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Art. 1455 Codice Civile — Anno 2024

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179 provvedimenti

Altri anni per Art. 1455 Codice Civile

Garanzia vizi auto: quando il difetto è irrilevante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25747/2024, ha stabilito che un difetto occasionale e di scarsa entità, come un rumore in frenata che si manifesta solo in condizioni eccezionali, non rientra nella garanzia vizi auto. La Corte ha chiarito che per ottenere la riduzione del prezzo o il risarcimento, l'acquirente deve provare che il vizio rende il veicolo inidoneo all'uso o ne diminuisce apprezzabilmente il valore. Inoltre, gli interventi di riparazione del venditore a titolo di cortesia commerciale non costituiscono un'ammissione tacita del difetto.
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Risoluzione contratto: il mancato pagamento del prezzo
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione del contratto per il mancato pagamento del prezzo residuo da parte del promissario acquirente, anche dopo una sentenza che disponeva il trasferimento coattivo dell'immobile. Il deposito di un assegno presso un notaio è stato ritenuto un adempimento inidoneo, in quanto incompleto e non conforme alle modalità previste. La Corte ha inoltre precisato i criteri per la condanna alle spese legali nei confronti di parti evocate in giudizio solo per conoscenza.
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Danno da lucro cessante: onere della prova in giudizio
Un'azienda agricola non ottiene il risarcimento per il danno da lucro cessante da un caseificio inadempiente. La Cassazione conferma che, per ottenere il risarcimento del mancato guadagno, non basta provare l'inadempimento contrattuale, ma è necessario fornire prove concrete del danno subito e degli sforzi per limitarlo.
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Prova presuntiva: quando il ricorso è inammissibile
Una società si è vista revocare un contributo pubblico a causa di fatture false. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, chiarendo che criticare la valutazione della prova presuntiva basata sulla falsità dei bonifici costituisce un tentativo di riesaminare il merito della causa, compito precluso al giudice di legittimità.
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Verbale di conciliazione: limiti alla rinuncia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23962/2024, ha stabilito che un lavoratore che avvia un tentativo di conciliazione non viola un precedente verbale di conciliazione in cui si era impegnato a 'rinunciare ad azionare ogni rivendicazione'. La Corte ha chiarito che il tentativo di conciliazione è un atto stragiudiziale e non equivale all'avvio di un'azione giudiziaria. Di conseguenza, l'esclusione della lavoratrice da una graduatoria per assunzione da parte dell'azienda è stata ritenuta illegittima.
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Valutazione della prova: Cassazione e limiti del ricorso
La titolare di un'impresa alberghiera sospendeva il pagamento del canone di locazione a causa delle cattive condizioni dell'immobile, imputando alla proprietà l'omissione di lavori di manutenzione straordinaria. I giudici di merito hanno risolto il contratto per grave inadempimento della conduttrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare la valutazione della prova e l'accertamento dei fatti compiuti dai giudici di merito, se non in presenza di un vizio di motivazione grave e testuale.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo
Una società del settore alberghiero, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza che confermava la risoluzione del suo contratto di locazione per grave inadempimento, ha presentato una rinuncia al ricorso. La controparte ha aderito alla rinuncia e le parti hanno congiuntamente richiesto la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione, verificati i requisiti di legge, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, accogliendo la richiesta sulla compensazione delle spese.
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Giusta causa di recesso: quando l’agente può usarla
Un promotore finanziario ha invocato la giusta causa di recesso dal contratto di agenzia con una banca, lamentando inadempimenti a seguito di un'operazione societaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni di merito. Ha precisato che, sebbene l'istituto si applichi all'agenzia, la valutazione della gravità è più rigorosa e l'agente non ha fornito prove sufficienti di un inadempimento grave da parte della banca preponente.
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Caparra confirmatoria: recesso e risoluzione alternativi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30636/2024, ha respinto il ricorso di un imprenditore che chiedeva il risarcimento danni per la mancata cessione di un'attività commerciale. La Corte ha ribadito un principio fondamentale in materia di caparra confirmatoria: una volta esercitato il diritto di recesso e trattenuta la caparra, non è più possibile agire in giudizio per la risoluzione del contratto. I due rimedi sono alternativi e non cumulabili. L'ordinanza ha inoltre confermato la condanna del ricorrente per lite temeraria.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla decreto
Un professionista si oppone all'esclusione del suo credito dallo stato passivo di una cooperativa in liquidazione coatta. Il Tribunale rigetta l'opposizione, ma la Corte di Cassazione annulla la decisione per motivazione apparente e per aver omesso di esaminare un atto di riconoscimento del debito, ritenuto decisivo. La Suprema Corte ha chiarito che una motivazione è apparente quando, pur esistendo, non consente di comprendere l'iter logico seguito dal giudice, e che il riconoscimento di debito anteriore alla procedura sposta l'onere della prova sul liquidatore.
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Inadempimento contrattuale: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30384/2024, ha rigettato il ricorso di un'azienda che lamentava un inadempimento contrattuale da parte di un fornitore di macchinari. La Corte ha ribadito che, in caso di inadempimento contrattuale, non basta una generica denuncia, ma è necessario allegare e provare specificamente le circostanze del disservizio. La decisione chiarisce anche l'autonomia dell'azione di risarcimento del danno rispetto a quella di risoluzione del contratto e i criteri per la valutazione comparativa delle condotte delle parti.
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Patto non concorrenza: il mancato pagamento legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21524/2024, chiarisce la validità del patto non concorrenza in un contratto di agenzia. Un agente violava il patto, giustificandosi con il mancato pagamento dell'indennità da parte dell'azienda. La Corte ha stabilito che il mancato pagamento non libera automaticamente l'agente dai suoi obblighi. È necessaria una valutazione comparativa della gravità dei rispettivi inadempimenti, basata sui principi di proporzionalità e buona fede, per stabilire se l'eccezione di inadempimento sia legittima. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare di vendita per inadempimento del promittente venditore. La sentenza stabilisce che se un progetto edilizio allegato al contratto risulta irrealizzabile e il venditore si rifiuta di sostenere i costi per le correzioni, l'inadempimento è da considerarsi grave e giustifica il rifiuto dell'acquirente di stipulare il definitivo e la risoluzione del contratto.
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Risoluzione contratto: Cassazione chiarisce recesso
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla risoluzione contratto preliminare per inadempimento. Un promittente venditore, a seguito del mancato pagamento da parte dell'acquirente, aveva agito per il recesso e la ritenzione della caparra. I giudici hanno riqualificato la domanda come risoluzione con clausola penale. La Suprema Corte ha confermato la decisione, chiarendo che quando è presente una caparra, le azioni di recesso e risoluzione sono funzionalmente equivalenti. Ha inoltre stabilito che la diffida ad adempiere inviata dall'avvocato senza procura scritta è valida se seguita dall'atto giudiziario, che funge da ratifica.
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Patto di non concorrenza: quando è valido?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21211/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di patto di non concorrenza nel contratto di agenzia. La Corte ha chiarito che il mancato o ritardato pagamento dell'indennità da parte della società preponente non giustifica automaticamente la violazione del patto da parte dell'agente. Il giudice di merito ha il dovere di effettuare una valutazione comparativa e di proporzionalità tra i rispettivi inadempimenti prima di decidere. La sentenza impugnata è stata cassata perché aveva omesso tale valutazione, considerando erroneamente l'obbligo di pagamento come una condizione sospensiva per l'efficacia del patto stesso.
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Liquidazione equitativa del danno: la Cassazione
Una società fornitrice di distributori automatici ha citato in giudizio un'azienda cliente per la violazione di una clausola di esclusiva. Dopo una riforma in appello, l'azienda cliente è stata condannata al risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, validando il ricorso alla liquidazione equitativa del danno data l'impossibilità di calcolare con precisione il lucro cessante. La Corte ha inoltre chiarito i criteri per interpretare le sentenze di primo grado quando motivazione e dispositivo appaiono in conflitto.
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Responsabilità avvocato: quando il nesso causale manca
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i contorni della responsabilità professionale avvocato. Nel caso analizzato, un legale si era costituito tardivamente in un giudizio locatizio. La Corte ha stabilito che, per ottenere un risarcimento, non è sufficiente provare l'errore del professionista, ma è necessario dimostrare il nesso causale: il cliente deve provare che una difesa tempestiva e corretta avrebbe avuto una ragionevole probabilità di successo. In assenza di tale prova, la domanda di risarcimento viene respinta. La sentenza affronta anche la ripartizione delle spese legali quando viene chiamata in causa un'assicurazione.
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Verbale di consegna: firma vincolante nel leasing
Una società di ristorazione ha contestato il pagamento dei canoni di leasing per una fornitura incompleta, nonostante avesse firmato il verbale di consegna senza riserve. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la firma del verbale di consegna impegna l'utilizzatore al pagamento. Questo atto, infatti, autorizza la società di leasing a saldare il fornitore, basandosi sulla dichiarazione di avvenuta ricezione della merce da parte dell'utilizzatore.
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Clausola risolutiva espressa e buona fede: il caso
Una società immobiliare ha citato in giudizio una promissaria acquirente per la risoluzione di un contratto preliminare, invocando una clausola risolutiva espressa per la mancata stipula del rogito. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che, anche in presenza di una clausola risolutiva espressa, il giudice deve valutare il comportamento delle parti secondo il principio di buona fede. La risoluzione non è automatica se la condotta della parte inadempiente, nel contesto generale del rapporto, appare conforme a tale principio.
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Caparra confirmatoria: recesso e rinuncia al ricorso
Un caso di preliminare di vendita d'azienda finito in Cassazione. La controversia riguardava il recesso del venditore e il suo diritto a trattenere la caparra confirmatoria per mancato pagamento di una rata. Tuttavia, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte di entrambe le parti, senza decidere nel merito.
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