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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2022

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3143 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Operazioni oggettivamente inesistenti e ricalcolo sanzioni
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti emesse da un fornitore privo di organizzazione e dipendenti. L'ufficio finanziario ha quindi richiesto il pagamento di maggiori imposte e sanzioni. La Corte di Cassazione ha confermato la fittiziezza delle prestazioni, precisando che i pagamenti tracciabili e le registrazioni contabili non bastano a superare la prova presuntiva del Fisco. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso della società limitatamente alle sanzioni. Il divieto di applicare la disciplina sanzionatoria più favorevole del cumulo giuridico vale soltanto quando il Fisco contesta anche maggiori ricavi correlati ai costi fittizi. Quando la contestazione riguarda sole spese fittizie, la società ha diritto al ricalcolo delle sanzioni secondo il regime favorevole.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo anche senza crisi
Una lavoratrice impiegata come cameriera ai piani presso una struttura alberghiera ha impugnato il licenziamento intimatole dall'azienda datrice di lavoro. La dipendente sosteneva l'illegittimità del recesso datoriale a causa dell'assenza di una reale crisi economica aziendale e contestava il mancato rispetto dell'obbligo di ricollocamento interno, evidenziando la successiva assunzione a termine di un'aiuto-cuoca. I giudici di merito hanno respinto le domande della lavoratrice, accertando la totale esternalizzazione del servizio di pulizia e l'assenza di posizioni fungibili. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità del recesso. La Suprema Corte ha chiarito che il licenziamento per giustificato motivo oggettivo non richiede uno stato di crisi economica, ma può derivare da scelte organizzative finalizzate a una maggiore efficienza o redditività, purché comportino la reale soppressione della mansione.
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Fermo Amministrativo: L’onere della prova tra Cittadino e Prefettura
Un Cittadino ha circolato con un veicolo sottoposto a fermo amministrativo, contestando di non aver ricevuto il preavviso. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per la circolazione con fermo amministrativo, l'Amministrazione deve solo dimostrare che il veicolo era sotto fermo. Spetta al Cittadino provare di non aver ricevuto il preavviso o che il fermo non era prevedibile. Il ricorso del Cittadino è stato dichiarato inammissibile e dovrà pagare un ulteriore contributo unificato. Questo principio chiarisce l'onere della prova negli illeciti amministrativi.
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Antieconomicità e Accertamento Tributario: La Cassazione frena l’Agenzia
L'Agenzia delle Entrate ha accertato un'Impresa Edile e i suoi soci, contestando un reddito inferiore rispetto agli studi di settore e all'antieconomicità dell'attività. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'accertamento. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che la sola antieconomicità o lo scostamento dagli studi di settore non bastano per l'accertamento tributario. È fondamentale che l'Ufficio motivi adeguatamente la pretesa, soprattutto se il contribuente ha partecipato al contraddittorio e fornito giustificazioni.
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Gestione separata INPS avvocati: no con redditi sotto 5.000 euro
L'INPS richiedeva il pagamento dei contributi previdenziali a un avvocato iscritto all'albo ma non alla Cassa Forense per l'anno 2010. Il professionista aveva conseguito un reddito annuo inferiore a 5.000 euro svolgendo incarichi saltuari. L'ente previdenziale sosteneva l'obbligo automatico di contribuzione basandosi sulla sola iscrizione all'albo e sul possesso di partita IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che l'iscrizione Gestione separata INPS non scatta in automatico. La semplice iscrizione all'albo non dimostra l'esercizio abituale della professione. L'ente deve provare l'effettiva continuità dell'attività. Sotto i 5.000 euro annui di lavoro occasionale, il professionista non deve versare alcun contributo.
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Incarico professionale non provato: parcella negata
Una professionista richiede il pagamento di oltre 35.000 euro a una società immobiliare per la redazione di un piano di lottizzazione. La società contesta il credito negando di aver conferito l'incarico. La Corte d'Appello accerta l'assenza di accordo e condanna la tecnica a restituire gli importi ricevuti provvisoriamente. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso della professionista: chi richiede il compenso deve provare l'effettivo conferimento dell'incarico professionale nel giudizio di merito, senza poter pretendere un nuovo esame delle prove in sede di legittimità.
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Notifica avviso di accertamento: la prova spetta al contribuente
Una contribuente ha impugnato una cartella di pagamento contestando la mancata notifica avviso di accertamento IRPEF, sostenendo che l'Amministrazione Finanziaria non avesse dimostrato il reale contenuto della raccomandata spedita. L'Agenzia delle Entrate ha difeso la legittimità dell'invio esibendo l'avviso di ricevimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cittadina, confermando che, in base al principio di vicinanza della prova, spetta al destinatario dell'atto dimostrare che il plico postale fosse vuoto o contenesse un documento diverso. Con la conferma della regolarità della notifica avviso di accertamento, la contribuente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Risarcimento danno pensionistico: l’Azienda condannata per contributi omessi
La Cassazione ha confermato la condanna di un'Azienda al **risarcimento danno pensionistico** per un Lavoratore. L'Azienda non aveva versato i contributi su un'indennità estero tra il 1988 e il 1996, causando una pensione ridotta. La Corte d'Appello aveva liquidato il danno in € 110.272,91, calcolando la riserva matematica necessaria, più rivalutazione e interessi. L'Azienda ha contestato la liquidazione e l'applicazione di rivalutazione e interessi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo che l'omissione contributiva genera un credito di valore, soggetto a rivalutazione e interessi, e che le prove erano state correttamente valutate. Il Lavoratore ottiene così piena tutela.
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Immobile di Lusso: Quando la superficie utile fa perdere i benefici IVA
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni contribuenti che avevano acquistato un immobile, usufruendo dell'aliquota IVA agevolata per la prima casa. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato questa agevolazione, riqualificando l'immobile come di lusso e richiedendo l'IVA ordinaria. La controversia verteva sulla corretta qualificazione immobile di lusso, in particolare sul calcolo della superficie utile. La Corte ha stabilito che, per definire un immobile di lusso, si devono includere nel calcolo della superficie utile anche i sottotetti utilizzabili, mentre vanno esclusi terrazzi e piscine di dimensioni insufficienti. I contribuenti hanno perso il ricorso, confermando la riqualificazione dell'immobile e l'obbligo di pagare l'IVA ordinaria.
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Accertamento fiscale per estero-vestizione: accordo chiude la lite
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a due società, una svizzera e una britannica, il mancato versamento di imposte Ires e Irap per l'anno 2006. L'Amministrazione finanziaria sosteneva che le società fossero in realtà residenti in Italia (fenomeno di **estero-vestizione**), controllate da una società italiana, e quindi soggette alla tassazione italiana. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto l'accertamento fiscale, ritenendo infondate le presunzioni di estero-vestizione. L'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il giudizio per rinuncia al ricorso da parte dell'Agenzia delle Entrate, compensando le spese legali tra le parti. Non è stato dovuto il doppio contributo unificato.
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Notifica Cartella di Pagamento: Cassazione Annulla Debito per Vizi Formali
Una Contribuente ha contestato sette cartelle di pagamento per tasse automobilistiche, sollevando questioni sulla notifica cartella di pagamento, la motivazione e la prescrizione. Dopo un accoglimento in primo grado e un rigetto in appello, la Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso. La Corte ha ribadito che la notifica a mezzo posta può essere eseguita solo da soggetti abilitati, non direttamente dall'agente della riscossione. Inoltre, ha evidenziato l'insufficienza della prova di notifica, poiché gli avvisi di ricevimento non erano chiaramente collegati a tutte le cartelle. La sentenza d'appello è stata annullata.
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Usucapione immobiliare: il possesso non basta, serve il titolo di proprietà
Il Ricorrente ha avviato una causa per ottenere la proprietà di un immobile tramite usucapione immobiliare, affermando di averlo posseduto per il tempo richiesto dalla legge. I Proprietari, invece, hanno chiesto la restituzione del bene. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda di usucapione e hanno ordinato al Ricorrente di rilasciare l'immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ricorrente. Ha ribadito un principio fondamentale: in caso di controversia sull'usucapione, il vero proprietario deve solo dimostrare di aver acquistato il bene con un titolo valido, precedente all'inizio del presunto possesso. Il Ricorrente dovrà anche pagare le spese legali.
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Tassazione dei proventi da reato: finte somme e Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori imposte IRES e IRAP a carico di un consorzio aziendale. Le società consorziate omettevano sistematicamente il versamento di imposte e contributi, trasferendo poi il denaro evaso al consorzio sotto la fittizia causale di finanziamenti mai restituiti. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità dell'avviso di accertamento. I giudici hanno chiarito che scatta la tassazione dei proventi da reato nel momento esatto in cui le somme illecite entrano nella disponibilità materiale dell'ente. Risulta del tutto irrilevante l'eventuale restituzione successiva del denaro o l'assenza di una condanna penale definitiva. Il consorzio perde il ricorso ed è condannato a rifondere venticinquemila euro di spese legali.
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Usucapione Condominiale: Possesso Esclusivo Contro Diritto Comune
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni condomini che pretendevano l'usucapione condominiale di porzioni di area comune esterna. I ricorrenti avevano goduto in via esclusiva di tali aree, ma non avevano dimostrato un possesso incompatibile con la comproprietà degli altri condomini. La Corte ha ribadito che per l'usucapione di un bene comune, il comproprietario deve esercitare un possesso "uti dominus" (come proprietario esclusivo), escludendo in modo univoco gli altri. Le semplici delimitazioni o l'astensione degli altri condomini non bastano. L'onere di provare tale possesso esclusivo spetta a chi lo rivendica.
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Terreno Inedificabile: Vizi della Cosa Venduta e Riduzione del Prezzo
Un Consorzio ha venduto un terreno a un'Azienda per la costruzione di un capannone industriale. Dopo l'acquisto, un'indagine geologica ha rivelato che il terreno non era idoneo all'edificazione, presentando quindi dei **vizi della cosa venduta**. L'Azienda ha chiesto la riduzione del prezzo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, accogliendo la richiesta dell'Azienda e condannando il Consorzio a restituire parte del prezzo. Ha ribadito l'onere del venditore di garantire l'idoneità del bene all'uso pattuito.
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Revocazione per errore di fatto: confermata l’incandidabilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due ex amministratori comunali, i quali contestavano la pronuncia che aveva confermato la loro incandidabilità a seguito dello scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata. I ricorrenti lamentavano una presunta svista dei giudici nella lettura degli atti difensivi. La Suprema Corte ha chiarito che il rimedio straordinario della revocazione per errore di fatto riguarda esclusivamente un abbaglio sensoriale o percettivo su fatti materiali incontestabili, e non può essere utilizzato per censurare la valutazione giuridica o l'interpretazione logica operata dal collegio giudicante. Di conseguenza, la sanzione interdittiva resta pienamente valida ed efficace a carico di entrambi gli ex amministratori locali coinvolti.
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Deducibilità costi imbarcazioni: Cassazione accoglie ricorso Società
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una Società la deducibilità costi imbarcazioni (IRES, IRAP, IVA) per due anni, sostenendo che non fossero beni strumentali. Le commissioni tributarie hanno dato ragione all'Agenzia. La Cassazione, esaminando il ricorso della Società, ha respinto le contestazioni sul mancato contraddittorio preventivo, ma ha accolto i motivi relativi alla deducibilità dei costi e alla carenza di motivazione dell'accertamento IVA. La sentenza precedente è stata cassata e il caso rinviato alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame, riconoscendo l'importanza di valutare la prova della destinazione aziendale delle imbarcazioni.
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Violazione distanze costruzioni: il diritto di veduta prevale sull’abuso
La Corte Suprema ha esaminato un caso di violazione distanze costruzioni tra due proprietari. La Proprietaria del piano superiore ha citato in giudizio l'Inquilina del piano inferiore per la rimozione di una tettoia con pareti sul terrazzo, realizzata senza autorizzazioni e che limitava la sua veduta. L'Inquilina ha eccepito l'usucapione e contestato la base della domanda. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Inquilina. Ha ribadito che la violazione delle distanze legali (Art. 907 c.c.) causa un "danno in re ipsa", non richiedendo prova specifica del pregiudizio. La domanda di usucapione è stata respinta per mancanza di prova.
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Sospensione del giudizio tributario: stop al ricorso del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società il recupero dell'IVA su fatture per presunte operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici di merito hanno annullato la pretesa fiscale perché il Fisco non ha fornito la prova della frode e della consapevolezza dell'impresa. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del procedimento, la società contribuente ha richiesto la definizione agevolata della vertenza. La Suprema Corte ha accolto l'istanza e ha ordinato la sospensione del giudizio tributario. La lite rientra tra quelle sanabili per legge, bloccando provvisoriamente il ricorso fiscale.
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Servitù di passaggio su beni demaniali: il diritto negato dalla Cassazione
Un gruppo di proprietari ha cercato di ottenere una Servitù di passaggio su beni demaniali, specificamente su un tratto ferroviario. Hanno chiesto il ripristino dei luoghi e un risarcimento danni. I giudici di merito hanno respinto la loro richiesta, affermando che il tracciato ferroviario era un bene demaniale e, come tale, non poteva essere oggetto di diritti privati come la servitù o l'usucapione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari, confermando l'impossibilità di costituire diritti reali su beni pubblici. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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