LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1418 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 8 di 15

284 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Stabilizzazione precari: no a chi ha già un posto fisso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25237/2024, ha stabilito che un lavoratore già titolare di un contratto a tempo indeterminato con una Pubblica Amministrazione non può partecipare a procedure di stabilizzazione precari. Tali percorsi sono riservati esclusivamente a chi si trova in una condizione di precarietà lavorativa. Di conseguenza, il nuovo contratto ottenuto tramite questa via è nullo per violazione di norme imperative, poiché la finalità della stabilizzazione è superare il precariato, non consentire progressioni di carriera.
Continua »
Società pubblica: no alla conversione del contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29781/2024, ha stabilito che la nullità del termine apposto a un contratto di lavoro con una società interamente partecipata da enti pubblici non comporta la sua automatica conversione in un rapporto a tempo indeterminato. Tale principio, valido per le pubbliche amministrazioni, si estende a queste società in quanto soggette all'obbligo di reclutamento del personale tramite procedure concorsuali. La lavoratrice, assunta a termine da una società di servizi pubblici locali, si è vista respingere il ricorso volto a ottenere la stabilizzazione del rapporto, confermando la decisione della Corte d'Appello.
Continua »
Validità transazione lavoro: i limiti per i diritti futuri
Un dipendente pubblico ha impugnato una transazione firmata con il proprio ente, sostenendone l'invalidità. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio chiave sulla validità transazione lavoro: un accordo che comporta la rinuncia a diritti retributivi non ancora maturati è nullo. La Corte ha chiarito che non si può disporre preventivamente di elementi fondamentali del rapporto di lavoro, distinguendo tra diritti già acquisiti (per i quali la transazione è solo annullabile) e diritti futuri (la cui rinuncia rende l'accordo nullo).
Continua »
Clausola di riserva: la Cassazione nega la validità
Un candidato, vincitore di un concorso pubblico, si è visto negare l'assunzione da parte di un Ente Locale a causa di una clausola di riserva inserita nel bando. La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità di tale clausola, considerandola una condizione meramente potestativa. Con l'approvazione della graduatoria, sorge per il vincitore un vero e proprio diritto soggettivo all'assunzione, e l'amministrazione non può legittimamente rifiutarsi di procedere, se non per cause di impossibilità non imputabili.
Continua »
Litisconsorzio necessario con INPS: la Cassazione decide
Un lavoratore ha richiesto in giudizio il corretto inquadramento contrattuale e la conseguente regolarizzazione della propria posizione contributiva. La Corte di Cassazione, investita del caso, ha sospeso la decisione sul merito per affrontare una questione procedurale fondamentale e controversa: la necessità di integrare il contraddittorio con l'INPS. Rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sul tema del litisconsorzio necessario in materia di contributi, l'ordinanza interlocutoria ha disposto la trattazione della causa in pubblica udienza per giungere a una soluzione nomofilattica che chiarisca se e quando l'ente previdenziale debba essere obbligatoriamente parte del processo.
Continua »
Litisconsorzio necessario INPS: la Cassazione riflette
Un lavoratore cita in giudizio la nuova azienda appaltatrice per ottenere il corretto inquadramento e la regolarizzazione dei contributi. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide il merito ma solleva una questione fondamentale: in questi casi, è obbligatoria la partecipazione al processo dell'INPS? Evidenziando un contrasto giurisprudenziale sul tema del litisconsorzio necessario INPS, la Corte rimette la causa a pubblica udienza per una decisione di principio.
Continua »
Patto di non concorrenza nullo: che fine fa il compenso?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda che, a seguito della dichiarazione di nullità di un patto di non concorrenza, chiedeva la restituzione del relativo compenso. La Corte ha confermato la decisione di merito che attribuiva natura retributiva al compenso, in quanto erogato mensilmente per tutta la durata del rapporto di lavoro, rendendo tale interpretazione insindacabile in sede di legittimità in assenza di una specifica denuncia di violazione dei canoni ermeneutici.
Continua »
Somministrazione di lavoro: limiti e abusi
Un lavoratore contesta la legittimità di un contratto di somministrazione di lavoro, ma la Cassazione rigetta il ricorso. La Corte conferma la decisione dei giudici di merito, escludendo l'abuso del diritto e sottolineando l'inammissibilità del riesame dei fatti in presenza di una 'doppia conforme'.
Continua »
Contratti a termine fondazioni liriche: la Cassazione
Un tecnico specializzato, impiegato da una fondazione lirica con una lunga serie di contratti a termine, ha contestato la legittimità di tale precarietà. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31847/2025, ha stabilito che i contratti a termine nelle fondazioni liriche devono sempre essere giustificati da esigenze reali, temporanee e provvisorie, anche nei periodi in cui la legge generale prevedeva l'acausalità. Pur escludendo la conversione del contratto in tempo indeterminato per via delle specificità del settore, la Corte ha riaffermato il diritto del lavoratore a ottenere un risarcimento del danno per l'abuso subito, cassando la precedente decisione della Corte d'Appello.
Continua »
Contrattazione collettiva pubblico impiego: la Cassazione
Un lavoratore di un consorzio pubblico per le autostrade ha richiesto aumenti salariali basati su un CCNL del settore privato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che i rapporti di lavoro con enti pubblici sono regolati esclusivamente dalla contrattazione collettiva pubblico impiego. L'applicazione di fatto di un contratto privato da parte della P.A. è stata considerata illegittima e non idonea a creare diritti acquisiti.
Continua »
CCNL Pubblico Impiego: No a contratti privati
La Cassazione ha stabilito che per il personale di un ente pubblico non economico non è applicabile un CCNL del settore privato, anche se applicato in passato. La disciplina del rapporto di lavoro, inclusa la retribuzione, è regolata esclusivamente dal CCNL Pubblico Impiego di comparto e dalle leggi specifiche, come il D.Lgs. 165/2001 e le leggi regionali. L'applicazione di fatto di un contratto diverso non genera diritti acquisiti.
Continua »
CCNL Pubblico Impiego: no a contratti privati
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rapporto di lavoro con un ente pubblico è regolato esclusivamente dal CCNL Pubblico Impiego di riferimento. È stata respinta la richiesta di alcuni dipendenti di un consorzio pubblico di ottenere aumenti salariali previsti da un contratto del settore privato, nonostante l'ente lo avesse parzialmente applicato in passato. La Corte ha chiarito che il 'comportamento concludente' di un ente pubblico non può prevalere sulla normativa specifica del pubblico impiego.
Continua »
Contrattazione collettiva pubblico impiego: no al CCNL
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti di un consorzio autostradale, ente pubblico non economico, che chiedevano l'applicazione di aumenti retributivi previsti da un CCNL del settore privato. La Corte ha stabilito che la contrattazione collettiva pubblico impiego è disciplinata da norme specifiche (in questo caso, una legge regionale e il D.Lgs. 165/2001), che escludono l'applicazione di contratti collettivi privati. La precedente applicazione di fatto del CCNL privato da parte dell'ente non crea un diritto acquisito per i lavoratori, poiché la legge successiva impone un regime giuridico inderogabile.
Continua »
Qualificazione struttura complessa: decide l’atto aziendale
Una dirigente medica chiedeva il pagamento per aver diretto una qualificazione struttura complessa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la classificazione di un'unità sanitaria dipende formalmente dall'atto aziendale dell'ASL e non può essere determinata dal giudice sulla base delle mansioni di fatto svolte, rigettando la richiesta della lavoratrice.
Continua »
Clausola di ultrattività CCNL: quando si può recedere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26958/2024, ha stabilito che un datore di lavoro non può recedere unilateralmente da un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) che contenga una clausola di ultrattività. Tale clausola estende l'efficacia del contratto fino alla stipulazione di un nuovo accordo, configurando un termine finale certo nell'evento ma non nella data. La Corte ha inoltre chiarito che il recesso dall'associazione datoriale non esonera dall'obbligo di applicare il CCNL in vigore e che la continuata applicazione di un CCNL rinnovato, anche dopo aver manifestato l'intenzione di recedere, costituisce un comportamento concludente che vincola l'azienda al nuovo accordo.
Continua »
Clausola di ultrattività CCNL: quando è valido il recesso?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26947/2024, ha stabilito che la clausola di ultrattività in un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) lo trasforma in un contratto a termine, la cui scadenza coincide con la stipula di un nuovo accordo. Di conseguenza, il singolo datore di lavoro non può recedere unilateralmente prima di tale scadenza. Nel caso specifico, un'associazione sanitaria che aveva tentato di applicare un CCNL diverso è stata comunque vincolata al rinnovo del precedente contratto, anche a seguito di un suo comportamento concludente consistito nel continuare ad applicarlo dopo la scadenza.
Continua »
Clausola di ultrattività CCNL: quando è vincolante?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che un datore di lavoro non può recedere unilateralmente da un contratto collettivo che contiene una clausola di ultrattività CCNL. Tale clausola estende l'efficacia del contratto fino alla stipula di un nuovo accordo, configurando un termine finale e non una durata indeterminata. La Corte ha inoltre stabilito che il comportamento concludente del datore di lavoro, che continua ad applicare il contratto anche dopo il suo rinnovo, equivale a un'accettazione tacita, rendendolo vincolante.
Continua »
Assunzione pubblico impiego: nullo senza concorso
Un giornalista, assunto da un ente regionale senza una procedura concorsuale pubblica, si era dimesso per giusta causa chiedendo la relativa indennità. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del rapporto di lavoro, in quanto l'assunzione pubblico impiego a tempo indeterminato deve inderogabilmente avvenire tramite concorso. Di conseguenza, è stato negato il diritto all'indennità, poiché un contratto nullo non può produrre tali effetti, riconoscendo al lavoratore solo il diritto alla retribuzione per l'attività effettivamente svolta.
Continua »
Interesse ad agire licenziamento: quando è inutile?
Un lavoratore, già reintegrato e risarcito per un licenziamento illegittimo, ha impugnato la decisione sostenendo la natura ritorsiva del recesso. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse ad agire licenziamento, non potendo il lavoratore ottenere alcun vantaggio pratico ulteriore. Tuttavia, la Corte ha corretto un errore di calcolo del tribunale inferiore, aumentando l'indennità risarcitoria da sette a otto mensilità.
Continua »
Licenziamento per assenza prolungata: è legittimo?
Un lavoratore, assente per oltre un anno a causa di arresti domiciliari, è stato licenziato sulla base di una clausola del CCNL. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso, qualificandolo come licenziamento per assenza prolungata dovuta a impossibilità sopravvenuta della prestazione. La Corte ha stabilito che, decorso un congruo periodo, l'interesse del datore di lavoro alla prestazione viene meno, indipendentemente dall'esito del procedimento penale a carico del dipendente.
Continua »