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Art. 1455 Codice Civile — Anno 2024

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179 provvedimenti

Altri anni per Art. 1455 Codice Civile

Recesso contratto preliminare: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso dal contratto preliminare da parte del promissario acquirente a causa di un grave vizio dell'immobile. Un tasso di umidità superiore ai limiti di legge, che rende la proprietà inidonea all'uso abitativo, costituisce un inadempimento grave del venditore, giustificando la risoluzione del contratto e la restituzione del doppio della caparra versata. La sentenza chiarisce che la gravità dell'inadempimento va valutata in relazione all'interesse della parte non inadempiente.
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Diffida ad adempiere: quando risolve il contratto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20122/2024, ha chiarito la validità della risoluzione contrattuale tramite diffida ad adempiere, anche in presenza di un inadempimento non grave, qualora il contratto lo preveda esplicitamente. Il caso riguardava un contratto tra una società di gestione di apparecchi da gioco e l'esercente di un bar. La Corte ha rigettato il ricorso della società, sottolineando che se le parti pattuiscono la possibilità di risolvere il contratto per 'qualsiasi inadempimento' tramite diffida, non è necessario per il giudice valutare la gravità della violazione.
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Oneri accessori locazione: quando si rischia lo sfratto
In una locazione commerciale, il mancato pagamento degli oneri accessori per sei anni ha portato alla risoluzione del contratto, nonostante l'inquilino avesse saldato i canoni di locazione arretrati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo l'inadempimento grave e respingendo le eccezioni del conduttore, inclusa quella sull'esercizio abusivo del diritto da parte del locatore, a causa di vizi procedurali nel ricorso.
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Reciproci inadempimenti: la valutazione comparativa
In una complessa operazione immobiliare tra una società e un'ambasciata estera, entrambe le parti si sono rese inadempienti. La società non ha liberato un immobile da ipoteche e pignoramenti, mentre l'ambasciata non ha saldato l'ultima rata del prezzo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di reciproci inadempimenti, il giudice deve effettuare una valutazione comparativa e unitaria della condotta delle parti per determinare quale inadempimento sia stato prevalente e abbia causato la rottura del sinallagma contrattuale. La sentenza d'appello è stata cassata perché non ha eseguito correttamente questa valutazione, omettendo di pesare la gravità dei rispettivi fallimenti.
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Inadempimento contratto d’appalto: opera finita o no?
In una causa per inadempimento contratto d'appalto, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che non aveva chiarito la linea di confine tra opera 'non ultimata' e opera 'ultimata ma viziata'. La Corte ha ribadito che questa distinzione è fondamentale per determinare se applicare la disciplina generale sull'inadempimento (art. 1453 c.c.) o quella speciale sulla garanzia per vizi (art. 1667 c.c.), che prevede termini di decadenza più brevi. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione dei fatti.
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Contratto preliminare multiproprietà: requisiti validità
Una società acquirente impugnava un contratto preliminare di multiproprietà sostenendone la nullità per indeterminatezza dell'oggetto. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18878/2024, ha rigettato il ricorso, chiarendo che per un contratto preliminare multiproprietà tra imprese non si applicano le tutele del consumatore. La validità dell'oggetto è garantita se, pur non essendo esplicitata la quota millesimale, essa è chiaramente determinabile dagli elementi presenti nel contratto, come l'indicazione delle suite e dei periodi di godimento.
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Risoluzione contratto preliminare: le domande in subordine
Un promissario acquirente ha agito in giudizio contro una società immobiliare per la risoluzione di un contratto preliminare, chiedendo in via principale l'accertamento della risoluzione consensuale e, in subordine, la risoluzione per inadempimento della controparte. La Corte di Appello aveva dichiarato inammissibile la domanda subordinata per incompatibilità logica con la principale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che non sussiste alcuna incompatibilità. Se la prova della risoluzione consensuale fallisce, il giudice ha il dovere di esaminare la domanda subordinata di risoluzione per inadempimento, procedendo a una valutazione comparativa dei comportamenti delle parti.
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Risoluzione del contratto: affitto non pagato
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto di locazione a uso diverso per grave inadempimento del conduttore, consistito nel mancato pagamento di diversi canoni. La Corte ha ritenuto irrilevanti, ai fini di escludere la gravità, le presunte inadempienze del locatore, come la mancanza del certificato di agibilità, e ha chiarito che la mediazione obbligatoria si considera esperita anche se le parti, dopo il primo incontro, non proseguono la procedura.
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Leasing traslativo: la clausola penale è valida
In un caso di leasing traslativo immobiliare risolto per inadempimento dell'utilizzatore, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società alberghiera. È stata confermata la validità della clausola penale che permette al concedente di trattenere i canoni riscossi e pretendere quelli futuri, a condizione che venga detratto l'importo ricavato dalla vendita del bene. La Corte ha inoltre ribadito la rigidità delle regole processuali sull'introduzione di nuove prove in appello.
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Risoluzione concordato preventivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione concordato preventivo di una società per inadempimento. La Corte ha stabilito che la mancata soddisfazione dei creditori, dovuta a una liquidità inferiore alle attese, giustifica la risoluzione a prescindere da una colpa specifica del debitore, poiché la funzione primaria del concordato è tutelare i creditori.
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Onere della prova inadempimento: la Cassazione decide
Una società investitrice chiede la risoluzione di un contratto preliminare per inadempimento di un'azienda agricola. La Corte d'Appello rigetta la domanda, invertendo l'onere della prova. La Cassazione cassa la sentenza, riaffermando che in tema di onere della prova inadempimento spetta al debitore dimostrare di aver adempiuto e non al creditore provare il contrario.
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Onere della prova: chi prova l’inadempimento?
Una società fornitrice di abbigliamento ha citato in giudizio il suo distributore elvetico per inadempimento di un contratto di collaborazione commerciale. Il distributore non aveva versato l'intero importo dovuto né fornito i report sulle vendite. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del distributore, stabilendo che in caso di mancato rendiconto, l'onere della prova di aver adempiuto ai propri obblighi o di aver conseguito risultati di vendita inferiori spetta al distributore stesso. In assenza di tale prova, si presume che tutta la merce sia stata venduta a prezzo pieno.
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Clausola risolutiva espressa: la buona fede prevale
Un lavoratore, dopo aver stipulato una transazione con il datore di lavoro, ha tollerato un lieve ritardo nel pagamento di una rata, accettando le successive. Dopo essere stato licenziato per altre ragioni, ha tentato di invocare la clausola risolutiva espressa prevista nell'accordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il comportamento del lavoratore costituiva una rinuncia tacita all'uso della clausola, in applicazione del principio di buona fede e correttezza contrattuale. Il licenziamento è stato inoltre ritenuto legittimo.
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Nullità parziale contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni clienti contro un istituto di credito. I ricorrenti lamentavano la nullità dei contratti per anatocismo, truffa e usura. La Corte ha confermato la decisione d'appello, ribadendo il principio della nullità parziale contratto: la presenza di una clausola illegittima sull'anatocismo non annulla l'intero accordo, ma solo la clausola stessa. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito non spettante alla Corte di Cassazione.
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Associazione in partecipazione: risoluzione e limiti
La Corte di Cassazione analizza un caso di risoluzione di un contratto di associazione in partecipazione per inadempimento reciproco. Una società culturale e una di gestione stazioni si accusavano a vicenda di violazioni contrattuali. La Corte ha confermato la risoluzione per l'inadempimento più grave della società associante, ma ha respinto le richieste di risarcimento della società associata per mancanza di prove concrete del danno. La sentenza chiarisce i limiti dell'effetto retroattivo della risoluzione e l'onere della prova per i danni.
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Recesso unilaterale appalto: l’indennizzo dovuto
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un condominio a risarcire un'impresa edile. La cessazione del contratto non è stata causata da un inadempimento dell'impresa, ma da un recesso unilaterale appalto da parte del committente. Quest'ultimo, infatti, non aveva cooperato nella scelta dei materiali e l'impresa aveva legittimamente sospeso i lavori per gravi problemi di sicurezza dell'edificio. La Corte ha convalidato il calcolo del mancato guadagno in via forfettaria al 10%, applicando in via analogica i principi degli appalti pubblici.
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Interessi moratori nelle transazioni commerciali
Una società ha fornito parti robotiche non conformi per un progetto all'estero. Il committente ha sospeso il pagamento finale, invocando l'eccezione di inadempimento. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del committente di sospendere il pagamento a causa della grave inadempienza del fornitore, ma ha anche riconosciuto il diritto del committente a ricevere i più elevati interessi moratori commerciali su un credito separato vantato nei confronti del fornitore.
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Contratto di appalto: risoluzione e vizi dell’opera
Una società committente ricorre in Cassazione contro la condanna al pagamento del saldo per un impianto fotovoltaico, lamentando vizi e ritardi. La Corte rigetta il ricorso, chiarendo i limiti per la risoluzione del contratto di appalto e per l'eccezione di inadempimento, ritenuta contraria a buona fede se le mancanze sono di modesta rilevanza rispetto al credito.
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Valutazione complessiva addebiti: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16065/2024, ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria che aveva licenziato una dipendente per una serie di condotte disciplinari. La Corte ha stabilito che la valutazione complessiva degli addebiti, richiesta dal datore di lavoro, presuppone che ogni singolo fatto sia stato prima provato e giudicato disciplinarmente rilevante. Poiché i giudici di merito avevano escluso la sussistenza o la rilevanza delle singole contestazioni (insubordinazione, sottrazione di un farmaco, induzione a falsa testimonianza), non era possibile procedere a una valutazione unitaria che giustificasse il licenziamento, confermando così l'illegittimità del recesso.
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Esclusione socio amministratore: la mala gestio basta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16043/2024, ha stabilito che la grave inadempienza degli obblighi gestori da parte di un socio-amministratore, come l'omessa presentazione del rendiconto per anni, costituisce una causa legittima per la sua esclusione dalla società. La Corte ha chiarito che nelle società di persone non si può scindere la figura del socio da quella dell'amministratore, pertanto una cattiva gestione incide direttamente sul rapporto fiduciario (affectio societatis) e può giustificare l'esclusione socio amministratore.
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