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Art. 1965 Codice Civile

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373 provvedimenti

Accordo tra imprese e cessazione della materia del contendere
Una complessa controversia commerciale tra diverse società e amministrazioni locali è giunta davanti alla Corte di Cassazione dopo anni di contenziosi amministrativi. Prima della decisione finale dei giudici di legittimità, le imprese hanno stipulato un accordo transattivo globale per chiudere pacificamente ogni pendenza. Gli enti pubblici coinvolti hanno preso atto dell'intesa privata. Le parti hanno quindi depositato un'istanza congiunta per formalizzare l'intesa e rinunciare agli effetti delle precedenti sentenze amministrative. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo raggiunto e ha dichiarato formalmente la cessazione della materia del contendere. I giudici hanno inoltre compensato integralmente le spese legali tra i partecipanti, escludendo l'obbligo di versare il doppio contributo unificato poiché il venire meno dell'interesse alla causa è avvenuto solo dopo la presentazione del ricorso iniziale.
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Locazione ad uso non abitativo o vendita: l’accordo salva l’area
Una società privata occupava un'ampia area pubblica adibita a parcheggio in virtù di decreti amministrativi di messa a disposizione. Successivamente l'ente pubblico proprietario chiedeva il rilascio immediato del bene ritenendo scaduto il termine. La società avviava una causa per accertare che il rapporto configurasse una vera e propria locazione ad uso non abitativo con durata minima di sei anni. La Corte d'Appello smentiva l'esistenza di un vincolo contrattuale valido, inducendo l'impresa al ricorso per cassazione. Davanti ai giudici di legittimità le parti hanno comunicato la definizione di un accordo economico per la compravendita dell'area. La Suprema Corte ha pertanto disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per permettere il perfezionamento della transazione.
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Rinvio per trattative: scontro societario verso l’accordo
Una società alberghiera e un gruppo societario concorrente hanno impugnato reciprocamente in Cassazione una sentenza della Corte di Appello. Durante il giudizio, entrambe le parti hanno depositato un'istanza congiunta segnalando la presenza di complesse trattative negoziali per comporre l'intera disputa a livello internazionale. Le società hanno quindi domandato la sospensione dell'iter processuale e la riunione della causa con un altro procedimento pendente. I giudici supremi hanno accolto l'istanza e disposto il rinvio per trattative della controversia, permettendo ai contendenti di proseguire il dialogo conciliativo per risolvere bonariamente il contenzioso.
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Cessazione della materia del contendere e accordo sulle vendite
I promissari acquirenti avevano promosso un giudizio per ottenere il trasferimento forzato di alcune porzioni immobiliari. I giudici di merito avevano confermato il passaggio dei beni, ma le parti avevano presentato ricorso e controricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, i contendenti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale: l'intero immobile è stato alienato di comune intesa a soggetti terzi estranei mediante rogiti notarili. I difensori hanno quindi depositato istanza congiunta per chiedere l'estinzione della causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. L'intesa raggiunta cancella retroattivamente le sentenze dei gradi precedenti, dispone l'integrale compensazione delle spese di giudizio ed esclude il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e liti
Una società proprietaria ha impugnato una delibera dell'assemblea condominiale, chiedendo anche la restituzione delle somme pagate. Dopo la decisione sfavorevole dei giudici d'appello, la condomina ha presentato ricorso davanti ai giudici di legittimità. Nelle more del procedimento, le due parti hanno stipulato un accordo transattivo per chiudere ogni lite in via amichevole. La società ha quindi formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione, sottoscritta per accettazione anche dal rappresentante del condominio. I Supremi Giudici hanno preso atto dell'accordo e dichiarato l'estinzione del processo. Il Collegio ha chiarito che, in caso di rinuncia, la parte non deve versare il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una sanzione riservata esclusivamente ai casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Lite con il Fisco: cessazione della materia del contendere
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente maggiori redditi IRPEF derivanti da quote in una società estera ritenuta residente in Italia. Dopo una decisione d'appello sfavorevole, la socia ha proposto ricorso in Cassazione denunciando difetti di notifica, carenze istruttorie ed errata valutazione probatoria. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire bonariamente la controversia. La contribuente ha depositato rinunzia formale al giudizio con l'assenso dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere per intervenuta intesa negoziale, sancendo la caducazione della sentenza impugnata.
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Ripetizione di indebito bancario: tra pretese e prova del saldo
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la ripetizione di indebito bancario per presunti interessi usurari, anatocismo e commissioni non pattuite su conti aperti negli anni '70 e '80. La banca ha eccepito l'esistenza di un accordo transattivo su uno dei rapporti e contestato la mancanza degli estratti conto completi. La Corte d'Appello ha riconosciuto solo in parte le somme richieste, rigettando le pretese su un conto coperto da transazione e rideterminando il saldo partendo dal primo estratto conto a debito disponibile. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la pronuncia d'appello, stabilendo la piena validità dell'eccezione di transazione e l'onere probatorio a carico del cliente.
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Quietanza a saldo: stop a ulteriori compensi professionali
Un professionista ha svolto incarichi tecnici per una società immobiliare e ha firmato una quietanza a saldo su un documento separato. Successivamente, il tecnico ha emesso nuove fatture e richiesto ulteriori compensi tramite decreto ingiuntivo. La società ha contestato la pretesa, sostenendo l'estinzione totale del debito grazie all'accordo economico raggiunto. La Corte di Cassazione ha confermato che la quietanza a saldo non era una semplice ricevuta di pagamento, ma un atto negoziale con cui il professionista ha rinunciato a ogni ulteriore somma per le opere eseguite. I giudici hanno respinto il ricorso del professionista, confermando la perdita definitiva del credito preteso e condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Trattative di bonario componimento: lite sospesa in Cassazione
Una società commerciale ha promosso un ricorso in Cassazione contro la curatela fallimentare di un'altra impresa e una terza parte privata, contestando gli esiti della corte territoriale. A sua volta, la curatela ha depositato un controricorso incidentale per tutelare la massa dei creditori. Davanti alla Suprema Corte, le parti hanno presentato una richiesta congiunta: hanno dichiarato l'avvio di trattative di bonario componimento finalizzate a trovare una soluzione amichevole ed economica. I giudici di legittimità hanno preso atto della volontà condivisa dei contendenti e hanno disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, congelando momentaneamente il contenzioso per favorire il raggiungimento di un accordo transattivo.
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Premio di produttività: accordo sindacale ed ex dipendenti
Un lavoratore ha cessato il servizio a fine 2011 tramite risoluzione consensuale e verbale di conciliazione, riservandosi il diritto a percepire il premio di produttività per l'anno trascorso. Successivamente, nel giugno 2012, un accordo sindacale ha stabilito le regole per erogare il beneficio, riservando la somma finale solo al personale ancora in forza al momento della firma. L'ex dipendente ha avviato una causa per ottenere le somme spettanti. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, rilevando che la fonte del compenso era esclusivamente il successivo accordo sindacale. La Corte di Cassazione ha confermato tali pronunce, dichiarando inammissibile il ricorso del dipendente e condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Transazione fiscale nel concordato: la capogruppo non è immune
L'Agenzia delle Entrate ha contestato maggiori imposte a una società controllata e alla sua controllante consolidante. Durante il contenzioso, la controllata ha stipulato un accordo di ristrutturazione con transazione fiscale nel concordato preventivo. I giudici d'appello hanno dichiarato estinto il processo per entrambe le società, ritenendo cancellato l'intero debito tributario. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici supremi hanno stabilito che l'effetto estintivo della transazione fiscale nel concordato si applica solo alla società che propone la procedura concorsuale. La società capogruppo consolidante resta pertanto pienamente coobbligata per le imposte del gruppo verso l'Erario.
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Differenze retributive negate nonostante il lavoro subordinato
Un dipendente cita la propria azienda per ottenere il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro subordinato decennale, l'inquadramento superiore, il risarcimento per demansionamento e il pagamento di differenze retributive per oltre centotrentanovemila euro. La Corte di Appello accerta la natura subordinata del rapporto e ordina la regolarizzazione dei contributi non prescritti. Tuttavia, i giudici respingono le richieste economiche: il lavoratore non ha formulato una domanda specifica per il livello riconosciuto e non ha impugnato un precedente accordo transattivo stipulato con l'azienda. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso del dipendente inammissibile. Il lavoratore perde il giudizio poiché non ha contestato in modo specifico la validità della transazione tombale, confermando il rigetto di qualsiasi compenso aggiuntivo.
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Transazione e contributi previdenziali: accordo nullo per l’ente
Un'azienda sospendeva illegittimamente i propri dipendenti dal lavoro. In seguito alla sentenza del Pretore, le parti raggiungevano un accordo transattivo per chiudere la vertenza. L'ente previdenziale emetteva comunque una cartella esattoriale per recuperare i versamenti omessi durante la sospensione. L'azienda proponeva opposizione sostenendo che l'accordo privato cancellasse i precedenti debiti verso l'ente pubblico. I giudici hanno respinto la tesi aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato che il binomio transazione e contributi previdenziali non consente sconti all'ente pubblico: gli accordi tra datore e dipendenti non cancellano l'obbligo di pagare la contribuzione maturata durante il rapporto attivo.
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Rinuncia al ricorso per cassazione e fine della lite
Una società impugna i lodi arbitrali relativi a contratti di associazione in partecipazione e, dopo la conferma della decisione in secondo grado, approda davanti alla Suprema Corte. Durante il giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo transattivo che risolve ogni divergenza. La società formalizza dunque la rinuncia al ricorso per cassazione, prontamente accettata dalle controparti. I giudici prendono atto dell'intesa ed estinguono il procedimento. Questa chiusura concordata comporta la mancata regolazione delle spese di lite tra le parti e risparmia al ricorrente la sanzione del raddoppio del contributo unificato, prevista solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Ripartizione spese lastrico solare tra accordo e legge
Una condomina ha impugnato la delibera assembleare contestando il criterio legale applicato per la ripartizione spese lastrico solare. La donna sosteneva l'esistenza di un pregresso accordo transattivo che avrebbe posto tutti gli oneri futuri di manutenzione a carico esclusivo del precedente proprietario dell'area. I giudici di merito hanno respinto l'impugnazione rilevando che l'assemblea aveva soltanto conferito un mandato per trattare e che la successiva scrittura privata era stata firmata dall'ex proprietario quando aveva già venduto l'immobile. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il rigetto del ricorso. In assenza di una valida convenzione sottoscritta e approvata da tutti i partecipanti, le spese per la terrazza a uso esclusivo devono seguire la suddivisione per millesimi prevista dalla legge.
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Cessazione della materia del contendere e accordo di lavoro
Una dipendente sanitaria agisce in giudizio contro l'Azienda Sanitaria per ottenere un inquadramento contrattuale superiore e le differenze retributive. La Corte d'Appello accoglie le richieste della lavoratrice, ma l'ente pubblico impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, le parti firmano un accordo transattivo davanti alla Commissione di conciliazione dell'Ispettorato del Lavoro. Con questa intesa, la lavoratrice rinuncia alle domande giudiziali e l'Azienda regola i rapporti economici. I giudici supremi accertano il venir meno dell'interesse ad agire ed emettono la cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione totale delle spese di lite.
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Cessazione della materia del contendere: lite sanitaria chiusa
Una lavoratrice ha avviato una causa contro un'Azienda Sanitaria per ottenere il riconoscimento del livello contrattuale superiore e le relative differenze retributive. Dopo l'iniziale rigetto in primo grado e il successivo accoglimento delle domande in corte d'appello, l'ente sanitario ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo formale per risolvere bonariamente la lite. La Suprema Corte ha preso atto della transazione e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Questa pronuncia elimina gli effetti della precedente sentenza favorevole alla dipendente in forza del patto raggiunto, disponendo la compensazione totale delle spese di lite e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato.
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Cessazione della materia del contendere: lite sanitaria chiusa
Una lavoratrice della sanità pubblica ha avviato una causa contro l'Azienda Sanitaria per ottenere l'inquadramento contrattuale superiore e le relative differenze retributive. Dopo alterne vicende giudiziarie, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione su ricorso dell'ente pubblico. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole depositando una formale memoria di conciliazione. La Suprema Corte ha preso atto della transazione e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Questa pronuncia sancisce il venir meno dell'efficacia della precedente sentenza di merito e dispone la compensazione delle spese legali, chiudendo definitivamente il contenzioso tra lavoratrice e amministrazione.
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Transazione su pretesa temeraria: quando l’accordo resta valido
Una società in liquidazione ha impugnato un accordo transattivo firmato con l'INPS nel 2008, chiedendone l'annullamento per transazione su pretesa temeraria ai sensi dell'articolo 1971 del codice civile. L'ente previdenziale aveva richiesto oltre quattro milioni di euro per contributi non versati, iscrivendo un'ipoteca sui beni della società. La ricorrente sosteneva che la pretesa dell'INPS fosse totalmente infondata e avanzata in mala fede, poiché non considerava i versamenti già effettuati da una cooperativa interposta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per annullare l'accordo servono sia la totale infondatezza oggettiva della pretesa sia la mala fede soggettiva del creditore. Nel caso specifico, esisteva una reale incertezza sui debiti (res dubia) e l'INPS aveva agito senza dolo, rendendo valido l'accordo.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo supera la lite
Due creditori di un consorzio agrario in liquidazione coatta amministrativa hanno contestato l'inerzia dell'autorità di vigilanza di fronte alle gravi irregolarità del commissario liquidatore. Dopo alterne vicende davanti ai giudici amministrativi, il consorzio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere bonariamente la controversia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, le precedenti sentenze perdono efficacia e le spese di giudizio vengono interamente compensate tra le parti, ponendo fine alla vicenda giudiziaria.
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