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Art. 1418 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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284 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Equiparazione economica nel pubblico impiego: stipendio revocato
Due dipendenti universitari, inquadrati come biologi presso un'azienda ospedaliera, avevano ottenuto nel 2006 una delibera che riconosceva loro l'equiparazione economica nel pubblico impiego ai dirigenti medici. Nel 2015, l'ospedale ha ritirato tale delibera ritenendola nulla, poiché i lavoratori non avevano superato alcun concorso per la dirigenza medica. I dipendenti hanno fatto causa per ottenere le differenze retributive, sostenendo di svolgere mansioni mediche e che l'annullamento fosse tardivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'attribuzione di un trattamento economico superiore a quello previsto dai contratti collettivi è radicalmente nulla. Essendo la delibera un atto di gestione privatistica, l'ente pubblico può ritirarla in qualsiasi momento senza i limiti temporali dell'autotutela amministrativa. Lo svolgimento di mansioni superiori di fatto non giustifica un inquadramento non conforme alla legge.
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Stabilizzazione del rapporto di lavoro: bando o nullità?
Una dirigente di una società energetica interamente partecipata dallo Stato ha impugnato l'annullamento della delibera che aveva trasformato il suo contratto da tempo determinato a indeterminato. La società aveva inizialmente disposto la stabilizzazione del rapporto di lavoro, per poi revocarla rilevando la violazione delle norme sul reclutamento del personale nelle partecipate pubbliche. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della trasformazione. Il principio cardine è che le società pubbliche devono rispettare i criteri di trasparenza e pubblicità. Poiché il bando originale prevedeva solo un incarico a termine senza menzionare la possibilità di conversione, la successiva stabilizzazione del rapporto di lavoro costituisce una nuova assunzione illegittima in assenza di una specifica procedura concorsuale aperta a tutti i potenziali candidati interessati a una posizione stabile.
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Sequestro antimafia: stop al lavoro senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione di un rapporto di lavoro operata da amministratori giudiziari in regime di sequestro antimafia. Il cuore della decisione risiede nell'interpretazione dell'art. 56 del D.Lgs. 159/2011, il quale prevede che la prosecuzione dei contratti pendenti non sia automatica ma richieda l'autorizzazione del giudice delegato. Nel caso di specie, il mancato subentro nel contratto di una dipendente, legata da vincoli di parentela con il soggetto colpito dalla misura, è stato ritenuto giustificato da esigenze di ordine pubblico e dalla necessità di garantire una gestione aziendale libera da condizionamenti, escludendo la natura discriminatoria del licenziamento.
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Società partecipate: regole per assunzioni e concorsi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano l'assunzione presso una società a capitale pubblico dopo aver superato una selezione indetta da un'agenzia interinale. La sentenza chiarisce che per le società partecipate vige l'obbligo di procedure selettive trasparenti e concorsuali, impedendo assunzioni dirette basate su bandi privi dei requisiti essenziali. La responsabilità dell'ente è stata limitata all'ambito precontrattuale per violazione della buona fede, ma senza diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro.
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Stabilizzazione precari: nuovi dubbi in Cassazione
Una lavoratrice ha citato in giudizio un ente pubblico chiedendo il riconoscimento del diritto alla **Stabilizzazione** definitiva dopo aver superato una selezione interna. Il bando prevedeva un'assunzione iniziale a termine e la successiva trasformazione automatica in contratto a tempo indeterminato. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ravvisando nella procedura gli estremi di un'offerta al pubblico vincolante. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la nullità della clausola di trasformazione automatica. La Suprema Corte, ravvisando una questione di particolare rilievo interpretativo riguardante le leggi finanziarie del 2007 e 2008, ha rinviato la causa in pubblica udienza per una decisione nomofilattica.
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Indennità di disagio: quando va restituita?
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di una clausola contenuta in un contratto integrativo provinciale che prevedeva l'erogazione automatica dell'indennità di disagio a intere categorie di dipendenti pubblici. La decisione nasce dal contrasto tra la contrattazione locale e il CCNL nazionale, il quale subordina il beneficio all'effettivo svolgimento di attività in condizioni gravose. Poiché la norma locale ha esteso il beneficio in modo generico, violando i limiti della contrattazione collettiva, i dipendenti sono stati condannati alla restituzione delle somme percepite indebitamente tra il 2004 e il 2008.
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Somministrazione Fraudolenta: Lavoro Precario Diventa Posto Fisso
Una lavoratrice impiegata per 29 mesi continuativi presso la stessa azienda con successivi contratti di somministrazione ottiene la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha stabilito che un utilizzo così prolungato per mansioni stabili viola il requisito essenziale della temporaneità, configurando una somministrazione di lavoro fraudolenta. Anche in assenza di limiti di durata espliciti nella vecchia normativa, l'intento di eludere la legge per coprire un fabbisogno permanente rende nullo il contratto di somministrazione. La Corte ha quindi confermato il diritto della lavoratrice a un posto fisso direttamente con l'azienda utilizzatrice.
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Licenziamento del dirigente: guida alla legittimità
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento del dirigente intimato per ragioni di riorganizzazione aziendale. Nonostante il lavoratore avesse subito una precedente dequalificazione, i giudici hanno ritenuto che la soppressione della posizione lavorativa fosse effettiva e non ritorsiva. Il ricorso è stato rigettato poiché le contestazioni riguardavano valutazioni di merito e questioni nuove non deducibili in sede di legittimità. La Corte ha inoltre chiarito che il pagamento di indennità per conto di terzi non implica automaticamente l'assunzione dell'obbligo retributivo da parte del pagatore.
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Frode alla legge e contratti di lavoro
Un lavoratore ha contestato la legittimità di diversi rapporti a termine e di somministrazione, denunciando una frode alla legge finalizzata a eludere le tutele del rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha ritenuto di particolare rilevanza le questioni relative alla nullità per frode, disponendo il rinvio alla pubblica udienza.
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Somministrazione irregolare: quando scatta l’assunzione
La Corte di Cassazione ha confermato che la reiterazione eccessiva di contratti interinali per 23 mesi configura una somministrazione irregolare. Il giudice ha accertato la frode alla legge per elusione del requisito di temporaneità, dichiarando la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice e condannandola al risarcimento dei danni.
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Somministrazione di lavoro abusiva: quando è frode
La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza di un rapporto a tempo indeterminato per una lavoratrice a causa di una somministrazione di lavoro abusiva. L'uso reiterato di contratti interinali per 20 mesi presso la stessa azienda, senza reali esigenze temporanee, configura una frode alla legge che supera i limiti formali dei contratti stessi.
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Indennità di preavviso dirigente: la validità.
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di indennità di preavviso dirigente può essere valida anche in contratti a tempo determinato se giustificata da un rapporto ultra-decennale. La sentenza analizza inoltre la risarcibilità delle ferie non godute per carichi di lavoro eccessivi e l'attenuazione del formalismo processuale in caso di errori materiali nel deposito degli atti.
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Cessazione materia del contendere: la Rottamazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un caso riguardante contributi previdenziali non versati. La società ricorrente, durante il giudizio, ha aderito alla "rottamazione ter", pagando integralmente il debito e rinunciando al ricorso. La Corte ha stabilito che l'adesione a una definizione agevolata e il conseguente pagamento estinguono il giudizio, poiché viene a mancare l'oggetto stesso della disputa.
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Risoluzione consensuale: legittima la condizione?
Una lavoratrice ha richiesto l'accesso a un fondo di esodo, che prevedeva una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. L'azienda ha subordinato l'accordo alla rinuncia, da parte della dipendente, a una causa pendente per mobbing. Di fronte al rifiuto della lavoratrice, l'accordo non si è perfezionato. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della condotta aziendale, ritenendola espressione della libera autonomia negoziale delle parti e respingendo il ricorso della lavoratrice.
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Incompatibilità avvocato e pubblico impiego part-time
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31776/2023, ha stabilito principi fondamentali sull'incompatibilità avvocato e pubblico impiego. Ha chiarito che la violazione del divieto di esercitare la professione forense per un dipendente pubblico integra di per sé un illecito disciplinare, senza necessità di provare un danno specifico, poiché il pericolo di conflitto di interessi è presunto dalla legge. Inoltre, ha affermato che l'obbligo di restituire i compensi percepiti dall'attività professionale illecita si applica anche ai dipendenti part-time, poiché l'eccezione prevista dalla normativa vale solo per le attività secondarie legittimamente autorizzate.
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Prescrizione lettori universitari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione per le differenze retributive degli ex lettori universitari decorre non dalla cessazione del rapporto, ma dall'entrata in vigore della normativa che ha definito il loro diritto. Nel caso esaminato, un ex lettore aveva citato in giudizio un'università per ottenere un trattamento economico superiore. La Corte d'Appello aveva applicato la prescrizione quinquennale a ritroso dalla data delle dimissioni. La Cassazione, accogliendo il ricorso su questo punto, ha chiarito che il diritto non poteva essere esercitato prima della nuova legge, annullando così la precedente decorrenza della prescrizione per i lettori universitari.
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Rinuncia al risarcimento: quando è nulla per la legge?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia al risarcimento del danno da parte di lavoratori precari del settore pubblico è da considerarsi nulla qualora sia collegata, in un rapporto sinallagmatico, alla stipula di un ulteriore contratto a termine che viola norme imperative, come il superamento del limite massimo di durata di 36 mesi. Il caso riguardava alcuni agenti di polizia municipale che avevano accettato un nuovo contratto part-time rinunciando a ogni pretesa pregressa. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, dichiarando la nullità sia della clausola contrattuale sia della conseguente rinuncia.
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Comando pubblico impiego: nullità del contratto autonomo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29620/2023, ha stabilito la nullità di un contratto di lavoro autonomo stipulato da un dirigente in comando presso un ente pubblico economico. Il caso riguardava un dirigente regionale il cui incarico come Direttore Generale di un consorzio era stato revocato. La Corte ha chiarito che l'istituto del comando pubblico impiego non permette l'instaurazione di un nuovo e distinto rapporto di lavoro con l'ente di destinazione, ma solo una modifica funzionale del rapporto originario, che resta in essere con l'amministrazione di provenienza. Di conseguenza, il contratto stipulato in violazione di tale principio è nullo, rendendo infondate le pretese di risarcimento del dirigente.
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Compenso medico convenzionato: no a tagli unilaterali
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'Azienda Sanitaria Locale non può ridurre unilateralmente il compenso di un medico convenzionato, anche in presenza di un piano di rientro per la spesa sanitaria. Il rapporto tra medico e SSN è di natura privatistica e parasubordinata, governato dalla contrattazione collettiva. Pertanto, qualsiasi modifica economica deve essere negoziata e non imposta, rendendo illegittimo il taglio unilaterale del compenso medico convenzionato a fronte di prestazioni lavorative rimaste invariate.
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Compenso medico convenzionato: no alla riduzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'Azienda Sanitaria non può ridurre unilateralmente il compenso di un medico convenzionato, anche in presenza di un piano di rientro per la spesa sanitaria. La decisione si fonda sulla natura privatistica del rapporto, che non consente alla Pubblica Amministrazione di agire con poteri autoritativi. Qualsiasi modifica economica deve avvenire tramite la contrattazione collettiva. Il ricorso dell'Azienda Sanitaria è stato quindi rigettato, confermando le sentenze dei gradi precedenti.
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