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Art. 1418 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

284 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Contratto Dirigente Società Pubblica Nullo: la Cassazione Conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore, direttore generale di una Società Pubblica (società in house per la gestione rifiuti), il cui contratto era stato risolto anticipatamente. Il Lavoratore chiedeva risarcimento, ma la Corte d'Appello aveva già dichiarato la nullità del contratto di lavoro per l'assenza di procedure di selezione pubblica. La Cassazione ha confermato la nullità del contratto dirigente società pubblica, ribadendo che le società a partecipazione pubblica devono seguire principi di trasparenza e imparzialità nel reclutamento. Il Lavoratore ha diritto solo alla retribuzione per il lavoro effettivamente svolto, non a risarcimenti per la risoluzione anticipata.
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Contratto a termine illegittimo: azienda sconfitta in Cassazione
Una lavoratrice viene assunta da una compagnia aerea con contratto a tempo determinato per esigenze riorganizzative aziendali. La dipendente contesta la clausola temporale per genericità della motivazione. I giudici di merito dichiarano nullo il termine contrattuale e ordinano la ricostituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. L'azienda ricorre in Cassazione sostenendo la piena validità delle esigenze operative indicate e contestando il ritardo nell'impugnazione. La Suprema Corte respinge il ricorso dell'azienda: una motivazione astratta senza un chiaro collegamento tra le mansioni e la specifica riorganizzazione rende il contratto a termine illegittimo. Di conseguenza, il rapporto resta a tempo indeterminato e il datore di lavoro deve pagare le spese legali.
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Assunzione senza concorso: nullità del contratto di lavoro
Una lavoratrice è stata assunta direttamente da una società pubblica di trasporti senza alcuna procedura concorsuale o selettiva. L'azienda ha successivamente eccepito l'invalidità dell'accordo a seguito di condanne penali dei vertici aziendali per assunzioni illecite. I giudici di merito hanno dichiarato la nullità del contratto di lavoro per violazione di norme imperative sulla trasparenza pubblica. La lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo il pieno possesso delle competenze professionali e la propria buona fede. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'assenza di selezione pubblica rende inevitabile la nullità del contratto di lavoro nelle società partecipate.
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Successione negli appalti: il lavoratore non passa automaticamente
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro diretto con l'Azienda aggiudicataria di un appalto di pulizia, a seguito di una successione negli appalti. Il Lavoratore sosteneva la nullità del contratto di subappalto per mancanza di autorizzazione e il conseguente passaggio automatico del rapporto di lavoro. La Corte ha respinto il ricorso. Ha chiarito che il CCNL di settore non prevede un trasferimento automatico del personale in caso di cambio appalto, ma solo una procedura per la tutela dei posti di lavoro. La nullità del subappalto, inoltre, non comporta automaticamente l'instaurazione di un rapporto diretto con l'appaltatore principale.
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Nullità dell’assunzione pubblica: stop a reintegra e preavviso
Una società a totale controllo pubblico, incaricata della gestione del trasporto locale, ha assunto un dipendente senza bandire una procedura selettiva trasparente e pubblica. In seguito, l'azienda ha interrotto il rapporto di lavoro eccependo la nullità dell'assunzione per violazione delle norme imperative sulle assunzioni nelle aziende a controllo pubblico. Il dipendente ha impugnato il licenziamento chiedendo la reintegrazione e l'indennità sostitutiva del preavviso. La Corte di Cassazione ha confermato la radicale nullità del contratto. L'assenza di selezione pubblica impedisce la nascita di un valido contratto di lavoro subordinato. Di conseguenza, il rapporto resta un mero fatto e non spetta alcuna indennità di preavviso al lavoratore.
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Direttore licenziato per giusta causa: la Cassazione conferma gli abusi
Il Lavoratore, ex Direttore di due enti (L'Azienda e Il Consorzio), ha subito un licenziamento per giusta causa. Le accuse riguardavano la creazione di una società parallela all'insaputa dei datori di lavoro, la distrazione di ingenti somme di denaro e la richiesta di rimborsi spese non autorizzati, abusando della sua posizione di fiducia. La Corte d'Appello aveva già confermato la legittimità dei due licenziamenti. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e l'interpretazione dei documenti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo infondate le sue doglianze. Ha così confermato la validità del licenziamento per giusta causa e lo ha condannato al pagamento delle spese legali in favore delle controparti.
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Irripetibilità indebito pubblico: la Cassazione limita la sanatoria
Un Comune aveva erogato indennità ai propri dipendenti basandosi su contratti integrativi poi dichiarati nulli. La Corte d'Appello aveva stabilito l'irripetibilità dell'indebito per i lavoratori, applicando una norma di sanatoria. La Cassazione, invece, ha accolto il ricorso del Comune. Ha chiarito che la sanatoria, prevista dall'articolo 4, comma 3, del D.L. 16/2014, non ha un'applicazione retroattiva illimitata. Essa si applica solo agli atti di costituzione e utilizzo dei fondi per la contrattazione decentrata adottati dopo l'entrata in vigore del D.Lgs. 150/2009 e prima dei termini di adeguamento. La sentenza impugnata aveva errato estendendo la sanatoria a periodi precedenti.
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Somministrazione di lavoro a termine: stop ad abusi
Un lavoratore ha svolto mansioni presso la medesima azienda per quattro anni attraverso plurimi contratti di agenzia. Il dipendente ha chiesto l'accertamento dell'illegittimità delle missioni e la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato. I giudici di merito hanno respinto la richiesta a causa della decadenza dei termini di impugnazione per i contratti precedenti all'ultimo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la pronuncia: la somministrazione di lavoro a termine conserva per sua natura carattere temporaneo. Anche se il lavoratore è decaduto dall'impugnazione dei singoli contratti pregressi, il giudice deve valutare l'intera sequenza temporale per accertare l'eventuale abuso ed elusione delle norme comunitarie. La Suprema Corte ha cassato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
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Blocco assunzioni e conversione del rapporto di lavoro
Un lavoratore impiegato tramite somministrazione a tempo determinato presso una società partecipata regionale chiedeva la conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il passaggio alla società cessionaria subentrante nel servizio. L'azienda eccepiva i vincoli normativi che vietano le assunzioni stabili senza concorso pubblico nelle partecipate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del dipendente, stabilendo che i divieti di assunzione per gli enti pubblici si estendono anche alle società a totale controllo regionale che gestiscono servizi di supporto amministrativo o sanitario. L'irregolarità del contratto a termine non consente la conversione a tempo indeterminato, ma garantisce unicamente la tutela retributiva pregressa e il risarcimento del danno.
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Assunzione senza concorso e nullità del contratto di lavoro
Una lavoratrice ha contestato il licenziamento intimato da un'azienda di trasporto pubblico controllata da un ente locale. I giudici di merito hanno accertato la nullità del contratto di lavoro originario per violazione delle procedure selettive obbligatorie previste dalla legge sulle società a controllo pubblico. L'assunzione era avvenuta senza prove concorsuali o criteri trasparenti di selezione. La dipendente ha proposto ricorso per cassazione sostenendo l'invalidità formale della lettera di assunzione e contestando la ricostruzione del rapporto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa del difetto di specificità dei motivi proposti, confermando integralmente la decisione impugnata e condannando la parte ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Assunzione Irregolare: La Nullità Contratto di Lavoro Confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un lavoratore assunto senza procedure selettive da una società a partecipazione pubblica. Il Tribunale Penale aveva già condannato l'Amministratore delegato per abuso d'ufficio. La Corte ha ribadito la Nullità contratto di lavoro per violazione delle norme imperative sulle assunzioni nel pubblico impiego. Di conseguenza, il rapporto di lavoro è stato considerato di mero fatto. Il lavoratore non ha diritto all'indennità sostitutiva del preavviso, poiché questa spetta solo in caso di contratto valido.
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Abuso contratti somministrazione: la Cassazione tutela il lavoratore
Un lavoratore ha contestato una lunga serie di contratti di somministrazione a tempo determinato con un'azienda, chiedendo il riconoscimento di un rapporto di lavoro stabile. I giudici di merito avevano respinto le sue richieste, invocando la decadenza per i contratti più datati e negando la continuità del rapporto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore. Ha chiarito che la decadenza dall'impugnazione non impedisce al giudice di esaminare l'intera sequenza dei contratti per accertare un eventuale abuso contratti somministrazione. La normativa nazionale deve essere interpretata in conformità con la Direttiva europea 2008/104/CE, che mira a prevenire l'uso elusivo di missioni successive. La sentenza d'appello è stata annullata e il caso rinviato per una nuova valutazione.
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Incentivo all’Esodo: Tredicesima Inclusa, L’Azienda Perde
La Regione ha impugnato una decisione che riconosceva il diritto di un Lavoratore all'inclusione della tredicesima mensilità nel calcolo dell'incentivo all'esodo. La Corte di Cassazione ha confermato che la tredicesima deve far parte della retribuzione lorda usata per questo calcolo. Una precedente legge regionale che tentava di escluderla retroattivamente era stata dichiarata incostituzionale. La Corte ha anche chiarito che una clausola contrattuale individuale che escludeva la tredicesima era inefficace, in quanto contrastava con una norma imperativa. La Regione ha perso e deve pagare le spese legali.
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Calcolo del TFR per lavoro all’estero tra rimborsi e stipendio
Un dipendente bancario, impiegato per anni all'estero presso sedi europee, ha richiesto il ricalcolo della propria liquidazione. L'istituto di credito escludeva le indennità estere e i contributi per alloggio, viaggi e rette scolastiche dalla base retributiva. La Corte di Cassazione ha confermato che tali emolumenti hanno piena natura retributiva e devono rientrare nel calcolo del TFR per lavoro all'estero, nella previdenza complementare e nella contribuzione obbligatoria. I giudici hanno inoltre dichiarato radicalmente nulle le rinunce preventive firmate dal lavoratore sui crediti futuri. La banca datrice di lavoro è stata interamente sconfitta e condannata a versare le differenze economiche, risarcire il fondo integrativo e costituire la riserva matematica presso l'INPS per i contributi prescritti.
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Nullità del contratto di lavoro per assunzione senza concorso
Un dipendente assunto da un'azienda di trasporto locale a controllo pubblico perde l'impiego dopo l'accertamento di irregolarità nelle procedure di ingresso. La società contesta la validità dell'assunzione, avvenuta senza concorso e in assenza delle competenze richieste. Il lavoratore ricorre in giudizio domandando la reintegrazione o, in subordine, l'indennità sostitutiva del preavviso. La Corte di Cassazione respinge le richieste del ricorrente. I giudici confermano che l'assunzione priva di selezione comparativa trasparente viola norme imperative inderogabili. Tale violazione determina la nullità del contratto di lavoro fin dal momento della stipula. Il rapporto si qualifica come mera prestazione di fatto, revocabile liberamente e priva delle tutele ordinarie sul licenziamento e sul preavviso.
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Licenziamento ritorsivo negato, ma clausola contrattuale in bilico
La Lavoratrice ha impugnato il suo licenziamento, ritenendolo un licenziamento ritorsivo e discriminatorio, e ha chiesto la nullità di una clausola contrattuale che la escludeva da un ramo d'azienda ceduto. I giudici di merito hanno respinto entrambe le sue domande. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta sul licenziamento ritorsivo, poiché non è stato provato l'intento vendicativo esclusivo dell'Azienda. Tuttavia, ha accolto il ricorso relativo alla clausola contrattuale, rilevando che la Corte d'Appello non aveva motivato adeguatamente il suo rifiuto. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione sulla validità della clausola.
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Anzianità di servizio: nuova azienda obbligata agli arretrati
Una lavoratrice impiegata come assistente di volo otteneva giudizialmente la nullità dei contratti a termine stipulati con la precedente società datrice di lavoro. La sentenza accertava la decorrenza del rapporto dal giugno 2001. Successivamente, la nuova società acquirente assumeva la dipendente nel 2009, rifiutando però di calcolare la precedente anzianità di servizio ai fini della retribuzione. L'azienda sosteneva di non essere a conoscenza della pronuncia giudiziale al momento del passaggio contrattuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno stabilito che l'accertamento giudiziale antecedente agli accordi di cessione fissa retroattivamente lo stato giuridico della dipendente. La società deve quindi corrispondere tutte le differenze retributive maturate considerando l'effettiva anzianità di servizio.
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Decadenza contratti a termine: Quando il tempo non cancella i diritti del lavoratore
La Lavoratrice, assistente di volo, aveva contratti a termine con L'Azienda. Chiedeva la nullità di questi contratti e la conversione in un rapporto a tempo indeterminato, con conseguenti differenze retributive e T.F.R. Il Tribunale aveva rigettato la sua domanda per "decadenza contratti a termine". La Cassazione ha accolto il ricorso della Lavoratrice. Ha stabilito che il regime di decadenza introdotto da una legge successiva non si applicava al suo caso. L'azione per far valere la nullità del termine era imprescrittibile secondo la legge precedente, e la domanda di insinuazione al passivo aveva interrotto la prescrizione. La Corte ha cassato la decisione e rinviato il caso al Tribunale.
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Assegnazione ore medico convenzionato: no alle norme retroattive
Un medico specialista convenzionato ha agito in giudizio contro l'Azienda Sanitaria per ottenere la formale assegnazione ore medico convenzionato aggiuntive, accettate a seguito di bando pubblico nel 2007. L'Azienda Sanitaria aveva bloccato l'assegnazione adducendo mancanza di fondi. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta dichiarando nullo il contratto in base a una legge regionale del 2009 che richiedeva un'autorizzazione preventiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del medico, stabilendo che i giudici d'appello hanno erroneamente applicato una legge entrata in vigore due anni dopo i fatti. La sentenza è stata annullata con rinvio ad un'altra sezione d'appello.
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Impugnazione contratto a termine: abuso e decadenza
Una lavoratrice ha contestato la successione di molteplici contratti a tempo determinato stipulati con una fondazione teatrale, sostenendo l'esistenza di un abuso e chiedendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato. I giudici di merito hanno tuttavia rilevato che le parti avevano firmato specifici accordi conciliativi e che la lavoratrice era incorsa nella decadenza per non aver tempestivamente azionato l'impugnazione contratto a termine relativo al periodo contestato. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le pronunce precedenti, respingendo il ricorso della dipendente e ribadendo che i termini stringenti di decadenza operano a tutela della certezza dei rapporti giuridici, impedendo contestazioni tardive su contratti ormai consolidati e definiti tramite accordi conciliativi.
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