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Art. 2043 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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501 provvedimenti

Altri anni per Art. 2043 Codice Civile

Protesto illegittimo: quando il risarcimento è negato
Un imprenditore cita in giudizio una banca per un protesto illegittimo, chiedendo il risarcimento per danni patrimoniali alla sua azienda e non patrimoniali a sé stesso. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La sentenza sottolinea che, per ottenere un risarcimento, non basta subire un'ingiustizia, ma è necessario allegare e provare in modo specifico la natura dei danni e il nesso di causalità, oltre a formulare correttamente i motivi di impugnazione.
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Cessione d’azienda: quando si ereditano i debiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 15159/2025, ha stabilito che in caso di cessione d'azienda, l'acquirente subentra nei contratti non ancora conclusi, inclusi quelli di appalto pubblico il cui collaudo sia ancora provvisorio. Nel caso specifico, una società che aveva acquistato un'azienda edile è stata ritenuta responsabile per i danni derivanti dal crollo di un'opera realizzata dalla società venditrice, poiché al momento della cessione il rapporto contrattuale con il Comune committente era ancora pendente.
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Responsabilità banca per segnalazione CRIF: il caso
Due cittadini hanno citato in giudizio un istituto di credito per danni, sostenendo che una segnalazione errata in CRIF (classificata come 'mutuo rifiutato' anziché 'rinunciato') avesse causato il diniego di un finanziamento successivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. I giudici hanno sottolineato la mancanza di prove sulla condotta illecita, sul nesso causale e sul danno effettivo, ribadendo i requisiti di specificità del ricorso. Il tema centrale è la prova della responsabilità banca.
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Risarcimento danno da occupazione: il calcolo corretto
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di occupazione usurpativa, stabilendo principi fondamentali per il calcolo del risarcimento danno. L'ordinanza chiarisce che tale risarcimento costituisce un 'debito di valore' e, pertanto, l'importo deve essere rivalutato fino alla data della decisione finale, non a una data precedente. La Corte ha inoltre censurato la decisione del giudice di merito di modificare arbitrariamente la perizia tecnica sul valore del bene, ripristinando la necessità di una valutazione corretta e motivata.
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Occupazione Illegittima: il diritto alla restituzione
La Cassazione interviene su un caso di occupazione illegittima di un fondo privato a seguito dell'annullamento di un decreto di esproprio. La Corte ribadisce che il giudice di rinvio è vincolato al principio di diritto precedentemente affermato, che inquadra la fattispecie nell'accessione (art. 934 c.c.) e non nell'occupazione espropriativa. Di conseguenza, i proprietari hanno diritto alla restituzione del bene e al risarcimento del danno per il mancato godimento, e la domanda non può essere dichiarata inammissibile.
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Proroga termine lodo: quando è valida l’eccezione?
Una società committente ha impugnato un lodo arbitrale sostenendo che fosse stato emesso oltre i termini. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la proroga del termine del lodo arbitrale, se prevista dalla legge (ex lege) per atti istruttori, scatta automaticamente. L'eccezione di decadenza per superamento del termine deve essere sollevata prima che si verifichi l'evento che causa tale proroga automatica, altrimenti risulta tardiva e inefficace.
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Pagamento debito sociale: quando è irrevocabile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare che chiedeva la revoca di un pagamento di un debito sociale effettuato a favore di una banca. La Corte ha stabilito che, se il pagamento viene eseguito da un terzo (in questo caso, l'amministratore) con fondi propri, non si verifica un depauperamento del patrimonio della società fallita. Di conseguenza, manca il presupposto fondamentale per l'azione revocatoria, rendendo il pagamento del debito sociale legittimo e non attaccabile dai creditori.
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Amministratore di fatto: la Cassazione e le prove
Una società ortofrutticola ha citato in giudizio il suo amministratore di fatto per la presunta appropriazione indebita di parte del prezzo di vendita dell'azienda e per violazione del divieto di concorrenza. Dopo due sentenze sfavorevoli nei gradi di merito, la società ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare le prove o la ricostruzione dei fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Il caso evidenzia i limiti del giudizio di legittimità e l'importanza di provare adeguatamente le proprie ragioni nei primi due gradi di giudizio.
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Risoluzione contratto appalto: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della risoluzione del contratto d'appalto disposta da un ente pubblico a causa del grave ritardo nell'esecuzione di opere urgenti. Il ritardo era causato da insanabili contrasti interni all'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) aggiudicataria. La Corte ha ritenuto irrilevanti i tentativi di una delle imprese di proseguire i lavori in autonomia, stabilendo che l'inerzia e l'abbandono del cantiere da parte dell'ATI nel suo complesso giustificavano pienamente la decisione della stazione appaltante.
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Azione revocatoria e fallimento: chi agisce?
Un creditore ha avviato un'azione revocatoria contro la vendita di un immobile effettuata dal proprio debitore. Successivamente, il debitore è stato dichiarato fallito e il curatore ha raggiunto un accordo transattivo con gli acquirenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che, con l'intervento del curatore, il singolo creditore perde il diritto di proseguire l'azione revocatoria, che diventa improcedibile. Questo perché l'azione deve andare a beneficio di tutti i creditori collettivamente e non solo di chi l'ha iniziata.
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Responsabilità esclusiva amministratore: Cassazione
Un amministratore ha citato in giudizio la società controllante e i suoi esponenti, sostenendo di essere stato indotto con l'inganno ad accettare l'incarico, subendo danni a seguito del fallimento della società amministrata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sentenze dei gradi precedenti. La decisione si fonda sul principio della responsabilità esclusiva dell'amministratore, la cui condotta gravemente negligente – come l'aver svolto un ruolo puramente formale e non essere mai entrato in possesso della contabilità – è stata identificata come l'unica causa dei danni da lui stesso lamentati, interrompendo qualsiasi nesso causale con le presunte condotte illecite dei convenuti.
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Errore di fatto processuale: Cassazione revoca la sua decisione
A causa di un errore di fatto processuale, la Corte di Cassazione ha revocato una propria precedente ordinanza. L'errore consisteva nel non aver considerato il controricorso depositato da un Comune in una causa per occupazione usurpativa di terreni. Una volta corretto l'errore, la Corte ha accolto il ricorso originale dei cittadini, cassando la sentenza d'appello che aveva respinto la loro domanda di risarcimento per una scorretta qualificazione giuridica dei fatti.
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Prova proprietà software: no a contratti tra terzi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società autostradale, confermando che la prova della proprietà di un software non può basarsi su contratti stipulati con i sviluppatori se questi non sono opponibili ai terzi che vantano diritti. La Corte ha sottolineato che l'onere della prova grava su chi rivendica la proprietà, e la semplice documentazione contrattuale può essere ritenuta insufficiente. Anche la domanda di risarcimento per diffamazione è stata respinta per mancata prova del danno, che non è mai presunto.
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Responsabilità stazione appaltante: quando è esclusa?
Un'impresa subappaltatrice ha citato in giudizio la stazione appaltante per il mancato pagamento da parte dell'appaltatore principale. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità della stazione appaltante, chiarendo che, al tempo dei fatti, la normativa non imponeva un obbligo di sospendere i pagamenti all'appaltatore. La decisione sottolinea come la responsabilità extracontrattuale dell'ente pubblico richieda la violazione di un preciso obbligo di legge, non essendo sufficienti le clausole del bando di gara.
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Responsabilità solidale appaltante: il caso deciso
Un consorzio autostradale è stato ritenuto responsabile in solido con l'impresa appaltatrice per i danni a una proprietà privata. La Cassazione ha confermato la responsabilità solidale appaltante a causa di vizi progettuali e ha chiarito che l'onere di provare l'estinzione di un giudizio interruttivo della prescrizione grava su chi eccepisce la prescrizione stessa.
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Delegazione di pagamento: il delegato può agire?
Una banca, agendo come delegato in una delegazione di pagamento, ha versato una somma a una società che l'ha ricevuta indebitamente. La Corte di Cassazione ha confermato che la banca delegata ha il diritto di agire direttamente contro la società beneficiaria per la restituzione della somma, in quanto si trattava di una delegazione di pagamento titolata rispetto al rapporto di valuta.
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Clausola compromissoria e P.A.: la Cassazione decide
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della clausola compromissoria nei contratti di concessione pubblica. La Corte ha stabilito che le controversie relative al risarcimento danni per inadempimenti contrattuali della Pubblica Amministrazione, come il ritardo nell'attivazione di servizi, rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario e sono quindi devolvibili ad arbitri. La pronuncia conferma anche la validità di una clausola compromissoria che attribuisce la facoltà di adire il giudice statale solo a una delle parti, qualificandola come patto di opzione.
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Spostamento elettrodotto: serve l’ordine formale?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere un indennizzo per lo spostamento di un elettrodotto, richiesto da un ente pubblico per lavori di pubblica utilità, è indispensabile un provvedimento amministrativo formale emesso dall'autorità competente. Una semplice richiesta scritta, anche se pressante, non è sufficiente a fondare il diritto all'indennizzo, poiché non può sostituire il procedimento previsto dalla legge per la valutazione del pubblico interesse.
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Vincolo conformativo: come incide sul risarcimento?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna al risarcimento danni a carico di un Comune per l'occupazione illegittima di un terreno privato. La motivazione è che la Corte d'Appello non ha adeguatamente spiegato come ha calcolato l'indennizzo, omettendo di considerare l'impatto di un preesistente vincolo conformativo sullo stesso terreno, che ne limitava l'uso edificatorio e, di conseguenza, il valore di mercato.
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Arricchimento indiretto: no a P.A. se c’è contratto
Un subappaltatore, non pagato da un appaltatore fallito, ha citato in giudizio la stazione appaltante pubblica per arricchimento senza causa. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione per arricchimento indiretto è inammissibile quando l'ente pubblico ha acquisito la prestazione in virtù di un valido contratto a titolo oneroso con l'appaltatore. La tutela del subappaltatore risiede nell'azione contrattuale verso l'appaltatore.
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