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Art. 2727 Codice Civile — Anno 2024

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1073 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Azione revocatoria: vendita immobile a figli e onere prova
Un debitore, dopo la conferma giudiziale di un suo debito, vende degli immobili alle proprie figlie a un prezzo inferiore a quello di mercato. I creditori agiscono con un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita. Le figlie sostengono che la vendita serviva a estinguere un loro precedente credito verso il padre. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, affermando che la semplice affermazione di un credito, senza prove concrete, non è sufficiente a impedire l'azione revocatoria. La Corte valorizza le presunzioni quali il rapporto di parentela, la tempistica della vendita e il prezzo vile come prova della consapevolezza di ledere i diritti dei creditori.
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Accertamento sintetico: come difendersi con prove
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7876/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che un contribuente può validamente opporsi a un accertamento sintetico dimostrando la disponibilità di somme sufficienti a coprire il maggior reddito contestato, anche tramite documentazione di trasferimenti bancari dal proprio conto aziendale a quello personale. La Corte ha chiarito che non è necessaria la prova puntuale che quelle somme siano state usate per le specifiche spese, essendo sufficiente dimostrarne la disponibilità e la provenienza lecita.
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Decadenza garanzia vizi appalto: la Cassazione decide
Un committente ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'impresa costruttrice per vizi dell'opera e per un credito ceduto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La richiesta di risarcimento per i difetti è stata respinta a causa della tardiva denuncia, integrando la decadenza garanzia vizi appalto. Anche la pretesa derivante dalla cessione del credito è stata rigettata per carenza di prova sia del credito stesso che dell'atto di cessione.
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Responsabilità soci dopo estinzione: parola alle S.U.
Un'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione ha sospeso un giudizio sulla responsabilità dei soci per debiti fiscali di una società estinta. Il caso riguarda un accertamento per maggiori redditi derivanti da una cessione immobiliare. Le corti di merito avevano escluso la responsabilità dei soci in assenza di prove di distribuzione di utili dal bilancio finale di liquidazione. L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato tale decisione, sostenendo che il bilancio finale non può limitare l'azione del fisco in caso di attivi non dichiarati. In attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite su una questione analoga, la Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo.
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Redditometro: la Cassazione sulla prova contraria
Una contribuente contesta un avviso di accertamento basato sul redditometro per il possesso di un'auto e di una casa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il redditometro istituisce una presunzione legale. Di conseguenza, spetta al contribuente l'onere di dimostrare, con prove documentali, che le spese sono state sostenute con redditi non imponibili o esenti, invertendo così il normale onere probatorio.
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Onere della prova caduta scala: la Cassazione decide
Una cittadina cita in giudizio un'azienda sanitaria per i danni subiti a seguito di una caduta da una scala priva di corrimano. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova del nesso causale grava sul danneggiato. Non è sufficiente dimostrare di essere caduti *sulla* scala, ma è necessario provare che la caduta sia stata *causata* da una sua anomalia o condizione intrinseca, adempiendo così all'onere della prova richiesto dall'art. 2051 c.c. per la responsabilità da cose in custodia.
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Diritto di difesa: annullata sentenza per mancata notifica
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello a causa di un grave vizio procedurale. La mancata comunicazione a una delle parti dell'anticipazione dell'udienza di precisazione delle conclusioni ha integrato una violazione del diritto di difesa, impedendo al suo legale di partecipare e di richiedere la discussione orale. Tale errore ha reso nulla la sentenza, a prescindere dal merito della controversia commerciale sottostante tra un'azienda tessile e un marchio di moda, che è stata quindi rinviata a un nuovo esame.
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Finanziamenti soci fittizi: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7811/2024, ha stabilito che i finanziamenti soci fittizi possono essere riqualificati come ricavi non dichiarati quando l'Amministrazione Finanziaria fornisce un quadro probatorio grave, preciso e concordante. In tale scenario, l'onere della prova si inverte, e spetta al contribuente dimostrare l'effettiva natura ed esistenza dei finanziamenti. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ignorato una pluralità di indizi, come l'assenza di documentazione bancaria e la mancata prova della capacità economica dei soci, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Accertamento al socio: nullo se cade quello societario
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accertamento al socio per redditi da partecipazione è nullo qualora l'atto impositivo pregiudicante, emesso nei confronti della società, venga annullato con sentenza passata in giudicato. Nel caso di specie, una contribuente aveva ricevuto un avviso di accertamento per maggiori redditi derivanti da una partecipazione indiretta in una società a ristretta base partecipativa. Poiché l'accertamento presupposto a carico della società è stato definitivamente annullato nel merito, la Corte ha cassato la decisione di merito e annullato anche l'atto emesso nei confronti della socia, affermando il principio della dipendenza tra i due atti.
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Accertamento sintetico: la Cassazione e la spalmatura
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7672/2024, ha respinto il ricorso di una contribuente contro un accertamento sintetico per gli anni 2007-2008. L'accertamento si basava su incrementi patrimoniali (acquisto di autovetture) avvenuti nel 2009. La Corte ha confermato la legittimità del meccanismo della "spalmatura", secondo cui si presume che la spesa sia stata finanziata da redditi non dichiarati accumulati nei cinque anni precedenti, inclusi quelli oggetto di verifica. È onere del contribuente fornire la prova contraria.
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Definizione Agevolata: sospensione del processo
Una società di costruzioni, coinvolta in un contenzioso fiscale per accertamenti IVA e IRAP, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, l'azienda ha aderito alla Definizione Agevolata dei carichi pendenti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione, applicando la normativa specifica, ha accolto l'istanza di sospensione del giudizio in attesa del perfezionamento della procedura di sanatoria.
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Privilegio studio associato: no senza prova personale
Uno studio professionale associato ha richiesto il riconoscimento di un privilegio per i propri crediti nell'ambito di una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che il privilegio studio associato spetta solo se viene fornita la prova rigorosa che la prestazione sia stata eseguita personalmente da un singolo professionista e che il compenso sia di sua pertinenza, anche se richiesto formalmente dall'associazione. La natura collettiva dell'incarico, in assenza di tale prova, esclude il diritto di prelazione.
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Accertamento bancario: onere della prova del legale
Un professionista, a seguito di un accertamento bancario, si è visto rideterminare il reddito. Dopo un esito altalenante nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, prima di decidere nel merito dei numerosi motivi di ricorso (procedurali e sostanziali), ha emesso un'ordinanza interlocutoria, disponendo l'acquisizione dei fascicoli dei gradi di merito per una valutazione completa. Il caso verte sull'onere della prova a carico del contribuente per giustificare i movimenti bancari.
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Fatture false: onere della prova a carico del Fisco
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema delle fatture false per operazioni soggettivamente inesistenti. Viene stabilito che spetta all'Agenzia delle Entrate dimostrare, con prove oggettive, non solo la fittizietà del fornitore ma anche la consapevolezza del contribuente di partecipare a una frode fiscale. Il ricorso dell'Agenzia è stato rigettato per mancata prova della malafede del contribuente.
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Accertamento induttivo: la Cassazione decide
Una società immobiliare contesta un avviso di accertamento per sovrafatturazione, basato su un accertamento induttivo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la legittimità dell'atto fiscale basato su una scrittura privata scoperta in un'altra verifica. La sentenza chiarisce i principi sulla notifica, la qualificazione del metodo di accertamento, l'obbligo di allegazione documentale e l'onere della prova a carico del contribuente di fronte a gravi indizi.
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Privilegio professionista: sì allo studio associato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7531/2024, ha stabilito che un credito vantato da uno studio professionale associato può godere del privilegio professionista in un fallimento. È necessario, però, fornire una prova rigorosa che la prestazione sia stata svolta in modo personale e prevalente da un singolo associato. La Corte ha cassato la decisione del tribunale di merito che aveva negato il privilegio basandosi su una motivazione apparente e senza valutare adeguatamente le prove fornite, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Cessione totalitaria di quote: no alla riqualificazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7518/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di imposta di registro. Il caso riguardava la cessione del 100% delle quote di una società immobiliare, che l'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato come cessione indiretta d'azienda, applicando un'imposta proporzionale più elevata. La Corte ha respinto la tesi del Fisco, confermando che, in base alla versione aggiornata e retroattiva dell'art. 20 del T.U.R., l'imposta va calcolata solo sulla base degli effetti giuridici dell'atto registrato. Di conseguenza, una cessione totalitaria di quote sconta l'imposta di registro in misura fissa, senza possibilità di riqualificazione basata su elementi esterni o sullo scopo economico perseguito dalle parti.
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Cessione totalitaria partecipazioni: no a riqualificazione
L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato una cessione totalitaria partecipazioni in una cessione d'azienda, applicando un'imposta di registro proporzionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in base alla normativa vigente (Art. 20 T.U.R.) e alla sua interpretazione autentica retroattiva, l'imposta si applica solo in base alla natura giuridica dell'atto registrato, ovvero la vendita di quote. È quindi dovuta solo l'imposta di registro in misura fissa, essendo preclusa ogni valutazione di elementi esterni o dello scopo economico finale.
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Presunzione utili soci: serve l’accertamento?
Un socio di una società a ristretta base è stato oggetto di accertamento fiscale per utili non dichiarati, che l'Agenzia delle Entrate presumeva fossero stati distribuiti. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la presunzione utili soci è applicabile solo se l'Amministrazione Finanziaria fornisce prima la prova concreta dei maggiori redditi conseguiti dalla società. Mancando tale prova fondamentale, l'onere non può essere invertito a carico del contribuente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7446/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione per la rivalutazione contributiva da esposizione ad amianto. Un lavoratore si era visto negare il beneficio dalla Corte d'Appello, la quale aveva fatto decorrere il termine decennale di prescrizione dalla data del pensionamento. La Cassazione ha cassato la sentenza, chiarendo che il termine di prescrizione non decorre automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha avuto effettiva conoscenza o poteva avere conoscenza del suo diritto, ovvero dell'esposizione nociva. La causa è stata rinviata per un nuovo esame basato su questo principio.
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