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Art. 186 Codice della Strada — Sezione Settima Penale

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752 provvedimenti

Altri anni per Art. 186 Codice della Strada

Ricorso personale in Cassazione: l’errore che conferma la condanna
La Conducente viene condannata per guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico pari a 2 g/l e con l'aggravante di aver causato un incidente stradale. La donna propone ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di avviso per l'assistenza del difensore durante l'esame ematico e il mancato bilanciamento delle attenuanti. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso poiché presentato tramite ricorso personale in Cassazione, modalità non più consentita dopo la riforma del 2017 che impone l'assistenza obbligatoria di un difensore abilitato. Di conseguenza, la condanna viene confermata e la ricorrente viene condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sospensione condizionale della pena ammessa dopo i lavori utili
Un automobilista, fermato alla guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico di 1,68 g/l dopo un incidente notturno, si è visto negare la sospensione condizionale della pena a causa di un precedente reato analogo, estinto grazie allo svolgimento positivo di lavori di pubblica utilità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che un reato precedentemente estinto tramite lavori di pubblica utilità non costituisce un ostacolo per concedere la sospensione condizionale della pena in un successivo procedimento. Di conseguenza, accertata anche la scadenza dei termini temporali per giudicare il fatto, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Guida in stato di ebbrezza: 11 auto colpite e niente sconti
Un neopatentato, alla guida con un tasso alcolemico di 1,81 g/l, provoca un incidente notturno urtando undici auto in sosta. Accusato di guida in stato di ebbrezza, viene condannato in appello. Il conducente ricorre in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la gravità del fatto, unita ai precedenti penali e all'assenza di elementi positivi, giustifica ampiamente il diniego delle attenuanti. La semplice incensuratezza non basta più per ottenere uno sconto di pena, soprattutto a fronte di una condotta così pericolosa. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Rifiuto dell’alcoltest: condanna senza avviso dell’avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il rifiuto dell'alcoltest. Il conducente lamentava la mancata comunicazione della facoltà di farsi assistere da un difensore prima del test. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di avviso non sussiste in caso di rifiuto dell'alcoltest, poiché la presenza del difensore serve a garantire la regolarità di un accertamento che di fatto non è stato eseguito. L'automobilista è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Il caso riguarda un automobilista accusato del reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver causato un incidente stradale in orario notturno nel 2015. Dopo la condanna in appello, il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando la responsabilità penale. I giudici di legittimità hanno rilevato d'ufficio che, nelle more del giudizio, è decorso il termine massimo di cinque anni per la prescrizione del reato. Poiché il ricorso non era inammissibile, la Corte ha potuto applicare la causa di estinzione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto per prescrizione, non essendovi elementi evidenti per un'assoluzione nel merito.
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Guida in stato di ebbrezza: basta un solo test dell’etilometro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il conducente contestava la validità della misurazione del tasso alcolemico. I giudici hanno stabilito che, per accertare il reato di guida in stato di ebbrezza, è sufficiente anche una sola misurazione tramite etilometro, purché questa sia confermata da elementi sintomatici evidenti rilevati dagli agenti al momento del controllo, come l'alito alcolico o la difficoltà di linguaggio. Di conseguenza, l'automobilista è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando definitivamente la sua responsabilità penale.
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Prescrizione del reato: condanna annullata in Cassazione
Il Conducente veniva accusato del reato di guida in stato di ebbrezza commesso nel 2016. Dopo la condanna nei gradi precedenti, proponeva ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte, rilevando che il ricorso non era inammissibile, ha dichiarato d'ufficio la prescrizione del reato, maturata dopo la sentenza d'appello. Poiché erano decorsi più di cinque anni dal fatto senza una condanna definitiva e non emergevano elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Corte ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio. Il procedimento si conclude così con l'estinzione del reato per prescrizione del reato, liberando il Conducente da ogni conseguenza penale.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest tardivo non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il conducente contestava la validità del test alcolemico a causa del tempo trascorso tra la guida e l'accertamento. I giudici hanno ribadito che, di fronte a un test regolare, spetta all'imputato dimostrare anomalie capaci di invalidarlo. Il semplice intervallo temporale non basta a escludere il reato. Di conseguenza, l'automobilista perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest tardivo resta valido
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un automobilista condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza. Il conducente contestava l'affidabilità dell'alcoltest a causa del tempo trascorso tra la guida e l'accertamento. I giudici hanno chiarito che, se l'alcoltest rispetta le norme, spetta all'imputato dimostrare eventuali anomalie. Il semplice intervallo temporale non basta a invalidare la prova. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente dovrà pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest dopo 30 minuti è valido
L'Automobilista è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza. Ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che l'alcoltest, effettuato circa trenta minuti dopo la fine della guida, non fosse attendibile per dimostrare lo stato di alterazione al momento del controllo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che, in presenza di un accertamento del tasso alcolemico regolare, spetta all'imputato dimostrare circostanze eccezionali capaci di invalidare il test. Il semplice intervallo temporale di trenta minuti tra la guida e l'esame non è sufficiente a escludere la validità del rilevamento. L'Automobilista perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest fa prova senza scuse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. L'imputato contestava il funzionamento dell'etilometro e la revoca della messa alla prova. I giudici hanno chiarito che l'alcoltest costituisce prova legale dello stato di alterazione: spetta alla difesa dimostrare l'eventuale mancata revisione dello strumento, non bastando una generica richiesta di verifica. Inoltre, la Cassazione ha confermato la revoca della messa alla prova a causa delle violazioni del programma terapeutico concordato con il SerT, tra cui la positività alla cocaina e l'assenza ai colloqui. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: ricorso respinto e patente revocata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza con conseguente revoca della patente di guida. Il conducente contestava la ricostruzione dei fatti e la gravità della sanzione. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e che la determinazione della pena è corretta se motivata in base ai criteri di legge. Di conseguenza, la revoca della patente disposta ai sensi del Codice della Strada è legittima. L'automobilista è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione della patente: niente sconti col patteggiamento
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha proposto patteggiamento chiedendo la riduzione della sanzione accessoria della sospensione della patente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la riduzione fino a un terzo della sospensione della patente prevista in caso di patteggiamento si applica esclusivamente per il reato di omicidio colposo stradale. Questa agevolazione non può essere estesa al reato di guida in stato di ebbrezza. Di conseguenza, il conducente perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: la Cassazione nega la particolare tenuità
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato la particolare pericolosità della condotta, caratterizzata dalla guida in autostrada, di notte e in condizioni psicofisiche gravemente alterate. Tale condotta esclude l'applicazione della causa di non punibilità. Inoltre, la valutazione sulle attenuanti generiche spetta esclusivamente al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest inchioda il conducente
Un automobilista è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il corretto funzionamento dell'etilometro e richiedendo la prova della sua omologazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'esito positivo dell'alcoltest costituisce di per sé una prova valida dello stato di alterazione. Spetta alla difesa l'onere di dimostrare concretamente il mancato funzionamento o l'assenza di verifiche periodiche dello strumento, non bastando una generica contestazione. Di conseguenza, l'automobilista è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per alcol
Il caso riguarda un automobilista condannato nei gradi precedenti per guida in stato di ebbrezza aggravata. Il conducente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la regolarità dei controlli e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rilevato che, nel frattempo, è maturata la prescrizione del reato, essendo trascorsi più di cinque anni dal fatto senza che il ricorso fosse inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna. La prescrizione del reato ha così estinto ogni accusa, determinando la vittoria del conducente che evita la sanzione penale.
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Prescrizione del reato: addio condanna per guida in stato di ebbrezza
L'Automobilista era stata condannata per guida in stato di ebbrezza con le aggravanti dell'incidente stradale e delle ore notturne. Contro la sentenza d'appello, l'imputata ha proposto ricorso per Cassazione. I giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso era ammissibile, non presentando vizi formali o manifesta infondatezza. Di conseguenza, si è potuto constatare il decorso del termine massimo di cinque anni per la prescrizione del reato, maturato successivamente alla sentenza d'appello. Non essendoci elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione del reato. L'Automobilista ha così ottenuto la cancellazione della condanna senza subire ulteriori procedimenti.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna annullata per prescrizione
Il Conducente veniva condannato nei gradi di merito per il reato di guida in stato di ebbrezza, con conseguente confisca del veicolo e sospensione della patente per dodici mesi. Egli proponeva ricorso in Cassazione lamentando diversi vizi procedurali. La Suprema Corte ha rilevato d'ufficio l'intervenuta prescrizione del reato, essendo decorso il termine massimo di cinque anni dal fatto. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata. Questa decisione ha comportato anche la revoca delle sanzioni amministrative della confisca della vettura e della sospensione della patente di guida, poiché l'estinzione del reato principale fa venir meno i provvedimenti accessori collegati. Il Conducente ha quindi ottenuto l'annullamento della condanna e la restituzione del veicolo e del titolo di guida.
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Prescrizione del reato: evita la condanna ma perde la patente
Un automobilista è stato condannato in primo grado per guida in stato di ebbrezza. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso lamentando l'ingiusta concessione delle attenuanti generiche e la mancata confisca del veicolo. La Corte di Cassazione ha rilevato d'ufficio l'avvenuta prescrizione del reato, essendo decorso il termine massimo di cinque anni dal fatto. I giudici hanno chiarito che, in presenza di una causa di estinzione come la prescrizione del reato, non è possibile esaminare i vizi di motivazione sollevati dal ricorrente, né procedere a un rinvio. Non emergendo elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, disponendo la trasmissione degli atti al Prefetto per i provvedimenti amministrativi sulla patente.
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Prescrizione del reato: condanna cancellata e patente salvata
Un automobilista, condannato nei precedenti gradi di giudizio per guida in stato di ebbrezza con conseguente revoca della patente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi nell'accertamento con l'etilometro. La Suprema Corte ha rilevato d'ufficio l'avvenuta prescrizione del reato, essendo decorso il termine massimo di cinque anni dal fatto. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata. Poiché la prescrizione del reato estingue l'illecito penale, la Corte ha anche revocato la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida. La decisione evidenzia come la maturazione della prescrizione del reato prevalga sulla necessità di esaminare altre eccezioni procedurali sollevate dalla difesa, determinando la cancellazione sia della condanna penale sia del provvedimento di revoca della patente.
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