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Art. 1418 Codice Civile

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1847 provvedimenti

Incompatibilità avvocato e pubblico impiego part-time
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31776/2023, ha stabilito principi fondamentali sull'incompatibilità avvocato e pubblico impiego. Ha chiarito che la violazione del divieto di esercitare la professione forense per un dipendente pubblico integra di per sé un illecito disciplinare, senza necessità di provare un danno specifico, poiché il pericolo di conflitto di interessi è presunto dalla legge. Inoltre, ha affermato che l'obbligo di restituire i compensi percepiti dall'attività professionale illecita si applica anche ai dipendenti part-time, poiché l'eccezione prevista dalla normativa vale solo per le attività secondarie legittimamente autorizzate.
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Onere della prova interessi: chi deve provare il patto?
Una società si opponeva a un'azione di recupero crediti derivante da un mutuo, sostenendo che fosse un "mutuo solutorio" destinato a coprire un debito precedente illegittimo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova interessi: in caso di contestazione da parte del debitore, spetta al creditore, e non al debitore, dimostrare l'esistenza del patto sugli interessi e la correttezza del loro calcolo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Impugnazione lodo arbitrale: la Cassazione decide
Una società di servizi ha contestato un lodo arbitrale riguardante la nullità di una clausola di revisione prezzi in un appalto pubblico. La Corte d'Appello ha respinto il gravame. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa a pubblica udienza per approfondire la questione fondamentale dell'ammissibilità della stessa impugnazione del lodo arbitrale, in particolare per violazione di norme imperative e il suo rapporto con la contrarietà all'ordine pubblico.
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Mutamento domanda: da adempimento a risoluzione
Un promissario acquirente, di fronte all'inadempimento dei venditori, modifica in appello la sua richiesta da esecuzione del contratto a risoluzione. La Cassazione conferma la legittimità di questo mutamento domanda, chiarendo che è ammissibile se fondato sugli stessi fatti. La sentenza sottolinea come la facoltà di scegliere tra adempimento e risoluzione sia un diritto della parte adempiente, esercitabile anche in secondo grado per tutelare al meglio i propri interessi.
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Saldo intermedio: legittimo l’accertamento in corso
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere la restituzione di somme indebitamente addebitate sul proprio conto corrente. Sebbene il rapporto fosse ancora in corso, il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato il saldo intermedio alla data del 30 aprile 2010, depurandolo delle voci illegittime. La banca ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale accertamento fosse inammissibile e costituisse una pronuncia eccedente le richieste (extrapetizione). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il correntista ha un interesse concreto e attuale a ottenere una sentenza che accerti il saldo intermedio, anche prima della chiusura del conto, al fine di veder ripristinata la propria disponibilità di credito e ottenere l'eliminazione di addebiti futuri illegittimi.
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Contratto autonomo di garanzia: eccezioni del garante
Un garante, vincolato da un contratto autonomo di garanzia, si opponeva a un decreto ingiuntivo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30840/2023, ha stabilito un principio fondamentale: anche in presenza di una garanzia autonoma, il garante ha il diritto di sollevare eccezioni basate sulla nullità di clausole del contratto principale che violano norme imperative, come il divieto di anatocismo. La Corte ha cassato la decisione d'appello che negava tale diritto, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Risoluzione contratto preliminare: le tutele del venditore
Una società venditrice, dopo la risoluzione di un contratto preliminare, ha agito per recuperare un immobile detenuto da un acquirente poi fallito. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto della società alla restituzione del bene, stabilendo che, a seguito della risoluzione del contratto preliminare avvenuta prima della dichiarazione di fallimento, l'immobile non è mai entrato nel patrimonio del fallito. Di conseguenza, il proprietario ha pieno diritto di rivendicarlo, indipendentemente dalla sua inclusione nell'inventario fallimentare.
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Improcedibilità del ricorso: errore formale fatale
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso in un caso di compravendita immobiliare contesa. La decisione non entra nel merito della lite, ma si fonda su un vizio procedurale insuperabile: il ricorrente non ha depositato la copia autentica della sentenza impugnata completa della relazione di notificazione entro i termini di legge. Questo errore formale ha impedito alla Corte di verificare la tempestività del ricorso, portando alla sua automatica declaratoria di improcedibilità e confermando il rigore delle norme processuali.
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Consulenza tecnica d’ufficio: i poteri del CTU
La Corte di Cassazione si pronuncia sui limiti dei poteri del perito nell'ambito di una consulenza tecnica d'ufficio in una causa tra due investitrici e un istituto di credito. Il caso verteva su presunte perdite derivanti da investimenti finanziari. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso delle investitrici, confermando la decisione d'appello che aveva respinto le loro domande risarcitorie per mancata prova del danno. La sentenza chiarisce che il CTU può acquisire documentazione tecnica di dettaglio, come gli estratti conto, per approfondire un rapporto già provato, senza violare le preclusioni istruttorie, consolidando i principi sulla consulenza tecnica d'ufficio.
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Inammissibilità appello: limiti del ricorso Cassazione
Un correntista si è visto dichiarare l'inammissibilità dell'appello contro una decisione di primo grado in un contenzioso bancario. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 30637/2023, ha dichiarato a sua volta inammissibile il ricorso del correntista, chiarendo un punto fondamentale: l'ordinanza di inammissibilità dell'appello non può essere impugnata per motivi che riguardano il merito della causa, ma solo per specifici vizi procedurali dell'ordinanza stessa. Il ricorso avrebbe dovuto essere proposto contro la sentenza di primo grado.
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Obblighi di protezione: quando la banca è responsabile
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di ingente depauperamento del patrimonio di un'anziana correntista, operato da un suo delegato. La Corte ha confermato la responsabilità della banca per la violazione degli obblighi di protezione, non avendo segnalato alla cliente una serie di operazioni palesemente anomale. L'istituto di credito, pur a conoscenza delle anomalie, non ha informato la correntista, venendo meno al dovere di diligenza dell'"accorto banchiere". Il ricorso della banca è stato rigettato, mentre è stato accolto quello dei professionisti coinvolti per un difetto di motivazione della sentenza d'appello riguardo la natura del loro incarico.
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Mutuo in valuta estera: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di mutuatari contro un istituto bancario, confermando la validità delle clausole di un mutuo in valuta estera indicizzato al franco svizzero. La Corte ha stabilito che la gravosità sopravvenuta, dovuta all'andamento sfavorevole del cambio, non rende le clausole automaticamente vessatorie se queste sono sufficientemente chiare. È stato inoltre escluso che il contratto contenesse un derivato implicito.
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Onere della prova: chi deve provare il debito bancario?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30553/2023, chiarisce un punto fondamentale nel contenzioso bancario: l'onere della prova. Nel caso di un'azione di accertamento negativo, in cui è il cliente a citare in giudizio la banca per far dichiarare l'inesistenza di un debito, spetta al cliente stesso fornire la prova dei fatti a fondamento della sua pretesa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di alcuni correntisti e fideiussori, confermando che la mancata produzione di tutti gli estratti conto da parte dell'istituto di credito non inverte automaticamente l'onere probatorio.
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Prescrizione lettori universitari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione per le differenze retributive degli ex lettori universitari decorre non dalla cessazione del rapporto, ma dall'entrata in vigore della normativa che ha definito il loro diritto. Nel caso esaminato, un ex lettore aveva citato in giudizio un'università per ottenere un trattamento economico superiore. La Corte d'Appello aveva applicato la prescrizione quinquennale a ritroso dalla data delle dimissioni. La Cassazione, accogliendo il ricorso su questo punto, ha chiarito che il diritto non poteva essere esercitato prima della nuova legge, annullando così la precedente decorrenza della prescrizione per i lettori universitari.
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Rinuncia al risarcimento: quando è nulla per la legge?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia al risarcimento del danno da parte di lavoratori precari del settore pubblico è da considerarsi nulla qualora sia collegata, in un rapporto sinallagmatico, alla stipula di un ulteriore contratto a termine che viola norme imperative, come il superamento del limite massimo di durata di 36 mesi. Il caso riguardava alcuni agenti di polizia municipale che avevano accettato un nuovo contratto part-time rinunciando a ogni pretesa pregressa. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, dichiarando la nullità sia della clausola contrattuale sia della conseguente rinuncia.
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Patto commissorio: quando il lease back è nullo
Una società di leasing ha visto il suo contratto di sale and lease back dichiarato nullo per violazione del divieto di patto commissorio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che l'operazione mascherasse una garanzia per un debito preesistente, data la difficoltà economica del venditore e le condizioni sproporzionate. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Provvigione mediatore e contratto preliminare: decisa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente che si rifiutava di pagare la provvigione del mediatore immobiliare. La Corte ha stabilito che il diritto alla commissione sorge con la stipula del contratto preliminare, in quanto atto giuridicamente vincolante. È irrilevante che il contratto definitivo sia stato poi concluso da un soggetto terzo, nominato dall'acquirente originario. L'obbligo di pagare la provvigione del mediatore resta in capo a chi ha firmato il preliminare.
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Onere della prova e cessione di ramo d’azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione di un ramo d'azienda, l'onere della prova relativo all'esclusione di uno specifico rapporto contrattuale spetta all'istituto di credito cessionario. La mera pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare che un determinato credito non fosse compreso nell'operazione. Il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
Un garante, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa relativa a una fideiussione, ha presentato un ricorso per cassazione basato su motivi in parte nuovi e in parte mirati a una rivalutazione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che non è possibile introdurre nuove eccezioni nei gradi successivi del giudizio e che la Corte non può riesaminare il merito della controversia, ma solo la corretta applicazione della legge.
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Impugnazione estratto conto fideiussore: limiti
La Cassazione ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto conto da parte del fideiussore è preclusa se il debitore principale non ha contestato le annotazioni nei termini. In un caso di fideiussione per un debito societario, i garanti non hanno potuto sollevare eccezioni tardive o relative a poste non contestate dalla società, confermando così la decisione dei giudici di merito.
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