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Art. 240-bis Codice Penale — Sezione Settima Penale

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138 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Confisca del denaro senza redditi: Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro la confisca di 4.500 euro. La Corte ha confermato che la confisca del denaro è legittima quando il possessore non ha redditi leciti dimostrabili, in base all'art. 85-bis D.P.R. 309/1990 e all'art. 240-bis c.p. Il ricorso è stato giudicato generico, in quanto non contestava specificamente questo punto, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Confisca per sproporzione: ricorso generico inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la confisca di una somma di denaro. Il motivo del ricorso è stato giudicato generico, in quanto si limitava a proporre una lettura alternativa dei fatti sulla provenienza lecita del bene, senza contestare vizi specifici della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che, ai fini della confisca per sproporzione in materia di stupefacenti, è sufficiente la condanna per il reato e la sproporzione tra il valore dei beni e il reddito dichiarato, senza che il ricorrente abbia fornito prova contraria adeguata.
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Confisca per sproporzione stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza che applicava la confisca per sproporzione per un reato di detenzione di stupefacenti di lieve entità. La Corte ha stabilito che la nuova normativa, che estende tale confisca a questo tipo di reato, si applica retroattivamente se la sentenza di primo grado è stata emessa dopo l'entrata in vigore della legge, consolidando così un importante principio sull'applicazione temporale delle norme penali.
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Ricorso in cassazione: inammissibilità e pena illegale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in cassazione avverso una sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti e armi. L'imputato aveva rinunciato ai motivi di appello tranne quello sulla pena. La Corte chiarisce che dopo un concordato, il ricorso è limitato a vizi gravi come la pena illegale, distinguendola da quella meramente illegittima, come un errore di calcolo che non viola i limiti edittali. Anche il motivo sulla confisca è stato respinto in quanto non sollevato in appello e comunque ritenuto legittimo.
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Confisca per sproporzione: onere della prova
Un individuo si oppone alla confisca di un'ingente somma di denaro, sostenendo che derivi da risparmi e doni nuziali. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, riaffermando il principio della confisca per sproporzione: di fronte a beni sproporzionati rispetto al reddito, spetta all'imputato dimostrarne l'origine lecita con prove concrete, non essendo sufficienti mere dichiarazioni verbali.
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Confisca per sproporzione: soldi senza reddito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la confisca di una somma di denaro a un soggetto condannato per spaccio di lieve entità. La decisione si fonda sulla cosiddetta confisca per sproporzione: la mancanza di un'attività lavorativa e di redditi leciti da parte dell'imputato ha reso logico presumere che il denaro sequestrato derivasse dall'attività illecita, giustificandone così la confisca definitiva.
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Confisca per sproporzione: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la confisca di una somma di denaro. La Corte ha confermato la legittimità della misura, basata sulla sproporzione tra il denaro sequestrato e i redditi leciti dell'individuo, ritenendo che la motivazione del giudice di merito fosse adeguata a dimostrare l'origine illecita della somma dal commercio di stupefacenti. La decisione sottolinea come la confisca per sproporzione sia uno strumento valido quando la disparità economica è logicamente collegata all'attività criminale.
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Errore di fatto: limiti del ricorso straordinario
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto, ribadendo la netta distinzione tra l'errore percettivo, emendabile con questo strumento, e l'errore di giudizio. Il caso verteva su presunte irregolarità nelle intercettazioni e su una confisca di beni. La Corte ha stabilito che le censure del ricorrente non riguardavano sviste materiali, ma miravano a una rivalutazione del merito della precedente decisione, attività esclusa dall'ambito del ricorso ex art. 625-bis c.p.p.
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Recidiva specifica: quando è legittima l’applicazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, confermando la legittimità dell'applicazione della recidiva specifica. La decisione si fonda sulla valutazione concreta della pericolosità del reo, desunta da una precedente condanna per reati della stessa indole. Viene inoltre convalidata la confisca del denaro, ritenuto provento illecito in assenza di fonti di reddito lecite.
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Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è sistematico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina. Viene confermato che l'attività di spaccio sistematica, continuativa e fonte primaria di sostentamento non può essere qualificata come fatto di lieve entità, giustificando la pena severa e la confisca dei beni sproporzionati rispetto ai redditi leciti.
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Confisca patteggiamento: l’accordo non si impugna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la confisca di una somma di denaro. La decisione si fonda sul principio che la confisca patteggiamento, se esplicitamente inclusa nell'accordo tra accusa e difesa, non può essere successivamente contestata nel merito, in quanto l'accordo deve essere accettato o respinto dal giudice nella sua interezza.
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Trasporto stupefacenti: la fuga prova la colpevolezza?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per concorso in trasporto stupefacenti. La Corte ha stabilito che il ruolo di autista, unito al tentativo di fuga e ad altri indizi, è sufficiente a dimostrare una partecipazione consapevole al crimine, rendendo la condanna legittima. Anche la confisca di denaro di provenienza ingiustificata è stata confermata.
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Finalità di spaccio: gli indici che la provano
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La decisione conferma che la finalità di spaccio può essere provata attraverso una serie di indici sintomatici, quali la detenzione della sostanza di notte in luogo pubblico, il possesso di una somma di denaro ingiustificata e la condizione di clandestinità, elementi che nel loro complesso rendono inverosimile l'ipotesi dell'uso personale.
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Confisca per sproporzione: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti, confermando la legittimità della confisca per sproporzione. La decisione si basa sulla manifesta sproporzione tra il denaro sequestrato e la capacità reddituale dell'imputato, disoccupato, e sulla sua incapacità di fornire una valida giustificazione sulla provenienza della somma, a prescindere da un nesso diretto con il reato contestato.
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Inammissibilità del ricorso: limiti del giudizio
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di tre imputati, ribadendo che la valutazione dei fatti e delle prove è di competenza esclusiva del giudice di merito. La decisione sottolinea che il giudizio di legittimità non consente una nuova analisi del materiale probatorio se la motivazione della sentenza impugnata è congrua e logica, confermando le condanne e le statuizioni accessorie come la confisca di un bene.
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Confisca denaro: sproporzione e reati di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti contro la confisca di una somma di denaro. La Corte ha stabilito che la confisca denaro è legittima quando l'imputato non fornisce una giustificazione sulla sua provenienza lecita e sussiste una sproporzione con il suo reddito, anche se la motivazione del giudice è sintetica, come nel caso del patteggiamento.
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Confisca per sproporzione: quando il denaro è illecito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la confisca di una cospicua somma di denaro trovata insieme a sostanze stupefacenti. La decisione si fonda sul principio della confisca per sproporzione: l'imputato, privo di redditi leciti, non è riuscito a giustificare la provenienza del denaro, rendendo la confisca legittima. La Corte ha ritenuto infondate e generiche le motivazioni del ricorso, confermando la logicità della sentenza d'appello.
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Confisca denaro stupefacenti: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo contro la confisca di una considerevole somma di denaro trovata insieme a sostanze stupefacenti. La decisione si basa sul fatto che l'imputato era privo di occupazione e non ha fornito alcuna giustificazione plausibile sulla provenienza del denaro. La Suprema Corte ha ritenuto legittima la statuizione sulla confisca denaro stupefacenti, confermando la motivazione del giudice di merito come congrua e priva di vizi logici.
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Confisca per sproporzione: il caso della Cassazione
Un soggetto, condannato per reati legati agli stupefacenti, ha impugnato la confisca di oltre 14.000 euro trovati in suo possesso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità della confisca per sproporzione. La Corte ha ritenuto la somma palesemente sproporzionata rispetto al basso reddito dichiarato dall'individuo e ha considerato la giustificazione fornita (denaro di un familiare) generica e non provata, ribadendo l'obbligatorietà di tale misura in assenza di prove sulla lecita provenienza dei fondi.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e i motivi nuovi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti. Il motivo della decisione risiede nel fatto che il ricorrente si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni del precedente atto di impugnazione, senza confrontarsi criticamente con le motivazioni della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che un'impugnazione deve contenere una critica argomentata e specifica, pena l'inammissibilità.
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