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Art. 159 Codice Penale — Anno 2022

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153 provvedimenti

Altri anni per Art. 159 Codice Penale

Sospensione della prescrizione e sciopero: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per tentato furto aggravato, dichiarando il ricorso inammissibile. L'imputato sosteneva l'avvenuta estinzione del reato per decorso del tempo massimo e contestava il riconoscimento fotografico. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione opera pienamente quando il difensore aderisce all'astensione dalle udienze proclamata dall'organismo di categoria. Tale congelamento dei termini si applica in modo automatico, a prescindere dall'eventuale assenza dei testimoni nella medesima udienza, poiché l'adesione allo sciopero arresta il procedimento prima di ogni altra verifica. Il computo temporale escludeva quindi la prescrizione. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato di truffa: la Cassazione annulla la condanna
Due imputati subivano una condanna per concorso in truffa legata alla sottrazione e al trasporto di una partita di olio nel dicembre 2011. I giudici di secondo grado confermavano la penale responsabilità respingendo l'eccezione di estinzione temporale del reato. I ricorrenti adivano la Corte di Cassazione contestando il calcolo della sospensione processuale derivante dai rinvii per legittimo impedimento dei difensori. I giudici di merito avevano conteggiato oltre un anno e tre mesi di sospensione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso: la sospensione per impedimento del legale non può superare sessanta giorni per ciascun rinvio. Ricalcolati i periodi di sospensione, la prescrizione del reato di truffa è maturata prima della sentenza di appello. La Corte ha quindi annullato la condanna senza rinvio.
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Frode assicurativa: punito anche l’estraneo alla polizza
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti condannati per truffa, uso di atti falsi e frode assicurativa per aver manipolato polizze e attestati di rischio a danno di varie compagnie. I ricorrenti invocavano la prescrizione dei reati, contestavano la tempestività della querela e sostenevano l'estraneità di chi non figurava formalmente come contraente della polizza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la frode assicurativa non costituisce un reato proprio e punisce chiunque realizzi condotte ingannevoli sul contratto, compresi i terzi complici. La Corte ha inoltre ribadito la piena validità della sospensione della prescrizione per emergenza sanitaria e la corretta tempestività della querela, presentata subito dopo la conclusione delle indagini interne aziendali.
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Sospensione della prescrizione: la condanna penale resta valida
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di minaccia. I soggetti hanno presentato ricorso per Cassazione sostenendo l'avvenuta estinzione del reato a causa del decorso del tempo massimo previsto dalla legge. Gli ermellini hanno respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. Il giudice di merito ha calcolato correttamente i periodi di sospensione della prescrizione, causati da molteplici rinvii richiesti dalla difesa, da legittimi impedimenti dell'avvocato e dall'adesione dei legali alle astensioni di categoria. Questi blocchi hanno prolungato il termine utile di quasi due anni. La Suprema Corte ha confermato la condanna degli imputati, obbligandoli anche al pagamento delle spese legali e a una sanzione economica.
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Dichiarazione sostitutiva falsa: reato all’invio o alla ricezione
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un cittadino per il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. L'imputato sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato, individuando il momento consumativo nella data di spedizione dell'atto. I giudici hanno chiarito che il reato legato a una dichiarazione sostitutiva falsa si consuma nel momento esatto in cui l'ente pubblico destinatario riceve e protocolla il documento, acquisendone effettiva conoscenza. Inoltre, i periodi di sospensione processuale hanno impedito il decorso dei termini di estinzione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Condanna per furto aggravato: ricorso respinto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di furto aggravato. L'imputato contestava la ricostruzione probatoria dei gradi precedenti e lamentava l'inutilizzabilità di una verifica tecnica, invocando implicitamente il decorso del tempo. I giudici supremi hanno evidenziato che la Cassazione non può riesaminare le prove né sostituirsi al giudizio di merito. Inoltre, i 319 giorni di sospensione del procedimento hanno impedito la maturazione della prescrizione. La decisione conferma la condanna definitiva per furto aggravato, imponendo al ricorrente il versamento delle spese di giustizia e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lesioni personali aggravate: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di lesioni personali aggravate causate dall'uso di un'ascia contro la vittima. Contro la sentenza di appello, la difesa dell'imputato ha presentato ricorso in Cassazione. I motivi riguardavano la rivalutazione delle prove, il diniego delle attenuanti generiche e la presunta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non è possibile riesaminare i fatti in sede di legittimità. Inoltre, la prescrizione non è maturata a causa della sospensione dei termini dovuta all'adesione del difensore a un'astensione dalle udienze. Il condannato deve pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: il rinvio della difesa blocca i termini
L'Imputato, condannato per il reato di lesioni personali, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata declaratoria di prescrizione del reato e contestando l'identificazione dell'autore, il concorso di persone e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. In merito alla prescrizione del reato, i giudici hanno chiarito che il termine non era scaduto poiché rimasto sospeso per 166 giorni a causa di un rinvio dell'udienza richiesto dalla stessa difesa. Gli altri motivi di ricorso sono stati ritenuti inammissibili poiché riguardavano valutazioni di fatto precluse in sede di legittimità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato e rinvii: la Cassazione conferma la pena
Un cittadino viene condannato in appello per il reato di furto aggravato commesso nel 2012. L'imputato presenta ricorso in Cassazione per contestare la sentenza. Egli sostiene che la motivazione sia illogica e afferma che la prescrizione del reato sia maturata prima della pronuncia di secondo grado. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici rilevano che il primo motivo d'impugnazione è del tutto generico. Riguardo al secondo motivo, la Suprema Corte chiarisce che la prescrizione ha subito un blocco di 361 giorni a causa di scioperi e impedimenti del difensore. Di conseguenza, il termine finale è slittato a una data successiva rispetto alla sentenza d'appello. L'imputato deve pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso in Cassazione: confermata condanna
Un uomo, condannato per rapina, lesioni personali e porto abusivo di coltello, ha proposto ricorso alla Suprema Corte contestando la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove. L'imputato sosteneva inoltre l'avvenuta prescrizione dei reati minori. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità del ricorso in Cassazione, chiarendo che i giudici di legittimità non possono riesaminare le prove di fatto già valutate con logica e coerenza nei gradi precedenti. Inoltre, la prescrizione era stata sospesa per l'adesione del difensore all'astensione dalle udienze. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: no a sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il Ricorso straordinario per errore di fatto proposto da un imputato condannato per furto. L'uomo contestava la mancata dichiarazione di prescrizione del reato e la determinazione della pena in sede di rinvio, sostenendo che i giudici fossero incorsi in una svista materiale. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso straordinario è ammesso solo per evidenti errori di percezione visiva o di lettura degli atti, e non per contestare valutazioni giuridiche o interpretazioni di norme. Poiché le contestazioni dell'imputato riguardavano l'applicazione della legge e non una svista materiale, il ricorso è stato respinto. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sospensione della prescrizione: risarcimento da rifare
Due coniugi, accusati di lesioni e minacce ai danni di una vicina, vedono i propri reati dichiarati prescritti in appello, ma restano condannati al risarcimento dei danni. Ricorrono in Cassazione sostenendo che la prescrizione fosse maturata prima del primo grado, contestando la sospensione dovuta all'astensione del loro difensore. La Suprema Corte respinge questo motivo, confermando che lo sciopero dell'avvocato blocca il processo prima di ogni altra verifica, determinando la corretta sospensione della prescrizione. Tuttavia, accoglie il ricorso per difetto di motivazione sulla responsabilità dei singoli coniugi e sul concorso nel reato. Di conseguenza, la Cassazione annulla la sentenza limitatamente agli effetti civili, rinviando la causa al giudice civile per un nuovo esame del risarcimento.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: resta il danno
Un dirigente pubblico viene accusato di corruzione per l'esercizio della funzione per aver ricevuto un'ingente somma di denaro da un noto imprenditore edile, utilizzata per acquistare un appartamento intestato alla moglie. La Corte d'Appello conferma la condanna, ma la Cassazione rileva l'inutilizzabilità di alcune intercettazioni telefoniche provenienti da un altro procedimento penale non collegato. Poiché nel frattempo è decorso il tempo massimo previsto dalla legge, la Suprema Corte dichiara il reato estinto per prescrizione. Tuttavia, i giudici annullano la sentenza con rinvio ad un'altra sezione d'appello limitatamente alla confisca dell'immobile e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, a causa di gravi carenze nella motivazione della sentenza precedente.
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Validità della querela societaria: il ricorso respinto
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la validità della querela sporta da una società di persone e sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la validità della querela è preservata dall'indicazione della legale rappresentanza della società di persone, con implicito riferimento alle norme del codice civile. Inoltre, la prescrizione non si era compiuta poiché l'Imputato non aveva calcolato i periodi di sospensione dovuti all'emergenza COVID-19 e alle astensioni del difensore. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: lo sciopero ferma la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione e contestava la presenza del dolo. La Suprema Corte ha chiarito che il calcolo della prescrizione doveva considerare una sospensione di 272 giorni dovuta a impedimenti dell'imputato e all'adesione del difensore all'astensione dalle udienze. Inoltre, la contestazione sull'elemento soggettivo del reato è stata ritenuta inammissibile poiché riguardava valutazioni di fatto, non proponibili in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: il rinvio cancella il colpo di spugna
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per violenza privata, invocando l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il calcolo per la prescrizione del reato deve includere i periodi di sospensione dovuti ai rinvii per impedimento, pari a centoventi giorni nel caso specifico. Di conseguenza, il termine di prescrizione si è spostato a una data successiva rispetto alla sentenza di secondo grado. Il secondo motivo di ricorso è stato ritenuto troppo generico. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: quando l’errore cancella la pena
Gli Imputati erano stati condannati in appello per lesioni personali e minacce ai danni della Persona Offesa. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando un errore nel calcolo della sospensione del termine di prescrizione per legittimo impedimento del difensore, che per legge non può superare i sessanta giorni. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata ai soli effetti penali per intervenuta prescrizione del reato. Ha invece confermato le statuizioni civili e ha rigettato la richiesta della parte civile di rimborso delle spese legali di questo grado, poiché gli imputati non avevano contestato i risarcimenti civili.
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Fatture per operazioni inesistenti: Cassazione cancella condanna
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a un imprenditore per il reato di dichiarazione fraudolenta tramite l'uso di fatture per operazioni inesistenti. L'imputato era stato condannato in appello per aver registrato una fattura ritenuta falsa. Nel ricorso, la difesa ha sostenuto l'effettività della transazione commerciale, allegando bonifici bancari e comunicazioni con il fornitore. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato, escludendone l'inammissibilità. Di conseguenza, i giudici hanno potuto rilevare la sopravvenuta prescrizione del reato, maturata dopo dieci anni dal fatto. La condanna è stata quindi cancellata definitivamente per estinzione del reato.
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Prescrizione del reato: l’errore di calcolo che costa 3000 euro
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato a lui contestato fosse ormai estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il calcolo dell'Imputato era errato poiché non teneva conto delle sospensioni del processo, pari a oltre un anno, causate dai rinvii richiesti dalla stessa difesa. Di conseguenza, la prescrizione del reato non si era ancora verificata al momento della decisione precedente. La Suprema Corte ha inoltre giudicato generiche le altre lamentele sulla violazione dei diritti di difesa, condannando l'Imputato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attendibilità della persona offesa: la parola della vittima basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per estorsione, rapina e lesioni personali. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti basata principalmente sulle dichiarazioni delle vittime, sostenendo che fossero inattendibili e che si trattasse di un recupero crediti lavorativi. La Suprema Corte ha ribadito che l'attendibilità della persona offesa può fondare da sola una condanna, purché sottoposta a un controllo rigoroso di credibilità soggettiva e coerenza intrinseca da parte del giudice di merito. Nel caso specifico, i giudici d'appello hanno motivato adeguatamente la colpevolezza dell'imputato, escludendo l'ipotesi di esercizio arbitrario delle proprie ragioni poiché il presunto credito lavorativo era del tutto privo di prove, derivando invece la pretesa da un'attività di spaccio. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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