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Art. 159 Codice Penale — Anno 2023

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181 provvedimenti

Altri anni per Art. 159 Codice Penale

Sospensione della prescrizione: rinvio difensivo ferma il tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per una contravvenzione. La difesa sosteneva che il reato fosse estinto per decorso dei termini, contestando il calcolo del periodo di sospensione della prescrizione applicato nei gradi precedenti. In particolare, il ricorrente riteneva che il rinvio dell'udienza richiesto dalla difesa dovesse comportare una sospensione limitata a soli sessanta giorni. La Suprema Corte ha invece chiarito che, quando il rinvio è disposto su semplice richiesta della difesa e non per un impedimento legittimo, l'intero periodo di rinvio sospende il corso della prescrizione. Di conseguenza, il reato non era prescritto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Sospensione della prescrizione: rinvio della difesa senza sconti
Il caso riguarda un imputato condannato per una contravvenzione penale. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena a tre mesi di arresto applicando correttamente lo sconto della metà per il rito abbreviato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. Secondo la difesa, il calcolo della sospensione del processo dovuto a un rinvio richiesto dal difensore doveva essere limitato a sessanta giorni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione non subisce il limite dei sessanta giorni se il rinvio dell'udienza è frutto di una semplice richiesta della difesa e non di un legittimo impedimento. L'imputato è stato condannato anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Estinzione del reato per prescrizione cancella la condanna
Tre cittadini venivano condannati a venti giorni di arresto per aver violato il foglio di via obbligatorio, ritornando nel Comune vietato. Uno dei tre moriva prima della sentenza d'appello, mentre per gli altri due il processo proseguiva fino alla Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che la morte dell'imputato comporta l'annullamento diretto della condanna. Per i restanti due ricorrenti, nonostante l'infondatezza di alcune contestazioni sulla regolarità del provvedimento amministrativo, la Cassazione ha rilevato il decorso del tempo massimo consentito dalla legge. Di conseguenza, la Corte ha pronunciato l'estinzione del reato per prescrizione per i sopravvissuti e l'estinzione per morte per il terzo, annullando la sentenza impugnata senza rinvio e liberando tutti i soggetti da ogni conseguenza penale.
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Reato di truffa: pietre senza valore pagate a caro prezzo
Due soggetti sono stati condannati per il reato di truffa per aver messo in atto la cosiddetta truffa del marinaio. Gli imputati hanno finto di possedere gioielli di valore da vendere d'urgenza, convincendo la vittima a consegnare 1.500 euro in cambio di pietre senza alcun valore. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione, eccependo l'inattendibilità del riconoscimento fotografico e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato l'attendibilità della vittima e hanno ricalcolato i termini di prescrizione, evidenziando che le sospensioni processuali, pari a 329 giorni, hanno spostato la scadenza a una data successiva alla sentenza d'appello. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la condanna per rissa resta definitiva
Gli Imputati, condannati per il reato di rissa, hanno proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata dichiarazione di estinzione del reato. Secondo la difesa, la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza della Corte di Appello. I giudici di legittimità hanno invece rilevato che il termine massimo di prescrizione, pari a sette anni e sei mesi, doveva essere prolungato di ulteriori centotrentasette giorni a causa di tre rinvii delle udienze dibattimentali. Di conseguenza, la scadenza effettiva è slittata a una data successiva rispetto alla pronuncia di secondo grado. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna e sanzionando i ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle Ammende.
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Condanna per furto cancellata: scatta la prescrizione del reato
Quattro soggetti erano stati condannati nei precedenti gradi di giudizio per furto aggravato. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato come semplice tentativo, dato il tempestivo intervento dei Carabinieri sul luogo del delitto. La Suprema Corte ha ritenuto i ricorsi non manifestamente infondati, ma ha rilevato che nel frattempo era decorso il tempo massimo stabilito dalla legge per punire il fatto. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato, annullando la condanna senza rinvio. Questa decisione comporta l'estinzione di ogni accusa e la cancellazione delle pene precedentemente inflitte ai ricorrenti.
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Prescrizione del reato: ricorsi infondati e condanna economica
Un cittadino, condannato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il calcolo del termine di prescrizione doveva includere i periodi di sospensione dovuti ai rinvii per astensione del difensore e all'emergenza sanitaria COVID-19. Di conseguenza, la prescrizione del reato non si era compiuta prima della sentenza d'appello. Inoltre, la presentazione di un ricorso manifestamente infondato non consente di far valere una prescrizione maturata successivamente alla sentenza impugnata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: incidente e alcoltest valido
Il Conducente di un'autovettura, in stato di alterazione dovuto all'alcol, perdeva il controllo del mezzo impattando contro due veicoli in sosta. Condannato nei gradi di merito per il reato di guida in stato di ebbrezza aggravato dall'aver provocato un incidente, proponeva ricorso in Cassazione. Il ricorrente contestava la validità dell'alcoltest per la mancanza di uno scontrino intermedio e per il difetto di prova sulla periodica omologazione dell'etilometro. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che grava sull'imputato l'onere di allegare elementi specifici per contestare il funzionamento dell'apparecchio. Inoltre, ha chiarito che per incidente stradale si intende qualsiasi turbativa al traffico idonea a creare pericolo, confermando il nesso di causalità materiale tra lo stato di ebbrezza e il sinistro.
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Prescrizione del reato: il ricorso inutile costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sua condanna a un mese di arresto. L'imputato lamentava, tra le varie questioni, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e la mancata conversione della pena detentiva in sanzione pecuniaria. Inoltre, sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno chiarito che la prescrizione del reato non si era compiuta prima della sentenza d'appello, anche a causa delle sospensioni previste dalle riforme legislative. La Cassazione ha ribadito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere il decorso del tempo successivo alla decisione di secondo grado. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese del procedimento e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione della prescrizione: stop automatico anche senza atto
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle parti civili contro la decisione d'appello che aveva dichiarato prescritto un reato di truffa aggravata prima della sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha chiarito che la sospensione della prescrizione opera automaticamente (ope legis) in caso di rinvio dell'udienza richiesto dalla difesa o dovuto a suo legittimo impedimento, senza necessità di un formale provvedimento del giudice. Ricalcolando correttamente i periodi di sospensione (pari a 287 giorni complessivi), il reato non risultava affatto prescritto al momento della decisione di primo grado. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente agli effetti civili, rinviando la causa al giudice civile competente per un nuovo giudizio sul risarcimento del danno.
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Prescrizione del reato: errore del PM salva gli imputati
Due imputati erano stati condannati per lesioni personali lievi commesse nel 2014. La difesa ha impugnato la condanna eccependo la prescrizione del reato, maturata prima della sentenza di primo grado. Il Tribunale aveva erroneamente ritenuto che la richiesta di riunione di due procedimenti duplicati avesse sospeso il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'errore del pubblico ministero nella duplicazione dei fascicoli non può penalizzare gli imputati. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione del reato e revocando anche i risarcimenti civili.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre soggetti condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. Per il primo ricorrente, la Corte ha rilevato che la mancata concessione delle attenuanti generiche era ingiustificata, essendo egli incensurato. Di conseguenza, accogliendo il ricorso, ha dichiarato l'estinzione dei reati per intervenuta prescrizione del reato. Per il secondo ricorrente, i giudici hanno annullato la sentenza con rinvio limitatamente a un capo d'accusa, per valutare se il fatto potesse essere riqualificato come spaccio di lieve entità, dato che a un coimputato era stata riconosciuta tale attenuante. Infine, il ricorso del terzo imputato è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi sulla prescrizione e sulla recidiva erano infondati, confermando la sua condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione del reato: quando l’errore costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello. Il ricorrente sosteneva che fosse intervenuta la prescrizione del reato. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il ricorso era del tutto generico, poiché non considerava i periodi di sospensione del corso della prescrizione che avevano impedito la maturazione del termine. Inoltre, le restanti contestazioni riguardavano questioni di fatto, non valutabili in sede di legittimità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, escludendo invece la liquidazione delle spese per la parte civile.
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Sospensione della prescrizione: truffa confermata dopo i rinvii
L'Imputato, condannato per truffa per aver acquistato capi d'abbigliamento pagandoli con assegni firmati da un terzo, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente sosteneva che il reato fosse estinto per decorrenza dei termini, contestando il calcolo dei periodi di sospensione, in particolare la sovrapposizione tra la sospensione per emergenza sanitaria e quella dovuta all'astensione del difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione legata all'emergenza Covid-19 si applica interamente (64 giorni) per le udienze fissate nella prima fase emergenziale, anche in presenza di altre concomitanti cause di rinvio. Di conseguenza, calcolando correttamente tutti i periodi di stop del processo richiesti dalla difesa, il reato non era affatto prescritto.
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Abuso di ospitalità: da furto in casa a reato prescritto
L'Imputato, ospitato più volte a casa della Vittima in virtù di un rapporto di amicizia, ha approfittato della situazione per sottrarre attrezzi da lavoro da un magazzino adiacente. La Corte di Cassazione ha chiarito che non si configura il reato di furto in abitazione, ma quello di furto aggravato dall'abuso di ospitalità. Infatti, l'ingresso nell'immobile non era finalizzato al furto, ma era legittimo e basato sul consenso della vittima. Di conseguenza, avendo riqualificato il reato in una fattispecie meno grave, la Suprema Corte ha dichiarato il reato estinto per intervenuta prescrizione, annullando senza rinvio la precedente sentenza di condanna. L'Imputato ottiene così la cancellazione della condanna.
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Resistenza a pubblico ufficiale: aggredisce i militari e paga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo era intervenuto con violenza e aggressività contro i militari che stavano multando un'ambulante e ordinando la rimozione del suo banco di vendita, con il chiaro intento di impedire il loro servizio. La Suprema Corte ha respinto i motivi di ricorso: il primo, sulla prescrizione, è infondato poiché non considerava il periodo di sospensione dovuto a un rinvio chiesto dalla difesa; il secondo è stato ritenuto generico in quanto non contestava validamente le dichiarazioni dei verbalizzanti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata per hashish e cocaina
Il ricorrente è stato condannato per detenzione illecita di hashish e cocaina. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato e richiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la richiesta di messa alla prova sospende il termine di prescrizione per tutta la durata del rinvio delle udienze. Inoltre, la Corte ha confermato che la fattispecie di lieve entità in materia di stupefacenti non coincide automaticamente con la particolare tenuità del fatto. Nel caso specifico, la detenzione di droghe di diversa natura in dosi non minimali esclude l'applicazione di questo beneficio, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Lesioni personali aggravate: la condanna non scade col Covid
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per lesioni personali aggravate ai danni di un altro soggetto. L'imputato sosteneva che il reato fosse caduto in prescrizione, sostenendo che la notifica della sentenza d'appello (avvenuta in camera di consiglio durante l'emergenza COVID-19) dovesse determinare l'efficacia della decisione. La Suprema Corte ha chiarito che l'efficacia della sentenza decorre dal suo deposito in cancelleria e non dalla notifica. Di conseguenza, la prescrizione non è maturata. La Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato, respingendo anche le contestazioni sull'identificazione fotografica e sul diniego delle attenuanti generiche.
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Sospensione della prescrizione: rinvio difensivo e calcolo tempi
L'Imputato era stato condannato per bancarotta fraudolenta. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione dei reati prima della sentenza d'appello. Secondo la difesa, un rinvio d'udienza non doveva comportare la sospensione della prescrizione poiché disposto anche per esigenze organizzative del tribunale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il rinvio era stato richiesto dalla difesa per trattative di risarcimento e che il trasferimento del magistrato ha solo ridotto la durata del rinvio, senza causarlo. Pertanto, l'intero periodo di rinvio ha determinato la sospensione della prescrizione, impedendo l'estinzione del reato prima della sentenza di secondo grado. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato di furto: la Cassazione riapre il processo
Il Tribunale di Savona aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato addebitato all'Imputato, accusato di furto in abitazione aggravato da violenza sulle cose e commesso da più persone nel gennaio 2015. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo un errore nel calcolo dei tempi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione del reato di furto in questa forma aggravata è di dodici anni e sei mesi. Di conseguenza, nel 2022 il termine non era ancora decorso. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza precedente, ordinando un nuovo processo.
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