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Art. 1418 Codice Civile — Anno 2026

217 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Responsabilità disciplinare del notaio: l’atto sanato non salva
Il Notaio ha stilato un contratto di compravendita immobiliare privo della dichiarazione di conformità catastale. Questa omissione rende l'atto nullo per legge. Successivamente, le parti hanno stipulato un atto di conferma per sanare il vizio dell'immobile. L'Archivio Notarile e il Ministero della Giustizia hanno comunque contestato la responsabilità disciplinare del notaio. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sanatoria dell'atto salva gli effetti civili del contratto tra privati, ma non cancella la violazione commessa dal professionista. La responsabilità disciplinare del notaio nasce nell'istante stesso in cui stipula un rogito vietato dalla legge. La successiva conferma non elimina la punibilità della condotta.
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Ius variandi e commissione di massimo scoperto: ricorso respinto
Una cessionaria di crediti contesta gli addebiti per la commissione di massimo scoperto applicati da un istituto di credito su due conti correnti. Il giudice di primo grado dichiara la nullità delle clausole fino al 2002, ma ritiene legittimi i costi successivi per effetto dell'esercizio dello ius variandi. La Corte d'Appello conferma integralmente tale impostazione. La cessionaria ricorre in Cassazione sostiene l'impossibilità di sanare clausole nulle tramite la modifica unilaterale delle condizioni economiche. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. Rileva infatti la presenza di una doppia conforme e il divieto di riesaminare i fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, la contestazione sull'applicazione del tema Ius variandi e commissione di massimo scoperto viene definitivamente respinta con condanna al pagamento del doppio contributo unificato.
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Clausola di manleva compravendita e costi di esproprio casa
Un Ente pubblico ha assegnato un terreno a un Costruttore per edificare alloggi residenziali. I vecchi proprietari del terreno hanno avviato una causa per ottenere un indennizzo espropriativo maggiore. Negli atti di acquisto degli alloggi, il Costruttore ha inserito una specifica Clausola di manleva compravendita: gli acquirenti si impegnavano a coprire eventuali aumenti del costo del terreno. A seguito dell'aumento dell'indennizzo stabilito dai giudici, l'Ente locale ha preteso il pagamento delle somme. Gli Acquirenti hanno rifiutato il versamento, lamentando la mancata informazione sulla causa pendente e la nullità dell'accordo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli acquirenti, confermando la piena validità della pattuizione. Gli acquirenti devono quindi rimborsare le somme aggiuntive dovute per l'esproprio.
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Procura a vendere e prezzo basso: la Cassazione conferma la vendita
Una proprietaria rilascia al fratello una procura a vendere per la quota di un quinto su terreni ereditati. Il procuratore vende la quota alla sorella per cinquemila euro. La proprietaria cita in giudizio i parenti chiedendo l'annullamento della vendita per prezzo irrisorio o il risarcimento per cattiva gestione, stimando i terreni oltre settantamila euro. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. La vendita conclusa tramite procura a vendere è valida poiché il prezzo corrisponde allo scarso valore reale dei terreni, incolti e gravati da vincoli paesaggistici. I testimoni hanno inoltre confermato la consegna del denaro alla proprietaria, soddisfacendo l'obbligo di rendiconto. Il giudice non deve disporre una perizia se la documentazione dimostra già lo stato del bene. La proprietaria perde la causa e viene condannata alle spese legali.
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Nullità contratti derivati: la Banca deve restituire i milioni
Un'Azienda ha citato in giudizio un Istituto di Credito chiedendo la nullità contratti derivati di tipo Interest Rate Swap stipulati nel 2007. La controversia riguarda l'assenza nel contratto della formula di calcolo del mark to market e degli scenari probabilistici necessari per misurare il rischio effettivo. La Corte d'Appello ha confermato la nullità del contratto e condannato la Banca a restituire oltre quattro milioni e novecentomila euro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Banca, stabilendo che la mancata esplicitazione dei criteri di calcolo dell'alea rende indeterminato l'oggetto e viziata la causa del contratto. L'accordo finanziario deve garantire una misurabilità oggettiva del rischio.
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Cessione di quote societarie: no alla nullità per frode fiscale
Un acquirente riceve un decreto ingiuntivo per il saldo prezzo legato a una cessione di quote societarie. L'acquirente si oppone eccependo la prescrizione del credito, la riduzione di valore dell'immobile sociale causa un vincolo non dichiarato e la nullità del contratto per finalità di elusione fiscale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. La Corte chiarisce che il credito da cessione quote si prescrive nel termine ordinario decennale e non in quello quinquennale delle relazioni sociali. Inoltre, i vizi del patrimonio sociale rilevano solo se coperti da garanzie contrattuali espresse. Infine, l'eventuale illecito fiscale sanziona le parti sul piano tributario ma non rende nullo il contratto sul piano civile.
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Ingiustificato arricchimento: la responsabilità dei Comuni
Un'impresa di pulizie ha svolto attività di igiene stradale in favore di un Comune sulla base di proroghe deliberate dalla Giunta, ma senza la stipula di un nuovo contratto scritto. A fronte del mancato riconoscimento dei costi aggiornati, la ditta ha promosso una causa per ingiustificato arricchimento contro l'Ente locale. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, sostenendo che l'impresa dovesse agire direttamente contro i singoli funzionari comunali. La Corte di Cassazione ha rilevato un profondo contrasto giurisprudenziale: da un lato la tesi che addebita l'obbligo esclusivamente al dipendente pubblico, dall'altro la posizione recente che ammette l'azione contro il Comune quando la spesa è stata coperta a bilancio. La Suprema Corte ha pertanto rinviato la decisione a una pubblica udienza per stabilire il principio di diritto definitivo.
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Assegnazione ore medico convenzionato: no alle norme retroattive
Un medico specialista convenzionato ha agito in giudizio contro l'Azienda Sanitaria per ottenere la formale assegnazione ore medico convenzionato aggiuntive, accettate a seguito di bando pubblico nel 2007. L'Azienda Sanitaria aveva bloccato l'assegnazione adducendo mancanza di fondi. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta dichiarando nullo il contratto in base a una legge regionale del 2009 che richiedeva un'autorizzazione preventiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del medico, stabilendo che i giudici d'appello hanno erroneamente applicato una legge entrata in vigore due anni dopo i fatti. La sentenza è stata annullata con rinvio ad un'altra sezione d'appello.
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Perizia di stima non giurata: la delibera resta valida
Un notaio ha subito due sanzioni disciplinari per aver rettificato autonomamente una compravendita includendovi un terreno non citato e per aver allegato a una delibera societaria una perizia di stima non giurata. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della rettifica unilaterale che modifica la volontà delle parti. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso del professionista sul secondo addebito: la perizia di stima non giurata ex art. 2465 c.c. vizia il procedimento di formazione del capitale, ma non determina la nullità della delibera assembleare o dell'atto di conferimento. Non sussiste quindi la violazione del divieto di ricevere atti proibiti dalla legge, con conseguente annullamento della sanzione su tale addebito.
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Commissione di massimo scoperto e usura: revocato il rimborso
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la rideterminazione del saldo e la restituzione delle somme per presunti tassi usurari e spese illegittime su un conto corrente attivo dal 1995 al 2004. La Corte d'Appello ha ritenuto usurari i tassi applicati includendo la commissione di massimo scoperto nel calcolo del tasso globale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che per i contratti anteriori al 2010 la commissione di massimo scoperto e usura non possono essere direttamente sommate nel calcolo del tasso effettivo globale medio, ma richiedono una verifica separata ed autonoma. Di conseguenza, la sentenza di merito è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità professionale dell’avvocato e probabile esito
La Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità professionale dell'avvocato in seguito all'impugnazione tardiva di una causa di sfratto. Una società conduttrice ha subito l'inammissibilità dell'appello per un errore procedurale del proprio legale e ha chiesto il risarcimento dei danni. I giudici di merito hanno riconosciuto lo sbaglio del difensore ma negato il risarcimento dei danni principali, ritenendo che l'appello sarebbe stato comunque respinto nel merito (giudizio prognostico negativo). La Suprema Corte, evidenziando il contrasto giurisprudenziale sulla possibilità di controllare in sede di legittimità questo ragionamento giuridico ipotetico, ha disposto il rinvio della causa in pubblica udienza per chiarire se la valutazione sulla probabilità di vittoria sia un giudizio di fatto o una questione di diritto riesaminabile.
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Forma scritta nei contratti pubblici: stop ai pagamenti informali
Una società fornitrice ha chiesto il pagamento di oltre due milioni di euro a un'azienda sanitaria locale per la consegna di forniture mediche. La richiesta si basava solo su fatture e bolle di accompagnamento, senza un contratto formalizzato. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, ribadendo che la forma scritta nei contratti pubblici è un requisito tassativo a pena di nullità. L'accordo non si può concludere per fatti concludenti o per semplice esecuzione della prestazione, né si può sanare in un secondo momento con fatture o consegne. Inoltre, la Cassazione ha respinto la domanda subordinata di arricchimento senza causa, poiché la società fornitrice non ha dimostrato l'effettivo impoverimento subito, mancando la prova documentale dei costi d'acquisto dei beni forniti. La società è stata condannata alle spese di giudizio.
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Compenso dell’avvocato: patto verbale nullo senza contratto
Un legale ha richiesto il pagamento delle prestazioni professionali a una società cliente applicando i parametri medi di tariffa. La società ha sostenuto l'esistenza di un patto verbale per liquidare importi minimi o limitarsi a quanto riconosciuto dal giudice in sentenza, confermato in appello tramite testimoni. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso del legale. L'accordo sul compenso dell'avvocato esige obbligatoriamente la forma scritta a pena di nullità. Di conseguenza, le dichiarazioni testimoniali non possono provare alcuna pattuizione economica contraria ai parametri tariffari ordinari.
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Impugnazione contratto a termine: abuso e decadenza
Una lavoratrice ha contestato la successione di molteplici contratti a tempo determinato stipulati con una fondazione teatrale, sostenendo l'esistenza di un abuso e chiedendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato. I giudici di merito hanno tuttavia rilevato che le parti avevano firmato specifici accordi conciliativi e che la lavoratrice era incorsa nella decadenza per non aver tempestivamente azionato l'impugnazione contratto a termine relativo al periodo contestato. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le pronunce precedenti, respingendo il ricorso della dipendente e ribadendo che i termini stringenti di decadenza operano a tutela della certezza dei rapporti giuridici, impedendo contestazioni tardive su contratti ormai consolidati e definiti tramite accordi conciliativi.
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Abusi edilizi e nullità urbanistica della compravendita
Una società acquirente ha citato in giudizio la società venditrice e l'ente pubblico subentrante per ottenere la nullità del contratto di compravendita immobiliare. L'immobile compravenduto presentava una superficie inferiore rispetto alle planimetrie allegate, mancando di un locale interrato di quarantacinque metri quadri scorporato senza regolare titolo edilizio. La Corte d'Appello aveva dichiarato la nullità del negozio per violazione della disciplina edilizia. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno chiarito che la nullità urbanistica della compravendita opera solo in assenza delle dichiarazioni di legge. Se l'atto attesta regolarmente che l'edificio risale a prima del primo settembre 1967, l'eventuale presenza di successive modifiche non autorizzate o mendaci non determina la nullità del rogito, bensì un eventuale inadempimento contrattuale.
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Tasso di mora usurario nel leasing: la clausola è nulla
Un'azienda utilizzatrice cita in giudizio una società di leasing immobiliare per contestare un tasso di mora usurario pattuito nel contratto. Nonostante la società finanziaria sostenga di non aver mai richiesto il pagamento di tali interessi moratori e richiami la presenza di una clausola di salvaguardia, i giudici di merito dichiarano nulla la clausola sugli interessi di mora oltre la soglia legale, sostituendola con il tasso degli interessi corrispettivi ordinari. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso della società di leasing. La Suprema Corte stabilisce che l'interesse ad agire esiste fin dalla stipulazione contrattuale per eliminare l'incertezza giuridica e che la clausola di salvaguardia non esime l'istituto finanziario dall'onere di dimostrare, con riscontri contabili, il rispetto concreto delle soglie usuraie.
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Patto di riacquisto nel leasing: nullo senza il bene
Una società di leasing concedeva un macchinario industriale a un'azienda. Una terza società sottoscriveva un patto di riacquisto per pagare il valore residuo del bene in caso di risoluzione anticipata del leasing. A seguito del mancato pagamento dei canoni da parte dell'utilizzatrice, la società di leasing chiedeva il saldo alla terza società. La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità dell'accordo. Il patto di riacquisto non costituisce una valida compravendita se prescinde dalla consegna e dall'esistenza del bene, risultando del tutto privo di causa. Inoltre, non può valere come garanzia fideiussoria se la volontà di prestare garanzia non è espressa in modo chiaro e diretto. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso della terza società annullando la decisione di appello.
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Annullamento contratto per violenza morale: la scelta estorta
Un ex convivente ha citato in giudizio la partner chiedendo il rispetto di una scrittura transattiva per la divisione di beni immobili e conti correnti. La donna ha richiesto l'annullamento contratto per violenza morale, sostenendo di aver firmato l'accordo sotto la pressione di minacce e intimidazioni. I giudici di merito avevano respinto la richiesta della donna, ritenendo che la presenza di un familiare al momento della firma o le successive pratiche di vendita escludessero la coazione psicologica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della donna. I giudici supremi hanno evidenziato la carenza di motivazione delle sentenze precedenti, che avevano ignorato le testimonianze sui comportamenti intimidatori. La Suprema Corte ha così cassato la sentenza, rinviando la causa per una nuova e corretta valutazione della libertà di consenso.
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Abuso di contratti a termine: risarcimento senza assunzione fissa
Un musicista d'orchestra ha lavorato per una fondazione lirico-sinfonica stipulando 31 contratti a tempo determinato nell'arco di nove anni. Il lavoratore ha promosso un'azione legale chiedendo la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il risarcimento del danno per il superamento della durata massima consentita. I giudici di merito hanno accertato l'abuso di contratti a termine, riconoscendo un'indennità economica pari a dodici mensilità di retribuzione ma escludendo la stabilizzazione dell'impiego. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del musicista, confermando il principio secondo cui la reiterazione illegittima dei contratti negli enti lirici comporta esclusivamente una tutela risarcitoria per il dipendente, senza alcuna possibilità di conversione a tempo indeterminato a causa delle norme speciali di bilancio e dei vincoli concorsuali.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: valido se differito
Una lavoratrice ha impugnato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato dall'azienda durante il periodo di cassa integrazione Covid-19, sostenendone la nullità per violazione del blocco normativo dei recessi. La società aveva recapitato la comunicazione prima del termine della sospensione, fissando tuttavia l'efficacia del recesso al giorno successivo alla fine della cassa integrazione con esonero dal preavviso. I giudici di merito hanno escluso la nullità e accertato solo l'illegittimità per violazione del repechage, liquidando l'indennità economica prevista per le piccole imprese. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sancendo la piena validità del differimento volontario degli effetti del recesso datoriale a una data successiva al divieto emergenziale.
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