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Art. 1418 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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284 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Cessione contratto lavoro: serve il consenso?
Un gruppo di portieri si opponeva alla cessione del loro contratto di lavoro da un istituto finanziario a una sua controllata immobiliare, ritenendo necessario il proprio consenso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la **Cessione contratto di lavoro** era legittima perché disciplinata dall'art. 129 del CCNL di settore. Tale norma, richiamata nei contratti individuali, agisce come un'autorizzazione preventiva alla cessione, rendendo superfluo un consenso successivo da parte del lavoratore.
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Spese legali soccombenza parziale: chi paga?
Due lavoratrici, licenziate per motivo oggettivo, ottengono in primo grado la reintegrazione. La Corte d'Appello, pur confermando l'illegittimità del licenziamento, nega il carattere ritorsivo, converte la reintegra in indennità e le condanna a pagare parte delle spese legali della controparte. La Cassazione interviene sul punto, stabilendo un principio chiave sulle spese legali soccombenza parziale: la parte che vince, anche solo in parte, non può essere condannata a rimborsare le spese legali dell'avversario. Al massimo, il giudice può compensarle.
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Riqualificazione rapporto di lavoro: appello inammissibile
Una professionista sanitaria ha richiesto la riqualificazione del suo rapporto di lavoro ventennale da autonomo a subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non perché ha esaminato la natura del rapporto, ma perché la ricorrente non ha impugnato tutte le autonome ragioni giuridiche (rationes decidendi) su cui si fondava la decisione della Corte d'Appello. Il caso sottolinea un principio processuale cruciale: per avere successo, un ricorso deve smontare ogni singola colonna che sorregge la sentenza precedente.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per una lavoratrice del pubblico impiego a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine. L'ordinanza ribadisce che tale danno, definito 'comunitario', è presunto e non richiede una prova specifica da parte del dipendente, consolidando un importante principio a tutela dei lavoratori precari della Pubblica Amministrazione. L'appello dell'ente pubblico è stato respinto in quanto basato su questioni di merito non riesaminabili in sede di legittimità.
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Danno da reiterazione: risarcimento nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno da reiterazione abusiva di contratti a termine per un dirigente medico del settore pubblico. La Corte ha stabilito che tale danno è di natura 'comunitaria', presunto e non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. La successiva assunzione a tempo indeterminato, poi dichiarata nulla, non elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. Il ricorso dell'azienda sanitaria è stato respinto.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per un dirigente medico a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine da parte di un'azienda sanitaria pubblica. La sentenza ribadisce che, nel pubblico impiego, il superamento del limite di durata dei contratti a termine genera un 'danno comunitario' presunto, che non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. Viene quindi liquidata un'indennità risarcitoria, escludendo però la possibilità di conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte rigetta sia il ricorso dell'ente pubblico, che contestava la sussistenza del danno, sia quello del lavoratore, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna della Regione.
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Diritti di segreteria: no se non si lavora in Comune
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17790/2024, chiarisce che i diritti di segreteria non sono dovuti al segretario comunale quando è assegnato a compiti presso l'Agenzia nazionale, poiché tali emolumenti sono legati all'effettivo esercizio della funzione rogante nel Comune. Qualsiasi accordo individuale che riconosca tali diritti in assenza della funzione è da considerarsi nullo. La Corte ha quindi cassato la decisione d'appello che li aveva erroneamente riconosciuti.
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Diritti di segreteria: rinuncia al ricorso e spese
Una segretaria comunale ha citato in giudizio il Ministero dell'Interno per il mancato pagamento dei diritti di segreteria. Dopo aver perso in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, compensando le spese legali tra le parti, data la successiva consolidazione di un orientamento giurisprudenziale sfavorevole alla ricorrente.
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Affitto ramo d’azienda nullo: la frode alla legge
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto di affitto ramo d'azienda, ritenendolo un'operazione fittizia in frode alla legge. Il caso riguarda una lavoratrice il cui credito era stato messo a rischio da una cessione tra due società con una sostanziale identità soggettiva e oggettiva, mirata a svuotare la società debitrice. La Suprema Corte ha stabilito che la tutela dei creditori prevale sui formalismi societari quando lo strumento contrattuale è usato per eludere norme imperative.
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Patto di non concorrenza: valido se il compenso è annuo
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di un patto di non concorrenza il cui corrispettivo, pur definito su base annua, non era quantificabile nel suo ammontare totale al momento della stipula perché legato alla durata del rapporto di lavoro. La Corte ha chiarito che tale modalità di calcolo incide sulla congruità del compenso, non sulla sua determinabilità, requisito essenziale per la validità del patto. Di conseguenza, il ricorso del lavoratore è stato respinto e confermata la sua condanna al pagamento di una penale per aver violato l'accordo.
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Trasferimento illegittimo: il giudicato esterno decide
Una lavoratrice contesta il trasferimento da una sede all'altra, giustificato dall'azienda con ragioni organizzative. La Corte di Cassazione ha dichiarato il trasferimento illegittimo applicando il principio del "giudicato esterno": una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti, riguardante il licenziamento della dipendente, aveva già accertato l'illegittimità dello stesso trasferimento. Questa decisione è diventata vincolante, portando all'annullamento della sentenza d'appello e al rinvio del caso per una nuova valutazione basata su questo punto fermo.
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Responsabilità associazione non riconosciuta: la guida
La Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità dell'associazione non riconosciuta e di chi agisce in suo nome. In un caso di lavoro con gruppi parlamentari, la Corte ha stabilito che chi firma un contratto di lavoro per l'associazione è personalmente e solidalmente responsabile per le obbligazioni che ne derivano, ai sensi dell'art. 38 c.c., indipendentemente dalla gestione quotidiana del rapporto.
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Stabilizzazione pubblico impiego: quando sana l’abuso
Una lavoratrice, dopo anni di contratti precari con un Ministero, è stata assunta a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha stabilito che questa stabilizzazione nel pubblico impiego rappresenta un rimedio adeguato per l'abuso passato di contratti a termine, escludendo così il diritto a un ulteriore risarcimento. La Corte ha anche precisato che i contratti di somministrazione nulli non si convertono e che l'inquadramento professionale è determinato dal concorso pubblico, non dai precedenti rapporti di fatto.
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Licenziamento da organo senza poteri: quando è valido?
Un lavoratore impugna il suo licenziamento sostenendo che fosse nullo perché disposto dal Presidente di un Consorzio la cui nomina era stata successivamente dichiarata illegittima. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22618/2024, ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il licenziamento da organo senza poteri non è nullo, ma solo temporaneamente inefficace. L'atto può essere sanato con la ratifica da parte del datore di lavoro, che può avvenire anche implicitamente attraverso la costituzione in giudizio per difendere la validità del recesso.
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Licenziamento per motivo illecito: storno dipendenti
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un licenziamento per motivo illecito, in un caso di storno di dipendenti. Un'azienda aveva assunto una lavoratrice da una concorrente, non per sviluppare il proprio business, ma al solo scopo di indebolire la rivale. Il successivo licenziamento, mascherato da motivazioni oggettive, è stato ritenuto nullo perché l'unico reale motivo era quello illecito di realizzare una concorrenza sleale. L'appello dell'azienda è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali.
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Potere disciplinare: legittimo in cessione d’azienda
Una lavoratrice è stata licenziata dalla nuova società acquirente per una grave mancanza commessa prima del trasferimento d'azienda, avvenuto nel contesto di un fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che il potere disciplinare si trasferisce al nuovo datore di lavoro insieme al rapporto di lavoro, garantendo la continuità dei diritti e doveri contrattuali.
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Autorizzazione regionale sanità: contratto nullo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22966/2024, ha stabilito che un contratto di incarico tra un medico specialista e un'Azienda Sanitaria Provinciale è nullo se privo della preventiva autorizzazione regionale sanità. Tale autorizzazione, prevista da una legge regionale per il contenimento della spesa, non è una mera formalità ma una condizione essenziale per la validità del contratto. La sua assenza determina una 'nullità virtuale' dell'accordo, rendendolo improduttivo di effetti fin dall'origine, senza che il medico possa pretendere l'esecuzione dell'incarico o il risarcimento del danno.
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Autorizzazione regionale: nullo il contratto medico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22963/2024, ha stabilito che un contratto tra un'Azienda Sanitaria e un medico specialista è nullo se manca la preventiva autorizzazione regionale. Questa autorizzazione, prevista da una legge regionale per il contenimento della spesa pubblica, è considerata una norma imperativa e un requisito di validità dell'accordo. Di conseguenza, la Corte ha respinto il ricorso della dottoressa, negando sia l'adempimento del contratto sia il risarcimento per responsabilità precontrattuale, poiché l'Azienda non poteva generare un legittimo affidamento violando una norma inderogabile.
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Autorizzazione regionale: contratto nullo senza via libera
Una specialista medica ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria a seguito della sospensione del suo incarico. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto a causa della mancanza di una obbligatoria autorizzazione regionale preventiva, richiesta dalle leggi sul contenimento della spesa. La Corte ha specificato che tale autorizzazione è un requisito di validità, e la sua assenza rende l'accordo nullo fin dall'inizio, anche nel caso di servizi essenziali.
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Autorizzazione regionale: contratto nullo senza di essa
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un contratto di incarico specialistico tra un medico e un'Azienda Sanitaria Provinciale. La decisione si fonda sulla mancanza della preventiva autorizzazione regionale, prevista da una legge regionale per il contenimento della spesa pubblica. Secondo la Corte, tale autorizzazione è un requisito di validità del contratto, e la sua assenza determina una nullità virtuale ai sensi dell'art. 1418 c.c., impedendo qualsiasi pretesa, inclusa quella risarcitoria.
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