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Art. 1418 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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284 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Retribuzione feriale: indennità variabili incluse
Un dipendente di un'azienda di trasporti ha contestato l'esclusione di alcune indennità variabili dal calcolo della sua retribuzione durante le ferie. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la retribuzione feriale deve comprendere tutte le voci retributive intrinsecamente connesse alla prestazione lavorativa. Questa decisione, basata sul diritto dell'Unione Europea, mira a evitare che una diminuzione dello stipendio possa scoraggiare i lavoratori dal fruire del loro diritto al riposo annuale, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Retribuzione feriale: sì alle indennità accessorie
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione feriale deve includere tutte le indennità intrinsecamente connesse alla prestazione lavorativa, come quella di utilizzazione professionale e di assenza dalla residenza. Escluderle creerebbe un effetto dissuasivo, contrario al diritto europeo, che potrebbe spingere i lavoratori a non godere del riposo annuale. La Corte ha accolto il ricorso di alcuni macchinisti, cassando la precedente sentenza e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Patto di non concorrenza: congruità e autonomia
Una banca e una sua ex dipendente hanno contestato la validità di un patto di non concorrenza. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato nullo l'accordo per un corrispettivo non congruo. La Suprema Corte ha stabilito che la congruità del compenso va valutata 'ex ante', cioè al momento della firma, e non sulla base di eventi futuri come la cessazione anticipata del rapporto. Viene ribadita l'autonomia del patto di non concorrenza rispetto al contratto di lavoro, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Cessione del contratto: no tutela per licenziamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione del contratto di lavoro dichiarata illegittima con sentenza passata in giudicato, il rapporto di lavoro svolto presso l'azienda cessionaria si qualifica come un rapporto di mero fatto ai sensi dell'art. 2126 c.c. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto alla retribuzione per il periodo lavorato, ma non può beneficiare delle tutele contro il licenziamento illegittimo, né reali né indennitarie, poiché queste presuppongono l'esistenza di un valido contratto di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello che aveva concesso un'indennità risarcitoria è stata cassata con rinvio.
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Mansioni superiori società partecipate: la Cassazione
Un dipendente di una società a partecipazione pubblica si vede revocare l'inquadramento superiore precedentemente riconosciuto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni di merito, stabilisce che il rapporto di lavoro in queste società è di natura privatistica. Pertanto, le regole sulle mansioni superiori società partecipate seguono l'art. 2103 del codice civile e le norme sui concorsi pubblici per l'assunzione non si estendono alle progressioni di carriera interne. La revoca dell'inquadramento è stata quindi ritenuta illegittima.
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Errore di fatto: quando la revocazione è inammissibile
Un gruppo di lavoratori ha chiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto nell'identificazione di chi avesse condotto le selezioni del personale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che il presunto errore di fatto non era decisivo per l'esito del giudizio. La questione centrale, infatti, non era chi avesse materialmente svolto la selezione, ma la mancata prova da parte dei lavoratori che tale selezione rispettasse i principi di imparzialità, pubblicità e trasparenza richiesti per l'assunzione in una società a partecipazione pubblica. Di conseguenza, anche correggendo l'errore, la decisione finale non sarebbe cambiata.
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Licenziamento Covid: è valido se condizionato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, comunicato durante il periodo del blocco dei licenziamenti Covid, non è nullo se la sua efficacia è esplicitamente subordinata alla fine del divieto. Secondo la Corte, se la condizione (la fine del blocco) non si verifica a causa di una proroga, il licenziamento è da considerarsi come mai avvenuto e il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni. Di conseguenza, la richiesta di nullità del lavoratore è stata respinta perché non si può annullare un atto che non ha mai prodotto effetti giuridici.
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Retribuzione ferie: indennità variabili incluse
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità, anche variabili, intrinsecamente connesse alle mansioni svolte, come l'indennità di utilizzo professionale e quella di assenza dalla residenza per un macchinista. Accogliendo il ricorso di un lavoratore contro un'azienda di trasporti, la Corte ha affermato che una paga ridotta durante le ferie costituisce un deterrente illegittimo all'esercizio di tale diritto, in linea con la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. La sentenza d'appello, che aveva escluso tali voci, è stata annullata con rinvio.
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Contrattazione collettiva pubblico impiego: quale si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per i dipendenti di un ente pubblico, come un consorzio autostradale, si applica esclusivamente la contrattazione collettiva pubblico impiego prevista dalla legge, anche se l'ente ha di fatto applicato per anni un contratto collettivo del settore privato. L'applicazione di un contratto errato non genera diritti acquisiti per i lavoratori, i quali non possono pretendere aumenti retributivi basati su tale contratto inapplicabile.
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Licenziamento azienda sequestrata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente di un'azienda soggetta a sequestro preventivo. La sentenza chiarisce che il termine di sei mesi per la decisione sui contratti, previsto dalla normativa antimafia (D.Lgs. 159/2011), non è perentorio ma acceleratorio. Viene inoltre stabilito che in questo contesto speciale non si applicano le tutele ordinarie del diritto del lavoro, come l'obbligo di repechage. Il licenziamento in un'azienda sequestrata segue quindi regole specifiche che prevalgono sulla disciplina comune.
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Licenziamento cambio appalto: quando si applica?
Un lavoratore viene licenziato a seguito di un cambio appalto, poiché la nuova azienda non lo riassume. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24920/2025, chiarisce un punto fondamentale: se il mancato riassorbimento riguarda un solo dipendente, non si applica la complessa procedura del licenziamento collettivo. Il caso va invece trattato come un licenziamento individuale, valutando la sussistenza di un giustificato motivo oggettivo. La Corte accoglie il ricorso dell'azienda, annullando la decisione precedente e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione secondo i principi del licenziamento individuale.
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Collaborazione etero-organizzata: sì alle tutele
La Cassazione chiarisce che in una collaborazione etero-organizzata, il lavoratore ha diritto alle tutele del lavoro subordinato. Il caso riguarda collaboratori autonomi la cui proroga del contratto, senza compenso aggiuntivo, è stata contestata. La Corte ha rinviato il giudizio per verificare se la loro attività fosse etero-organizzata, applicando così le garanzie retributive previste per i dipendenti.
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Licenziamento per giusta causa: la prova spetta al datore
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una lavoratrice accusata di aver presentato una lettera di referenze falsa. La Suprema Corte ha stabilito che è onere del datore di lavoro provare non solo la falsità materiale del documento, ma anche l'elemento psicologico, ovvero la consapevolezza e la malafede della dipendente. In assenza di tale prova, il licenziamento è nullo. Il ricorso dell'azienda è stato rigettato in quanto basato su una riesamina dei fatti, preclusa in sede di legittimità per la regola della "doppia conforme".
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Mobilità docente: trasferimento per carica pubblica è temporaneo
Una docente, trasferita in virtù della priorità legata alla sua carica di consigliere comunale, si è vista revocare il trasferimento a seguito dello scioglimento del consiglio. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che la mobilità docente ottenuta per espletare un mandato pubblico ha natura temporanea e non definitiva, essendo indissolubilmente legata alla durata della carica elettiva.
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Retribuzione feriale: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che la retribuzione feriale deve essere onnicomprensiva. I contratti collettivi che escludono dal calcolo delle ferie le indennità strettamente connesse alla prestazione lavorativa, come quelle per l'utilizzo professionale o per l'assenza dalla residenza, sono nulli. La Corte ha stabilito che al lavoratore, durante le ferie, spetta una retribuzione parametrata a quella che avrebbe percepito lavorando. È stato inoltre chiarito che la prescrizione dei relativi crediti decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Retribuzione ferie: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'importante azienda di trasporti, confermando che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità accessorie corrisposte in via ordinaria. La Corte ha dichiarato nulle le clausole dei contratti aziendali che limitavano tale calcolo, ribadendo il principio secondo cui il lavoratore in ferie deve percepire una retribuzione equiparabile a quella del periodo lavorativo. L'azienda è stata anche sanzionata per aver intentato un ricorso basato su motivi già ripetutamente respinti dalla giurisprudenza.
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Retribuzione ferie: inclusione delle indennità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11781/2025, ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando il diritto di un lavoratore a ricevere una retribuzione ferie comprensiva dell'indennità di utilizzazione professionale e di assenza dalla residenza. La Corte ha stabilito che le clausole dei contratti collettivi che escludono tali voci sono nulle perché in contrasto con la normativa europea e nazionale, che impone una retribuzione onnicomprensiva durante le ferie, equivalente a quella ordinaria.
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Maturato economico annuo: quando è nullo?
La controversia riguarda un gruppo di dirigenti pubblici che rivendicavano un beneficio economico, il "maturato economico annuo", basato su un accordo decentrato locale. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di tale clausola, poiché invadeva materie retributive riservate esclusivamente al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL). Di conseguenza, la Corte ha respinto le richieste di pagamento dei dirigenti e confermato l'obbligo di restituzione delle somme già percepite, specificando che su tali importi è dovuto solo il minore importo tra interessi e rivalutazione monetaria.
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Somministrazione abusiva: stop alla reiterazione
Una lavoratrice ha contestato una lunga serie di contratti di somministrazione e a termine, ritenendoli una forma di somministrazione abusiva. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per valutare l'abuso, si deve considerare la durata complessiva del rapporto di lavoro presso l'azienda utilizzatrice, anche in presenza di interruzioni tra un contratto e l'altro. La discontinuità non è sufficiente a escludere la violazione del principio di temporaneità imposto dalla normativa europea. La sentenza del giudice di merito è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Responsabilità comune capofila: chi paga i danni?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12141/2025, ha rigettato il ricorso di un Comune, confermando la sua responsabilità diretta per le obbligazioni derivanti da un rapporto di lavoro instaurato nell'ambito dei servizi sociali associati (Ambito territoriale). Una lavoratrice aveva ottenuto in appello il riconoscimento dell'illegittimità della reiterazione di contratti a termine e il conseguente risarcimento del danno. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di una distinta personalità giuridica dell'Ambito territoriale, la responsabilità comune capofila è diretta e non meramente rappresentativa. È stato inoltre confermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del cosiddetto "danno comunitario" per l'abusiva successione di contratti a termine.
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