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Art. 2 Costituzione — Anno 2023

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121 provvedimenti

Altri anni per Art. 2 Costituzione

Diritto di critica e diffamazione: giornalista condannato per insulti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a carico di un giornalista e del direttore del suo quotidiano. Gli imputati avevano pubblicato articoli con espressioni offensive e gravi accuse infondate di 'estorsione politica' verso un altro giornalista. La Corte ha stabilito che il confine tra diritto di critica e diffamazione era stato superato. L'uso di un linguaggio gratuitamente scurrile e, soprattutto, l'attribuzione di fatti gravissimi non veritieri non rientrano nella critica legittima, ma costituiscono un'aggressione alla reputazione altrui. Di conseguenza, la condanna al risarcimento del danno è stata confermata.
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Frazionamento del credito: legittime due cause per lo stesso affitto
Un'inquilina chiede la restituzione di canoni di locazione pagati in eccesso dal 2004 al 2013, dopo aver già avviato una causa separata per le somme versate dal 2013 in poi. La proprietaria si oppone, accusandola di illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione dà ragione all'inquilina, stabilendo un principio importante: è possibile avviare azioni legali separate quando le pretese, pur collegate, nascono da titoli contrattuali diversi. In questo caso, un contratto scritto del 2004 e un accordo verbale successivo giustificavano due cause distinte. L'azione dell'inquilina è quindi legittima.
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Danno da vacanza rovinata: non un anno ma tre per il risarcimento
Una coppia di turisti chiede il risarcimento per disservizi subiti durante un viaggio. Il tour operator si oppone, sostenendo che la richiesta sia tardiva perché presentata dopo un anno (termine di prescrizione breve). La Corte di Cassazione, però, dà ragione ai viaggiatori. Stabilisce che il **danno da vacanza rovinata** rientra nella categoria più ampia di 'danno alla persona', che include anche lo stress e la delusione, non solo le lesioni fisiche. Di conseguenza, il termine per agire in giudizio non è di uno, ma di tre anni. La richiesta dei turisti è quindi valida e il processo deve continuare.
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Exceptio doli: cliente complice nei prestiti, la banca non paga
Un cliente ha citato in giudizio una banca, accusandola di avergli concesso finanziamenti tramite operazioni illecite che lo hanno portato a un'eccessiva esposizione debitoria. I giudici hanno respinto la richiesta di risarcimento. La decisione si fonda sul fatto che il cliente era pienamente consapevole e consenziente, avendo sollecitato e accettato le operazioni scorrette. La Corte ha applicato il principio dell'**exceptio doli generalis**, secondo cui chi agisce in malafede, partecipando attivamente a un illecito per trarne vantaggio, non può poi chiedere un risarcimento per i rischi che ne sono derivati. La pretesa del cliente è stata quindi giudicata contraria alla buona fede.
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Diffamazione a mezzo stampa: limiti e diritto di cronaca
Un giornalista è stato condannato nei gradi di merito per diffamazione a mezzo stampa a seguito di un articolo che denunciava irregolarità negli accreditamenti di centri medici sportivi. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza ai fini civili, rilevando che i giudici precedenti avevano travisato il contenuto dello scritto e ignorato la mancanza di protocolli pubblici trasparenti. La Suprema Corte ha chiarito che semplici scambi di email non possono sostituire atti amministrativi ufficiali e che il diritto di cronaca è legittimo quando si fonda su una ricerca diligente della verità.
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Diffamazione e fonti anonime: i limiti del giornalista
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità civile per il reato di diffamazione a carico di un giornalista che aveva pubblicato un articolo basato su uno scritto anonimo riguardante una procedura di amministrazione straordinaria. Nonostante l'estinzione del reato per prescrizione, i giudici hanno ribadito che il diritto di cronaca non può essere invocato quando la fonte è anonima, poiché tale fonte è intrinsecamente inidonea a verifiche di attendibilità. La Corte ha chiarito che la semplice presa di distanza formale nel preambolo non elimina la portata offensiva se il testo complessivo insinua dubbi sulla trasparenza di pubblici ufficiali.
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Comportamento concludente e prosecuzione del lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimita del licenziamento di un dirigente medico che, pur avendo maturato i requisiti per la pensione, era stato mantenuto in servizio. La Corte ha stabilito che il comportamento concludente del datore di lavoro, manifestatosi attraverso il pieno inserimento operativo del dipendente dopo il limite di eta, equivale a un consenso tacito alla prosecuzione del rapporto fino ai 70 anni. Tale condotta, interpretata secondo i canoni di buona fede e correttezza, impedisce il libero recesso datoriale.
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Frazionamento del credito: stop ai processi multipli
Una società di servizi ha agito in giudizio per ottenere il pagamento delle indennità di custodia di diversi veicoli sequestrati, avviando però cause separate per ciascun mezzo. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della domanda per abusivo frazionamento del credito. Nonostante i crediti derivassero da singoli atti di affidamento, la loro natura analoga e l'inserimento in un rapporto di durata unitario imponevano la proposizione di un'unica azione legale. La frammentazione delle pretese, senza un interesse oggettivo, viola i principi di correttezza e buona fede, oltre a gravare inutilmente sul sistema giudiziario.
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Regime 41-bis e CD musicali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che consentiva a un detenuto in Regime 41-bis l'acquisto e l'uso di CD musicali e relativi lettori. Sebbene l'uso di tali dispositivi non sia vietato in assoluto, la Corte ha stabilito che il diritto del detenuto deve essere bilanciato con le esigenze di sicurezza. L'amministrazione penitenziaria può legittimamente negare l'autorizzazione se il controllo dei supporti tecnologici richiede un impiego di risorse umane e materiali eccessivo, rendendo impossibile garantire l'assenza di manomissioni o l'ingresso di oggetti pericolosi.
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Cremazione: il consenso dei familiari è obbligatorio
La Corte di Cassazione ha confermato che la Cremazione dei resti mortali derivanti da esumazione richiede necessariamente il consenso espresso dei familiari. Nel caso analizzato, un ente gestore di servizi cimiteriali aveva proceduto alla trasformazione in cenere senza aver correttamente informato gli aventi diritto, interpretando erroneamente il silenzio come assenso. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto dei congiunti di decidere le modalità di culto è un diritto della personalità protetto dagli articoli 2 e 19 della Costituzione. Di conseguenza, la violazione di tale volontà configura una lesione risarcibile del sentimento di pietà verso i defunti, non potendo l'amministrazione procedere d'ufficio in presenza di familiari reperibili.
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Riduzione del pignoramento: criteri di scelta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una debitrice che contestava la riduzione del pignoramento operata su un immobile abitativo anziché su terreni agricoli. Nonostante la richiesta della parte esecutata di preservare la propria abitazione, i terreni presentavano gravi lacune nella continuità delle trascrizioni, mancando la trascrizione dell'accettazione di eredità. La Corte ha chiarito che la riduzione del pignoramento è un atto discrezionale del giudice, finalizzato a garantire una pronta liquidazione dei beni senza gravare il creditore di oneri extra per regolarizzare titoli di proprietà incerti.
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Responsabilità per custodia: caduta su tombino
Una cittadina ha citato un ente comunale per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di una caduta su un tombino non complanare al marciapiede, nascosto da detriti e foglie in un orario di scarsa visibilità. La Corte di Cassazione ha confermato la piena **responsabilità per custodia** dell'ente pubblico, rigettando il ricorso che mirava a ottenere il riconoscimento di un concorso di colpa della vittima. La Corte ha ribadito che la responsabilità ex art. 2051 c.c. ha natura oggettiva e che il custode può liberarsi solo provando il caso fortuito, elemento non sussistente nel caso di specie data l'insidia non visibile e non segnalata.
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Servitù coattiva e uscite di sicurezza: la Cassazione
La Corte di Cassazione affronta il caso di alcuni proprietari di un locale commerciale che hanno aperto un varco su un muretto condominiale per creare un'uscita di sicurezza. Il Condominio ha contestato l'opera, ottenendo nei gradi di merito l'ordine di chiusura e il ripristino dello stato dei luoghi. I ricorrenti invocano la costituzione di una servitù coattiva ai sensi dell'art. 1052 c.c., sostenendo che l'accesso sia necessario per garantire la sicurezza di lavoratori e clienti in conformità alle norme antincendio. La Suprema Corte, rilevando la complessità della questione interpretativa circa l'estensione della servitù coattiva a tutela di valori costituzionali come la salute, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza.
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Fondo solidarietà vittime mafia: guida ai requisiti
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di accesso al Fondo solidarietà vittime mafia per i familiari di un soggetto coinvolto in dinamiche criminali. La decisione ribadisce che il requisito dell'estraneità agli ambienti malavitosi è un elemento immanente della normativa, volto a premiare chi si oppone alla mafia e non chi ne fa parte. Anche prima delle riforme esplicite del 2016, la ratio della legge escludeva benefici per soggetti inseriti in contesti di criminalità organizzata, rendendo legittimo il rigetto della domanda amministrativa basato sulla partecipazione della vittima a scontri tra clan.
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Responsabilità da cose in custodia: guida alla prova
Un cittadino ha citato un'amministrazione comunale per i danni subiti a seguito di una caduta su un marciapiede dissestato. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che la Responsabilità da cose in custodia è esclusa se il danneggiato agisce con imprudenza. Nel caso specifico, l'anomalia era ampiamente visibile e l'illuminazione pubblica sufficiente, rendendo la condotta del pedone la causa esclusiva dell'evento.
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Responsabilità civile magistrati e danni non patrimoniali
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità civile magistrati in relazione al risarcimento dei danni non patrimoniali. Un cittadino aveva agito contro un magistrato per danni subiti a causa di provvedimenti giudiziari, ma la domanda era stata respinta poiché la normativa allora vigente limitava il risarcimento ai soli casi di privazione della libertà personale. La Suprema Corte, recependo la storica sentenza n. 205/2022 della Corte Costituzionale, ha ribaltato l'orientamento precedente. È stato stabilito che negare il risarcimento per la lesione di altri diritti inviolabili, come la salute o la vita privata, è irragionevole e incostituzionale. La causa è stata quindi rinviata per una nuova valutazione del danno.
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Pena illegale: quando contestarla dopo il giudicato
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un soggetto condannato per furto in abitazione che invocava la rideterminazione della sanzione sostenendo la sussistenza di una **Pena illegale**. Il ricorrente lamentava che il giudice avesse applicato una cornice sanzionatoria errata e non avesse rilevato la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha stabilito che, poiché la sanzione di quattro anni rientrava nel range previsto dalla legge vigente al momento del fatto (uno-sei anni), non si configura una illegalità della pena ma, al più, un vizio di motivazione. Tali doglianze, unitamente alla prescrizione, avrebbero dovuto essere sollevate durante il processo ordinario e non possono essere dedotte in sede di esecuzione dopo il passaggio in giudicato della sentenza.
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Frazionamento del credito: stop all’abuso del processo
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un'associazione professionale che ha operato un frazionamento del credito contro una compagnia assicurativa. Lo studio legale aveva richiesto centinaia di decreti ingiuntivi per singole prestazioni, nonostante il rapporto fosse regolato da una convenzione unitaria. La Corte ha confermato che tale condotta integra un abuso del processo, violando i doveri di solidarietà e buona fede. La decisione stabilisce che le sanzioni per il frazionamento non devono limitarsi alla sola fase di opposizione, ma devono colpire anche i costi della fase monitoria per elidere ogni effetto distorsivo della condotta abusiva.
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Frazionamento abusivo del credito: stop ai costi extra
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della condotta di uno studio professionale che aveva attivato centinaia di ricorsi monitori per compensi derivanti da un unico rapporto di durata. Tale pratica integra un frazionamento abusivo del credito, violando i doveri di correttezza e buona fede (art. 1175 c.c.) e il principio del giusto processo. La Corte ha stabilito che il giudice non deve limitarsi alla compensazione delle spese, ma deve eliminare ogni effetto distorsivo, inclusa la revoca dei decreti ingiuntivi e lo stralcio delle spese della fase monitoria, potendo giungere alla declaratoria di inammissibilità delle domande.
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Frazionamento del credito: stop all’abuso del processo
Uno studio legale ha avviato centinaia di ricorsi per decreto ingiuntivo contro una compagnia assicurativa per recuperare compensi professionali derivanti da un rapporto unitario. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta costituisce un frazionamento del credito abusivo, in quanto viola i doveri di correttezza e buona fede. Sebbene le domande non siano state dichiarate inammissibili per ragioni procedurali, la Corte ha stabilito che il giudice deve eliminare ogni vantaggio economico derivante dalla parcellizzazione, negando il rimborso delle spese legali superflue maturate nella fase monitoria.
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