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Art. 2051 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

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85 provvedimenti

Altri anni per Art. 2051 Codice Civile

Responsabilità per cose in custodia: se il pedone è disattento
Un pedone ha chiesto il risarcimento dei danni al Comune dopo essere caduto a causa di alcune mattonelle traballanti su un marciapiede. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda, ritenendo che la caduta fosse riconducibile esclusivamente alla disattenzione del danneggiato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del pedone. Gli Ermellini hanno confermato che, in tema di responsabilità per cose in custodia ai sensi dell'articolo 2051 del codice civile, la condotta negligente della vittima può integrare il caso fortuito. Tale comportamento interrompe il nesso di causalità tra la cosa e il danno, escludendo ogni obbligo di risarcimento in capo all'ente pubblico custode della strada.
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Risarcimento danni per immobile inagibile: scontro sulle prove
I proprietari di un immobile danneggiato da una frana hanno richiesto il risarcimento dei danni al Comune e al gestore dell'acquedotto. La Corte d'Appello ha parzialmente accolto la domanda, riconoscendo il risarcimento danni per immobile inagibile e liquidando le spese per i canoni di locazione di un'abitazione alternativa sulla base di un giudizio di verosimiglianza dei pagamenti. I proprietari hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione di ulteriori contratti di locazione successivi. Il gestore dell'acquedotto ha proposto ricorso incidentale, contestando la sufficienza della semplice verosimiglianza in luogo di una prova effettiva dei pagamenti e sollevando la nullità del contratto per omessa registrazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa alla pubblica udienza della Terza Sezione Civile per approfondire queste delicate questioni.
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Responsabilità da cose in custodia: cade in buca ma perde la causa
Una cittadina ha chiesto il risarcimento dei danni al Comune dopo essere caduta di notte su una strada priva di marciapiede e con sampietrini sconnessi, a causa di una buca non segnalata. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove sul nesso di causa tra la buca e la caduta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che, in tema di responsabilità da cose in custodia, il danneggiato deve sempre dimostrare il nesso causale tra la cosa e l'evento dannoso. La sola presenza di una buca non basta se non si prova che la caduta sia avvenuta proprio a causa di essa. Di conseguenza, la cittadina ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Frazionamento del credito: fare due cause costa il risarcimento
Un motociclista ha perso il controllo del suo scooter a causa di brecciolino e cemento su una strada comunale, finendo contro un palo. Per ottenere il risarcimento, il danneggiato ha avviato due cause separate: la prima davanti al Giudice di Pace per i danni al veicolo, la seconda davanti al Tribunale per le lesioni fisiche. I giudici di merito hanno dichiarato improcedibile la seconda domanda per illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del conducente. I giudici hanno chiarito che, se i danni derivano dallo stesso incidente e sono già quantificabili, non si possono fare due cause diverse. Il primo giudizio definitivo copre anche quello che si poteva chiedere in quella sede. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Responsabilità da cose in custodia: la distrazione nega il danno
Un pedone ha chiesto il risarcimento dei danni all'ente proprietario della strada dopo essere caduto in un tombino non segnalato di notte. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, ritenendo che la caduta fosse dovuta esclusivamente alla disattenzione del pedone. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del danneggiato. La Corte ha chiarito che, in tema di responsabilità da cose in custodia, la condotta imprudente della vittima può integrare il caso fortuito. Se il pericolo era visibile ed evitabile con la normale diligenza, l'ente custode è liberato da ogni responsabilità. Il pedone perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Responsabilità da cose in custodia: quando la caduta non basta
Un passante ha chiesto il risarcimento dei danni a un condominio, sostenendo di essere caduto a causa del distacco di intonaco da una parete. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda per mancanza di prove certe sulla dinamica e sul nesso causale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del danneggiato. I giudici hanno chiarito che, in tema di responsabilità da cose in custodia, non basta dimostrare la caduta. Il danneggiato deve fornire la prova rigorosa del legame tra il bene condominiale e il danno subito. La valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Il ricorrente perde la causa ed è condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Responsabilità del custode: la disattenzione nega il risarcimento
Una cittadina ha fatto causa al Ministero della Difesa e al Ministero dei Trasporti chiedendo il risarcimento dei danni per essere scivolata su una lastra di ghiaccio formatasi sui gradini di una caserma. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che la condotta imprudente della donna avesse interrotto il nesso causale, escludendo la responsabilità del custode. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della danneggiata. I giudici hanno confermato che, in presenza di un pericolo evidente e facilmente evitabile con la normale diligenza, spetta al danneggiato dimostrare di aver adottato le cautele necessarie. La ricorrente perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali.
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Responsabilità da cose in custodia: negato il risarcimento
Un cittadino ha fatto causa al Comune chiedendo il risarcimento dei danni dopo essere inciampato su una catena di ferro posta tra alcuni paracarri in una piazza. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta, ritenendo che la catena fosse perfettamente visibile in pieno giorno e che la caduta fosse dovuta esclusivamente alla distrazione del pedone. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del danneggiato. La Suprema Corte ha confermato che la responsabilità da cose in custodia viene esclusa quando il comportamento imprudente della vittima integra il caso fortuito, interrompendo il nesso di causa. Poiché l'ostacolo era del tutto visibile e prevedibile, la colpa è stata attribuita interamente al pedone, che perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Responsabilità da cose in custodia: quando il ciclista ha colpa
Un ciclista cade a causa di una buca stradale coperta da foglie e detriti, situata vicino a un tombino senza coperchio. Il Tribunale riconosce la piena responsabilità del Comune. La Corte d'Appello riduce il risarcimento del 20% per concorso di colpa, ritenendo che il ciclista avrebbe dovuto evitare la zona con maggiore prudenza. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del danneggiato. I giudici confermano che la valutazione sulla condotta imprudente del danneggiato spetta esclusivamente ai giudici di merito. La decisione ribadisce che, in tema di responsabilità da cose in custodia, il comportamento negligente della vittima riduce il risarcimento se il pericolo era parzialmente prevedibile con la normale diligenza.
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Caduta sul tappeto: no alla responsabilità per cose in custodia
Una cittadina ha citato in giudizio un Comune chiedendo il risarcimento dei danni per essere caduta su un tappeto guida all'interno di una mostra. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della danneggiata, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che, in tema di responsabilità per cose in custodia, spetta prima di tutto al danneggiato dimostrare il nesso causale tra la cosa e l'evento lesivo. Nel caso specifico, il tappeto era ben visibile, illuminato e tenuto fermo dal peso di altre persone, escludendo qualsiasi pericolosità intrinseca. Non essendoci la prova che la caduta fosse stata causata dal tappeto, la richiesta di risarcimento è stata respinta e la ricorrente è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Caduta e tacco a spillo: no responsabilità per cose in custodia
Una cliente ha fatto causa a un supermercato chiedendo il risarcimento dei danni dopo essere scivolata sul pavimento, sostenendo la presenza di un liquido verde. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove sul nesso causale, evidenziando che i verbali della polizia descrivevano il pavimento come asciutto e con una strisciata di tacco. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della danneggiata, confermando che la responsabilità per cose in custodia richiede che il danneggiato provi il legame diretto tra la cosa e la caduta. La valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, il supermercato vince la causa e le spese legali vengono compensate.
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Responsabilità per cose in custodia: prove negate e risarcimento
Un inquilino ha chiesto il risarcimento dei danni per l'allagamento della sua cantina, causato dalla rottura di una tubatura condominiale. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, sostenendo che l'inquilino non avesse dimostrato il nesso di causalità, rifiutando però di ammettere le prove testimoniali e fotografiche richieste. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'inquilino, stabilendo un principio fondamentale in tema di responsabilità per cose in custodia: il giudice non può rigettare una domanda per mancanza di prove e, contemporaneamente, rifiutare di ammettere i mezzi di prova proposti dal danneggiato per dimostrare il fatto. La sentenza è stata cassata con rinvio per svolgere l'istruttoria omessa.
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Responsabilità per cose in custodia: l’olio stradale non paga
L'Automobilista ha perso il controllo della propria vettura a causa di una macchia d'olio mista ad acqua presente sull'asfalto, finendo fuori strada. Ha quindi citato in giudizio L'Ente Pubblico per ottenere il risarcimento dei danni subiti dal veicolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'automobilista, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno stabilito che la presenza improvvisa e non segnalata di una sostanza scivolosa sulla carreggiata costituisce un caso fortuito. Questo evento imprevedibile esclude la responsabilità per cose in custodia dell'ente proprietario della strada, poiché non vi era il tempo materiale per accorgersi del pericolo e intervenire per pulire la carreggiata o segnalare l'insidia agli automobilisti di passaggio.
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Responsabilità da cose in custodia e tombino: chi paga il danno?
Un automobilista perde il controllo del veicolo e si ribalta dopo aver colpito un tombino privo di copertura. Il Tribunale e la Corte d'Appello respingono la richiesta di risarcimento, ritenendo il pericolo visibile ed evitabile, configurando la condotta del conducente come caso fortuito. L'automobilista ricorre in Cassazione contestando l'applicazione delle regole sulla responsabilità da cose in custodia, sostenendo che l'insidia stradale non escluda automaticamente la colpa del custode. La Suprema Corte, ravvisando la particolare rilevanza della questione giuridica, non decide direttamente ma rimette la causa alla pubblica udienza della Terza Sezione Civile per un approfondimento nomofilattico.
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Cessione del credito risarcitorio: casa nuova ma nessun indennizzo
I Nuovi Proprietari di un appartamento chiedono il risarcimento dei danni causati da lavori di ristrutturazione eseguiti prima del loro acquisto. Il Condominio e l'Amministratore si oppongono, evidenziando che l'assemblea aveva rinunciato all'azione contro l'impresa appaltatrice. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che il diritto al risarcimento per danni anteriori all'acquisto non si trasferisce automaticamente al nuovo proprietario senza un patto espresso di cessione del credito risarcitorio. Inoltre, l'assemblea condominiale può legittimamente rinunciare all'azione contro l'appaltatore per le parti comuni, e l'amministratore che esegue tale decisione non commette alcun illecito. Infine, la Corte segnala l'avvocato dei ricorrenti al Consiglio dell'Ordine per espressioni offensive nei confronti del giudice.
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Caduta in campeggio: scale bagnate contro imprudenza del turista
Il Danneggiato ha chiesto il risarcimento dei danni per una caduta sulle scale di un campeggio, invocando la responsabilità da cose in custodia della Società di Gestione. I giudici di merito hanno respinto la domanda per mancanza di prove sul punto esatto della caduta e per la condotta imprudente del danneggiato, che non ha usato percorsi alternativi sicuri. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa all'udienza pubblica della Terza Sezione Civile per un esame più approfondito.
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Responsabilità per cose in custodia: la distrazione nega i danni
Due coniugi chiedono il risarcimento dei danni al Comune dopo che la moglie è inciampata su un piccolo dislivello del marciapiede, trascinando nella caduta anche il marito. La Corte d'Appello respinge la domanda, ritenendo che la distrazione della donna escluda la responsabilità dell'ente pubblico. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso improcedibile perché i danneggiati non hanno depositato la relata di notifica della sentenza impugnata entro i termini di legge. I giudici precisano inoltre che, in tema di responsabilità per cose in custodia, un'insidia stradale minima, visibile ed evitabile con la normale diligenza, configura un caso fortuito. La condotta disattenta del pedone interrompe infatti il nesso di causa tra il bene e il danno, escludendo ogni risarcimento. Vince quindi il Comune, mentre i pedoni perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Buca stradale: la responsabilità per cose in custodia del Comune
Una passante è caduta a causa di una buca sul manto stradale durante un mercato rionale. La Corte d'Appello ha riconosciuto la responsabilità per cose in custodia dell'Ente Pubblico, riducendo però il risarcimento del 50% a causa della distrazione della donna. L'Ente Pubblico ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'imprudenza della vittima escludesse del tutto la propria responsabilità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice negligenza del danneggiato non cancella la responsabilità del custode, a meno che non si tratti di un evento del tutto imprevedibile ed eccezionale. L'Ente Pubblico perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Danno da fauna selvatica: automobilista perde risarcimento per errore
Un automobilista subisce un incidente a causa di un capriolo e cita in giudizio la Regione per ottenere il risarcimento. La sua richiesta si basa sulla presunta responsabilità dell'ente per la custodia della strada. La Cassazione, confermando le decisioni precedenti, respinge la domanda. Il principio chiave è che il giudice non può modificare la base giuridica della richiesta: se l'azione è fondata sulla custodia della strada (art. 2051 c.c.), non può essere convertita in una responsabilità per la proprietà degli animali (art. 2052 c.c.). Questa sentenza sottolinea l'importanza di una corretta impostazione legale iniziale nei casi di danno da fauna selvatica, poiché un errore strategico può precludere il risarcimento. L'automobilista perde la causa.
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Buca stradale: Incidente provato ma risarcimento negato
Una società chiede il risarcimento dei danni alla Provincia per un'auto finita in una buca stradale non segnalata. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, sottolineando che l'onere della prova del danneggiato non è stato soddisfatto. Non basta dimostrare l'esistenza dell'incidente e della buca. Il danneggiato deve fornire prove certe e inequivocabili sull'effettiva entità delle conseguenze economiche subite. Senza questa dimostrazione concreta, la domanda di risarcimento viene rigettata. La Provincia, quindi, non ha dovuto pagare alcun risarcimento.
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