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Art. 2043 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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214 provvedimenti

Altri anni per Art. 2043 Codice Civile

Giudicato: cosa copre la sentenza definitiva?
Un dipendente pubblico ha richiesto un risarcimento danni, sostenendo la "falsità ideologica" di un provvedimento di distacco. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, confermando le decisioni dei gradi inferiori basate sul principio del giudicato. La Corte ha ribadito che una sentenza definitiva impedisce di riproporre non solo le questioni già sollevate (il dedotto), ma anche tutte quelle che si sarebbero potute sollevare nel medesimo giudizio (il deducibile).
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Impugnazione inammissibile: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso degli eredi di un lavoratore bancario che chiedevano un inquadramento superiore e il risarcimento per demansionamento. La decisione si fonda su principi procedurali chiave: il divieto di riesaminare i fatti in sede di legittimità e la necessità di contestare tutte le autonome 'rationes decidendi' (ragioni della decisione) della sentenza impugnata. Il caso evidenzia come un'impugnazione inammissibile possa vanificare le pretese di merito.
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Somministrazione illegittima: danno e prescrizione
Un ente pubblico ha utilizzato una serie di contratti di somministrazione a termine (somministrazione illegittima) per impiegare lavoratrici per anni sulle stesse mansioni. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, riconoscendo il diritto delle lavoratrici a un risarcimento forfettario ("danno comunitario") senza necessità di provare un danno specifico. Tuttavia, ha chiarito che il termine di prescrizione per i crediti retributivi (come i premi di produzione) decorre in costanza di rapporto e non dalla sua cessazione, accogliendo parzialmente su questo punto il ricorso dell'ente e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Remunerazione medici specializzandi: il diritto al risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13438/2024, ha respinto il ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri, confermando il diritto al risarcimento per la mancata adeguata remunerazione dei medici specializzandi. La Corte ha stabilito che anche i medici che hanno iniziato il corso di specializzazione prima del 1° gennaio 1983 hanno diritto a un indennizzo per il periodo di formazione successivo a tale data, in conformità con le direttive europee e una precedente sentenza della Corte di Giustizia UE.
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Promessa del fatto del terzo: no a danni se c’è indennizzo
Un gruppo di lavoratori, licenziati dopo il fallimento del loro datore di lavoro, ha citato in giudizio una società aeroportuale e un ente regionale. La società aveva promesso, tramite un accordo, di favorire la loro ricollocazione professionale (promessa del fatto del terzo). Una precedente sentenza aveva già concesso ai lavoratori un indennizzo ai sensi dell'art. 1381 c.c., stabilendo che la società aveva agito diligentemente ma la ricollocazione era fallita per cause esterne. In questa nuova causa, i lavoratori chiedevano un risarcimento del danno per inadempimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'indennizzo e il risarcimento del danno sono rimedi alternativi e non cumulabili. Essendo già stata accertata l'assenza di colpa della società (giudicato), non era possibile avanzare una nuova pretesa basata sulla colpa. Anche le richieste verso l'ente regionale sono state respinte per carenza di prova.
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Posizione organizzativa: revoca e demansionamento
Una dipendente del Ministero della Giustizia ha impugnato la revoca del suo incarico di 'Capo Area', sostenendo di aver subito un demansionamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un incarico temporaneo, non formalmente istituito come posizione organizzativa, può essere revocato senza che ciò costituisca demansionamento, in quanto non altera l'inquadramento contrattuale del lavoratore.
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Responsabilità datore di lavoro: il caso del furto
Una cassiera di banca è stata ritenuta responsabile per un ammanco di cassa causato da un furto commesso da un collega. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo la negligenza della dipendente, ha stabilito che va valutata anche la responsabilità del datore di lavoro (la banca) per non aver informato la dipendente dei precedenti penali del collega, configurando un concorso di colpa che può ridurre il risarcimento dovuto. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Giudicato esterno: annulla il debito retributivo
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna al pagamento di differenze retributive in favore di alcuni lavoratori. La decisione si basa su un "giudicato esterno", ovvero una sentenza definitiva emessa in un altro processo tra le stesse parti, che ha negato il diritto all'assunzione su cui si fondava la pretesa economica. Di conseguenza, venendo meno il presupposto del diritto, anche la richiesta di pagamento è stata respinta, ribaltando le decisioni dei giudici di merito.
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Comando Pubblico Impiego: non si perde l’incarico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28902/2025, ha stabilito un principio fondamentale per i dirigenti pubblici: il 'comando pubblico impiego' presso un'altra amministrazione non comporta la perdita automatica dell'incarico originario. La Corte ha chiarito la netta distinzione tra il comando, istituto temporaneo e reversibile, e la mobilità volontaria, che implica un trasferimento definitivo. Di conseguenza, è stata annullata la decisione di un'azienda sanitaria che aveva dichiarato cessato l'incarico di un proprio dirigente solo perché aveva accettato un'assegnazione temporanea presso un'altra struttura.
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Conservazione ferie CCNL: il diritto al miglior trattamento
Una società di servizi pubblici ha impugnato una decisione che riconosceva ai propri dipendenti un numero maggiore di giorni di ferie in base a un contratto collettivo precedente alla privatizzazione. I lavoratori, invocando la clausola di "conservazione ferie CCNL", rivendicavano il mantenimento del trattamento di miglior favore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la clausola di salvaguardia nel nuovo CCNL impone di conservare il numero di giorni di ferie più elevato previsto dal contratto precedente. La Corte ha inoltre chiarito che la specificazione del riferimento normativo nel corso del giudizio costituisce una mera precisazione della domanda e non un'inammissibile domanda nuova.
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Improcedibilità ricorso: conseguenze mancato deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso di un'ex dipendente condannata a restituire oltre 1,3 milioni di euro all'azienda. La causa dell'improcedibilità del ricorso è il mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata nei termini di legge. La Suprema Corte ha respinto la tesi del malfunzionamento informatico, condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali e a pesanti sanzioni per abuso del processo, avendo insistito nell'appello nonostante la palese inammissibilità.
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Ingiustificato arricchimento: compenso per P.A.?
Un professionista ha sviluppato software per una Pubblica Amministrazione senza un contratto scritto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, essendo l'accordo verbale nullo, il professionista ha diritto a un indennizzo tramite l'azione di ingiustificato arricchimento, poiché non esistevano altri rimedi legali specifici applicabili fin dall'inizio.
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Giudicato amministrativo sfavorevole: no risarcimento
Una dirigente pubblica, dopo aver ottenuto sentenze favorevoli dal TAR per un incarico, non eseguite dall'Amministrazione, aveva avviato una causa per risarcimento danni. Tuttavia, il Consiglio di Stato ha successivamente annullato tali sentenze. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, stabilisce che il giudicato amministrativo sfavorevole finale elimina la base della pretesa risarcitoria, poiché fa venire meno l'elemento del 'danno ingiusto'. Di conseguenza, la domanda di risarcimento è stata respinta.
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Assunzione PA: illegittimo annullare la prova vinta
Una candidata vince una selezione pubblica ma l'ente annulla la prova perché ritenuta 'troppo complessa'. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7068/2024, ha stabilito che tale annullamento è illegittimo. Una volta superata la prova di idoneità in un'assunzione PA tramite avviamento a selezione, il candidato acquisisce un vero e proprio diritto soggettivo all'assunzione, limitando il potere di autotutela dell'amministrazione. Il giudice può quindi disporre la costituzione del rapporto di lavoro.
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Inquadramento dirigenziale: onere della prova negato
Una dipendente pubblica, dopo un trasferimento ritardato a causa di un diniego illegittimo dell'amministrazione di provenienza, ha richiesto l'inquadramento dirigenziale e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la mancata dimostrazione da parte della ricorrente dei requisiti necessari per la qualifica superiore, in particolare la titolarità di una struttura intermedia. La decisione ribadisce il principio fondamentale dell'onere della prova a carico di chi avanza una pretesa in giudizio.
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Preavviso pensionamento pubblico: quando non è dovuto
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio l'Amministrazione per aver ricevuto con grave ritardo la comunicazione di rigetto della sua istanza di permanenza in servizio. Tale ritardo, a suo dire, gli avrebbe causato un danno economico, impedendogli di dimettersi in tempo utile per ottenere la buonuscita in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che nel pubblico impiego contrattualizzato la cessazione del rapporto per raggiungimento dei limiti di età è automatica e non è soggetto a un obbligo di preavviso pensionamento pubblico da parte del datore di lavoro. La gestione del rapporto segue le norme del diritto privato, non quelle del procedimento amministrativo.
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Responsabilità precontrattuale PA: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5290/2024, ha chiarito i limiti della responsabilità precontrattuale della PA. Il caso riguarda alcuni lavoratori assunti a seguito di un concorso pubblico, successivamente annullato dal giudice amministrativo. La Suprema Corte ha rigettato la loro richiesta di risarcimento danni, stabilendo che la responsabilità dell'ente pubblico è esclusa quando i lavoratori erano a conoscenza delle irregolarità della procedura concorsuale. Essendo stati convenuti nel giudizio amministrativo, non potevano vantare un affidamento incolpevole nella validità del contratto.
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Inquadramento pubblico impiego: quando è legittimo?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni tecnici sanitari contro il nuovo inquadramento pubblico impiego disposto dalla contrattazione collettiva. La Corte ha ribadito che le scelte sull'equivalenza delle mansioni definite dai contratti collettivi non sono sindacabili dal giudice, legittimando l'assegnazione dei lavoratori a compiti amministrativi rientranti nel nuovo profilo professionale.
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Abuso contratti a termine: risarcimento anche nel P.I.
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno per un dipendente pubblico a causa dell'illegittima reiterazione di contratti a termine. La sentenza chiarisce che, nonostante nel pubblico impiego sia preclusa la conversione del rapporto in tempo indeterminato, l'abuso contratti a termine costituisce un illecito che deve essere sanzionato. Viene inoltre specificato che la mera possibilità di una futura stabilizzazione non è sufficiente a sanare l'illegittimità pregressa, confermando la tutela risarcitoria per il lavoratore.
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Inquadramento mobilità volontaria: la decisione
Un ex dipendente statale, trasferito presso un ente pubblico non economico, ha contestato il suo inquadramento professionale, ritenendolo inferiore a quello spettante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che nell'ambito della mobilità volontaria, l'accettazione di uno specifico posto vacante implica l'accettazione del relativo inquadramento. Pertanto, il lavoratore non può pretendere una classificazione superiore se questa non corrisponde a una posizione disponibile al momento del trasferimento. La sentenza sottolinea come l'inquadramento nella mobilità volontaria sia strettamente legato ai posti effettivamente vacanti e offerti dall'amministrazione di destinazione.
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