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Art. 159 Codice Penale — Anno 2023

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181 provvedimenti

Altri anni per Art. 159 Codice Penale

Inesistenza della sentenza: condanna o assoluzione nel caos
Il Conducente veniva condannato in primo grado per essersi rifiutato di sottoporsi all'alcoltest. La Corte d'Appello, nel redigere il dispositivo della sentenza, incorreva in una grave contraddizione: dichiarava di voler riformare la decisione precedente ma si limitava a condannare l'imputato alle spese processuali, senza indicare alcuna pena né specificare se si trattasse di una condanna o di un'assoluzione. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del difensore, ha stabilito che l'assoluta incertezza del dispositivo non può essere sanata dalla motivazione successiva. Tale insanabile contrasto determina l'inesistenza della sentenza, poiché impedisce la formazione di un valido titolo esecutivo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata, disponendo il rinvio del processo ad un'altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Prescrizione del reato: lo sciopero del PM non ferma il tempo
Il Titolare del Bar è stato condannato per l'esercizio abusivo di attività di scommesse. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato, contestando il calcolo della Corte d'Appello. I giudici di secondo grado avevano infatti sospeso il decorso dei termini a causa dell'astensione dalle udienze di un vice procuratore onorario. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che lo sciopero della magistratura onoraria non interrompe i termini temporali del processo, in quanto il Procuratore della Repubblica deve comunque garantire la presenza dell'ufficio in udienza. Di conseguenza, calcolando correttamente il tempo trascorso, è maturata la prescrizione del reato. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Prescrizione del reato: i rinvii della difesa bloccano il tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata che lamentava l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. I giudici hanno chiarito che il calcolo della difesa era errato poiché non teneva conto delle numerose sospensioni del corso della prescrizione richieste dallo stesso difensore per impedimenti o rinvii strategici. Di conseguenza, al momento della decisione di secondo grado, il termine non era decorso. La Suprema Corte ha ribadito che un ricorso manifestamente infondato non avvia un regolare giudizio di impugnazione, impedendo così di rilevare la prescrizione del reato eventualmente maturata dopo la sentenza d'appello. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Deposito incontrollato di rifiuti: il sequestro cancella il reato
L'Amministratore di un'azienda veniva condannato per i reati di emissioni tossiche non autorizzate e deposito incontrollato di rifiuti, accumulati nel piazzale aziendale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, rilevando che il sequestro dell'area da parte della polizia giudiziaria ha interrotto la permanenza del reato. Di conseguenza, calcolando il tempo trascorso dal momento del sequestro e tenendo conto dei limitati periodi di sospensione, i reati si erano già estinti per prescrizione prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna, sancendo che il sequestro segna la fine della condotta illecita e fa decorrere i termini di prescrizione.
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Violazione di sigilli: la prescrizione non salva il custode
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per il reato di violazione di sigilli. La donna, nominata custode di un immobile sequestrato, aveva continuato ad abitarvi abusivamente. La difesa sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione, chiedendo di retrodatare l'inizio della condotta illecita al momento del sequestro iniziale. La Suprema Corte ha invece stabilito che, in mancanza di prove contrarie rigorose, il momento di consumazione del reato coincide con il giorno dell'accertamento da parte delle autorità. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione dovuta all'impedimento del difensore di un coimputato si estende a tutti i partecipanti al processo. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione della prescrizione: lo sciopero non cancella il reato
Il caso riguarda un cittadino condannato per abusi edilizi e violazioni paesaggistiche che ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la sospensione della prescrizione opera pienamente anche durante i rinvii causati dall'adesione del difensore allo sciopero degli avvocati, a prescindere dall'assenza dei testimoni. Inoltre, i rinvii dovuti alla mancata citazione tempestiva dei testimoni da parte della difesa sospendono il decorso del tempo. Di conseguenza, sommando i periodi di sospensione pari a oltre quattro anni, il reato non è risultato estinto.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: svista o giudizio?
L'Imputato ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro una decisione della Corte di Cassazione. Il ricorrente sosteneva che i giudici avessero calcolato erroneamente i giorni di sospensione della prescrizione durante un rinvio d'udienza, conteggiando centodiciannove giorni anziché sessanta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che stabilire la durata massima della sospensione della prescrizione richiede una valutazione giuridica sull'applicabilità dei limiti di legge. Non si tratta di una semplice svista materiale o errore percettivo, ma di una scelta interpretativa. Di conseguenza, l'errore contestato costituisce un errore di giudizio, non correggibile con questo strumento straordinario. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione della prescrizione: lo sciopero non salva l’imputato
L'Imputato, condannato per reati edilizi e ambientali, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'errata quantificazione del periodo di sospensione del processo dovuto all'astensione del proprio difensore. Secondo la difesa, il calcolo errato avrebbe impedito la dichiarazione di estinzione dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la sospensione della prescrizione per lo sciopero degli avvocati non si limita ai soli giorni di astensione, ma si estende a tutto il tempo necessario per riorganizzare il processo, compresi i ritardi dovuti al carico di lavoro del tribunale. Di conseguenza, la prescrizione non era ancora maturata al momento della sentenza d'appello e l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione successiva. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro.
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Abusivismo edilizio: la donazione non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria condannata per abusivismo edilizio e violazioni paesaggistiche. La ricorrente sosteneva di aver ricevuto l'immobile già edificato tramite donazione paterna. Tuttavia, i giudici hanno accertato che l'atto di donazione non menzionava il manufatto abusivo di 73 mq, trovato in stato grezzo e di recente costruzione durante un sopralluogo. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale della donna, respingendo anche l'eccezione di prescrizione del reato. Poiché il ricorso è stato ritenuto inammissibile fin dall'origine, non è stato possibile far valere l'eventuale prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione della prescrizione per Covid-19: condanna confermata
Un cittadino, condannato per possesso ingiustificato di grimaldelli, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata prescrizione del reato. L'imputato sosteneva che la sospensione dei termini legata all'emergenza sanitaria dovesse applicarsi solo per i giorni compresi tra l'udienza fissata e la fine del primo periodo di blocco, e non per l'intero periodo di emergenza di 64 giorni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la sospensione della prescrizione per Covid-19 opera in modo generalizzato per tutti i procedimenti pendenti dal 9 marzo all'11 maggio 2020. Di conseguenza, il reato non era estinto e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Finto agente e sostituzione di persona: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di truffa e sostituzione di persona a carico di un soggetto che si era presentato sotto falso nome, millantando la qualifica di agente assicurativo, per rilasciare una fideiussione falsa e ottenere merci non pagate per oltre 51.000 euro. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, chiarendo che la querela presentata dal legale rappresentante di una società è valida anche senza l'indicazione specifica della fonte dei suoi poteri, rientrando tale atto nell'ordinaria gestione. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito la legittimità della testimonianza degli agenti di polizia sulle indagini svolte dai colleghi e la corretta sospensione della prescrizione dovuta all'astensione degli avvocati.
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Prescrizione del reato: no al mix di leggi per evitare i danni
L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione contestando la conferma dei risarcimenti civili. Sosteneva che per i reati contestati fosse maturata la prescrizione del reato prima della sentenza di primo grado. La Cassazione ha chiarito che, nel valutare la legge più favorevole tra il vecchio e il nuovo regime, non è possibile sommare i singoli aspetti vantaggiosi di entrambe le riforme, creando una terza via interpretativa. Ciascuna disciplina deve essere applicata interamente. Nel caso specifico, calcolando correttamente i periodi di sospensione dovuti ai rinvii chiesti dalla difesa, la prescrizione del reato non era ancora maturata al momento della prima condanna. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando la condanna al risarcimento dei danni.
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Sospensione della prescrizione: se il coimputato ferma il tempo
Il ricorrente, condannato in appello per lesioni personali, ha impugnato la sentenza sostenendo che il reato fosse già estinto per prescrizione prima della decisione di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione non era decorso grazie alla sospensione della prescrizione di complessivi 147 giorni. Questa sospensione è derivata dal legittimo impedimento di un coimputato (detenuto per altra causa) e dall'astensione degli avvocati. Poiché il difensore del ricorrente non si è opposto al rinvio né ha chiesto la separazione dei processi, gli effetti della sospensione si sono estesi anche a lui. Di conseguenza, il reato non era prescritto al momento della sentenza di appello.
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Invasione di edifici: condanna confermata anche dopo l’arresto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di invasione di edifici. L'imputato sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione, affermando di aver abbandonato l'immobile occupato molto tempo prima. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva prolungata configura un reato permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento dell'effettivo sgombero o, in mancanza di prove sul rilascio, dalla data della sentenza di condanna di primo grado. Non avendo l'imputato sollevato la questione dell'allontanamento nel giudizio d'appello, la Cassazione non ha potuto esaminare questo nuovo elemento di fatto, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sottrazione di beni pignorati: condannato il custode infedele
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di sottrazione di beni pignorati a carico del proprietario e del custode giudiziario di un'azienda. I due soggetti avevano sottratto all'esecuzione forzata alcuni macchinari, tra cui un trattorino tagliaerba inviato in riparazione senza l'autorizzazione del giudice dell'esecuzione, impedendo così lo svolgimento della vendita all'asta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati, ribadendo che il custode non può compiere atti di straordinaria amministrazione o spostare i beni pignorati di propria iniziativa. La richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa del valore non irrisorio dei beni e dei precedenti penali degli imputati. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per calcolo errato
L'Imputato era stato condannato per il reato di calunnia. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello, evidenziando che l'esclusione della recidiva in primo grado influiva sul calcolo dei tempi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, confermando che la valutazione dei precedenti penali per negare le attenuanti generiche non equivale al riconoscimento della recidiva. Di conseguenza, il termine massimo di prescrizione (pari a sette anni e sei mesi, più una breve sospensione) era già decorso prima della decisione di secondo grado. Non emergendo elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Cassazione ha applicato la causa estintiva. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio per l'avvenuta prescrizione del reato, eliminando ogni effetto penale per L'Imputato.
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Prescrizione del reato: annullato il risarcimento alle vittime
L'Imputato era accusato di associazione a delinquere finalizzata a truffe e falsi, promettendo assunzioni in cambio di denaro. La Corte d'Appello aveva dichiarato la prescrizione per i singoli reati ma confermato il risarcimento danni per il reato associativo. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Imputato: a causa di un errato calcolo della sospensione per l'emergenza Covid-19, la prescrizione del reato associativo era già maturata prima della sentenza di primo grado. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio le statuizioni civili, eliminando la condanna al risarcimento danni in favore delle Parti Civili.
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Reato di calunnia: condannato il datore che accusa il dipendente
Un datore di lavoro ha denunciato falsamente un proprio dipendente per appropriazione indebita, accusandolo di aver trattenuto i pagamenti in contanti dei clienti. In realtà, il denaro era stato regolarmente consegnato e la denuncia era una ritorsione dopo un infortunio sul lavoro del dipendente. I giudici di merito hanno condannato l'imprenditore per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del datore di lavoro, confermando la condanna. La Suprema Corte ha chiarito che il termine di prescrizione era stato sospeso a causa dell'astensione degli avvocati dalle udienze, rendendo infondata la tesi difensiva sull'estinzione del reato. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della parte civile.
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Prescrizione del reato e sciopero: la Cassazione condanna
L'Imputato è stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per il possesso ingiustificato di un machete. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la natura offensiva dell'oggetto e sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Riguardo alla prescrizione del reato, i giudici hanno chiarito che il termine è rimasto sospeso per l'intera durata del rinvio dell'udienza ottenuto a causa dell'adesione del difensore all'astensione collettiva della categoria. Tale astensione non costituisce un legittimo impedimento, determinando così la sospensione del decorso del tempo per tutto il periodo del rinvio. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rissa e lesioni: la prescrizione del reato cancella la pena
Una violenta rissa avvenuta nel 2014 ha portato alla condanna penale di diversi soggetti per rissa e lesioni aggravate. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato prima della sentenza d'appello del 2022. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il calcolo dei termini di prescrizione non doveva includere i rinvii d'ufficio disposti durante l'emergenza Covid-19, in linea con la Corte Costituzionale. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza penale per intervenuta prescrizione del reato. Tuttavia, ha confermato la responsabilità civile di due imputati, dichiarando inammissibili i loro ricorsi su questo punto e condannandoli a risarcire le spese legali alla vittima che aveva riportato lesioni personali.
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