\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Somministrazione di lavoro: 180 contratti nulli ma c’è abuso

Il caso riguarda un lavoratore che ha svolto attività per un’azienda tramite circa 180 contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato in cinque anni. Il lavoratore ha chiesto la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato, contestando la nullità dei contratti per mancanza di forma scritta e l’abuso dello strumento. La Cassazione ha chiarito che il termine di decadenza per impugnare i contratti si applica anche in caso di mancanza di forma scritta. Tuttavia, la Corte ha stabilito un principio fondamentale: anche se il lavoratore è decaduto dall’impugnazione dei singoli contratti passati, il giudice deve comunque valutare l’intera sequenza dei rapporti. Se la reiterazione dei contratti supera un limite temporale ragionevole, si configura un abuso e una frode alla legge, con conseguente nullità. La sentenza è stata cassata con rinvio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 19216 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 14 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La somministrazione di lavoro e il caso dei contratti ripetuti

La somministrazione di lavoro rappresenta uno strumento flessibile ma deve rispettare regole precise per non trasformarsi in un abuso. Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione, un lavoratore ha svolto la propria attività per un’azienda utilizzatrice attraverso circa 180 contratti a tempo determinato nell’arco di cinque anni. Il lavoratore ha chiesto al giudice di accertare l’illegittimità di questi contratti e di dichiarare l’esistenza di un unico rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La controversia ruota attorno a due questioni principali. La prima riguarda il rispetto dei termini per contestare la mancanza di forma scritta dei contratti. La seconda riguarda l’eventuale frode alla legge realizzata attraverso la continua ripetizione dei contratti di lavoro.

La decadenza nella somministrazione di lavoro

La legge prevede che il lavoratore debba contestare il contratto entro un termine preciso, pena la perdita del diritto di agire in giudizio (decadenza). Nel caso in questione, la Corte di d’Appello aveva ritenuto che la decadenza non si applicasse ai contratti regolati dal decreto legislativo numero 81 del 2015 se privi di forma scritta. La Cassazione ha corretto questa interpretazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che il termine di decadenza si applica anche quando si fa valere la nullità del contratto per mancanza di forma scritta. Di conseguenza, il lavoratore deve rispettare i termini di impugnazione previsti dalla legge per poter chiedere direttamente la conversione del singolo contratto nullo.

La tutela contro l’uso abusivo dei contratti a termine

La decisione della Cassazione introduce però un principio di fondamentale importanza a tutela dei lavoratori. Anche se il lavoratore non ha impugnato tempestivamente i singoli contratti precedenti ed è quindi decaduto dalla possibilità di contestarli direttamente, il giudice non può ignorare la storia del rapporto lavorativo. La successione continua di contratti a termine deve infatti rispettare il requisito della temporaneità. La somministrazione non può diventare un modo per coprire esigenze stabili e permanenti dell’azienda utilizzatrice, eludendo le tutele del lavoro a tempo indeterminato.

Le motivazioni: la valutazione globale dei contratti di somministrazione di lavoro

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla necessità di contrastare l’abusiva reiterazione dei contratti. La Cassazione ha spiegato che la decadenza maturata sui singoli rapporti passati impedisce un’azione diretta di conversione per quei specifici contratti. Tuttavia, questa decadenza non impedisce al giudice di valutare l’intera sequenza dei contratti come un unico fatto storico. Il giudice di merito deve verificare se la successione di 180 contratti abbia oltrepassato il limite di una durata ragionevolmente temporanea. Se questo limite viene superato, si realizza una elusione delle norme imperative europee e nazionali. In questo caso, la condotta configura una frode alla legge ai sensi dell’articolo 1344 del codice civile. La nullità colpisce l’intera operazione contrattuale per l’abuso dello strumento.

Le conclusioni: la decisione della Cassazione sulla somministrazione di lavoro

Le conclusioni della Suprema Corte portano a un risultato pratico molto chiaro. La Cassazione ha accolto il ricorso dell’azienda sulla questione della decadenza, ma ha accolto anche il ricorso del lavoratore sulla questione della frode alla legge. La sentenza impugnata è stata cassata. La causa è stata rinviata alla Corte d’Appello di Palermo in diversa composizione. Il nuovo giudice dovrà esaminare la vicenda analizzando tutti i contratti passati come un’unica catena. Se il giudice accerterà che l’azienda ha abusato della somministrazione di lavoro per coprire esigenze non temporanee, dovrà dichiarare la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato a partire dal momento in cui è iniziato l’abuso.

Cosa succede se il contratto di somministrazione non ha la forma scritta?
Il contratto è nullo e il lavoratore viene considerato a tutti gli effetti un dipendente dell’azienda utilizzatrice, ma deve comunque rispettare i termini di decadenza per fare causa.

Il lavoratore può contestare i vecchi contratti se è scaduto il termine di decadenza?
Non può chiedere la conversione diretta dei singoli vecchi contratti, ma il giudice può comunque valutarli per verificare se la loro continua ripetizione costituisce un abuso.

Quando la ripetizione dei contratti a termine diventa una frode alla legge?
La ripetizione diventa abusiva quando supera una durata ragionevole e serve a coprire esigenze stabili e permanenti dell’azienda, anziché necessità temporanee.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati