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Art. 2043 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

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181 provvedimenti

Altri anni per Art. 2043 Codice Civile

Risarcimento danni per mancata assunzione: l’azienda paga ancora
Un lavoratore ottiene una sentenza definitiva che riconosce il suo diritto all'assunzione e al risarcimento dei danni fino al 2008. Poiché l'azienda continua a non assumerlo, il lavoratore avvia una nuova causa per chiedere il risarcimento danni per mancata assunzione per il periodo successivo, dal 2008 al 2011. La Corte d'Appello condanna l'azienda al pagamento di oltre 85.000 euro. L'azienda ricorre in Cassazione, sostenendo che il risarcimento non potesse estendersi oltre la prima sentenza. La Suprema Corte respinge il ricorso: l'inadempimento dell'azienda è continuato nel tempo e, non essendo ammissibili condanne per danni futuri non ancora verificatisi, il lavoratore doveva necessariamente proporre una nuova azione giudiziaria per tutelare i propri diritti.
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Danni da fauna selvatica: paga il Parco, non la Regione
Un automobilista ha subito ingenti danni alla propria vettura dopo aver impattato contro un cinghiale mentre percorreva una strada regionale situata all'interno di un parco nazionale. Il conducente ha richiesto il risarcimento dei danni alla Regione e alla Provincia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'automobilista, confermando che la responsabilità per i danni da fauna selvatica, quando l'incidente avviene all'interno di un parco nazionale, non ricade sulla Regione. La gestione e il controllo degli animali selvatici in queste aree protette spettano infatti esclusivamente all'Ente Parco, che è un soggetto pubblico autonomo sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'Ambiente. Di conseguenza, il danneggiato avrebbe dovuto promuovere l'azione legale direttamente contro l'Ente Parco e non contro l'amministrazione regionale.
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Risarcimento danni da sinistro stradale: testimoni non credibili
Un motociclista ha richiesto il risarcimento danni da sinistro stradale al Fondo vittime della strada dopo essere stato investito da un veicolo rimasto ignoto. Sebbene il Tribunale avesse parzialmente accolto la domanda, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, ritenendo inattendibili i testimoni indicati in giudizio, i quali differivano da quelli menzionati nella querela originaria. Il danneggiato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata riaudizione dei testimoni in appello. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di risentire i testimoni in caso di riforma della sentenza si applica solo nel processo penale e non in quello civile, dove vige la regola del "più probabile che non". Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Responsabilità per cose in custodia: l’olio stradale non paga
L'Automobilista ha perso il controllo della propria vettura a causa di una macchia d'olio mista ad acqua presente sull'asfalto, finendo fuori strada. Ha quindi citato in giudizio L'Ente Pubblico per ottenere il risarcimento dei danni subiti dal veicolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'automobilista, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno stabilito che la presenza improvvisa e non segnalata di una sostanza scivolosa sulla carreggiata costituisce un caso fortuito. Questo evento imprevedibile esclude la responsabilità per cose in custodia dell'ente proprietario della strada, poiché non vi era il tempo materiale per accorgersi del pericolo e intervenire per pulire la carreggiata o segnalare l'insidia agli automobilisti di passaggio.
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Risarcimento danni per diffamazione: la Cassazione riapre il caso
Gli eredi di una cittadina, condannata in appello al risarcimento danni per diffamazione per aver definito un circolo culturale "parassita di denaro pubblico" su un quotidiano, hanno proposto ricorso per revocazione in Cassazione. In precedenza, la Suprema Corte aveva dichiarato improcedibile il ricorso principale per un vizio formale legato all'autenticazione delle copie. I ricorrenti lamentano un errore di fatto commesso dai giudici di legittimità nella valutazione di tale adempimento. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza per approfondire la questione.
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Occupazione senza titolo: perché senza proprietà non c’è danno
Un cittadino acquista un terreno dal Comune, scoprendo poi che è attraversato da una strada pubblica abusiva. Gli eredi chiedono il risarcimento per occupazione senza titolo e l'indennizzo ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001. La Corte d'Appello rigetta la domanda poiché il contratto d'acquisto si era risolto per il mancato avveramento della condizione (costruire un edificio entro cinque anni), escludendo la proprietà del bene. La Cassazione conferma il rigetto: senza un provvedimento acquisitivo formale della Pubblica Amministrazione non spetta l'indennizzo speciale. Inoltre, mancando la prova della proprietà o del possesso a causa della risoluzione del contratto, la richiesta di risarcimento per occupazione senza titolo è inammissibile. Vince il Comune.
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Risarcimento danni da demansionamento: serve la prova del danno
Il Lavoratore ha fatto causa all'Azienda chiedendo il risarcimento danni da demansionamento e mobbing. La Corte d'Appello ha respinto la domanda evidenziando che il danno non è automatico e che il lavoratore non ha fornito prove concrete del pregiudizio subito, né dell'inattività forzata. Il Lavoratore ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il risarcimento danni da demansionamento richiede sempre l'allegazione e la prova specifica del danno subìto dal dipendente. Non basta dimostrare il demansionamento in sé per ottenere un risarcimento, in quanto il danno non è mai implicito. Di conseguenza, il Lavoratore ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Occupazione illegittima di immobile: risarcimento solo se provato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni inflitta a un soggetto per l'occupazione illegittima di immobile. La titolare del diritto di abitazione aveva agito in giudizio per ottenere il rilascio dell'appartamento e il risarcimento del danno subito a causa della privazione del godimento del bene. L'occupante ha impugnato la decisione sostenendo che il danno fosse stato erroneamente considerato automatico (in re ipsa). La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che i giudici di merito non hanno applicato un automatismo, ma hanno accertato la concreta esistenza del danno basandosi sulle prove e sulle allegazioni fornite dalla danneggiata, la quale ha dimostrato una grave compromissione della propria qualità di vita, essendo stata costretta a vivere in spazi ristretti.
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Perdita di chance: ritardo postale senza risarcimento automatico
Una candidata ha fatto causa alla società postale e all'università per il ritardo nella consegna di una raccomandata, che le ha impedito di partecipare a un concorso per un dottorato di ricerca. Il Giudice di pace e il Tribunale hanno respinto la domanda di risarcimento per mancanza di prove sulla reale possibilità di vincere il concorso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. Gli Ermellini hanno chiarito che la perdita di chance richiede la prova rigorosa di elementi oggettivi che dimostrino una elevata probabilità di successo ex ante, non bastando la semplice mancata partecipazione dovuta al disguido postale. Di conseguenza, senza questa dimostrazione, non spetta alcun risarcimento.
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Legittimazione attiva del comodatario: risarcimento negato
Un automobilista, che utilizzava un autocarro in comodato d'uso gratuito, ha subito danni al veicolo a causa di rami d'albero caduti sulla carreggiata autostradale. Richiesto il risarcimento, la Società Autostradale ha contestato la legittimazione attiva del comodatario. Il Tribunale ha rigettato la domanda ritenendo tardiva la prova del contratto di comodato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del conducente: l'eventuale errore del giudice d'appello nel ritenere nuovo un documento già presente nel fascicolo di primo grado costituisce un errore di fatto revocatorio. Pertanto, andava impugnato con revocazione e non con ricorso per Cassazione per omesso esame. Il conducente perde la causa e deve pagare le spese.
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Buca stradale: la responsabilità per cose in custodia del Comune
Una passante è caduta a causa di una buca sul manto stradale durante un mercato rionale. La Corte d'Appello ha riconosciuto la responsabilità per cose in custodia dell'Ente Pubblico, riducendo però il risarcimento del 50% a causa della distrazione della donna. L'Ente Pubblico ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'imprudenza della vittima escludesse del tutto la propria responsabilità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice negligenza del danneggiato non cancella la responsabilità del custode, a meno che non si tratti di un evento del tutto imprevedibile ed eccezionale. L'Ente Pubblico perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Sequestro Illegittimo, Niente Risarcimento: La Responsabilità PA
Un commerciante subisce il sequestro e la confisca del proprio veicolo da parte della Polizia Locale. Un giudice, in seguito, annulla tali provvedimenti riconoscendoli illegittimi. Nonostante ciò, la richiesta di risarcimento danni del commerciante contro l'ente comunale viene respinta. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'illegittimità di un atto amministrativo non comporta automaticamente un obbligo di risarcimento. Per ottenere un indennizzo, è indispensabile dimostrare la colpa o il dolo specifico dei funzionari. In questo caso, l'azione della polizia è stata qualificata come un errore interpretativo scusabile e non come un comportamento colpevole, escludendo così la **Responsabilità della Pubblica Amministrazione**.
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Responsabilità del vettore: cade in nave, la compagnia paga
Una passeggera cade a bordo di una motonave a causa di un dislivello nel pavimento e chiede il risarcimento. La sua domanda viene respinta nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, però, ribalta la decisione. I giudici supremi chiariscono il principio della responsabilità del vettore: è sufficiente che il passeggero dimostri di essere caduto a causa di una condizione oggettiva del mezzo durante il viaggio. Non deve provare la specifica anomalia o la sua pericolosità. Spetta invece alla compagnia di navigazione dimostrare di aver adottato tutte le misure per evitare il danno. La Corte ha quindi dato ragione alla passeggera, annullando la sentenza precedente.
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Parcheggio per dispetto: condanna a risarcimento danni da fatto illecito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna al risarcimento danni da fatto illecito per aver deliberatamente parcheggiato la sua auto in modo da bloccare l'accesso a un ristorante durante una cerimonia di nozze. L'azione, definita come un atto di 'dolo emulativo', ha causato disagi agli invitati e un danno d'immagine all'attività commerciale. La Corte ha stabilito che la presunta 'maleducazione' dei rappresentanti del ristorante non costituisce una giustificazione valida. La provocazione, infatti, non autorizza a commettere un illecito. La sentenza ribadisce che chi danneggia il prossimo, anche con un parcheggio 'strategico', è tenuto a risarcire tutte le conseguenze negative della sua condotta.
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Mancata cancellazione ipoteca: vendita sfuma, ma niente risarcimento
Un proprietario cita in giudizio l'Agente della Riscossione per i danni subiti a causa di una vendita immobiliare sfumata. La causa del fallimento della trattativa era la mancata cancellazione di ipoteca da parte dell'ente, nonostante il debito fiscale fosse stato annullato. Il proprietario aveva perso la caparra e pagato una penale. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha respinto definitivamente la richiesta di risarcimento. I giudici hanno stabilito che non era stato provato in modo certo il nesso di causalità tra l'ipoteca e la decisione del compratore di ritirarsi, ritenendo l'appello un tentativo inammissibile di riesaminare i fatti.
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Denaro ereditario sparito: No all’azione di rivendicazione
Una coerede liquida un portafoglio titoli cointestato con il padre pochi giorni prima della sua morte, trattenendo l'intera somma. L'altro fratello erede agisce in giudizio per ottenere la sua quota. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione di rivendicazione denaro non è lo strumento corretto in questi casi. Tale azione serve a recuperare un bene specifico e identificabile, non una somma di denaro, che è un bene fungibile. La pretesa dell'erede è in realtà un diritto di credito verso la sorella, da far valere con un'azione personale di restituzione o risarcimento. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, rinviando il caso per un nuovo esame basato su questo principio.
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Risarcimento danni da aggressione cane: padrone condannato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della proprietaria di un molosso a risarcire la padrona di un cane più piccolo, ucciso durante un'aggressione. La vittima, morsa a una mano, ha ottenuto il riconoscimento del danno. La Corte ha stabilito che la responsabilità può essere provata anche tramite presunzioni, come un'ordinanza veterinaria che imponeva un controllo sul cane aggressore. La sentenza finale sancisce il principio del risarcimento danni da aggressione cane, basando la decisione su un quadro probatorio indiziario ma coerente, rigettando il ricorso della proprietaria del molosso.
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Omessa Pronuncia: Banca vince, imprese perdono fondi e causa
Alcune imprese hanno citato in giudizio un istituto bancario, accusandolo di aver causato la revoca di importanti finanziamenti ministeriali a causa di sue dichiarazioni. Dopo aver perso in primo e secondo grado, le imprese si sono rivolte alla Cassazione lamentando, tra le altre cose, un vizio di omessa pronuncia da parte dei giudici d'appello. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: non c'è omessa pronuncia quando la decisione, pur non menzionando espressamente un'istanza, la rigetta implicitamente perché incompatibile con la soluzione adottata. Le imprese hanno quindi perso definitivamente la causa.
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Articolo contro politico: condanna a 5.000€ per diffamazione
Un cittadino pubblica un articolo ritenuto offensivo nei confronti di un funzionario pubblico. La Cassazione ha confermato la sua condanna al risarcimento del danno per diffamazione, stabilendo un importo di 5.000 euro. Secondo i giudici, anche nel contesto di un aspro dibattito politico, l'insinuazione che il funzionario avrebbe meritato il licenziamento ha superato i limiti del diritto di critica, ledendo la sua reputazione. La decisione finale sottolinea che la notorietà della vittima e la diffusione a mezzo stampa sono elementi chiave per quantificare il danno. L'autore dell'articolo ha perso la causa e dovrà sostenere anche le spese legali.
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Danno da fauna selvatica: automobilista perde risarcimento per errore
Un automobilista subisce un incidente a causa di un capriolo e cita in giudizio la Regione per ottenere il risarcimento. La sua richiesta si basa sulla presunta responsabilità dell'ente per la custodia della strada. La Cassazione, confermando le decisioni precedenti, respinge la domanda. Il principio chiave è che il giudice non può modificare la base giuridica della richiesta: se l'azione è fondata sulla custodia della strada (art. 2051 c.c.), non può essere convertita in una responsabilità per la proprietà degli animali (art. 2052 c.c.). Questa sentenza sottolinea l'importanza di una corretta impostazione legale iniziale nei casi di danno da fauna selvatica, poiché un errore strategico può precludere il risarcimento. L'automobilista perde la causa.
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