Un Lavoratore, inizialmente condannato per calunnia e diffamazione continuata contro alcuni Militari, ha visto la sua pena per diffamazione ridotta in appello, dopo essere stato assolto dalla calunnia. La Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza d'appello per un vizio nella quantificazione della pena, chiedendo un nuovo esame che tenesse conto dell'assoluzione per calunnia. Tuttavia, il giudice del rinvio non ha seguito queste indicazioni. La Suprema Corte, esaminando nuovamente il caso, ha rilevato che il reato di diffamazione continuata era ormai estinto per intervenuta prescrizione del reato, dato il tempo trascorso dai fatti (2011-2012). Pertanto, la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, e il Lavoratore non dovrà scontare alcuna pena.
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