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Art. 159 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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129 provvedimenti

Altri anni per Art. 159 Codice Penale

Notifica nulla e prescrizione del reato: stop ai risarcimenti
La Corte d'Appello dichiarava la prescrizione del reato di truffa a carico di due imputati, ma confermava la loro condanna al risarcimento dei danni verso la parte civile. I giudici di secondo grado ritenevano che il reato si fosse prescritto durante la fase di appello a causa di una sospensione di 194 giorni per sciopero dei difensori. Gli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione evidenziando che l'originaria citazione a giudizio era nulla per mancata notifica. Di conseguenza, anche il rinvio per astensione era viziato e non poteva sospendere il decorso del tempo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso: la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza di primo grado. I giudici di legittimità hanno quindi annullato la sentenza e revocato i risarcimenti civili.
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Prescrizione del reato e rinvio: la Cassazione fissa i limiti
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'estinzione dell'illecito per prescrizione del reato. La difesa sostiene che il differimento dell'udienza chiesto dal difensore non possa sospendere il decorso del tempo per oltre sessanta giorni e invoca lo scomputo dei rinvii per sciopero. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Il giudice di legittimità chiarisce che il limite di sessanta giorni non si applica quando il rinvio avviene su istanza difensiva non legata a legittimo impedimento. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di computare il tempo trascorso dopo la sentenza impugnata, confermando la piena validità della condanna.
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Truffa per erogazioni pubbliche: pena prescritta ma beni confiscati
Il legale rappresentante di una cooperativa editoriale otteneva indebitamente oltre novecentomila euro di contributi statali per l'editoria tramite artifizi contabili e una struttura societaria fittizia. I giudici di merito lo condannavano per il reato di truffa per erogazioni pubbliche, disponendo la confisca dei beni e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il reato penale per intervenuta prescrizione, accertando che il termine massimo era decorso dopo la sentenza d'appello. Tuttavia, i Supremi Giudici hanno confermato integralmente la confisca per equivalente del profitto illecito e le statuizioni civili a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, escludendo che il decorso del tempo cancelli l'obbligo di restituire il vantaggio economico ottenuto illecitamente.
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Prescrizione del reato di truffa: la Cassazione annulla la condanna
Due imputati subivano una condanna per concorso in truffa legata alla sottrazione e al trasporto di una partita di olio nel dicembre 2011. I giudici di secondo grado confermavano la penale responsabilità respingendo l'eccezione di estinzione temporale del reato. I ricorrenti adivano la Corte di Cassazione contestando il calcolo della sospensione processuale derivante dai rinvii per legittimo impedimento dei difensori. I giudici di merito avevano conteggiato oltre un anno e tre mesi di sospensione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso: la sospensione per impedimento del legale non può superare sessanta giorni per ciascun rinvio. Ricalcolati i periodi di sospensione, la prescrizione del reato di truffa è maturata prima della sentenza di appello. La Corte ha quindi annullato la condanna senza rinvio.
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Frode assicurativa: punito anche l’estraneo alla polizza
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti condannati per truffa, uso di atti falsi e frode assicurativa per aver manipolato polizze e attestati di rischio a danno di varie compagnie. I ricorrenti invocavano la prescrizione dei reati, contestavano la tempestività della querela e sostenevano l'estraneità di chi non figurava formalmente come contraente della polizza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la frode assicurativa non costituisce un reato proprio e punisce chiunque realizzi condotte ingannevoli sul contratto, compresi i terzi complici. La Corte ha inoltre ribadito la piena validità della sospensione della prescrizione per emergenza sanitaria e la corretta tempestività della querela, presentata subito dopo la conclusione delle indagini interne aziendali.
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Inammissibilità del ricorso in Cassazione: confermata condanna
Un uomo, condannato per rapina, lesioni personali e porto abusivo di coltello, ha proposto ricorso alla Suprema Corte contestando la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove. L'imputato sosteneva inoltre l'avvenuta prescrizione dei reati minori. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità del ricorso in Cassazione, chiarendo che i giudici di legittimità non possono riesaminare le prove di fatto già valutate con logica e coerenza nei gradi precedenti. Inoltre, la prescrizione era stata sospesa per l'adesione del difensore all'astensione dalle udienze. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa per erogazioni pubbliche: risarcimento senza danno provato
Un imprenditore agricolo ha ottenuto indebitamente oltre 15 mila euro di contributi europei dichiarando il falso possesso di un terreno altrui. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Truffa per erogazioni pubbliche, stabilendo che il reato si consuma con l'ultimo pagamento ricevuto, evitando così la prescrizione. Inoltre, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della proprietaria del terreno, ripristinando il suo diritto al risarcimento dei danni. I giudici hanno chiarito che, per ottenere una condanna generica al risarcimento, non serve dimostrare l'effettivo danno economico immediato, ma basta la potenziale capacità lesiva della condotta fraudolenta, che ha impedito alla vittima di sfruttare pienamente la propria terra.
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Fatture per operazioni inesistenti: Cassazione cancella condanna
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a un imprenditore per il reato di dichiarazione fraudolenta tramite l'uso di fatture per operazioni inesistenti. L'imputato era stato condannato in appello per aver registrato una fattura ritenuta falsa. Nel ricorso, la difesa ha sostenuto l'effettività della transazione commerciale, allegando bonifici bancari e comunicazioni con il fornitore. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato, escludendone l'inammissibilità. Di conseguenza, i giudici hanno potuto rilevare la sopravvenuta prescrizione del reato, maturata dopo dieci anni dal fatto. La condanna è stata quindi cancellata definitivamente per estinzione del reato.
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Frode assicurativa: il finto incidente stradale costa la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di frode assicurativa per aver presentato una falsa denuncia di incidente stradale al fine di ottenere un risarcimento non dovuto, promuovendo persino una causa civile infondata. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la prescrizione del reato, la nullità della sentenza per la modifica della data del fatto senza notifica e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il rinvio dell'udienza richiesto dalla difesa sospende interamente la prescrizione. Inoltre, la correzione della data del reato non lede la difesa se il fatto essenziale rimane identico. Infine, i precedenti penali e la condotta ostinata giustificano il diniego delle attenuanti.
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Reato di truffa: pietre senza valore pagate a caro prezzo
Due soggetti sono stati condannati per il reato di truffa per aver messo in atto la cosiddetta truffa del marinaio. Gli imputati hanno finto di possedere gioielli di valore da vendere d'urgenza, convincendo la vittima a consegnare 1.500 euro in cambio di pietre senza alcun valore. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione, eccependo l'inattendibilità del riconoscimento fotografico e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato l'attendibilità della vittima e hanno ricalcolato i termini di prescrizione, evidenziando che le sospensioni processuali, pari a 329 giorni, hanno spostato la scadenza a una data successiva alla sentenza d'appello. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attendibilità della persona offesa: la parola della vittima basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per estorsione, rapina e lesioni personali. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti basata principalmente sulle dichiarazioni delle vittime, sostenendo che fossero inattendibili e che si trattasse di un recupero crediti lavorativi. La Suprema Corte ha ribadito che l'attendibilità della persona offesa può fondare da sola una condanna, purché sottoposta a un controllo rigoroso di credibilità soggettiva e coerenza intrinseca da parte del giudice di merito. Nel caso specifico, i giudici d'appello hanno motivato adeguatamente la colpevolezza dell'imputato, escludendo l'ipotesi di esercizio arbitrario delle proprie ragioni poiché il presunto credito lavorativo era del tutto privo di prove, derivando invece la pretesa da un'attività di spaccio. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Sospensione della prescrizione: stop automatico anche senza atto
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle parti civili contro la decisione d'appello che aveva dichiarato prescritto un reato di truffa aggravata prima della sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha chiarito che la sospensione della prescrizione opera automaticamente (ope legis) in caso di rinvio dell'udienza richiesto dalla difesa o dovuto a suo legittimo impedimento, senza necessità di un formale provvedimento del giudice. Ricalcolando correttamente i periodi di sospensione (pari a 287 giorni complessivi), il reato non risultava affatto prescritto al momento della decisione di primo grado. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente agli effetti civili, rinviando la causa al giudice civile competente per un nuovo giudizio sul risarcimento del danno.
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Sospensione della prescrizione: truffa confermata dopo i rinvii
L'Imputato, condannato per truffa per aver acquistato capi d'abbigliamento pagandoli con assegni firmati da un terzo, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente sosteneva che il reato fosse estinto per decorrenza dei termini, contestando il calcolo dei periodi di sospensione, in particolare la sovrapposizione tra la sospensione per emergenza sanitaria e quella dovuta all'astensione del difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione legata all'emergenza Covid-19 si applica interamente (64 giorni) per le udienze fissate nella prima fase emergenziale, anche in presenza di altre concomitanti cause di rinvio. Di conseguenza, calcolando correttamente tutti i periodi di stop del processo richiesti dalla difesa, il reato non era affatto prescritto.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: svista o giudizio?
L'Imputato ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro una decisione della Corte di Cassazione. Il ricorrente sosteneva che i giudici avessero calcolato erroneamente i giorni di sospensione della prescrizione durante un rinvio d'udienza, conteggiando centodiciannove giorni anziché sessanta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che stabilire la durata massima della sospensione della prescrizione richiede una valutazione giuridica sull'applicabilità dei limiti di legge. Non si tratta di una semplice svista materiale o errore percettivo, ma di una scelta interpretativa. Di conseguenza, l'errore contestato costituisce un errore di giudizio, non correggibile con questo strumento straordinario. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione della prescrizione: no agli sconti di tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per percosse e danneggiamento ai danni di una donna. Il ricorrente sosteneva che i reati fossero estinti per il decorso del tempo. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che il rinvio del processo concordato tra le parti per cercare un accordo transattivo comporta la sospensione della prescrizione. Di conseguenza, il tempo trascorso durante tale rinvio non si calcola ai fini del termine di estinzione del reato. La Corte ha inoltre confermato la piena attendibilità della vittima e ha negato le attenuanti generiche, poiché l'uomo ha commesso i fatti mentre era già ammesso all'affidamento in prova ai servizi sociali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione della prescrizione per Covid-19: condanna confermata
Un cittadino, condannato per possesso ingiustificato di grimaldelli, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata prescrizione del reato. L'imputato sosteneva che la sospensione dei termini legata all'emergenza sanitaria dovesse applicarsi solo per i giorni compresi tra l'udienza fissata e la fine del primo periodo di blocco, e non per l'intero periodo di emergenza di 64 giorni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la sospensione della prescrizione per Covid-19 opera in modo generalizzato per tutti i procedimenti pendenti dal 9 marzo all'11 maggio 2020. Di conseguenza, il reato non era estinto e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Finto agente e sostituzione di persona: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di truffa e sostituzione di persona a carico di un soggetto che si era presentato sotto falso nome, millantando la qualifica di agente assicurativo, per rilasciare una fideiussione falsa e ottenere merci non pagate per oltre 51.000 euro. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, chiarendo che la querela presentata dal legale rappresentante di una società è valida anche senza l'indicazione specifica della fonte dei suoi poteri, rientrando tale atto nell'ordinaria gestione. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito la legittimità della testimonianza degli agenti di polizia sulle indagini svolte dai colleghi e la corretta sospensione della prescrizione dovuta all'astensione degli avvocati.
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Prescrizione del reato: salvi i vecchi prelievi abusivi
L'Imputato era stato condannato per appropriazione indebita e utilizzo illecito di carte di pagamento per fatti commessi nel 2017. La Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che l'appropriazione indebita e i prelievi illeciti antecedenti al 3 agosto 2017 si erano estinti per prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Corte ha chiarito che tali illeciti sono reati istantanei e non permanenti. Inoltre, ha evidenziato l'illegalità della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, applicata nonostante la pena principale fosse scesa sotto i tre anni. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna per i reati prescritti e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello per rideterminare la pena per i restanti episodi.
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Truffa aggravata ai danni dello Stato: prescrizione dimezza le condanne
I gestori di una farmacia, un dipendente e alcune clienti sono stati condannati per truffa aggravata ai danni dello Stato. Il sistema fraudolento prevedeva la richiesta di rimborso al Servizio Sanitario Nazionale per farmaci mai consegnati o sostituiti con prodotti non rimborsabili, applicando abusivamente le fustelle sulle ricette. La Corte di Cassazione ha analizzato la questione della sospensione della prescrizione in caso di rinvio dell'udienza dovuto all'astensione degli avvocati. Poiché una delle imputate si era opposta al rinvio chiedendo la separazione del proprio processo, la sospensione non si è applicata a lei. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato prescritti i reati commessi prima del marzo 2013 per un'imputata e prima del maggio 2013 per gli altri, confermando però la responsabilità penale per i fatti successivi e rinviando alla Corte d'Appello per ricalcolare le pene.
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Concorso in truffa sulla polizza vita: condannati i consulenti
Una consulente bancaria e un agente assicurativo sono stati condannati per concorso in truffa ai danni di un cliente e di una compagnia assicurativa. La consulente ha convinto il cliente a modificare i beneficiari di una polizza vita da 500.000 euro. L'agente ha poi falsificato la firma inserendo come beneficiaria una complice estranea. Alla morte del cliente, i due professionisti hanno fatto da testimoni per sbloccare il pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei due imputati, confermando la loro responsabilità penale e civile. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e risarcire la compagnia assicuratrice.
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