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Art. 2704 Codice Civile — Anno 2023

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111 provvedimenti

Altri anni per Art. 2704 Codice Civile

Data certa: quando il contratto è opponibile?
Un avvocato ha impugnato il decreto del Tribunale che riconosceva solo parzialmente il compenso professionale richiesto per l'assistenza in un concordato preventivo. La controversia riguardava l'opponibilità al fallimento di un accordo economico privato. Il professionista sosteneva che la **data certa** del contratto fosse provata dalla sua menzione all'interno del piano concordatario depositato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice citazione di un mandato in un atto ufficiale non conferisce data certa al documento sottostante se questo non viene allegato integralmente.
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Data certa e restituzione beni nel fallimento
Una società ha richiesto la restituzione di matrici industriali e materiali plastici da un'impresa fallita. Il tribunale ha accolto la domanda solo per le matrici, poiché la registrazione del brevetto garantiva la data certa del titolo di proprietà. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto per i restanti materiali, ribadendo che la mancanza di data certa è rilevabile d'ufficio dal giudice e che la richiesta del controvalore economico non può essere formulata per la prima volta nella fase di opposizione allo stato passivo.
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Restituzione banca dati: il Comune vince sul fallimento
Un ente pubblico ha richiesto la restituzione banca dati e dei software gestionali alla curatela fallimentare di una società concessionaria della riscossione. Il Tribunale ha accolto la domanda basandosi sul contratto di concessione e sul capitolato d'oneri, che stabilivano espressamente la proprietà pubblica di tali asset digitali al termine del rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del fallimento. La Corte ha stabilito che la prova della titolarità può essere fornita tramite atti amministrativi e contratti con data certa, equiparando il concessionario a un mandatario obbligato alla riconsegna dei documenti e dei dati elaborati durante l'incarico.
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Fallimento in estensione: effetti e proprietà beni
Una società commerciale ha impugnato il sequestro di tre autocaravan operato durante un inventario fallimentare, dimostrando di averli acquistati regolarmente. I giudici di merito avevano inizialmente respinto la domanda ipotizzando un'interposizione fittizia a favore di una società di fatto, il cui fallimento era stato dichiarato successivamente. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il **fallimento in estensione** produce effetti solo ex nunc e che non è possibile attribuire la proprietà a una procedura concorsuale diversa che non è stata parte del giudizio.
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Rivendica fallimentare: guida al recupero dei beni
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una domanda di rivendica fallimentare presentata da una società in amministrazione straordinaria. Il nucleo della controversia riguardava il recupero di beni mobili che il curatore fallimentare aveva già venduto a terzi per necessità della procedura. I giudici hanno stabilito che, qualora i beni non siano più disponibili, il richiedente deve formulare una specifica e tempestiva domanda di ammissione al passivo per il controvalore monetario. Nel caso di specie, tale richiesta è stata avanzata solo in grado di appello, configurandosi come una domanda nuova e dunque inammissibile. La sentenza ribadisce inoltre l'importanza della data certa per rendere i titoli di proprietà opponibili alla massa fallimentare.
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Onere della prova costi: Cassazione su costi fittizi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33601/2023, ha respinto il ricorso di un'associazione professionale, confermando un avviso di accertamento per costi ritenuti fittizi. La Corte ha ribadito che l'onere della prova costi, ossia dimostrarne l'effettività e l'inerenza all'attività d'impresa, spetta interamente al contribuente. La sola esibizione di fatture non è sufficiente, soprattutto quando l'Agenzia delle Entrate fornisce indizi gravi, precisi e concordanti che suggeriscono un'operazione anti-economica e inesistente.
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Crediti di terzi nel sequestro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una serie di ricorsi presentati da creditori le cui pretese su beni sottoposti a sequestro di prevenzione erano state respinte. La Corte ha accolto un solo ricorso, annullando la decisione per un errore procedurale relativo alla tempestività della domanda, e ha dichiarato inammissibili tutti gli altri. La sentenza ribadisce che per la tutela dei crediti di terzi è fondamentale dimostrare, con documenti aventi data certa, l'anteriorità del credito rispetto al sequestro e la buona fede del creditore, sottolineando l'insufficienza di appelli generici che si limitano a ripetere argomentazioni già esaminate.
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Ricognizione di debito: CUD e TFR nel fallimento
Un lavoratore chiede l'ammissione al passivo del fallimento della sua nuova società datrice di lavoro per il TFR maturato presso il precedente datore. Sebbene l'accordo di accollo del debito non avesse data certa, il Tribunale ha ammesso il credito basandosi sui modelli CUD, considerati una valida ricognizione di debito. La Corte di Cassazione conferma che la ricognizione di debito con data certa è opponibile al fallimento, ma cassa la decisione perché il Tribunale ha omesso di pronunciarsi sull'eccezione del curatore circa l'inefficacia dell'atto di accollo ai sensi della legge fallimentare.
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Ricognizione di debito: CUD opponibile al fallimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33073/2023, ha stabilito che la Certificazione Unica (CUD) costituisce una valida ricognizione di debito opponibile alla massa dei creditori in caso di fallimento. Anche se l'accordo sottostante di accollo del debito TFR non ha data certa, il CUD, se emesso prima del fallimento, fa piena prova del credito del lavoratore, invertendo l'onere della prova a carico del curatore. La Corte ha però cassato la decisione per omessa pronuncia su un'eccezione di inefficacia dell'atto di accollo.
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Conflitto di interessi: mandato a vendere e tutela
Un'operazione immobiliare complessa, che include una vendita con patto di rivendita e un mandato a vendere, sfocia in un'accusa di simulazione e conflitto di interessi. L'originario proprietario, agendo come rappresentante del nuovo proprietario, vende l'immobile a un terzo a un prezzo inferiore al valore pattuito, mentre era sotto procedura di sfratto. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito le questioni relative al conflitto di interessi e alla tutela del terzo acquirente, si pronuncia con un'ordinanza interlocutoria, disponendo la rinnovazione della notifica del ricorso a una delle parti risultata irreperibile, e rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Ricognizione debito fallimento: opponibilità del CUD
Una società fallisce e una dipendente chiede l'ammissione del suo TFR, in parte maturato presso un precedente datore di lavoro. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31976/2023, stabilisce che una ricognizione di debito contenuta in documenti come il CUD, aventi data certa, è opponibile al fallimento anche se l'originario patto di accollo del debito non lo è. Tuttavia, la Corte rinvia il caso al giudice di merito per non aver valutato l'eccezione di inefficacia dell'accollo quale atto a titolo gratuito, potenzialmente lesivo per i creditori.
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Data certa: quando è opponibile a terzi? La Cassazione
Una società cercava di recuperare un credito basandosi su un contratto di cessione che riportava due date diverse, una precedente e una successiva alla cancellazione della società cedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per avere data certa opponibile a terzi, un documento privato deve basarsi su fatti oggettivi ed esterni, come previsto dall'art. 2704 c.c., e non su presunzioni o elementi interni al documento stesso, annullando così la decisione del giudice d'appello.
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Registrazione tardiva locazione: la Cassazione conferma
Una società creditrice chiedeva di essere ammessa al passivo di un fallimento per canoni di locazione non pagati. Il Tribunale aveva respinto parte della domanda, ritenendo nullo un contratto per registrazione tardiva. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando il principio secondo cui la registrazione tardiva locazione sana il contratto con efficacia retroattiva (ex tunc), rendendolo valido fin dall'origine.
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Domanda restituzione fallimento: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società finanziaria per una domanda restituzione fallimento. La decisione si basa su un principio processuale cruciale: la mancata impugnazione di una delle autonome ragioni giuridiche (ratio decidendi) della sentenza impugnata. Il caso riguardava la sospensione di un contratto di leasing a seguito del fallimento dell'utilizzatore, e la Corte ha confermato che, senza la contestazione di questo specifico punto, l'intero ricorso perde di interesse.
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Cessione crediti PA: validità e requisiti formali
La Corte di Cassazione conferma la validità di una cessione di crediti nei confronti di un ente pubblico. L'ordinanza chiarisce che, per i contratti anteriori al Codice Appalti del 2006, è sufficiente che l'atto di cessione notificato contenga le fatture relative ai crediti, anche se i dettagli dei contratti d'appalto sono solo in esse indicati. La Corte ha inoltre ribadito che il timbro postale apposto sul retro del documento di accettazione è idoneo a conferire data certa, respingendo il ricorso dell'ente debitore e confermando la piena validità ed efficacia della cessione crediti pubblica amministrazione.
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Quietanza di pagamento: valore tra le parti e terzi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30878/2023, chiarisce la differente efficacia probatoria di una quietanza di pagamento. Nel caso di specie, un'acquirente aveva comprato un immobile da una società poi fallita. La vendita è stata dichiarata inefficace verso il fallimento. Tuttavia, le quietanze di pagamento rilasciate dall'amministratore della società, pur non opponibili al fallimento (terzo), sono state ritenute prova valida nel rapporto diretto tra l'acquirente e l'amministratore stesso, ai fini dell'azione di risarcimento danni.
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Incentivi esodo: no tasse agevolate su conciliazioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli incentivi esodo corrisposti tramite un accordo di conciliazione transattiva non godono della tassazione agevolata. Poiché la somma è stata erogata per risolvere una controversia tra lavoratore e datore di lavoro, essa perde la natura di mero incentivo e viene tassata con aliquota ordinaria, negando così il diritto al rimborso fiscale richiesto dalla contribuente.
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Data certa: prova del credito in procedura concorsuale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito che chiedeva l'ammissione tardiva di un credito in una procedura di amministrazione straordinaria. La Corte ha confermato la necessità della data certa sui documenti probatori, poiché l'organo della procedura è considerato un terzo. È stato inoltre chiarito che l'ammissione dello stesso credito nei confronti di un altro coobbligato solidale non ha efficacia vincolante, in applicazione del principio 'res inter alios acta'.
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Accertamento sintetico: la prova contraria del Fisco
In un caso di accertamento sintetico per l'acquisto di un immobile, la Corte di Cassazione ha stabilito che le dichiarazioni di familiari non sono sufficienti a dimostrare la simulazione dell'operazione. Per vincere la presunzione del Fisco, il contribuente deve fornire prove oggettive e concrete della provenienza dei fondi da terzi, non potendo basare la propria difesa su semplici dichiarazioni o su elementi privi di riscontri certi.
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Incentivo all’esodo: no al rimborso IRPEF ridotto
Un contribuente ha richiesto il rimborso dell'IRPEF versata su un incentivo all'esodo, invocando una tassazione agevolata basata su un accordo aziendale antecedente alla modifica normativa del 2006 che ha abolito il beneficio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Commissione Tributaria Regionale. Secondo la Corte, il contribuente non ha fornito prove sufficienti a dimostrare che la cessazione del suo rapporto di lavoro fosse avvenuta in attuazione di un accordo con data certa anteriore al 4 luglio 2006, requisito indispensabile per l'applicazione della norma più favorevole.
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