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Art. 163 Codice Penale — Anno 2022

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559 provvedimenti

Altri anni per Art. 163 Codice Penale

Sospensione condizionale della pena: fedina pulita batte errore
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per reati di droga. Tra questi, il ricorso de L'Imputato è stato parzialmente accolto. La Corte d'Appello aveva negato a quest'ultimo la sospensione condizionale della pena basandosi su presunti precedenti penali, smentiti però dal certificato del casellario giudiziale che ne attestava l'incensuratezza. I giudici di legittimità hanno ritenuto tale diniego manifestamente illogico. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente alla concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, rinviando la decisione a un'altra sezione della Corte d'Appello. Gli altri ricorsi dei coimputati, incentrati sulla disparità di trattamento sanzionatorio e sul calcolo della continuazione dei reati, sono stati dichiarati inammissibili, poiché la determinazione della pena spetta al giudice di merito ed è strettamente personale.
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Revoca della sospensione condizionale: il giudice dimentica
Il Pubblico Ministero ha richiesto la revoca della sospensione condizionale della pena concessa a un cittadino in relazione a due diverse sentenze di condanna del 2015 e del 2018. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta solo per la condanna del 2018, omettendo completamente di pronunciarsi sulla richiesta relativa alla condanna del 2015. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica, stabilendo che l'omessa pronuncia costituisce un grave vizio di motivazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato parzialmente il provvedimento e ha rinviato gli atti al Tribunale affinché decida anche sulla seconda richiesta di revoca.
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Sospensione condizionale della pena: revoca per condanna tardiva
Il Pubblico Ministero ha chiesto la revoca della sospensione condizionale della pena concessa a un condannato, poiché questi aveva una precedente condanna definitiva ostativa per reati fallimentari. Al momento della concessione del beneficio, tale condanna non era ancora iscritta nel casellario giudiziale, rendendola ignota al giudice del processo. Il Giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta di revoca, ritenendo l'errore non emendabile in fase esecutiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che la sospensione condizionale della pena concessa illegittimamente per cause ostative non note al giudice di cognizione può e deve essere revocata in sede di esecuzione. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio.
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Sospensione condizionale della pena: svanisce per un vecchio reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de La Condannata contro la revoca della sospensione condizionale della pena. Il giudice dell'esecuzione aveva revocato il beneficio poiché la donna aveva una precedente condanna a una pena detentiva non sospesa. Sommando le due condanne, si superava il limite massimo stabilito dalla legge per godere del beneficio. La difesa sosteneva che il cumulo non potesse includere pene non sospese e che la Corte d'appello avesse già valutato i precedenti. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che il cumulo delle pene per verificare i limiti della sospensione condizionale della pena comprende anche le condanne precedenti non sospese. Inoltre, il giudice dell'esecuzione può sempre revocare il beneficio concesso per errore se la causa ostativa non era nota al giudice di primo grado.
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Sospensione condizionale della pena: quando il ricorso costa caro
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione della sospensione condizionale della pena da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la decisione di secondo grado era pienamente e logicamente motivata, avendo esaminato correttamente le tesi difensive. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Ordine di demolizione: il tempo non cancella l’abuso edilizio
Il Tribunale di Reggio Calabria ha respinto la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione di un immobile abusivo presentata dal proprietario. Quest'ultimo ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'ordine fosse prescritto o estinto insieme alla pena principale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione non è una pena, ma una sanzione amministrativa con funzione ripristinatoria. Di conseguenza, questa misura non è soggetta a prescrizione e non si estingue con il decorso del tempo, potendo essere eseguita anche a distanza di molti anni dal reato edilizio. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Detenzione di stupefacenti: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di detenzione di stupefacenti, nello specifico cocaina. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e la severità della pena inflitta nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di Cassazione. Inoltre, le contestazioni sulla pena e sulla mancata concessione della sospensione condizionale sono state ritenute generiche e prive di fondamento logico. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Sospensione condizionale della pena negata se il reato è grave
L'Imputato, condannato per truffa aggravata, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il diniego della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego della sospensione condizionale della pena può essere motivato implicitamente attraverso il rigetto delle circostanze attenuanti generiche, qualora si faccia riferimento alla gravità del comportamento del condannato e ai criteri di valutazione della gravità del reato. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento con pena illegale: la Cassazione annulla l’accordo
Un uomo accusato di spaccio di lieve entità ha concordato un patteggiamento a due anni di reclusione e duemila euro di multa con pena sospesa. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza poiché la sanzione complessiva superava i limiti per la sospensione condizionale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può ratificare un accordo illegittimo. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di patteggiamento con pena illegale, trasmettendo gli atti al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Sospensione condizionale della pena negata: la Cassazione annulla
Il caso riguarda un uomo condannato per furto aggravato di energia elettrica. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando il diniego della sospensione condizionale della pena, negata dai giudici d'appello senza una valida motivazione, nonostante i suoi vecchi precedenti penali consistessero solo in lievi sanzioni pecuniarie. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso fondato poiché la motivazione dei giudici di merito era del tutto carente. Tuttavia, poiché il reato risaliva al 2014, il tempo necessario per estinguere l'illecito era ormai decorso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto per prescrizione.
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Sospensione condizionale della pena: negata a chi non va in aula
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputate. La prima lamentava la mancata notifica del rinvio d'udienza, ma i giudici hanno chiarito che tale vizio costituisce una nullità a regime intermedio, sanata se non eccepita subito dal difensore. La seconda contestava il diniego della sospensione condizionale della pena, subordinata allo svolgimento di lavori socialmente utili. Tuttavia, l'imputata non si era presentata in udienza per prestare il necessario consenso personale, rendendo legittimo il rifiuto del beneficio da parte dei giudici d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto i ricorsi, condannando entrambe le ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Sospensione condizionale della pena: valida anche senza menzione
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza di appello lamentando la mancata menzione della sospensione condizionale della pena nel dispositivo che rideterminava la sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la sospensione condizionale della pena, già concessa in primo grado e non modificata in appello, si intende automaticamente confermata anche in caso di ricalcolo della pena senza ulteriori specificazioni. Di conseguenza, il Ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sospensione condizionale della pena negata per vecchi reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Contribuente, condannato a un anno di reclusione per occultamento o distruzione di documenti contabili. L'imputato contestava il diniego della sospensione condizionale della pena, ritenendo eccessiva la valorizzazione di vecchi precedenti penali risalenti a oltre venticinque anni prima. I giudici di legittimità hanno invece ribadito che, per negare la sospensione condizionale della pena, il giudice non deve analizzare tutti i criteri di gravità del reato, ma può basarsi solo su elementi ritenuti prevalenti. Nel caso specifico, i precedenti penali, sebbene datati, dimostrano una costante propensione del soggetto a eludere gli obblighi fiscali e giudiziari, giustificando così il diniego del beneficio.
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Sospensione condizionale della pena: fedina sporca, sconti negati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto, confermando il diniego del beneficio della sospensione condizionale della pena. La ricorrente lamentava che i suoi precedenti penali consistessero solo in lievi pene pecuniarie e che il giudice non avesse valutato tutti i criteri di legge. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di merito può fondare la sua decisione negativa anche solo sulla presenza di precedenti penali, senza dover analizzare ogni singolo elemento del caso. Di conseguenza, l'imputata perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Tentata estorsione: la finta supplica non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentata estorsione nei confronti di un uomo che pretendeva somme di denaro da una vittima. L'imputato sosteneva che le sue richieste telefoniche, formulate con toni apparentemente supplichevoli di aiuto economico, non costituissero minacce e che non vi fosse stato un danno patrimoniale effettivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la richiesta di denaro, anche se mascherata da supplica, integra il reato se accompagnata da pressioni costrittive. Inoltre, per ottenere benefici come la sospensione condizionale della pena, la difesa ha l'obbligo di allegare i documenti necessari, come il certificato del casellario giudiziario, pena l'inammissibilità del ricorso per difetto di autosufficienza.
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Sospensione condizionale della pena: quando il ricorso è inutile
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che gli aveva negato il beneficio della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorrente non può chiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità, poiché questo compito spetta solo ai giudici di merito. Inoltre, il ricorso si limitava a riproporre le stesse contestazioni già respinte in appello, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza precedente. Di conseguenza, il Ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Sospensione condizionale della pena negata per 165 dosi di hashish
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la condanna per spaccio di lieve entità. L'Imputato contestava l'eccessività della pena (quindici mesi di reclusione e trecento euro di multa) e il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo la motivazione solida e basata su elementi concreti: il possesso di sostanze equivalenti a 165 dosi di hashish e i precedenti penali del soggetto. Questi fattori impediscono una prognosi favorevole sul suo comportamento futuro. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Possesso di stupefacenti a fini di spaccio: no all’uso personale
L'Imputato è stato condannato per il reato di possesso di stupefacenti a fini di spaccio dopo il ritrovamento di oltre 87 grammi di hashish, suddivisi in 12 stecche (circa 200 dosi). Le forze dell'ordine hanno rinvenuto anche strumenti per il confezionamento e un registro contabile con nomi e cifre. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la sostanza fosse destinata a un uso esclusivamente personale e che il registro riguardasse la sua attività di venditore ambulante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la condanna a un anno di reclusione e mille euro di multa, escludendo la sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti penali dell'uomo e della gravità della condotta.
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Concordato in appello negato: la Cassazione annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino accusato di reati di droga, la cui condanna in appello era stata determinata sulla falsa premessa che avesse aderito a un concordato in appello. La Corte d'Appello aveva erroneamente confuso la sua posizione con quella del coimputato, omettendo di valutare i suoi specifici motivi di impugnazione su recidiva, attenuanti generiche e sospensione condizionale della pena. La Cassazione ha annullato la sentenza, disponendo un nuovo giudizio.
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Bancarotta semplice: condanna ferma per l’imprenditore recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per il reato di bancarotta semplice. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, il diniego delle circostanze attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che l'abitualità nel delinquere, dimostrata da precedenti condanne, esclude l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Inoltre, la prosecuzione dell'attività imprenditoriale illecita e l'assenza di elementi di meritevolezza giustificano il diniego dei benefici richiesti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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