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Art. 1375 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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281 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Risoluzione per impossibilità sopravvenuta: No al Danno
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di risoluzione per impossibilità sopravvenuta di un contratto preliminare, dovuta a fattori esterni non imputabili alle parti, non è dovuto il risarcimento del danno. La vicenda riguardava un contratto per la cessione di quote societarie finalizzato alla realizzazione di una discarica, progetto divenuto impossibile a causa di un contenzioso tra terzi. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di colpa, l'unica conseguenza della risoluzione è l'obbligo di restituire le prestazioni già ricevute, annullando la precedente condanna al risarcimento delle spese di progettazione.
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Obbligazione solidale avvocato: unico compenso
La Corte di Cassazione stabilisce che quando un avvocato difende più parti con una posizione processuale identica, sorge un'obbligazione solidale per il pagamento del compenso. Il legale ha diritto a un compenso unico e può richiederne il pagamento integrale a uno qualsiasi dei clienti, i quali sono responsabili in solido. La Corte ha rigettato il ricorso di una cliente che, a seguito della dichiarazione di nullità di un patto di quota lite, contestava la natura solidale del debito per le spese legali.
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Inadempimenti reciproci: come si valuta la colpa?
In un caso di compravendita immobiliare con inadempimenti reciproci, la Corte di Cassazione conferma la risoluzione del contratto per colpa della parte acquirente. La sentenza stabilisce che il mancato pagamento del prezzo costituisce un inadempimento di gravità prevalente rispetto a violazioni minori da parte del venditore, in quanto altera l'equilibrio fondamentale del contratto. Viene così ribadito il principio della valutazione comparativa e proporzionale delle condotte, basata sulla buona fede e sull'impatto sul sinallagma contrattuale.
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Inadempimento contratto preliminare: recesso valido
Una società recede da un contratto preliminare a causa di una difformità catastale che le impedisce di ottenere un leasing finanziario. La Corte di Cassazione, riformando la decisione d'appello, stabilisce che l'inerzia del venditore nel sanare la situazione, pur conoscendo la necessità del finanziamento, costituisce un inadempimento del contratto preliminare di gravità tale da giustificare il recesso. La valutazione della gravità non può basarsi solo sulla facilità della sanatoria, ma deve considerare il principio di buona fede e l'impatto concreto sugli interessi dell'acquirente.
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Frazionamento del credito: quando è legittimo?
Un Ente Locale ha impugnato una decisione che lo condannava al pagamento di onorari legali, lamentando un illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha in gran parte respinto il ricorso, stabilendo che la presenza di distinti incarichi professionali giustifica azioni legali separate. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alla duplicazione dei compensi per le fasi cautelari, precisando che queste sono accessorie al giudizio principale e non possono essere liquidate autonomamente. La sentenza è stata cassata con rinvio per la rideterminazione delle somme.
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Frazionamento del credito: quando è abuso del processo?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del frazionamento del credito in ambito di compensi professionali. Un Ente Locale si opponeva al pagamento di onorari legali, sostenendo un abuso del processo dovuto a richieste di pagamento separate. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la proposizione di domande distinte è legittima se basata su incarichi professionali autonomi e diversi, anche all'interno di un rapporto duraturo, escludendo così l'abuso del processo.
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Recesso contratto preliminare: obbligo di verifica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio cruciale in tema di recesso contratto preliminare. Se il promittente venditore non mette il promissario acquirente nelle condizioni di effettuare una verifica finale sull'immobile prima del rogito, il recesso del venditore è illegittimo. In questo caso, il rifiuto dell'acquirente di procedere alla stipula è giustificato dal principio di buona fede e dall'eccezione di inadempimento, rendendolo la parte non inadempiente e legittimando il suo successivo recesso con richiesta del doppio della caparra.
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Compensi professionali avvocato: la Cassazione decide
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei propri compensi professionali a un istituto di credito, che si è opposto sollevando questioni procedurali e di merito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato sia il ricorso principale del legale sia quello incidentale della banca. La decisione si è concentrata sull'interpretazione di un accordo liquidatorio per determinare i corretti compensi professionali dell'avvocato, escludendo l'applicabilità della legge sull'equo compenso a rapporti già conclusi e chiarendo i limiti del frazionamento del credito in questo contesto.
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Inadempimento contrattuale: quando la colpa è tua
Una società di ristorazione assume un consulente per ottenere un finanziamento regionale. Il finanziamento viene approvato in via provvisoria ma poi revocato perché la società non produce un permesso di costruire essenziale. La Cassazione conferma che la società deve pagare il compenso al consulente, attribuendo la colpa del fallimento al suo stesso inadempimento contrattuale, poiché il consulente aveva svolto correttamente il proprio incarico.
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Accordo transattivo compenso avvocato: l’analisi
Un avvocato ha impugnato una decisione che interpretava un accordo transattivo sul compenso come un saldo globale per tutte le prestazioni fino a una certa data. L'avvocato sosteneva che l'accordo coprisse solo casi specifici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'interpretazione del tribunale era plausibile. Ha stabilito che un accordo redatto dallo stesso avvocato e contenente una clausola 'salvo errori o omissioni' può essere legittimamente inteso come omnicomprensivo, precludendo ulteriori richieste per il periodo coperto.
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Onere della prova inadempimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25910/2025, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova inadempimento in un caso di risoluzione contrattuale. Una professionista ha citato in giudizio una struttura alberghiera per interruzione illegittima del rapporto, ma la società ha eccepito un grave inadempimento della stessa, consistente in incassi non dichiarati. La Corte ha rigettato il ricorso della professionista, confermando che chi subisce l'eccezione di inadempimento deve provare di aver adempiuto correttamente alla propria obbligazione.
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Riduzione penale: quando il giudice può intervenire?
La Corte di Cassazione conferma il potere del giudice di merito di operare la riduzione penale di una clausola contrattuale manifestamente eccessiva. Il caso riguarda un diritto di passaggio negato, dove la corte ha valutato l'interesse del creditore e l'esistenza di percorsi alternativi per diminuire l'importo della penale pattuita, respingendo il ricorso della parte lesa.
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Responsabilità contrattuale fornitore: oneri e doveri
Una società fornitrice ha citato in giudizio il proprio cliente per risarcimento danni, sostenendo che quest'ultimo non avesse garantito le condizioni necessarie (allaccio elettrico di un impianto) per l'esecuzione di un contratto di fornitura. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto la domanda, stabilendo che la responsabilità contrattuale per la predisposizione di tutti i mezzi necessari all'adempimento grava sul fornitore, salvo che il contratto disponga diversamente. È stato inoltre escluso l'istituto della "presupposizione", poiché la condizione mancata non era indipendente dall'attività del fornitore stesso.
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Compenso avvocato transazione: la decisione Cassazione
Una società sportiva ha contestato diverse ingiunzioni di pagamento per le parcelle di un legale. La Corte di Cassazione, pur confermando gran parte della decisione di primo grado, ha corretto il calcolo del compenso avvocato transazione. La Corte ha stabilito che, anche in caso di accordo, al legale spetta il compenso per la fase decisionale non svolta, più un aumento. È stato inoltre sanzionato l'abuso del processo per frazionamento del credito, limitando il rimborso delle spese legali.
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Composizione collegiale: nullità della pronuncia
Una cliente si opponeva alla richiesta di compenso del suo avvocato, avanzando una domanda di risarcimento per negligenza professionale. Il tribunale, in composizione monocratica, respingeva le sue istanze. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che le controversie sugli onorari legali richiedono inderogabilmente una decisione da parte di un collegio di giudici (composizione collegiale). Di conseguenza, la pronuncia del giudice unico è stata dichiarata nulla e il caso rinviato per un nuovo giudizio.
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Accordo onorari avvocato: la Cassazione decide
In una controversia tra un avvocato e un istituto di credito, la Corte di Cassazione ha esaminato la validità e l'interpretazione di un accordo onorari avvocato transattivo. La Corte ha parzialmente accolto sia il ricorso del legale sia quello della banca, cassando la precedente decisione. I punti chiave riguardano il diritto al rimborso forfettario delle spese generali, la decorrenza degli interessi di mora dalla domanda giudiziale e la necessità di provare l'effettivo recupero del credito per ottenere compensi maggiorati come previsto dall'accordo.
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Garanzia autonoma: quando chiedere la restituzione
Una società installatrice di un impianto fotovoltaico ha agito in giudizio per ottenere la restituzione di una somma escussa dal committente a titolo di garanzia autonoma per mancata produzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la domanda di restituzione è inammissibile se l'attore non allega e prova di aver prima rimborsato la banca garante. Questo principio si applica specificamente al contratto di garanzia autonoma.
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Porte non omologate: fornitura è inadempimento grave
Una società alberghiera ha rifiutato il pagamento di una fornitura di porte antincendio perché prive del certificato di omologazione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del rifiuto, stabilendo che la consegna di **porte non omologate** costituisce un grave inadempimento contrattuale. La mancanza della certificazione, obbligatoria per legge, rende il bene inidoneo alla sua funzione di sicurezza e non conforme alla normativa, giustificando la sospensione del pagamento da parte dell'acquirente.
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Risarcimento danno preliminare: come si calcola
In un caso di inadempimento del promissario acquirente a un contratto preliminare di vendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha chiarito le modalità di calcolo del risarcimento del danno. La Corte ha stabilito che il danno da lucro cessante per il venditore non va calcolato sulla differenza tra il prezzo pattuito e il prezzo di aggiudicazione originario, bensì sulla differenza tra il prezzo concordato nel preliminare e il valore commerciale del bene al momento in cui l'inadempimento è diventato definitivo. Questo principio assicura che il risarcimento sia commisurato all'effettivo pregiudizio economico subito dal venditore a causa della mancata vendita.
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Vendita di cosa parzialmente altrui: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una vendita di cosa parzialmente altrui, riguardante un immobile venduto con la presunta comproprietà di un cortile che, in realtà, apparteneva esclusivamente a un terzo. La Corte ha rigettato il ricorso degli acquirenti che chiedevano la risoluzione del contratto, stabilendo che, in assenza della prova che non avrebbero concluso l'acquisto senza quella porzione, il rimedio corretto sarebbe stata la riduzione del prezzo. Inoltre, ha escluso la responsabilità del notaio rogante, data l'elevata complessità tecnica nell'interpretazione dei titoli di provenienza.
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