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Art. 1458 Codice Civile

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329 provvedimenti

Trascrizione domanda giudiziale e preliminare
La Corte di Cassazione ha stabilito la prevalenza della trascrizione domanda giudiziale ex art. 2932 c.c. rispetto a una domanda di risoluzione contrattuale trascritta successivamente dal dante causa del venditore. Anche in assenza di trascrizione del contratto preliminare, l'effetto prenotativo della domanda giudiziale garantisce al terzo acquirente la tutela del proprio diritto, rendendo la sentenza di accoglimento opponibile a chiunque abbia trascritto atti o domande in un momento successivo.
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Nesso di causalità appalto e prova del danno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un committente, chiarendo che il nesso di causalità appalto non può essere presunto se sul bene sono intervenuti diversi soggetti tecnici. La pluralità di interventi rende impossibile attribuire con ragionevole probabilità il difetto all'attività di uno specifico appaltatore, escludendo così il risarcimento.
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Risoluzione contratto appalto: guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso complesso riguardante la risoluzione contratto appalto pubblico per la costruzione di una struttura sanitaria. La controversia verteva sull'applicazione di penali per ritardo e sulla legittimità delle riserve iscritte dall'appaltatrice. La Suprema Corte ha confermato che, in caso di risoluzione per inadempimento, l'istituto delle riserve cede il passo ai principi ordinari del risarcimento del danno e della restituzione, rendendo insindacabili le valutazioni di merito correttamente motivate.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: il caso appalti
La Suprema Corte ha dichiarato un ricorso per Cassazione inammissibile riguardante una complessa vicenda di appalto pubblico per la costruzione di una diga. Il caso verteva sulla risoluzione contrattuale per inadempimento dell'ente committente. La decisione conferma che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito per contestare valutazioni tecniche o risultanze istruttorie già vagliate nei gradi precedenti.
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Liquidazione quota sociale: recesso e onere prova
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto degli eredi di un socio defunto alla liquidazione quota sociale dopo il recesso. La sentenza stabilisce che l'onere di provare il valore della quota grava sulla società e che la risoluzione di un precedente accordo transattivo non novativo fa rivivere l'obbligazione originaria di liquidazione monetaria, comprensiva di interessi moratori decorrenti dalla scadenza dei termini legali.
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Risoluzione contratto appalto: la guida completa
La Corte d'Appello ha confermato la risoluzione contratto appalto a causa di gravi inadempimenti dell'appaltatore, tra cui il subappalto non autorizzato e carenze assicurative. Tuttavia, in base alla natura del contratto, ha riconosciuto il diritto al pagamento delle prestazioni già effettuate, sottraendo le somme anticipate dal committente per stipendi e contributi.
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Risoluzione contratto appalto e colpa appaltatore
La Corte d'Appello ha confermato la risoluzione contratto appalto relativo alla costruzione di un nuovo ospedale, imputandola alla colpa grave dell'impresa. Nonostante le reciproche contestazioni, i giudici hanno rilevato che i ritardi nell'allestimento del cantiere, le gravi violazioni delle norme sulla sicurezza e l'incapacità organizzativa dell'appaltatore hanno reso legittimo lo scioglimento del vincolo. La sentenza ha inoltre rideterminato il valore delle opere eseguite e i danni spettanti alla stazione appaltante.
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Compensazione impropria nell’appalto: regole e limiti
Nel caso esaminato, un'impresa edile fallita ha richiesto il pagamento di lavori eseguiti prima della risoluzione del contratto. I committenti hanno opposto in compensazione impropria le penali per il grave ritardo. La Cassazione ha stabilito che, derivando i reciproci crediti dal medesimo contratto, si verifica un'elisione contabile (compensazione impropria) non soggetta ai rigorosi limiti applicabili in sede fallimentare. Inoltre, la Corte ha annullato la condanna in solido dei committenti a causa di un vizio processuale di extrapetizione.
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Recesso preliminare: agibilità valida e sue conseguenze
Un promissario acquirente esercita il recesso da un contratto preliminare, sostenendo l'invalidità del certificato di agibilità dell'immobile. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, dichiara il recesso illegittimo. La motivazione risiede nel fatto che il certificato, rilasciato nel 1994, era pienamente valido secondo la normativa all'epoca vigente. Di conseguenza, l'inadempimento è stato attribuito al promissario acquirente, con la sua condanna a risarcire i danni e la perdita della caparra. L'ordinanza sottolinea inoltre l'importanza della specificità dei motivi di ricorso.
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Onere della prova in appello: il principio di non dispersione
Una società appaltatrice ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento di somme aggiuntive (riserve) relative a un contratto di appalto pubblico. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda a causa della mancata produzione in appello del fascicolo di parte contenente le prove. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando il 'principio di non dispersione della prova'. Secondo tale principio, i documenti regolarmente prodotti in primo grado si considerano acquisiti al processo e il giudice d'appello deve tenerne conto, anche ordinandone la ri-produzione se necessario. La sentenza chiarisce quindi l'onere della prova in appello in caso di mancato reperimento dei documenti.
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Annullamento d’ufficio: restituzione e buona fede
La Cassazione esamina un caso di annullamento d'ufficio di una convenzione sanitaria. Un'ASL chiede la restituzione di somme erogate a una casa di cura, sostenendo l'illegittimità originaria delle autorizzazioni. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'ASL, ma la Cassazione, data la complessità dei temi (autotutela, buona fede, termine ragionevole), ha rimesso la causa alla pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Contratto preliminare: obblighi e risoluzione del patto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, promissaria acquirente, in una controversia su un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano correttamente interpretato il contratto escludendo un inadempimento dei promittenti venditori riguardo alla rimozione di pesi e servitù. È stato inoltre ritenuto legittimo il diritto dei venditori di trattenere tutte le somme ricevute, e non solo la caparra, in virtù di una specifica clausola contrattuale, a seguito della risoluzione del contratto per inadempimento dell'acquirente.
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Nullità della CTU: quando e come eccepirla in giudizio
Una società appaltatrice perde un ricorso contro un comune per la risoluzione di un contratto d'appalto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo i termini perentori per contestare la nullità della CTU. La Corte ha stabilito che l'eccezione di nullità della CTU deve essere sollevata dal difensore nella prima difesa utile dopo il deposito della perizia. Le osservazioni del consulente di parte non sono sufficienti. Inoltre, il CTU può acquisire documenti di natura tecnica per rispondere ai quesiti del giudice, purché non si sostituisca alle parti nell'onere di provare i fatti principali.
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Agevolazione cuneo fiscale: la Cassazione decide
Una società di trasporti si è vista negare il rimborso IRAP relativo all'agevolazione cuneo fiscale. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, chiarendo che l'esclusione dal beneficio si applica solo in presenza di una vera e propria "concessione traslativa", con trasferimento del rischio operativo, e di una "tariffa remunerativa" pagata dall'utenza, non di un semplice corrispettivo contrattuale versato dalla Pubblica Amministrazione. L'analisi non può essere solo formale, ma deve basarsi sulla sostanza del rapporto economico.
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Eccezione di inadempimento: incompatibile con la risoluzione
Una committente si è rivolta alla Cassazione, sostenendo di non dover pagare il saldo lavori a un'appaltatrice a causa della risoluzione del contratto per colpa di quest'ultima e sollevando un'eccezione di inadempimento. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la richiesta di risoluzione è logicamente incompatibile con l'eccezione di inadempimento. Di conseguenza, la committente è tenuta a pagare i lavori già eseguiti, non a titolo di corrispettivo contrattuale, ma come obbligo restitutorio.
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Contratto di multiproprietà: quando è nullo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29599/2023, ha dichiarato la nullità di tre contratti preliminari di multiproprietà. La decisione si fonda sulla violazione delle norme a tutela del consumatore, in particolare il D.Lgs. n. 427/1998, per la radicale indeterminatezza dell'oggetto dei contratti. La Corte ha stabilito che non è sufficiente indicare la quota millesimale, ma è necessario specificare dettagliatamente tutti gli elementi essenziali come la descrizione del bene, le condizioni di godimento e i servizi, al fine di garantire una tutela effettiva all'acquirente.
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Improcedibilità del ricorso per mancato deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso di una società televisiva a causa del mancato deposito della copia autentica della sentenza d'appello notificata, come richiesto dall'art. 369 c.p.c. La Corte ha ribadito che tale adempimento è essenziale per verificare la tempestività dell'impugnazione e la sua omissione, non essendo stata sanata nei termini, porta alla chiusura del processo senza esame del merito.
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Inammissibilità ricorso cassazione: analisi sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso e di un controricorso relativi a una controversia su un contratto di leasing immobiliare. I motivi del ricorso principale, incentrati sulla presunta indeterminatezza del tasso di interesse, sulla nullità di una clausola risolutiva e su un omesso esame di un fatto, sono stati respinti per genericità e difetto di autosufficienza. La Corte ha sottolineato che l'inammissibilità del ricorso cassazione deriva dalla mancata specifica critica alle motivazioni della sentenza impugnata. Anche il ricorso incidentale è stato giudicato inammissibile per le medesime ragioni di indeterminatezza.
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Compenso amministratore: quando può essere negato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso amministratore può essere interamente negato se questi si è reso responsabile di gravi inadempimenti. Nel caso esaminato, un ex presidente di una società fallita si è visto rigettare la richiesta di pagamento per 70.000 euro. La Corte ha confermato la decisione, basata sull'eccezione di inadempimento sollevata dalla curatela fallimentare, a fronte di gravi atti di mala gestio, come la stipula di contratti in conflitto di interessi e senza autorizzazione del CdA. È stato chiarito che spetta all'amministratore dimostrare di aver adempiuto correttamente ai propri doveri una volta che la società abbia contestato specifiche mancanze.
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Lite temeraria esclusa in caso di soccombenza parziale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due investitori, confermando che la richiesta di risarcimento per lite temeraria è inammissibile se la controparte risulta parzialmente vittoriosa. L'ordinanza stabilisce inoltre che, in caso di risoluzione di un contratto di investimento, le cedole incassate in buona fede devono essere restituite mediante compensazione con il credito principale.
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