IVA su operazioni soggettivamente inesistenti. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte del contribuente, dell'onere della prova circa la propria buona fede e l'adozione della necessaria diligenza nella scelta dei fornitori, risultati essere privi di una reale struttura aziendale. La Corte ha sottolineato che la semplice esibizione di fatture e pagamenti non è sufficiente a superare gli elementi presuntivi presentati dall'Amministrazione finanziaria.
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Prescrizione e danno: quando inizia a decorrere?
Una società acquirente di un immobile all'asta si è vista privata del bene a causa di un 'uso civico' preesistente. La richiesta di risarcimento danni al curatore e al perito è stata inizialmente respinta per prescrizione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6947/2024, ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale in materia di prescrizione e danno: il termine per agire decorre non dalla mera conoscenza di un potenziale rischio, ma dal momento in cui il danno si manifesta concretamente e diventa oggettivamente percepibile.
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Esportatore abituale: diligenza del fornitore
Una società si è vista negare il regime di sospensione IVA per vendite a clienti che non erano qualificabili come esportatore abituale. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità della società fornitrice, sottolineando il suo dovere di diligenza nel verificare lo status dei clienti, anche a fronte di modifiche normative. Secondo la Corte, il fornitore non può limitarsi a ricevere una dichiarazione d'intento se esistono elementi che facciano sospettare irregolarità, ma deve adottare tutte le ragionevoli misure di controllo.
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Contratto di ormeggio: quando include la custodia?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un contratto di ormeggio, l'obbligo di custodia può essere desunto da prove presuntive, come un doppio pagamento per il servizio. A seguito del furto di un'imbarcazione, il proprietario ha citato in giudizio il circolo nautico. Sebbene i giudici di merito avessero respinto la richiesta, la Cassazione ha annullato la decisione, affermando che il giudice deve valutare tutti gli indizi nel loro complesso, non singolarmente, per determinare il reale contenuto dell'accordo tra le parti.
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Assegno in garanzia: la Cassazione chiarisce la prova
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito che hanno revocato un decreto ingiuntivo basato su un assegno in garanzia. Si è stabilito che, quando un assegno è consegnato non per il pagamento immediato ma come garanzia di un debito, spetta al creditore dimostrare l'esistenza del rapporto sottostante. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove, inclusa l'interpretazione di elementi presuntivi come un successivo accordo di saldo del debito, è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Equipollenza specializzazione medica: la Cassazione
Un medico specializzatosi in un corso non esplicitamente elencato nelle direttive UE ha richiesto un risarcimento per la mancata remunerazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6739/2024, ha rigettato il ricorso, confermando che spetta al medico l'onere di provare la cosiddetta 'equipollenza specializzazione medica' sostanziale, e non solo nominale, del proprio percorso formativo. La semplice assonanza tra i nomi dei corsi non è sufficiente a fondare il diritto al risarcimento.
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Prova presuntiva: la Cassazione sulla simulazione
L'ordinanza della Corte di Cassazione n. 6721/2024 affronta il tema della simulazione contrattuale e del risarcimento del danno. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di due amministratori contro la sentenza che aveva accertato la simulazione assoluta di alcune compravendite immobiliari, volte a sottrarre beni alla garanzia dei creditori. La decisione ribadisce che la prova presuntiva, basata su indizi gravi, precisi e concordanti, è uno strumento valido per dimostrare la simulazione, sottolineando come il giudice debba valutare gli indizi nel loro complesso e non singolarmente.
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Azione revocatoria: basta un credito futuro e contestato
Una ex amministratrice di un istituto di credito trasferiva ai propri figli le quote di alcune società. La banca, vantando un potenziale credito risarcitorio nei confronti della donna, ha esercitato con successo l'azione revocatoria per rendere inefficaci tali atti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che per l'azione revocatoria è sufficiente una semplice aspettativa di credito, anche se litigiosa, e che la consapevolezza del pregiudizio può essere provata tramite presunzioni, come lo stretto legame di parentela.
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Licenziamento ingiurioso: onere della prova e limiti
Un ex dirigente, dopo un licenziamento ritenuto illegittimo, ha agito in giudizio per ottenere un risarcimento per il carattere ingiurioso del recesso, basato su una presunta fuga di notizie alla stampa da parte dell'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che spetta al lavoratore fornire la prova certa che la condotta lesiva sia direttamente attribuibile al datore di lavoro, non essendo sufficiente una mera presunzione.
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Costi infragruppo: come provare la deducibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6584/2024, ha stabilito i principi per la deducibilità dei costi infragruppo e la prova di esportazione. Per i costi infragruppo, non basta un accordo formale, ma è necessario dimostrare l'effettiva utilità del servizio per la società ricevente ("benefit test") attraverso una documentazione completa. Per le esportazioni, in assenza del documento doganale standard, la prova può essere fornita con altri mezzi certi e incontrovertibili, come un manifesto di carico vidimato dalla dogana di uscita.
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Pagamento del fideiussore: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6536/2024, ha stabilito che il pagamento del fideiussore a favore del creditore è legittimo e dà diritto al rimborso, anche se il pagamento viene effettuato a una società succeduta al creditore originario. L'elemento cruciale è l'effettiva estinzione del debito principale. Il debitore che si oppone al rimborso deve dimostrare quali eccezioni concrete avrebbe potuto sollevare contro il creditore.
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Ricorso senza firma digitale: valido se la paternità è certa
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha stabilito che un ricorso nativo digitale, pur privo della firma digitale del difensore, è ammissibile se la sua paternità può essere accertata in modo inequivocabile da altri elementi. Nel caso di specie, l'invio da un indirizzo PEC ufficiale dell'Avvocatura dello Stato e il deposito di una copia cartacea asseverata sono stati ritenuti sufficienti a sanare il vizio, applicando il principio del raggiungimento dello scopo. Questa sentenza privilegia un approccio sostanziale rispetto a vizi puramente formali, garantendo il diritto di accesso alla giustizia in un caso di ricorso senza firma digitale.
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Abusivo riempimento: quando serve la querela di falso?
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione fondamentale in caso di abusivo riempimento di un foglio firmato in bianco. Se il riempimento avviene in assenza di accordi ('sine pactis'), è necessaria la querela di falso per contestare il documento. Se invece viola un accordo esistente ('contra pacta'), è sufficiente l'azione ordinaria. Nel caso specifico, il ricorso di un garante, che lamentava la trasformazione di una fideiussione specifica in una 'omnibus', è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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