LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 159 Codice Penale — Anno 2022

Pagina 5 di 8

153 provvedimenti

Altri anni per Art. 159 Codice Penale

Sospensione della prescrizione: lo sciopero allunga i tempi
L'Imputata, condannata per truffa, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'estinzione del reato prima del verdetto d'appello per decorso del tempo. La difesa sosteneva che la sospensione della prescrizione non potesse superare la durata massima di sessanta giorni per ogni rinvio di udienza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e chiarendo un principio decisivo. Quando il rinvio del processo deriva dall'adesione dell'avvocato a uno sciopero di categoria, non opera il limite di sessanta giorni. I giudici possono disporre la sospensione della prescrizione per tutto il lasso temporale imposto dalle necessità organizzative dell'ufficio giudiziario. L'imputata perde la causa e subisce anche la condanna al pagamento di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Sospensione della prescrizione e vizi di notifica nel processo
Due imputati subiscono una condanna in appello per frode assicurativa. La difesa ricorre in Cassazione contestando l'errato calcolo del tempo trascorso. Nel corso del giudizio, un rinvio era avvenuto contemporaneamente per l'impedimento di un imputato e per il difetto di notifica verso gli altri coimputati. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso difensivo. I giudici stabiliscono che la verifica della regolare costituzione delle parti prevale su qualsiasi impedimento personale. Di conseguenza, il rinvio dovuto alla mancata notifica impedisce la sospensione della prescrizione. Considerata l'assenza di sospensioni valide per quell'udienza, il reato risultava già estinto prima della pronuncia di secondo grado. La Suprema Corte dispone quindi l'annullamento senza rinvio della sentenza penale per intervenuta estinzione del reato, confermando le sole disposizioni civili.
Continua »
Condanna annullata per errata sospensione della prescrizione
L'Imputato subiva una condanna per lesioni personali, minaccia e porto di oggetti atti ad offendere. La Corte d'Appello riteneva i reati non estinti a causa di tre distinti periodi di blocco dei termini processuali. Il difensore proponeva ricorso per Cassazione contestando l'errata sospensione della prescrizione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che la sospensione per emergenza Covid-19 si applica solo in presenza di udienze o scadenze nel periodo critico. Inoltre, il rinvio dovuto all'assenza di testimoni non costituisce un accordo dilatorio tra le parti. Ricalcolando i tempi effettivi con una sola sospensione legittima, i reati risultavano già estinti prima della sentenza d'appello. I giudici hanno quindi annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione.
Continua »
Sospensione della prescrizione: ricorso bocciato e sanzione
L'Imputato, condannato per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone, ha impugnato la sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'avvenuta estinzione del reato per decorso del tempo massimo. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva. Il calcolo corretto del termine deve includere la sospensione della prescrizione dovuta all'emergenza sanitaria da pandemia e l'astensione dell'avvocato difensore dalle udienze. Sommati tali periodi di blocco del tempo, il reato non risultava affatto prescritto alla data della pronuncia di appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Prescrizione del reato stradale: condanna confermata
Un automobilista subisce una condanna per lesioni personali stradali e omissione di soccorso dopo un incidente. L'imputato presenta ricorso alla Corte di Cassazione sostenendo che la prescrizione del reato sia maturata prima della sentenza di appello. I giudici supremi esaminano il calcolo dei termini temporali dell'intero procedimento penale. La Corte accerta che l'avvocato difensore ha aderito all'astensione dalle udienze per quasi sette mesi. Questa interruzione ha congelato il decorso del tempo previsto per l'estinzione dell'illecito. Di conseguenza, il termine finale è scaduto solo dopo la pronuncia della Corte di Appello. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Diffamazione sui social network: postare diffide costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di diffamazione sui social network a carico di un'imputata. La donna aveva pubblicato sul proprio profilo Facebook lo stralcio di una lettera di messa in mora ricevuta dalla parte offesa, aggiungendo commenti denigratori volti a esporre la vittima al pubblico ludibrio. La Suprema Corte ha respinto la tesi difensiva della provocazione. I giudici hanno chiarito che una formale richiesta di adempimento non costituisce un fatto ingiusto e che la reazione online era avvenuta a distanza di tempo, escludendo qualsiasi immediatezza. Dichiarato inammissibile il ricorso anche sulla prescrizione, l'imputata deve risarcire le spese processuali e la parte civile.
Continua »
Prescrizione del reato e risarcimento: la Cassazione
La vittima di un'aggressione subisce gravi lesioni personali. Il Tribunale condanna i colpevoli e riconosce il risarcimento del danno. La Corte di Appello ribalta l'esito: dichiara la prescrizione del reato come maturata prima della sentenza di primo grado e cancella i risarcimenti. La parte civile impugna la decisione. I giudici di secondo grado hanno dimenticato di calcolare i periodi di sospensione del processo dovuti allo sciopero dei difensori. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della persona offesa. La prescrizione del reato è maturata solo dopo la condanna di primo grado. La Suprema Corte annulla la decisione e rinvia la causa al giudice civile d'appello per tutelare i diritti risarcitori.
Continua »
Prescrizione dei reati tributari tra sospensioni e norme
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del computo del tempo necessario all'estinzione dell'illecito penale. L'imputato era stato condannato nei gradi di merito per reati fiscali legati all'emissione di fatture per operazioni inesistenti e all'occultamento di scritture contabili. La difesa ha presentato ricorso sostenendo che i reati fossero estinti per il decorso del tempo, contestando l'applicazione dei periodi di sospensione processuale. I giudici di legittimità hanno respinto la tesi difensiva, stabilendo che la prescrizione dei reati tributari deve seguire interamente la disciplina normativa più favorevole applicata nel suo complesso, senza escludere i giorni di sospensione maturati durante il processo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna dell'imputato alle spese e al versamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Appropriazione indebita del dipendente: condanna definitiva
Un lavoratore incaricato della verifica periodica dei registratori di cassa ha incassato direttamente dai clienti trentamila euro senza versarli alla società datrice né segnalarli alle autorità fiscali. I giudici di merito hanno accertato la responsabilità dell'uomo condannandolo per il reato contestato e al risarcimento del danno. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo l'assenza di dolo e chiedendo la prescrizione del reato sulla base di una diversa data dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le prove a carico erano certe e la richiesta di anticipare la data del fatto per ottenere la prescrizione richiedeva prove incontrovertibili mai fornite. La condanna per appropriazione indebita del dipendente è diventata definitiva con l'obbligo di pagare spese e ammenda.
Continua »
Falsità in atti per evitare sanzioni: condanna confermata
Un cittadino ha inviato alla Prefettura quattro dichiarazioni sostitutive di notorietà completamente contraffatte per evitare sanzioni pecuniarie scaturite dall'emissione di assegni privi di provvista (senza fondi sul conto). I documenti attestavano falsamente l'avvenuto pagamento tardivo ed esibivano timbri e firme false di funzionari comunali e creditori. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale dell'autore per falsità in atti. I giudici hanno chiarito che l'interesse personale esclusivo e l'invio materiale dei documenti dimostrano la piena responsabilità nella formazione del falso. Inoltre, l'adesione del difensore all'astensione delle Camere Penali sospende la prescrizione anche oltre il tetto di sessanta giorni in base ai tempi organizzativi del tribunale.
Continua »
Fatture per operazioni inesistenti: prescrizione e nuovo processo
Due imprenditori subiscono una condanna penale per emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta. Gli imputati presentano ricorso in Cassazione denunciando errori procedurali sui termini di prescrizione, irregolarità nella sostituzione dei difensori e l'omessa valutazione di una precedente sentenza assolutoria definitiva. I giudici di legittimità accolgono le censure difensive: il rinvio dell'udienza finalizzato alla produzione di prove documentali non sospende il decorso della prescrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio le condanne per i reati ormai prescritti ed estinti. Per la residua contestazione di dichiarazione fraudolenta non ancora prescritta, la Corte dispone l'annullamento con rinvio ad altra sezione d'appello, imponendo l'esame dei documenti probatori precedentemente ignorati.
Continua »
Notifica nulla e prescrizione del reato: stop ai risarcimenti
La Corte d'Appello dichiarava la prescrizione del reato di truffa a carico di due imputati, ma confermava la loro condanna al risarcimento dei danni verso la parte civile. I giudici di secondo grado ritenevano che il reato si fosse prescritto durante la fase di appello a causa di una sospensione di 194 giorni per sciopero dei difensori. Gli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione evidenziando che l'originaria citazione a giudizio era nulla per mancata notifica. Di conseguenza, anche il rinvio per astensione era viziato e non poteva sospendere il decorso del tempo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso: la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza di primo grado. I giudici di legittimità hanno quindi annullato la sentenza e revocato i risarcimenti civili.
Continua »
Sospensione della prescrizione e messa alla prova penale
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il ricorrente sosteneva che il tempo massimo per procedere fosse scaduto prima della pronuncia di secondo grado. I giudici supremi hanno ribadito che la richiesta difensiva di accedere al beneficio della messa alla prova congela il decorso del tempo necessario per la definizione del giudizio. Questo meccanismo produce una formale sospensione della prescrizione per tutta la durata del rinvio concesso dal giudice per redigere il programma trattamentale con l'ufficio competente. Tenuto conto del periodo di arresto del computo temporale, i reati non risultavano affatto estinti. La Corte ha pertanto dichiarato inammissibile il ricorso, confermando integralmente la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Prescrizione del reato e recidiva: niente stop al processo
La Corte d'Appello dichiarava estinto per decorso del tempo il delitto di sequestro di persona a carico dell'Imputato, equiparandolo ai coimputati. Il Procuratore Generale proponeva ricorso per Cassazione, contestando l'errata applicazione delle norme sulla prescrizione del reato e recidiva specifica e reiterata. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che l'aumento di due terzi del tempo di prescrizione per la recidiva qualificata, unito ai periodi di sospensione delle udienze, impediva la maturazione del termine estintivo. I giudici di legittimità hanno pertanto annullato la sentenza di proscioglimento, rimettendo gli atti alla Corte d'Appello per celebrare un nuovo giudizio.
Continua »
Prescrizione del reato e rinvio: la Cassazione fissa i limiti
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'estinzione dell'illecito per prescrizione del reato. La difesa sostiene che il differimento dell'udienza chiesto dal difensore non possa sospendere il decorso del tempo per oltre sessanta giorni e invoca lo scomputo dei rinvii per sciopero. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Il giudice di legittimità chiarisce che il limite di sessanta giorni non si applica quando il rinvio avviene su istanza difensiva non legata a legittimo impedimento. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di computare il tempo trascorso dopo la sentenza impugnata, confermando la piena validità della condanna.
Continua »
Truffa per erogazioni pubbliche: pena prescritta ma beni confiscati
Il legale rappresentante di una cooperativa editoriale otteneva indebitamente oltre novecentomila euro di contributi statali per l'editoria tramite artifizi contabili e una struttura societaria fittizia. I giudici di merito lo condannavano per il reato di truffa per erogazioni pubbliche, disponendo la confisca dei beni e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il reato penale per intervenuta prescrizione, accertando che il termine massimo era decorso dopo la sentenza d'appello. Tuttavia, i Supremi Giudici hanno confermato integralmente la confisca per equivalente del profitto illecito e le statuizioni civili a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, escludendo che il decorso del tempo cancelli l'obbligo di restituire il vantaggio economico ottenuto illecitamente.
Continua »
Prescrizione del reato: ricorso respinto per cinque giorni
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prescrizione del reato in relazione alla tempestività della sentenza d'appello e all'inammissibilità dell'impugnazione. L'Imputato, condannato per false dichiarazioni sull'identità, sosteneva che il reato fosse già prescritto prima del verdetto di secondo grado. I giudici di legittimità hanno invece calcolato la sospensione dei termini, accertando che l'estinzione dell'illecito sarebbe maturata solo cinque giorni dopo la pronuncia della sentenza d'appello. Poiché il motivo di ricorso si basava su un presupposto errato ed era manifestamente infondato, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. Questo vizio impedisce di rilevare l'estinzione del reato sopravvenuta in data successiva alla decisione di secondo grado, comportando la condanna definitiva dell'Imputato al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Lesioni personali aggravate: negare i fatti non basta
Due imputati hanno proposto ricorso contro la condanna per il reato di lesioni personali aggravate commesso ai danni di un anziano ultraottantenne. I ricorrenti negavano qualsiasi contatto fisico e contestavano l'attendibilità della vittima e la validità dei certificati medici, eccependo inoltre la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le impugnazioni. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità quando la decisione di merito risulta coerente e supportata da riscontri sanitari tempestivi. Considerata la sospensione dei termini processuali, la prescrizione non è maturata. I condannati devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Continua »
Porto ingiustificato di coltello: scusa dell’auto bocciata
I giudici hanno condannato un automobilista per il reato di porto ingiustificato di coltello a serramanico rinvenuto a bordo della sua vettura durante un controllo. L'uomo ha giustificato il possesso dell'arma bianca sostenendo che servisse per eseguire riparazioni di emergenza sull'auto. La difesa ha inoltre richiesto la non punibilità per particolare tenuità del fatto e la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno ritenuto non credibile la scusa della manutenzione del veicolo e hanno escluso la tenuità a causa dei molteplici precedenti penali dell'imputato. L'imputato deve scontare tre mesi di arresto, versare 500 euro di ammenda e pagare 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione illecita di stupefacenti: uso personale o spaccio
L'imputato subiva una condanna per il reato di detenzione illecita di stupefacenti nella forma attenuata del fatto di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto oltre cinquantatré grammi di cocaina e un bilancino di precisione presso la sua abitazione. Il ricorrente contestava la destinazione allo spaccio, ritenendo insufficiente il possesso del bilancino, ed eccepiva l'intervenuta prescrizione del reato per errato computo delle sospensioni processuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che il quantitativo non irrisorio di sostanza unito allo strumento di pesatura giustifica la finalità di spaccio e che la censura sulla prescrizione risultava generica.
Continua »