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Art. 1418 Codice Civile — Anno 2023

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282 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Trasferimento coattivo dell’immobile: gli abusi non lo bloccano
Un acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di una quota immobiliare, ma scopre irregolarità urbanistiche. Dopo la sanatoria, l'acquirente esegue lavori non autorizzati. I venditori chiedono la risoluzione del contratto, mentre l'acquirente chiede il trasferimento coattivo dell'immobile. La Corte d'Appello nega il trasferimento ritenendo l'immobile non commerciabile per via dei nuovi abusi. La Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente: la presenza di difformità edilizie non rende nullo il contratto né impedisce il trasferimento coattivo dell'immobile se gli estremi del titolo urbanistico originario sono indicati nell'atto. La causa torna in appello.
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Revoca del superminimo: l’azienda pubblica perde in Cassazione
Una Lavoratrice di una società in house ha contestato la revoca del superminimo non assorbibile, deciso unilateralmente dall'Azienda per presunte esigenze di contenimento della spesa pubblica. L'Azienda sosteneva che l'accordo sul superminimo fosse nullo per violazione delle norme sui limiti di spesa degli enti pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che le norme sul contenimento dei costi vincolano gli amministratori ma non rendono nulli i contratti di lavoro individuali. Di conseguenza, la revoca del superminimo è illegittima e la Lavoratrice ha diritto a ricevere le somme spettanti.
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Mutuo oltre il limite di finanziabilità: l’ipoteca resta valida
Una società finanziaria ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un credito derivante da un mutuo fondiario, pretendendo il riconoscimento della garanzia ipotecaria. Il Tribunale ha negato l'ipoteca, ritenendo il contratto nullo per il superamento del limite di finanziabilità pari all'ottanta per cento del valore dei beni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del creditore. I giudici hanno stabilito che il superamento del limite di finanziabilità non determina la nullità del mutuo. Tale limite costituisce infatti una regola di comportamento per le banche dettata dalla vigilanza prudenziale, e non un requisito di validità del contratto. Di conseguenza, il mutuo e la relativa ipoteca rimangono pienamente validi ed efficaci.
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Contratto a progetto: se l’attività è ordinaria c’è assunzione
L'Azienda ha impiegato undici addetti allo sportello utilizzando la formula del contratto a progetto. L'INPS ha contestato l'uso di tale strumento, richiedendo il pagamento dei contributi previdenziali omessi. La Corte d'Appello ha stabilito che le mansioni dei lavoratori (raccolta scommesse e assistenza clienti) rientravano nella normale attività d'impresa ordinaria e routinaria, mancando quindi un vero e specifico progetto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno ribadito che, in assenza di un progetto specifico, il contratto a progetto si converte automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato fin dall'origine. Di conseguenza, l'Azienda è obbligata a versare tutti i contributi previdenziali previsti per il lavoro dipendente.
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Nullità della transazione: il decreto ingiuntivo non la blocca
I Soci di un'azienda agricola si opponevano alle pretese di una Cooperativa Ortofrutticola, la quale aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di una penale da recesso. Successivamente al decreto, le parti avevano stipulato un accordo transattivo per ridurre la somma. In seguito, i debitori chiedevano la nullità della transazione, ritenendo la penale eccessiva. I giudici di merito rigettavano la domanda, ritenendo che il decreto ingiuntivo fosse ormai definitivo (passato in giudicato) e precludesse ogni contestazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei produttori agricoli: un accordo stipulato dopo l'ingiunzione non può essere coperto dal giudicato del decreto stesso, specialmente se quest'ultimo era stato rinunciato nell'accordo. La Corte d'Appello dovrà quindi valutare la nullità della transazione.
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Nullità della fideiussione: debiti salvi anche con tassi in bianco
I Garanti di una società fallita si oppongono ai decreti ingiuntivi emessi a favore della Banca, eccependo la nullità della fideiussione omnibus per la presenza di clausole anticoncorrenziali conformi allo schema ABI sanzionato dall'Antitrust. Lamentano inoltre l'indeterminatezza degli interessi sul conto corrente, i cui spazi erano in bianco. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. Conferma che la violazione delle norme antitrust non comporta la nullità della fideiussione nella sua interezza, ma solo delle specifiche clausole illecite (nullità parziale), lasciando salvo il resto del contratto. Riguardo agli interessi in bianco, la nullità colpisce solo la pattuizione degli interessi convenzionali, che vengono sostituiti di diritto dai tassi minimi e massimi dei buoni ordinari del tesoro come previsto dal Testo Unico Bancario. I Garanti perdono la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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Rilievo d’ufficio della nullità: no alle decisioni a sorpresa
Un istituto di credito ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'impresa per crediti derivanti da conti correnti e da un mutuo ipotecario. Il Tribunale ha escluso gli interessi dei conti correnti per mancanza di data certa e ha dichiarato nullo il mutuo, rilevando d'ufficio che la somma era stata trattenuta in deposito cauzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso sugli interessi ma ha accolto il motivo relativo alla violazione del contraddittorio. Il giudice di merito ha infatti effettuato il rilievo d'ufficio della nullità del mutuo senza consentire alla banca di difendersi su questo punto specifico. La decisione è stata cassata con rinvio affinché venga garantito il dibattito tra le parti.
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Azione revocatoria: vendere i beni non salva i debitori
I Debitori, dopo aver garantito dei debiti aziendali con fideiussioni, hanno venduto i propri immobili a una società terza e donato il diritto di abitazione per evitare il pignoramento da parte della Banca. Il creditore ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficaci tali atti. I Debitori si sono difesi sostenendo che le vendite fossero nulle per simulazione assoluta e causa illecita, derivante dall'intento di frodare i creditori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Debitori, confermando che l'intento di sottrarre beni non rende il contratto nullo per causa illecita, ma legittima unicamente l'azione revocatoria. Di conseguenza, la Banca ha vinto la causa e potrà pignorare i beni immobili trasferiti, mentre i Debitori sono stati condannati a pagare le spese processuali.
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Nullità della fideiussione omnibus: il ricorso tardivo fallisce
Una banca richiede il pagamento di un saldo passivo a una ditta e al suo garante. Il garante eccepisce la nullità della fideiussione omnibus per violazione delle norme antitrust. La Corte d'Appello condanna la ditta al pagamento e conferma la validità della garanzia. I debitori ricorrono in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la nullità della fideiussione omnibus basata sullo schema ABI non può essere sollevata per la prima volta in Cassazione se richiede nuovi accertamenti di fatto, preclusi nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Mutuo agrario di scopo: nullo se finanzia un resort di lusso
Un istituto di credito ha concesso un finanziamento qualificato come mutuo agrario a una società immobiliare. Tuttavia, i giudici di merito hanno accertato che le somme erano destinate all'acquisto e alla ristrutturazione di un resort di lusso con campo da golf, finalità del tutto estranea all'agricoltura. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto, ribadendo che il mutuo agrario di scopo è nullo se la sua causa concreta non persegue l'incremento dell'attività agricola. La Corte ha inoltre escluso la possibilità di convertire d'ufficio il contratto nullo in un ordinario mutuo ipotecario, poiché tale richiesta non era stata formulata dalle parti durante i precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorso della banca è stato rigettato.
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Ripetizione di indebito: conto aperto ma pagamento prescritto
Un investitore ha chiesto la restituzione delle somme addebitate sul proprio conto corrente per l'acquisto di obbligazioni argentine, sostenendo la nullità del contratto-quadro di investimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'investitore, confermando che il termine di prescrizione decennale per l'azione di ripetizione di indebito decorre dal giorno in cui è stato eseguito il singolo pagamento nullo, e non dalla data di chiusura del conto corrente. Poiché le operazioni risalivano al 1999 e al 2001 e il primo atto di interruzione è avvenuto solo nel 2010, il diritto alla restituzione per il primo acquisto si è estinto per prescrizione.
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Appalto genuino o lavoro fittizio? La Cassazione decide
Due lavoratori di un'agenzia privata hanno fatto causa a una grande società di servizi postali, sostenendo che il contratto di appalto tra le due aziende fosse illegittimo e nascondesse un'illecita fornitura di manodopera. I lavoratori chiedevano l'assunzione diretta da parte della società committente. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, accertando la sussistenza di un appalto genuino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei lavoratori. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione sulla genuinità dell'appalto e l'interpretazione del contratto spettano esclusivamente al giudice di merito. Di conseguenza, la Cassazione non può riesaminare i fatti se il ricorrente si limita a contestare la ricostruzione senza indicare precise violazioni delle regole di interpretazione dei contratti.
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Appalto genuino: i lavoratori perdono il ricorso in Cassazione
Alcuni lavoratori, dipendenti di un'agenzia di servizi, hanno chiesto al giudice di dichiarare l'illegittimità del contratto di appalto tra la loro datrice di lavoro e una grande azienda committente, pretendendo l'assunzione diretta da parte di quest'ultima. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo che si trattasse di un appalto genuino. I lavoratori hanno proposto ricorso in Cassazione, contestando l'interpretazione del contratto fatta dai giudici d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: l'interpretazione dei contratti spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, a meno che non vengano indicate specifiche violazioni delle regole di interpretazione contrattuale, cosa che nel caso in questione non è avvenuta. Di conseguenza, i lavoratori hanno perso la causa.
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Somministrazione di lavoro: 180 contratti nulli ma c’è abuso
Il caso riguarda un lavoratore che ha svolto attività per un'azienda tramite circa 180 contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato in cinque anni. Il lavoratore ha chiesto la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato, contestando la nullità dei contratti per mancanza di forma scritta e l'abuso dello strumento. La Cassazione ha chiarito che il termine di decadenza per impugnare i contratti si applica anche in caso di mancanza di forma scritta. Tuttavia, la Corte ha stabilito un principio fondamentale: anche se il lavoratore è decaduto dall'impugnazione dei singoli contratti passati, il giudice deve comunque valutare l'intera sequenza dei rapporti. Se la reiterazione dei contratti supera un limite temporale ragionevole, si configura un abuso e una frode alla legge, con conseguente nullità. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Appalto pubblico e autorizzazioni: la delega all’impresa è valida
Un'impresa si aggiudica un appalto pubblico per la sistemazione di canali e ponti. I lavori vengono bloccati dal Corpo Forestale perché manca l'autorizzazione ambientale. La stazione appaltante risolve il contratto per grave inadempimento dell'impresa, poiché il capitolato d'appalto poneva a carico di quest'ultima l'obbligo di richiedere i permessi necessari. L'impresa si difende sostenendo che l'ottenimento delle autorizzazioni spetti per legge alla committente. La Corte di Cassazione dà ragione alla stazione appaltante. I giudici stabiliscono che, in tema di appalto pubblico e autorizzazioni, è valida la clausola contrattuale che delega all'appaltatore il compito di sbrigare le pratiche amministrative per i permessi. Non essendosi attivata per richiedere l'autorizzazione, l'impresa è considerata inadempiente.
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Sfratto per morosità: il rinnovo non registrato non salva l’inquilino
Una società proprietaria di un immobile ha intimato lo sfratto per morosità a un inquilino professionista. L'inquilino si è opposto, sostenendo la nullità del rapporto per la mancata registrazione dei rinnovi contrattuali successivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'inquilino, confermando lo sfratto. I giudici hanno chiarito che la registrazione del contratto di locazione è un requisito di validità che si riferisce esclusivamente alla registrazione iniziale del contratto. Di conseguenza, la mancata registrazione delle proroghe o dei rinnovi successivi non determina la nullità del contratto di locazione, ma rileva solo sul piano fiscale. L'inquilino è stato quindi condannato al rilascio dell'immobile e al pagamento delle spese di giudizio.
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Indennità di rischio: stop a tagli unilaterali e bonus automatici
Un Medico convenzionato ha richiesto il pagamento di differenze retributive basate su un accordo regionale che prevedeva un'indennità di rischio generalizzata. L'Azienda Sanitaria si è opposta, riducendo anche unilateralmente altri compensi per esigenze di bilancio. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha stabilito che l'indennità di rischio prevista a livello regionale in modo automatico e generalizzato è nulla, poiché contrasta con l'accordo nazionale che richiede specifiche condizioni di disagio. Al contempo, la Corte ha chiarito che l'Azienda Sanitaria non può ridurre unilateralmente i compensi concordati, nemmeno per far fronte a un piano di rientro dal deficit sanitario, dovendo sempre rispettare le procedure di negoziazione collettiva.
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Mutuo solutorio: valido anche se serve solo a pagare vecchi debiti
Un amministratore societario ha contestato la validità di un finanziamento concesso da una banca per ripianare i debiti pregressi delle sue società. Secondo il ricorrente, l'operazione configurava un mutuo solutorio nullo per mancanza di causa e frode alla legge, poiché il denaro non era mai entrato nella reale disponibilità della mutuataria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il mutuo solutorio è pienamente valido. L'accredito in conto corrente integra la consegna giuridica del denaro, e l'estinzione del debito pregresso elimina una posta negativa dal patrimonio del debitore. L'erede del garante è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Fideiussione immobili da costruire: nullo l’acquisto senza tutela
Due privati concordano con un'impresa edile la cessione di un terreno in cambio di futuri appartamenti da costruire. Successivamente, le parti firmano contratti preliminari di vendita. I privati chiedono la nullità dei contratti per mancanza della garanzia fideiussoria obbligatoria. La Corte d'Appello ritiene la questione irrilevante. La Cassazione accoglie il ricorso dei privati, stabilendo che la fideiussione immobili da costruire è obbligatoria a pena di nullità per tutti i contratti che trasferiscono la proprietà non immediata di edifici il cui permesso di costruire sia stato richiesto dopo il 21 luglio 2005. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Leasing finanziario: se il terzo non paga la vendita resta valida
Una società venditrice ha chiesto la nullità della vendita di un terreno a una società di leasing, lamentando il mancato incasso del prezzo, delegato a un'impresa terza utilizzatrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità dell'operazione. I giudici hanno chiarito che il leasing finanziario si basa su un collegamento negoziale tra la vendita e la locazione finanziaria. La causa in concreto dell'operazione è far godere il bene all'utilizzatore grazie al finanziamento della società di leasing. Di conseguenza, la delegazione di pagamento del prezzo non rende nullo il contratto, anche in caso di successivo inadempimento del terzo. Il venditore perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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