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Art. 1418 Codice Civile — Anno 2023

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282 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Decadenza convenzionale: firma nulla ma il rimborso sfuma
Gli Investitori hanno chiesto la restituzione di circa quarantacinquemila euro per le perdite causate da operazioni finanziarie non autorizzate, eseguite da un intermediario sprovvisto di valida procura. Il collegio arbitrale e la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda applicando la decadenza convenzionale. Il contratto prevedeva infatti un termine di quaranta giorni dalla ricezione delle note informative per sollevare contestazioni, termine che gli investitori hanno lasciato scadere. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso degli investitori. I giudici hanno chiarito che la decadenza stabilita nel contratto impedisce qualsiasi contestazione tardiva, anche se basata sulla nullità della procura del rappresentante. Gli investitori sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Proroga implicita del rapporto di lavoro: no oltre la pensione
Un dirigente pubblico ha impugnato il suo collocamento a riposo, avvenuto al compimento dei 67 anni, sostenendo che la firma di un contratto quinquennale per un incarico dirigenziale comportasse una proroga implicita del rapporto di lavoro fino alla scadenza del termine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il conferimento di un incarico temporaneo non incide sulla durata del rapporto d'impiego principale. La prosecuzione del servizio fino a 70 anni richiede una formale domanda del dipendente e una valutazione discrezionale dell'amministrazione. Di conseguenza, la clausola contrattuale che superava il limite di età pensionabile è stata dichiarata nulla per la parte eccedente. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Nullità urbanistica: l’atto è valido anche con abusi edilizi
L'Acquirente ha chiesto la nullità del contratto di compravendita di un immobile, sostenendo che alcune parti erano state ampliate abusivamente dopo il 1967. Il Venditore si è difeso evidenziando che l'atto conteneva la dichiarazione di inizio lavori anteriore al 1° settembre 1967. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Venditore, stabilendo che la nullità urbanistica ha carattere formale e non sostanziale. Se l'atto contiene la dichiarazione prescritta dalla legge e questa è riferibile all'immobile e veritiera sull'inizio storico della costruzione, il contratto rimane valido. Eventuali abusi o modifiche successive non autorizzate non determinano la nullità del contratto, ma possono solo fondare una richiesta di risarcimento per responsabilità contrattuale. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Interessi moratori usurari: la Cassazione nega il mutuo gratuito
Una società contesta alla banca l'applicazione di interessi moratori usurari in un contratto di mutuo fondiario. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della società, confermando che il tasso di mora pattuito non superava la soglia di usura. La Corte ribadisce che, per calcolare la soglia antiusura degli interessi di mora, occorre sommare al Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM) la maggiorazione media per la mora (pari al 2,1%), per poi applicare i coefficienti di legge. Inoltre, qualora gli interessi moratori siano effettivamente usurari, non si applica la gratuità totale del mutuo: il debitore non è liberato da ogni pagamento, ma deve comunque corrispondere gli interessi nella misura del tasso corrispettivo lecitamente pattuito. La società perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Giudicato sulla validità del contratto: vittoria per gli eredi
Gli eredi di un professionista hanno chiesto l'insinuazione al passivo del fallimento di un'azienda per ottenere il pagamento di compensi professionali. Il Tribunale ha respinto la richiesta ma ha confermato la validità del contratto. In appello, il giudice ha ridotto il compenso rilevando d'ufficio la nullità della clausola sui compensi e qualificando il professionista come coadiutore fallimentare. La Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi, stabilendo che si era formato il giudicato sulla validità del contratto a seguito della mancata impugnazione della sentenza di primo grado. Inoltre, esisteva già una precedente sentenza definitiva che qualificava il rapporto come collaborazione coordinata e continuativa (parasubordinazione), impedendo al giudice d'appello di riqualificare il professionista come coadiutore. La causa è stata rinviata per una nuova decisione.
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Nullità del contratto per oggetto indeterminato: marchio salvo
I Titolari del Marchio hanno citato in giudizio un'Azienda Vinicola per l'uso non autorizzato del nome di un noto progettista sulle bottiglie di vino. L'Azienda Vinicola si è difesa esibendo una scrittura privata con cui il progettista autorizzava l'uso del nome in cambio di una fornitura annuale di bottiglie di vino, lasciando però in bianco lo spazio relativo alla quantità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Titolari del Marchio, sancendo la nullità del contratto per oggetto indeterminato. La Suprema Corte ha chiarito che se un accordo prevede uno scambio, la mancata determinazione della controprestazione rende nullo il contratto. Non basta affermare che la quantità possa essere decisa in seguito, ma servono criteri precisi e prestabiliti fin dall'inizio. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Contratti con la Pubblica Amministrazione: no firma no soldi
Un'impresa edile ha eseguito lavori di completamento per un ente pubblico ma non ha mai firmato il contratto formale a causa di disaccordi sui prezzi. L'impresa ha richiesto il pagamento delle riserve e il risarcimento dei danni, invocando la validità dell'accordo basato sullo scambio di documenti di gara o, in subordine, la responsabilità dell'ente. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i contratti con la Pubblica Amministrazione richiedono tassativamente la forma scritta ad substantiam in un unico documento. Lo scambio di lettere non è sufficiente. Inoltre, è stata esclusa la responsabilità precontrattuale dell'ente poiché l'impresa conosceva perfettamente lo stato dei luoghi e dei materiali prima di iniziare i lavori.
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Arricchimento senza causa: indennizzo anche con contratti nulli
Un consorzio di imprese ha eseguito lavori di restauro e fornitura di arredi per un importante teatro pubblico, su incarico di un Commissario straordinario. Successivamente, i contratti sono stati dichiarati nulli per mancanza di copertura finanziaria preventiva. I costruttori hanno quindi richiesto il pagamento delle opere tramite l'azione sussidiaria di arricchimento senza causa. I giudici di merito hanno rigettato la domanda, ritenendo che il beneficiario finale fosse il proprietario del teatro e non l'amministrazione appaltante. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei costruttori. La Suprema Corte ha stabilito che l'arricchimento senza causa è configurabile anche in forma indiretta se il vantaggio è conseguito da un ente pubblico o da un terzo a titolo gratuito, specialmente quando il collaudo positivo dimostra l'utilità dell'opera. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Nullità del contratto: l’azienda perde la causa e paga i debiti
Un'azienda energetica ha fatto causa a una società agricola per la riduzione della fornitura di letame destinato alla produzione di energia. La società agricola si è difesa eccependo la crisi del mercato della carne, prevista dal contratto come causa legittima di riduzione, e chiedendo la risoluzione per il mancato pagamento delle fatture. In appello, l'azienda energetica ha eccepito la nullità del contratto relativamente alla clausola sulle fluttuazioni del mercato, ma i giudici l'hanno ritenuta tardiva. La Cassazione ha chiarito che il rilievo d'ufficio della nullità è sempre possibile in appello. Tuttavia, decidendo nel merito, ha escluso la nullità del contratto poiché la clausola dipendeva da fattori di mercato esterni e non dall'arbitrio della società agricola. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando la risoluzione del contratto per grave inadempimento dell'azienda energetica, condannata a pagare le fatture arretrate e le spese legali.
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Modifica della domanda giudiziale: tra nullità e risoluzione
L'Acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di terreni, scoprendo poi che sono gravati da usi civici. Avvia una causa chiedendo la nullità del contratto. Successivamente, tramite la prima memoria difensiva, introduce in via subordinata la richiesta di risoluzione per inadempimento. La Corte d'Appello dichiara inammissibile questa seconda richiesta, ritenendola una domanda del tutto nuova. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che la modifica della domanda giudiziale è pienamente ammissibile se la nuova richiesta, anche se incompatibile, si riferisce alla stessa vicenda sostanziale e tutela meglio l'interesse della parte. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Nullità del contratto professionale: geometra batte committente
Il Committente ha citato in giudizio il Geometra chiedendo il risarcimento dei danni per vizi riscontrati nella costruzione di un'autorimessa. Successivamente, ha eccepito la nullità del contratto professionale, sostenendo che un geometra non potesse occuparsi della progettazione di un'opera in cemento armato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Committente, confermando che non sussiste alcuna nullità del contratto professionale. L'attività di calcolo strutturale era stata infatti affidata a un ingegnere, mentre al geometra spettava solo la progettazione architettonica. Di conseguenza, il Committente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Sospensione della vendita immobiliare: l’illecito non salva
Un debitore ha cercato di bloccare l'asta della propria casa denunciando un accordo illecito da lui stesso stretto con l'acquirente per far scendere il prezzo. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta per tardività. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta di sospensione della vendita immobiliare, ma con una motivazione diversa: chi causa un danno con un comportamento illecito non può poi invocarlo a proprio favore. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del debitore sul calcolo dei tempi per opporsi al decreto di trasferimento. Il termine di venti giorni non decorre dalla semplice pubblicazione telematica dell'atto, ma dalla sua effettiva conoscenza. La causa torna quindi al Tribunale per verificare la tempestività dell'opposizione.
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Rimborso spese elettorali: chi vince le elezioni paga chi perde
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di rimborso spese elettorali a carico di una candidata eletta nei confronti dei candidati non eletti della stessa lista. I candidati avevano firmato un accordo che prevedeva la restituzione dei contributi versati (10.000 euro ciascuno) da parte di chi fosse riuscito a farsi eleggere. La candidata eletta si era opposta sostenendo la violazione dei limiti di spesa elettorale e contestando le modalità di pagamento. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che i limiti di spesa non si applicano ai fondi destinati all'intera lista e che i pagamenti effettuati tramite assegni e bonifici erano validi per far scattare l'obbligo di restituzione previsto dal contratto.
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Annullamento del contratto per errore: il valore non conta
Due fratelli stipulano un accordo di permuta immobiliare per scambiarsi alcuni beni. Successivamente sorge una lite: il Primo Fratello chiede il trasferimento coattivo dei beni, mentre il Secondo Fratello chiede l'annullamento del contratto per errore, lamentando una forte differenza di valore tra gli immobili e la presenza di abusi edilizi. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Secondo Fratello. I giudici chiariscono che la presenza di difformità edilizie non rende nullo l'accordo se nell'atto sono indicati i titoli abilitativi reali. Inoltre, l'errore sulla valutazione economica non costituisce un errore di fatto idoneo a giustificare l'annullamento, rientrando nel normale rischio contrattuale. Vince il Primo Fratello, che ottiene il trasferimento definitivo degli immobili e il pagamento delle spese legali.
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Divieto di patto commissorio: quando la vendita nasconde un debito
Gli eredi del Venditore hanno impugnato i contratti di compravendita con patto di riscatto stipulati dal loro dante causa con i Compratori, sostenendo che tali atti nascondessero in realtà un mutuo con garanzia reale. Il Tribunale e, successivamente, la Corte d'Appello in sede di rinvio hanno dichiarato la nullità dei contratti per violazione del divieto di patto commissorio. I Compratori hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che anche la vendita con patto di riscatto costituisce un mezzo illecito per aggirare il divieto di patto commissorio quando il trasferimento della proprietà non rappresenta il vero corrispettivo di una vendita, ma serve solo come garanzia provvisoria per la restituzione di un prestito. Di conseguenza, i Compratori perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Frode alla legge e danno ai creditori: la svolta in Cassazione
Una società vendeva un immobile a un'altra azienda, la quale otteneva un finanziamento bancario garantito da ipoteca sul bene, per poi rivenderlo alla prima. In seguito al fallimento della venditrice, il Curatore chiedeva la nullità dei contratti per frode alla legge, sostenendo che l'operazione servisse a sottrarre l'immobile ai creditori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle banche, stabilendo che il danno ai creditori (frode ai terzi) non equivale a una frode alla legge e non determina la nullità del contratto. Per tutelare i creditori, l'ordinamento prevede l'azione revocatoria, che rende l'atto inefficace ma non nullo. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Cessione gratuita alloggio prefabbricato: no all’automatismo
Un'assegnataria di alloggi di emergenza post-sisma ha richiesto la cessione gratuita alloggio prefabbricato e la dichiarazione di nullità dei contratti di locazione stipulati con il Comune, pretendendo la restituzione dei canoni versati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cittadina, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno chiarito che la semplice presentazione della domanda non trasferisce automaticamente la proprietà del bene. Risulta infatti indispensabile un provvedimento formale di assegnazione, anche provvisorio, emesso dall'amministrazione all'esito di una verifica dei requisiti soggettivi. In assenza di tale atto ufficiale, il diritto al trasferimento non sorge e i contratti di locazione restano pienamente validi, legittimando il Comune a riscuotere i canoni.
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Simulazione dell’atto costitutivo: debiti veri e finte società
I Debitori, dopo aver ricevuto una richiesta di pagamento da parte della Compagnia di Assicurazioni (creditrice in regresso), hanno costituito due società e trasferito a queste i propri beni immobili per sottrarli al pignoramento. La Compagnia di Assicurazioni e una Banca creditrice hanno impugnato queste operazioni. La Corte di Cassazione ha confermato che la simulazione dell'atto costitutivo di una società di capitali iscritta al registro delle imprese non è configurabile, poiché l'ente ormai esiste per i terzi. Inoltre, l'intento di sottrarre beni ai creditori non dimostra una simulazione assoluta delle vendite né rende illecita la loro causa, ma legittima unicamente l'azione revocatoria. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dei Debitori, confermando l'inefficacia dei trasferimenti immobiliari nei confronti dei creditori.
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Nullità della fideiussione: il garante perde se non prova l’intesa
Una società e i suoi garanti hanno impugnato un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca per debiti legati a un conto corrente e a un mutuo. La Corte d'Appello ha ridotto il debito del conto escludendo gli interessi anatocistici, ma ha respinto la richiesta di nullità della fideiussione per violazione delle norme antitrust. I garanti hanno proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata compensazione tra i rapporti e insistendo sulla nullità della fideiussione basata sullo schema ABI anticoncorrenziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la compensazione non opera automaticamente tra contratti diversi (conto e mutuo) e che, per far valere la nullità della fideiussione, i debitori avrebbero dovuto allegare e dimostrare concretamente la corrispondenza tra il contratto firmato e lo schema vietato, cosa che non è avvenuta nei precedenti gradi di giudizio.
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Subappalto non autorizzato: niente compenso né indennizzo
Un'impresa individuale ha eseguito lavori in subappalto per una cooperativa senza la preventiva autorizzazione della stazione appaltante. A causa di questa mancanza, il contratto è stato dichiarato nullo per violazione delle norme antimafia. L'impresa ha quindi richiesto un indennizzo per arricchimento senza causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il subappalto non autorizzato è radicalmente nullo. Inoltre, per ottenere l'indennizzo da arricchimento ingiustificato, l'impresa avrebbe dovuto dimostrare i costi vivi effettivamente sostenuti (materiali e manodopera) e non il valore complessivo dell'opera, che include il mancato guadagno. Di conseguenza, l'impresa ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese legali.
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