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Art. 1455 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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135 provvedimenti

Altri anni per Art. 1455 Codice Civile

Frazionamento mutuo: rifiuto lecito se c’è debito
Una società costruttrice ha citato in giudizio un istituto di credito per i danni derivanti dal rifiuto di procedere al frazionamento del mutuo fondiario. La banca ha giustificato il diniego a causa del grave inadempimento della società nel pagamento degli interessi di preammortamento. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso della società, stabilendo che il rifiuto della banca era legittimo in base all'eccezione di inadempimento e non contrario al principio di buona fede, dato che il diritto al frazionamento del mutuo era contrattualmente subordinato alla regolarità dei pagamenti.
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Onere della prova nel credito al consumo: la prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un consumatore che aveva smesso di pagare un finanziamento, collegato all'acquisto di servizi odontoiatrici, a causa del presunto inadempimento del fornitore. La Corte ha ribadito un principio fondamentale sull'onere della prova: nei contratti di credito al consumo collegati, spetta al consumatore dimostrare con prove concrete l'inadempimento del fornitore del bene o servizio. Una semplice lettera di messa in mora non è sufficiente. L'ordinanza sottolinea che l'inadempimento del fornitore è un fatto impeditivo della pretesa della società finanziaria, e chi solleva tale eccezione deve provarlo.
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Credito al consumo collegato: denuncia vizi e termini
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un contratto di credito al consumo collegato, il consumatore perde il diritto di risolvere il finanziamento se non denuncia i vizi del bene acquistato al venditore entro i termini di decadenza previsti dal Codice del Consumo. Il caso riguardava l'acquisto di un impianto fotovoltaico difettoso. La tardiva denuncia dei difetti al fornitore ha precluso la possibilità di agire contro la società finanziaria, confermando la stretta interconnessione tra il contratto di vendita e quello di finanziamento.
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Ricorso inammissibile: motivi e conseguenze pratiche
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società di produzione cinematografica contro la risoluzione di un contratto di associazione in partecipazione. La decisione si fonda su vizi procedurali, tra cui il difetto di autosufficienza, la contestazione di valutazioni di fatto riservate al merito e la proposizione di questioni nuove. La sentenza conferma l'importanza di rispettare le rigide regole formali del giudizio di legittimità, ribadendo che il mancato adempimento a obblighi contrattuali essenziali, come la rendicontazione dei costi, giustifica la risoluzione del contratto.
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Risoluzione contratto appalto: quando è grave l’errore?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla risoluzione contratto appalto tra un ente previdenziale e una società fornitrice. A causa di un errore procedurale della fornitrice, un concorso pubblico è stato annullato. La Corte ha confermato che l'inadempimento era sufficientemente grave da giustificare la risoluzione, in quanto ha minato le regole di segretezza e imparzialità della procedura. Ha inoltre stabilito che i danni risarcibili includono le indennità di missione pagate ai dipendenti, e ha chiarito importanti principi procedurali sul giudizio di rinvio e sulla riproponibilità delle domande assorbite, come quella di manleva assicurativa.
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Risoluzione contratto e fallimento: la Cassazione decide
Una società immobiliare chiede la risoluzione di un contratto di vendita per inadempimento dell'acquirente, che successivamente fallisce. Sorge un conflitto giurisprudenziale: la causa per la risoluzione del contratto e fallimento deve proseguire in sede ordinaria o essere trasferita interamente al tribunale fallimentare? La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato il contrasto tra i propri orientamenti e ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per una decisione definitiva che chiarisca la sorte delle azioni giudiziarie pendenti al momento della dichiarazione di fallimento.
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Domanda di risoluzione e fallimento: la sorte del rito
Una società venditrice di un immobile cita in giudizio la società acquirente per inadempimento, chiedendo la risoluzione del contratto. Prima della conclusione del giudizio, la società acquirente fallisce. La società venditrice prosegue la sua azione in sede fallimentare. La Curatela del fallimento si oppone, sostenendo l'inammissibilità della domanda in quella sede. La Corte di Cassazione, rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulla questione, ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per stabilire se la domanda di risoluzione debba proseguire nel giudizio ordinario o essere interamente assorbita dalla procedura fallimentare.
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Mutatio libelli in investimenti finanziari: la Cassazione
Un investitore ha subito perdite ingenti operando in futures. Dopo aver citato in giudizio la banca chiedendo la nullità dei contratti, ha modificato la sua domanda in risoluzione per inadempimento. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'investitore, stabilendo che tale modifica costituisce una 'mutatio libelli' non consentita. La Corte ha chiarito che i motivi del ricorso devono colpire la specifica ratio decidendi della sentenza impugnata, altrimenti risultano inammissibili.
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Contratto di finanziamento: no alla risoluzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un consumatore che chiedeva la risoluzione di un contratto di finanziamento collegato all'acquisto di un impianto fotovoltaico difettoso. La decisione si fonda sul fatto che un precedente giudizio aveva escluso la risoluzione del contratto di fornitura, concedendo solo un risarcimento. Poiché l'inadempimento non era stato giudicato grave, non sussistevano i presupposti per risolvere il contratto di finanziamento accessorio.
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Inammissibilità del ricorso: carenza d’interesse
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un acquirente contro il fallimento del fornitore di una cucina. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché le questioni centrali del ricorso (risoluzione del contratto e gravità dell'inadempimento) erano già state definite con una sentenza passata in giudicato in un altro procedimento parallelo, conclusosi con un accordo transattivo tra le parti.
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Contratto IRS: quando è nullo secondo la Cassazione
Una società manifatturiera ha citato in giudizio un istituto di credito per la nullità di un contratto IRS. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: un contratto IRS è nullo se l'investitore non viene messo in condizione di conoscere preventivamente gli elementi essenziali per valutare il rischio (alea), come i criteri di calcolo del Mark to Market, gli scenari probabilistici e i costi impliciti. La mancata trasparenza su questi punti determina sia una nullità strutturale del contratto per indeterminatezza dell'oggetto, sia una violazione degli obblighi informativi della banca. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Fallimento del preponente: indennità e contratto d’agenzia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5603/2025, interviene su un caso di contratto di agenzia interrotto dal fallimento del preponente. La Corte stabilisce un principio fondamentale: il fallimento non comporta la risoluzione automatica e incolpevole del contratto. Si applica invece la disciplina dei contratti pendenti (art. 72 Legge Fallimentare), che prevede la sospensione del rapporto. Questa decisione apre alla possibilità per l'agente di ottenere le indennità di fine rapporto, come quella di preavviso e di clientela, cassando la precedente decisione del Tribunale che le aveva escluse.
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Fallimento preponente: indennità agente e contratto
Una società di rappresentanze si opponeva all'ammissione parziale dei propri crediti nel passivo fallimentare della società preponente. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha stabilito che il fallimento del preponente non determina la risoluzione automatica del contratto di agenzia, ma la sua sospensione ai sensi dell'art. 72 della Legge Fallimentare. Di conseguenza, se il curatore decide di sciogliere il rapporto, l'agente può avere diritto all'indennità di preavviso e di clientela, non essendo lo scioglimento imputabile a una giusta causa automatica.
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Clausola risolutiva espressa: la nullità per genericità
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di una clausola risolutiva espressa in un contratto di appalto di servizi perché formulata in modo generico. Il caso riguardava un'azienda ospedaliera che aveva risolto un contratto con un consorzio di imprese basandosi su una clausola che faceva un vago riferimento a "speciali motivi di inadempienza previsti dalla normativa vigente". La Corte ha stabilito che tale clausola, per essere valida, deve specificare quali inadempimenti possono portare alla risoluzione automatica del contratto. La sua genericità la rende nulla, e tale nullità può essere rilevata d'ufficio dal giudice. Di conseguenza, la risoluzione del contratto è stata ritenuta illegittima, confermando il diritto dell'impresa al risarcimento del danno.
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Esecuzione specifica contratto: la guida completa
Un promissario acquirente ha citato in giudizio il promittente venditore per il suo rifiuto di stipulare il contratto definitivo di compravendita immobiliare. Il Tribunale ha accolto la domanda, emettendo una sentenza che produce gli effetti del contratto non concluso e disponendo il trasferimento della proprietà dell'immobile, subordinato al pagamento del saldo del prezzo. La decisione si fonda sull'istituto dell'esecuzione specifica contratto previsto dall'art. 2932 c.c.
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