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Art. 1669 Codice Civile

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332 provvedimenti

Azione revocatoria ordinaria: donare alle mogli non salva i debitori
Un Condominio ottiene la condanna di una societ costruttrice e dei suoi soci per gravi vizi dell'edificio. Prima della sentenza, i soci donano i propri immobili alle mogli tramite convenzioni matrimoniali. Il Condominio promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali donazioni. I debitori si difendono sostenendo che gli immobili erano gi ipotecati e che vi erano altri coobbligati solvibili. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei debitori, stabilendo che l'esistenza di ipoteche non esclude il pregiudizio per il creditore e che la solvibilit degli altri coobbligati irrilevante. Il Condominio vince la causa, potendo cos pignorare i beni donati.
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Denuncia gravi difetti: condominio vince contro il costruttore
Un condominio ha riscontrato gravi infiltrazioni d'acqua nei garage interrati e ha promosso un'azione legale contro la società costruttrice. Quest'ultima ha eccepito la decadenza del condominio, sostenendo che i vizi erano noti da oltre un anno prima della contestazione scritta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società costruttrice, confermando che il termine annuale per la denuncia gravi difetti decorre solo dal momento in cui il danneggiato acquisisce una piena e oggettiva consapevolezza della gravità del problema e del collegamento causale con i difetti di costruzione, conoscenza che spesso si consolida solo dopo il deposito di una perizia tecnica specialistica. La società costruttrice è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Mutamento della domanda: quando i vizi della casa costano caro
Gli Acquirenti di un appartamento citano in giudizio la Società Venditrice per gravi difetti di isolamento acustico. Inizialmente invocano la garanzia per vizi della vendita, ma successivamente provano a far valere la responsabilità del costruttore. La Cassazione stabilisce che il passaggio dall'azione contrattuale a quella di responsabilità del costruttore costituisce un inammissibile mutamento della domanda se proposto oltre i termini della prima memoria istruttoria. Tuttavia, la Corte accoglie il ricorso degli Acquirenti sulla richiesta di restituzione del maggior prezzo pagato rispetto ai limiti della convenzione di lottizzazione, erroneamente dichiarata assorbita nei gradi precedenti. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Gravi vizi di costruzione: risarcimento sì, ma senza nuove pretese
Il Condominio ha citato in giudizio l'Impresa Costruttrice per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da gravi vizi di costruzione, tra cui infiltrazioni e crepe. L'Impresa Costruttrice ha eccepito la prescrizione dell'azione, sostenendo che il Condominio conoscesse i difetti già da una perizia privata del 2010. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine per denunciare i gravi vizi di costruzione decorre solo quando si acquisisce una piena e oggettiva consapevolezza tecnica delle cause, avvenuta nel 2012 con il deposito di una perizia ufficiale. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso dell'Impresa Costruttrice limitatamente ad alcuni difetti del tetto richiesti tardivamente dal Condominio oltre i termini processuali. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare il risarcimento escludendo le opere tardive.
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Responsabilità dell’appaltatore tra risarcimento e prescrizione
Alcuni proprietari di appartamenti hanno subito gravi infiltrazioni d'acqua dal tetto e hanno fatto causa alla società venditrice e all'impresa edile per ottenere il risarcimento dei danni. Il Tribunale ha dichiarato prescritto il diritto al risarcimento speciale per gravi difetti costruttivi. La Corte d'appello ha invece condannato l'impresa applicando la tutela generale per fatto illecito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa, stabilendo un principio fondamentale sulla responsabilità dell'appaltatore: non si può utilizzare l'azione risarcitoria generale per aggirare i termini di prescrizione scaduti dell'azione speciale per gravi difetti, se quest'ultima era astrattamente applicabile al caso concreto. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Responsabilità del progettista: la transazione non lo salva
Un Comune ha commissionato la costruzione di una scuola, ma l'edificio ha mostrato gravi cedimenti strutturali dovuti al terreno argilloso. Il Comune ha fatto causa alle ditte costruttrici e all'architetto. Quest'ultimo, accusato di non aver verificato la stabilità del suolo, ha sostenuto che un precedente accordo transattivo tra il Comune e la prima ditta appaltatrice coprisse anche la sua posizione. I giudici di merito hanno invece stabilito che la transazione riguardava solo la direzione dei lavori e non la progettazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'architetto, confermando che la responsabilità del progettista per gravi difetti strutturali (ex art. 1669 c.c.) non viene meno automaticamente per effetto di una transazione parziale stipulata con il costruttore, se l'accordo non prevedeva espressamente tale estensione.
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Denuncia dei vizi nell’appalto: pagare senza riserve costa caro
Un'impresa edile ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un committente per il saldo di lavori di ristrutturazione. Il committente e suo figlio si sono opposti, lamentando gravi difetti e infiltrazioni d'acqua, chiedendo un risarcimento danni. La Corte d'Appello ha respinto la domanda dei committenti perché la denuncia dei vizi nell'appalto è avvenuta oltre un anno dopo la fine dei lavori, e i pagamenti erano stati effettuati senza riserve. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibili i motivi di ricorso. I giudici hanno chiarito che non si possono proporre per la prima volta in Cassazione nuove tesi difensive, come la responsabilità da custodia del cantiere, né si può richiedere un nuovo esame dei fatti già valutati nei precedenti gradi di giudizio.
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Gravi difetti di costruzione e rivalsa scaduta per il costruttore
Il Condominio ha citato in giudizio l'Impresa Costruttrice per i gravi difetti di costruzione riscontrati nei muri di contenimento dell'area parcheggio. L'Impresa Costruttrice ha chiamato in causa il Subappaltatore e il Direttore dei Lavori per essere sollevata da ogni responsabilità. La Corte d'Appello ha condannato questi ultimi a risarcire l'impresa. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Subappaltatore. I giudici d'appello hanno infatti omesso di pronunciarsi sulla tempestività dell'azione di regresso dell'appaltatore, che deve rispettare il termine di decadenza di sessanta giorni previsto dalla legge. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Contratto di appalto: l’ordine del Comune cancella la colpa
Nel contesto di un contratto di appalto pubblico per il riassetto del sistema di smaltimento delle acque, l'Impresa esegue lavori aggiuntivi di ripristino stradale ordinati dal Comune. La Corte d'Appello nega il compenso e ordina la restituzione delle somme già pagate dal Comune, accogliendo una richiesta formulata solo nella comparsa conclusionale. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Impresa. Sotto il profilo processuale, la domanda di restituzione delle somme pagate in esecuzione della sentenza di primo grado è tardiva se proposta solo con la comparsa conclusionale. Sotto il profilo sostanziale, la Corte d'Appello ha omesso di valutare l'ordine di servizio scritto del Comune che imponeva la rapida esecuzione dei lavori, escludendo ingiustamente la tesi dell'Impresa che aveva espresso riserve per iscritto. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Capannone in fiamme: esclusa la responsabilità per gravi difetti
Una società proprietaria ha chiesto il risarcimento dei danni alla società costruttrice dopo che un incendio ha distrutto il suo capannone industriale. La proprietaria sosteneva la sussistenza di una responsabilità per gravi difetti, affermando che la struttura non aveva resistito al fuoco per i 120 minuti previsti dalla legge. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, non riscontrando anomalie costruttive determinanti. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, rigettando il ricorso principale. I giudici hanno chiarito che le perizie tecniche non hanno evidenziato difetti di costruzione idonei a causare la propagazione delle fiamme e che il capannone rispettava le norme antincendio dell'epoca. Di conseguenza, la società proprietaria perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
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Gravi difetti di costruzione: la sicurezza batte i formalismi
La Committente ha citato in giudizio l'Appaltatore, il Collaudatore e il Direttore dei Lavori per gravi difetti di costruzione legati al mancato rispetto della normativa antisismica di un edificio. I giudici di merito hanno condannato i professionisti al risarcimento dei danni in solido. Il Direttore dei Lavori ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il mancato rispetto di una circolare ministeriale non potesse configurare una violazione di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'inosservanza delle indicazioni tecniche ministeriali si traduce in una violazione delle regole dell'arte. Di conseguenza, sussiste la responsabilità per gravi difetti di costruzione se l'immobile non garantisce la sicurezza antisismica.
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Vendita aliud pro alio: quando il difetto non è un inganno
Gli Acquirenti di un immobile riscontravano gravi difformità nell'impianto di riscaldamento rispetto a quanto certificato dalla ditta installatrice e dal geometra. Avviavano un accertamento tecnico e poi una causa per ottenere il risarcimento dei danni. I giudici di merito rigettavano la domanda, ritenendo i difetti semplici vizi redibitori ormai prescritti, escludendo l'ipotesi di vendita aliud pro alio poiché l'immobile possedeva l'abitabilità e la classe energetica pattuita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli Acquirenti, confermando che le contestazioni tardive sulle responsabilità professionali costituiscono domande nuove inammissibili in appello e che non si trattava di vendita aliud pro alio, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio.
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Azione revocatoria ordinaria: donare alle mogli non salva i soci
Un professionista, condannato in solido con una società costruttrice e i suoi soci per gravi difetti edilizi, subisce la minaccia di precetto da parte dei creditori. Prima della sentenza definitiva, i soci donano i propri immobili alle mogli per sottrarli all'esecuzione. Il professionista promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali donazioni, vantando un'aspettativa di regresso. La Corte di Cassazione conferma la revoca delle donazioni: l'azione revocatoria ordinaria spetta anche a chi vanta un credito eventuale o litigioso, come il diritto di regresso tra coobbligati solidali. La solvibilità degli altri debitori o la presenza di polizze assicurative non escludono il pregiudizio del creditore, rendendo legittima la tutela del suo patrimonio.
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Gravi difetti di costruzione: quando pavimenti e balconi non bastano
I Proprietari hanno chiesto il risarcimento dei danni all'Impresa Appaltatrice per difetti riscontrati nei pavimenti e nei balconi degli immobili. La Corte d'Appello ha annullato la decisione degli arbitri, ritenendo che tali problemi non costituissero gravi difetti di costruzione ai sensi dell'articolo 1669 del codice civile, ma semplici vizi dell'opera soggetti a una prescrizione molto più breve, ormai decorso il tempo utile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che spetta solo al giudice di merito valutare se i difetti riscontrati compromettano l'immobile nella sua globalità. Di conseguenza, i Proprietari hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali, poiché i danni ai pavimenti e ai balconi non sono stati considerati gravi difetti di costruzione.
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Qualificazione della domanda giudiziale e pavimenti difettosi
Due comproprietari riscontrano gravi difetti nel pavimento in legno posato nelle loro abitazioni. Decidono quindi di citare in giudizio la società produttrice del materiale per ottenere il risarcimento dei danni. Il Tribunale rigetta la domanda escludendo sia la responsabilità contrattuale, per mancanza di un contratto diretto, sia quella da prodotto difettoso, poiché i danni riguardavano solo il pavimento stesso e non altre cose o persone. I proprietari ricorrono in Cassazione lamentando la mancata qualificazione della domanda giudiziale da parte del giudice, che avrebbe dovuto applicare d'ufficio le regole sulla responsabilità extracontrattuale. La Suprema Corte, ritenendo la questione di massima importanza per l'uniformità dell'interpretazione del principio "iura novit curia", decide di rimettere la causa alla pubblica udienza per una decisione collegiale approfondita.
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Accertamento tecnico preventivo: stop alla prescrizione dei vizi
L'Acquirente di due appartamenti ha riscontrato gravi difetti di costruzione e ha avviato un accertamento tecnico preventivo contro l'Azienda Costruttrice. Successivamente, ha promosso l'azione di risarcimento danni ex art. 1669 c.c. La Corte d'Appello ha ritenuto il diritto prescritto, calcolando il termine di un anno dal deposito del ricorso per l'accertamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che l'accertamento tecnico preventivo interrompe la prescrizione per tutta la durata del procedimento. Il termine annuale ricomincia a decorrere solo dal deposito della relazione del consulente tecnico d'ufficio, rendendo tempestiva l'azione risarcitoria intrapresa.
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Gravi difetti di costruzione: quando il rustico non fa sconti
L'Acquirente di un immobile al rustico ha citato in giudizio l'Impresa Costruttrice richiedendo il risarcimento dei danni per ritardata consegna, la restituzione dell'IVA e l'eliminazione di alcuni vizi alle pareti privi di isolamento termico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente. La Corte ha chiarito che la quietanza di pagamento del prezzo non comprende automaticamente l'IVA, salvo accordo contrario. Inoltre, il danno da ritardo per un immobile consegnato al rustico non può essere calcolato sul valore locativo di una casa finita. Infine, la mancanza di isolamento termico su una porzione limitata di muro non integra i gravi difetti di costruzione previsti dall'articolo 1669 del codice civile, poiché non compromette la funzionalità globale dell'edificio.
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Vendita di aliud pro alio e difetti al solaio: chi perde
Gli Acquirenti di un appartamento scoprono gravi difetti strutturali al solaio del sottotetto, non conformi alla concessione edilizia. Decidono quindi di fare causa all'Erede della Venditrice per ottenere la riparazione o il risarcimento. L'Erede eccepisce la prescrizione annuale per i vizi della cosa venduta. Gli Acquirenti sostengono invece trattarsi di una vendita di aliud pro alio, soggetta alla prescrizione decennale, ed estendono la richiesta risarcitoria ai promissari acquirenti che avevano eseguito i lavori. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso degli Acquirenti: i difetti strutturali, pur gravi, non configurano una vendita di aliud pro alio poiché l'immobile mantiene la sua funzione abitativa. L'azione contrattuale è quindi prescritta. Viene inoltre respinta la richiesta ex art. 1669 c.c. contro i terzi esecutori dei lavori, in quanto non qualificabili come costruttori professionali sotto il controllo della venditrice.
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Responsabilità dell’appaltatore: meno colpa ma stesso danno?
La controversia nasce dai gravi difetti riscontrati su due impianti fotovoltaici installati da un appaltatore sui tetti di una società committente. La Corte d'Appello aveva ridotto il concorso di colpa della committente dal sessanta al trenta per cento per omessa manutenzione, ma aveva poi confermato la stessa somma di risarcimento del primo grado, creando un'insanabile contraddizione logica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della committente, sancendo che la sentenza è nulla se la motivazione è totalmente incomprensibile e contraddittoria. La Suprema Corte ha chiarito che la responsabilità dell'appaltatore ai sensi dell'articolo 1669 del codice civile ha natura extracontrattuale e non è esclusa dal pagamento del prezzo o dall'accettazione dell'opera. La causa viene quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione coerente.
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Vizi di costruzione: la prescrizione cancella anche gli sconti
Un acquirente ha citato in giudizio il venditore-costruttore per gravi infiltrazioni d'acqua nella propria abitazione, chiedendo l'eliminazione dei vizi di costruzione o la riduzione del prezzo. I giudici di merito hanno rigettato la domanda principale perché prescritta, ritenendo che anche la richiesta subordinata di riduzione del prezzo fosse travolta dalla prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Gli Ermellini hanno chiarito che la domanda di riduzione del prezzo è implicitamente contenuta in quella di eliminazione dei difetti. Di conseguenza, se l'azione principale per vizi di costruzione si prescrive per decorso dei termini di legge, decade automaticamente anche la possibilità di ottenere la riduzione del prezzo, senza che si configuri un'omessa pronuncia da parte del giudice.
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