Il Collaboratore di Giustizia, condannato a dieci anni di reclusione per concorso in un duplice omicidio aggravato da modalità mafiose commesso nel 1986, ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione, poiché la concessione dell'attenuante della collaborazione aveva sostituito l'ergastolo con una pena temporanea, rendendo applicabile il vecchio e più favorevole calcolo dei termini. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il principio dell'imprescrittibilità dell'ergastolo per i delitti punibili in astratto con la pena perpetua commessi prima della riforma del 2005, anche in presenza di attenuanti. Inoltre, ha escluso la minima partecipazione del ricorrente, avendo egli fornito le armi per il delitto. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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