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Art. 1458 Codice Civile

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329 provvedimenti

Recesso per giusta causa: la Cassazione decide
Un agente, a cui era stato intimato il recesso per giusta causa a seguito di ammanchi di merce, ha impugnato la decisione. La Corte d'Appello ha confermato la legittimità del recesso, condannando l'agente al risarcimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso finale dell'agente, dichiarando inammissibili le sue nuove argomentazioni legali in quanto non sollevate nei precedenti gradi di giudizio. La sentenza ribadisce che i motivi di ricorso in Cassazione devono vertere su questioni già dibattute.
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Efficacia riflessa del giudicato: i limiti verso terzi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20271/2025, ha stabilito che l'efficacia riflessa del giudicato non può estendersi al terzo cessionario di un credito se questi non ha partecipato al processo. Nel caso specifico, una società aveva acquisito dei crediti derivanti da un contratto di consulenza. Successivamente, una sentenza, emessa in un giudizio a cui la società cessionaria era estranea, ha dichiarato la risoluzione del contratto originario. La Cassazione ha chiarito che tale sentenza non può pregiudicare i diritti del cessionario, il cui diritto di credito era sorto autonomamente prima dell'instaurazione del giudizio di risoluzione. La Corte ha quindi cassato la decisione d'appello, affermando che estendere gli effetti della sentenza violerebbe il diritto di difesa del terzo.
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Estinzione del giudizio: la guida completa
In un caso di appello riguardante una cessione di quote societarie, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la parte appellante ha rinunciato agli atti prima della costituzione in giudizio della controparte. La Corte d'Appello ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi sulle spese legali e chiarendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato. La parola chiave del caso è estinzione del giudizio.
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Risoluzione contratto appalto: grave inadempimento
Un committente ottiene la risoluzione contratto appalto per grave inadempimento di un'impresa edile che aveva abbandonato il cantiere. Il Tribunale ha condannato l'impresa alla restituzione delle somme versate, al netto del valore dei lavori eseguiti, e al risarcimento dei danni per le spese peritali sostenute.
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Fideiussione omnibus: validità e onere della prova
Una società e i suoi garanti si opponevano a un decreto ingiuntivo per un debito bancario, sollevando questioni sulla validità di un contratto derivato e di una fideiussione omnibus. La Corte d'Appello ha respinto le principali doglianze, chiarendo che la prova della natura anticoncorrenziale della fideiussione spetta a chi la eccepisce e che la banca adempie al suo onere probatorio depositando contratto e estratti conto. La sentenza ha inoltre affermato che la garanzia si estende ai debiti derivanti da operazioni finanziarie se confluiti nel conto corrente garantito, accogliendo parzialmente gli appelli incidentali.
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Risoluzione contratto scaduto: quando è inammissibile
Una società di logistica ottiene un'ingiunzione di pagamento per servizi non saldati. La società cliente si oppone, lamentando gravi inadempimenti e chiedendo in via riconvenzionale la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. Il Tribunale di Milano dichiara inammissibile la domanda di risoluzione, poiché il contratto era già scaduto per decorso del termine. Accoglie invece la domanda di risarcimento danni e, operando una compensazione, condanna la cliente al pagamento di una somma inferiore a quella inizialmente richiesta.
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Responsabilità medica odontoiatra: il risarcimento
Un paziente cita in giudizio il proprio dentista per un intervento di implantologia mal riuscito. Il Tribunale di Torino, basandosi su una perizia tecnica (CTU), accerta la responsabilità medica odontoiatra per l'inadeguata realizzazione delle protesi. Dispone la risoluzione parziale del contratto e condanna il professionista alla restituzione delle somme versate per le prestazioni incongrue, al risarcimento dei danni patrimoniali (spese mediche e correttive) e del danno morale per il disagio subito dal paziente.
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Risoluzione contratto appalto: quando spetta il compenso?
La Corte di Appello di Roma ha confermato la risoluzione di un contratto di permuta di un terreno contro futuri appartamenti, a causa del grave inadempimento della società costruttrice che non ha completato le opere. La sentenza chiarisce che, in caso di risoluzione contratto appalto per colpa dell'appaltatore, questi non ha diritto al compenso per i lavori parzialmente eseguiti se non dimostra che tali lavori abbiano arrecato un'utilità concreta e reale al committente. È stata inoltre rigettata la domanda di indennizzo per ingiustificato arricchimento.
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Franchising non esclusivo e obblighi del franchisor
Un affiliato (franchisee) ha contestato un decreto ingiuntivo per canoni non pagati, accusando il franchisor di non essere intervenuto contro la concorrenza sleale di un altro affiliato. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, stabilendo che in un contratto di franchising non esclusivo, il franchisor non ha alcun obbligo contrattuale di proteggere un affiliato dalla concorrenza degli altri, a meno che non sia esplicitamente previsto. La clausola di buona fede non può creare obblighi non pattuiti.
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