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Art. 1418 Codice Civile — Anno 2022

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208 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Mutuo per ripianamento debiti: la banca vince contro i garanti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società immobiliare e dei suoi garanti contro una banca. I ricorrenti contestavano la validità di un finanziamento, sostenendo la nullità del contratto per mancanza di causa, poiché le somme erano state utilizzate per estinguere debiti precedenti. La Suprema Corte ha chiarito che il mutuo per ripianamento debiti pregressi è pienamente valido. La consegna del denaro può infatti avvenire anche in modo virtuale tramite operazioni contabili. Inoltre, i giudici hanno escluso che l'ammortamento alla francese comporti anatocismo automatico, confermando l'obbligo dei garanti di rimborsare l'intero debito accumulato.
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Validità della fideiussione del confidi: il creditore vince
Il curatore fallimentare di un consorzio di garanzia collettiva ("confidi minore") ha impugnato l'ammissione al passivo di un credito garantito da una fideiussione concessa dal consorzio a favore di una società associata per un contratto commerciale tra privati. Il curatore sosteneva la nullità della garanzia poiché i confidi minori possono svolgere solo attività di garanzia collettiva per finanziamenti bancari. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno rigettato il ricorso, confermando la validità della fideiussione. La Corte ha stabilito che la violazione dei limiti operativi del confidi non comporta la nullità virtuale del contratto, poiché il rilascio di garanzie è un'attività di diritto comune non riservata in via esclusiva. Di conseguenza, viene confermata la piena validità della fideiussione e il diritto del creditore a partecipare al riparto fallimentare.
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Onere della prova nei contratti bancari: ko dei garanti
Alcuni fideiussori si oppongono al decreto ingiuntivo ottenuto da una banca per il saldo passivo di un conto corrente, contestando l'applicazione di tassi usurari, l'indeterminatezza della commissione di massimo scoperto e la mancanza degli estratti conto. La Corte d'Appello respinge l'opposizione. I garanti ricorrono in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Riguardo all'onere della prova nei contratti bancari, i giudici chiariscono che, sebbene il giudice possa rilevare d'ufficio la nullità delle clausole sui tassi usurari, spetta comunque al cliente o al garante fornire i documenti e le prove matematiche degli interessi applicati. Inoltre, i motivi di ricorso devono contestare in modo specifico le ragioni della decisione precedente, senza limitarsi a riproporre le tesi difensive già respinte. I ricorrenti perdono la causa e vengono condannati al pagamento delle spese processuali.
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Sentenza a sorpresa: il giudice non può decidere da solo
Un'azienda vende una macchina taglia-muri usata a un'acquirente, che successivamente ne contesta il funzionamento e la sicurezza. In secondo grado, il giudice dichiara autonomamente la nullità del contratto per violazione delle norme antinfortunistiche, senza però consentire alle parti di discutere questo specifico aspetto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'azienda venditrice. Gli Ermellini chiariscono che il giudice non può emettere una "sentenza a sorpresa" basata su una questione rilevata d'ufficio senza prima attivare il contraddittorio tra le parti. La sentenza impugnata viene quindi cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo esame che rispetti il diritto di difesa.
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Valore probatorio del patteggiamento: no alla nullità automatica
Un Comune chiede la nullità di un contratto d'appalto stradale stipulato con un'Impresa, sostenendo che l'accordo sia frutto di turbativa d'asta. La Corte d'Appello dichiara nullo il contratto basandosi esclusivamente sulla sentenza di patteggiamento penale del legale rappresentante dell'Impresa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Impresa. I giudici chiariscono il valore probatorio del patteggiamento nel giudizio civile: la sentenza di applicazione della pena su richiesta non costituisce una prova automatica del fatto illecito. Il giudice civile non può limitarsi a recepire il patteggiamento, ma deve svolgere un'autonoma valutazione di tutte le prove raccolte. La causa viene quindi rinviata per un nuovo esame.
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Traslazione imposte locazione: il bivio della Cassazione tra nullità e validità
Un conduttore chiede il rimborso delle somme pagate al locatore in base a una clausola contrattuale che gli imponeva il pagamento delle tasse sull'immobile. Il conduttore ritiene che tale patto sia nullo. La Corte di Cassazione, rilevando l'importanza della questione relativa alla traslazione imposte locazione, decide di non decidere immediatamente in camera di consiglio, ma rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito, richiamando i principi già espressi dalle Sezioni Unite.
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Mutuo fondiario oltre i limiti: la Cassazione frena la nullità
Un Istituto di Credito ha concesso a due Mutuatari un mutuo fondiario per l'intero valore dell'immobile acquistato, superando il limite di finanziabilità dell'ottanta per cento. I Mutuatari hanno contestato il precetto di pagamento, eccependo la nullità totale del contratto. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione. La Corte di Cassazione, pur dubitando che il superamento del limite comporti la nullità del contratto (ritenendo invece che si trasformi in un comune mutuo ipotecario), ha rilevato che la questione è stata rimessa alle Sezioni Unite. Per questo motivo, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a nuovo ruolo in attesa della decisione definitiva.
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Contratto preliminare di compravendita: lievi abusi non lo annullano
Il Promittente Venditore e il Promissario Acquirente stipulano un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Successivamente, il Promissario Acquirente si rifiuta di firmare il contratto definitivo, sostenendo che l'immobile presenti lievi difformità urbanistiche e catastali, e chiede la restituzione del doppio della caparra. Il Promittente Venditore agisce in giudizio per trattenere la caparra confirmatoria ricevuta. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Promissario Acquirente, confermando che le sanzioni di nullità urbanistica e catastale non si applicano al contratto preliminare di compravendita, ma solo ai contratti definitivi con effetti traslativi della proprietà. Trattandosi di lievi difformità sanabili e di un immobile con titolo edilizio esistente, il contratto preliminare resta pienamente valido ed efficace. Di conseguenza, il Promittente Venditore vince la causa e ha il diritto di trattenere definitivamente la caparra.
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Validità tasso d’interesse: la modifica a penna è valida
Una società correntista ha impugnato il proprio contratto di conto corrente sostenendo la nullità del tasso applicato, poiché la percentuale era stata modificata a penna sul modulo prestampato della banca, senza una firma specifica o una data accanto alla correzione. La Corte d'Appello ha ritenuto valida la clausola, considerandola il frutto di trattative precontrattuali favorevoli alla cliente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che spetta solo ai giudici di merito valutare i fatti. Di conseguenza, la decisione sulla validità tasso d'interesse concordato a penna resta confermata e la società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Errore materiale nell’atto notarile: la vocale non annulla la vendita
La controversia nasce dalla richiesta di usucapione di un appartamento e dalla contestazione della validità di una compravendita. L'erede del ricorrente originario sosteneva la nullità degli atti a causa della discrepanza di una vocale nel cognome del proprietario originario tra i registri anagrafici e l'atto di acquisto. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, qualificando la discrepanza come una mera svista. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che un errore materiale nell'atto notarile non richiede una querela di falso se non vi è incertezza sull'identità della persona. I controricorrenti hanno quindi vinto la causa, mantenendo la proprietà dell'immobile, mentre il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Mansioni superiori: promozione automatica anche nelle partecipate
Un dipendente di una società a partecipazione pubblica ha svolto di fatto mansioni superiori di responsabile tecnico. L'azienda ha poi revocato tale inquadramento. La Corte d'Appello ha ritenuto legittima la revoca, sostenendo che le promozioni automatiche fossero vietate senza concorso pubblico. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che le società partecipate mantengono una natura privatistica. Di conseguenza, ai loro dipendenti si applica l'articolo 2103 del codice civile sulle mansioni superiori e non le regole restrittive del pubblico impiego. L'obbligo di selezione pubblica riguarda solo l'assunzione iniziale, non la successiva gestione del rapporto di lavoro. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Ripetizione dell’indebito bancario: estratti parziali e rimborso
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la rideterminazione del saldo di un conto corrente e la restituzione delle somme indebitamente pagate a causa di clausole nulle. La banca eccepiva che la mancata produzione di tutti gli estratti conto integrali impedisse il ricalcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, confermando che per l'azione di ripetizione dell'indebito bancario la prova del saldo finale può essere raggiunta anche mediante estratti conto parziali integrati da altre prove documentali o dalle risultanze di una consulenza tecnica d'ufficio, partendo dal saldo del primo estratto conto disponibile. Vince la società correntista.
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Patto di prova per dirigenti: valido anche se sintetico
Un dirigente impugna il licenziamento per mancato superamento del periodo di prova, sostenendo la nullità della clausola contrattuale. A suo dire, l'espressione 'direzione supply Chain' era troppo generica per definire i suoi compiti. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando la validità del patto di prova per dirigenti. I giudici chiariscono che per i ruoli di vertice non occorre una descrizione minuziosa delle mansioni, essendo sufficiente che l'oggetto sia determinabile. L'uso di termini settoriali in inglese e il rinvio al contratto collettivo, uniti alle competenze emerse dal curriculum del lavoratore, rendono la clausola perfettamente valida. Il dirigente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Nullità del contratto: la sproporzione non annulla la cessione
Un socio ha chiesto la nullità del contratto di cessione delle proprie quote societarie a un terzo, lamentando una forte sproporzione economica e la presunta mala fede della controparte, ipotizzando persino il reato di usura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice sproporzione economica tra le prestazioni e una generica mala fede non sono motivi sufficienti per determinare la nullità del contratto. Di conseguenza, il trasferimento delle quote rimane pienamente valido e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Nullità del contratto di lavoro: assunto e poi escluso dal posto
Un autista di ambulanza, assunto da un'Azienda Sanitaria tramite una procedura di stabilizzazione dei precari, viene licenziato dopo che un controllo interno rileva la mancanza dei requisiti di legge. Il lavoratore contesta la decisione, ritenendola un licenziamento illegittimo, e chiede il risarcimento dei danni per la lesione del proprio affidamento. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la nullità del contratto di lavoro per violazione di norme imperative. I giudici chiariscono che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di recedere da un rapporto invalido. Inoltre, escludono qualsiasi risarcimento del danno: le leggi sui requisiti di assunzione sono pubbliche e conoscibili con l'ordinaria diligenza, impedendo la nascita di un affidamento incolpevole nel lavoratore.
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Mutuo fondiario oltre i limiti: scontro sulla validità
Il curatore del fallimento di una società immobiliare ha contestato l'ammissione al passivo di un credito bancario derivante da un mutuo fondiario. Secondo il curatore, il finanziamento aveva superato il limite di finanziabilità dell'ottanta per cento del valore dei beni ipotecati, rendendo il contratto nullo. Il Tribunale ha invece ritenuto valido il mutuo. La Corte di Cassazione, rilevando che la questione sulla nullità del mutuo fondiario in caso di superamento del limite di finanziabilità è stata rimessa alle Sezioni Unite per risolvere un contrasto giurisprudenziale, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo in attesa della decisione definitiva.
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Nullità del contratto per usura: immobili ceduti per debiti
I Debitori hanno trasferito alcuni immobili ai Creditori per estinguere debiti derivanti da prestiti a tassi usurari. I Debitori hanno chiesto la nullità dei contratti di compravendita, ma la Corte d'Appello ha rigettato la domanda qualificando i trasferimenti come lecite prestazioni in luogo di adempimento, omettendo di pronunciarsi sull'illiceità della causa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Debitori, stabilendo che il trasferimento di un immobile per estinguere un debito usurario comporta la nullità del contratto per usura ai sensi dell'art. 1418 c.c., per contrasto con le norme penali imperative. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Annullamento concorso pubblico: nullo il contratto già firmato
Una lavoratrice ha impugnato il licenziamento deciso dall'Amministrazione Pubblica a seguito dell'annullamento del concorso pubblico con cui era stata assunta. L'ente pubblico aveva infatti annullato la selezione in autotutela per un grave conflitto di interessi, poiché la candidata collaborava con lo studio di un commissario d'esame. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, stabilendo che l'annullamento del concorso pubblico cancella retroattivamente il presupposto fondamentale del rapporto di lavoro. Di conseguenza, il contratto di lavoro è affetto da nullità originaria e cessa di produrre effetti, fatti salvi solo i pagamenti per le prestazioni già svolte. Vince l'Amministrazione Pubblica.
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Contratto a termine: l’accordo in tribunale non salva l’azienda
Un lavoratore, dopo aver quasi raggiunto il limite massimo di 36 mesi con un contratto a termine presso un'azienda, firma un verbale di conciliazione davanti al giudice. L'accordo prevede un'ulteriore assunzione a tempo determinato che supera il tetto dei 36 mesi e la rinuncia a qualsiasi futura contestazione. Successivamente, il lavoratore impugna l'accordo. La Corte di Cassazione dà ragione al lavoratore, confermando la nullità del nuovo contratto a termine. I giudici chiariscono che in sede di conciliazione non si può rinunciare a diritti futuri non ancora sorti (come l'illegittimità del superamento dei 36 mesi). Inoltre, l'ulteriore contratto in deroga ai limiti temporali può essere stipulato esclusivamente presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro e non in sede giudiziale. L'azienda viene condannata a risarcire il dipendente con dodici mensilità e a pagare le spese processuali.
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Opposizione a decreto ingiuntivo contro la mandataria e non la banca
Una società mandataria di una banca ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un debitore. Il debitore ha proposto opposizione a decreto ingiuntivo, ma i giudici di merito hanno ritenuto errata la chiamata in causa della mandataria, indicando come unico soggetto legittimato la banca mandante. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la legittimazione passiva nel giudizio di opposizione spetta a chi ha attivamente proposto il ricorso per ingiunzione, ossia la mandataria stessa, anche se il provvedimento è stato emesso a favore della banca rappresentata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del debitore, annullando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
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