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Art. 2727 Codice Civile — Anno 2024

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1073 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Onere della prova mutuo: chi deve dimostrare il prestito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11190/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di prestiti tra privati. In un caso riguardante la richiesta di restituzione di 7.400 euro, la Corte ha stabilito che l'onere della prova mutuo spetta a chi ha erogato la somma. Non è sufficiente dimostrare il trasferimento del denaro; è necessario provare anche il titolo giuridico, ovvero l'esistenza di un contratto di mutuo, che obbliga alla restituzione. Se la controparte contesta il titolo, adducendo che la somma era un pagamento per servizi, la domanda di restituzione viene rigettata in assenza di prove concrete del prestito.
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Qualificazione rapporto di lavoro: limiti alla prova
Un lavoratore ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato full-time, anziché part-time come formalizzato. La società datrice di lavoro ha impugnato la decisione in Cassazione, contestando la valutazione delle prove testimoniali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti e delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito. La sentenza è cruciale per comprendere i limiti del giudizio di legittimità sulla qualificazione rapporto di lavoro.
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Operazioni soggettivamente inesistenti e onere prova
Una società di produzione si è vista negare la detrazione IVA per fatture relative a operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, annullando la decisione di merito. Il motivo è che il giudice non aveva esaminato un fatto decisivo: la reale esistenza di una delle società fornitrici al momento dell'emissione delle fatture, un elemento cruciale per valutare la buona fede del contribuente e la correttezza dell'accertamento fiscale.
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Detrazione IVA fatture false: l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9962/2024, ha rigettato il ricorso di un'associazione agricola contro un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate che negava la detrazione IVA su fatture ritenute soggettivamente inesistenti. La Corte ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova: spetta all'Amministrazione dimostrare la fittizietà del fornitore e la potenziale conoscibilità della frode da parte del contribuente; a quel punto, spetta al contribuente provare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto.
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Costi inesistenti: Cassazione su onere della prova
Una società del settore commercio rottami si è vista contestare dall'Agenzia delle Entrate la deduzione di costi inesistenti per gli anni 2011 e 2012. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9907/2024, ha rigettato il ricorso della società fallita, stabilendo principi chiave sull'onere della prova. In particolare, ha chiarito che il contribuente che intende ottenere una riduzione dei ricavi a fronte di costi non deducibili perché fittizi, deve fornire la prova rigorosa che anche i ricavi corrispondenti siano inesistenti. Non sussiste alcun automatismo e la sola contestazione degli elementi presuntivi dell'Amministrazione non è sufficiente.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9896/2024, si è pronunciata su un caso di operazioni soggettivamente inesistenti in materia di IVA. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato a una società la detrazione dell'imposta su fatture emesse da un fornitore ritenuto una 'cartiera'. La Corte ha rigettato quasi tutti i motivi di ricorso della società, confermando che spetta all'Agenzia Fiscale provare l'oggettiva fittizietà del fornitore e la consapevolezza del destinatario della fattura. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alle sanzioni, cassando la sentenza e rinviando il caso per l'applicazione del principio del 'favor rei', ovvero della norma sanzionatoria più favorevole sopravvenuta nel corso del giudizio.
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Costi indeducibili e spese legali: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9910/2024, ha chiarito i confini dei costi indeducibili. Ha respinto il ricorso di una società fallita che contestava un accertamento per fatture inesistenti, confermando l'onere della prova a carico del contribuente. Inoltre, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, ha stabilito l'indeducibilità delle spese legali per la difesa degli amministratori, in quanto non inerenti all'attività d'impresa.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9894/2024, interviene su un caso di operazioni soggettivamente inesistenti. Viene rigettato il ricorso di un'azienda che aveva dedotto l'IVA da fatture emesse da una società 'cartiera'. La Corte ribadisce che spetta all'Agenzia delle Entrate provare la fittizietà del fornitore e la consapevolezza del contribuente. Tuttavia, accoglie il motivo relativo all'applicazione del principio del 'favor rei', cassando la sentenza e rinviando alla commissione tributaria per il ricalcolo delle sanzioni secondo la normativa più favorevole.
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Presunzione ricavi in nero: la Cassazione decide
Una società contesta un avviso di accertamento basato su una presunzione ricavi in nero, originata da presunti finanziamenti fittizi a un'altra società partecipata. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito, emette un'ordinanza interlocutoria. Sospende il giudizio per chiedere alle parti di chiarire se l'adesione della società a una sanatoria fiscale ("rottamazione-quater") riguardi specificamente il debito oggetto del contenzioso. La decisione è quindi rinviata.
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Accertamento presuntivo: il caso in Cassazione
Una società impugna un accertamento presuntivo basato su presunti finanziamenti soci fittizi. Durante il giudizio in Cassazione, chiede l'estinzione per aver aderito alla 'rottamazione-quater'. La Corte, tuttavia, non chiude il caso, ma emette un'ordinanza interlocutoria per verificare la corrispondenza tra l'atto impugnato e il debito 'rottamato', sospendendo la decisione finale.
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Presunzione tributaria: chiarimenti sulla rottamazione
Una società contesta un accertamento fiscale basato su una doppia presunzione tributaria di ricavi non dichiarati. Durante il processo in Cassazione, chiede l'estinzione per aver aderito alla rottamazione-quater. La Corte, tuttavia, emette un'ordinanza interlocutoria per verificare se la cartella rottamata corrisponda effettivamente all'avviso di accertamento impugnato, sospendendo la decisione finale.
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Imprenditore occulto e onere della prova fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9791/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un contribuente accusato di essere l'imprenditore occulto di una società 'cartiera'. La Corte ha ribadito che non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica della decisione. Poiché i giudici di merito avevano ritenuto gli indizi contro il contribuente non sufficientemente gravi, precisi e concordanti, la Cassazione ha confermato l'annullamento dell'accertamento fiscale, sottolineando i limiti della prova presuntiva e l'onere della prova a carico dell'Amministrazione finanziaria.
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Definizione agevolata: stop al processo in Cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ricorreva in Cassazione contro una società per una presunta indebita detrazione IVA su operazioni soggettivamente inesistenti. Tuttavia, la Corte di Cassazione, con questa ordinanza, non decide nel merito. Rileva che la società ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti. Di conseguenza, rinvia la causa a nuovo ruolo per verificare i presupposti per la declaratoria di estinzione del giudizio.
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Fatturazione fittizia e reddito: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9723/2024, interviene su un caso di fatturazione fittizia nell'ambito di una frode carosello. Una società, operante come "cartiera", aveva emesso fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva accertato un maggior reddito basandosi sulla presunzione che l'emissione di tali fatture generasse un profitto illecito. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che il reddito di una società cartiera può essere determinato induttivamente, presuponendo un vantaggio economico pari all'importo delle fatture emesse. La sentenza impugnata è stata cassata per aver erroneamente applicato le norme sulla deducibilità dei costi (tipiche delle fatture passive) a un caso di emissione di fatture attive.
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Lavoro subordinato università: no alla conversione
Una docente di lingua ha richiesto la conversione della sua serie di contratti a termine con un'università in un unico rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla natura subordinata del rapporto è una questione di fatto insindacabile in sede di legittimità e che la continuità delle mansioni con precedenti incarichi non era decisiva, data la diversa natura giuridica di questi ultimi (collaborazione di diritto pubblico).
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Ricorso inammissibile: no a nuove eccezioni in Cassazione
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro un accertamento sintetico. La contribuente aveva sollevato per la prima volta in Cassazione la nullità dell'atto per difetto di firma del dirigente. La Corte ha stabilito che si tratta di un'eccezione nuova, non proponibile in sede di legittimità, e ha confermato la decisione di merito.
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Interposizione fittizia: prova e oneri del Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9639/2024, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per interposizione fittizia. L'Agenzia delle Entrate aveva imputato al professionista i redditi di una società in accomandita semplice, ritenendola un mero schermo. La Corte ha confermato la validità dell'accertamento, basato su presunzioni gravi, precise e concordanti derivanti dalla totale commistione gestionale e finanziaria tra il contribuente e la società. È stato inoltre ribadito che l'obbligo del contraddittorio preventivo non è generalizzato per i tributi 'non armonizzati' come IRPEF e IRAP.
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Operazioni inesistenti: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9599/2024, ha confermato un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. Se l'Agenzia delle Entrate fornisce indizi gravi, precisi e concordanti (come l'inadempienza fiscale dei fornitori e pagamenti incerti), l'onere di provare l'effettività delle operazioni si sposta sul contribuente. La sola esibizione di fatture e registrazioni contabili non è ritenuta prova sufficiente.
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Accertamento induttivo e prove: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che convalidava un accertamento induttivo a carico di un contribuente, basato su documenti extracontabili trovati presso un terzo. I giudici hanno stabilito che, sebbene un'assoluzione penale non sia vincolante, il giudice tributario deve comunque effettuare una valutazione critica e complessiva di tutti gli elementi indiziari, compresi quelli emersi nel processo penale, senza limitarsi a considerare un singolo elemento di prova in modo isolato.
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Cessione verbale di azienda: la prova presuntiva
La Cassazione chiarisce i criteri per la riqualificazione di cessioni di merci in una unica cessione verbale di azienda ai fini dell'imposta di registro. L'Agenzia Fiscale può basarsi su presunzioni gravi, precise e concordanti per accertare l'operazione non dichiarata. La Corte ha rigettato sia il ricorso dell'Agenzia, che contestava la riduzione del valore accertato, sia quello della società, che lamentava vizi procedurali e di motivazione.
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