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Art. 1375 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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281 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Presupposizione nel contratto: quando è valida?
Una società immobiliare ha invocato la nullità di un contratto preliminare di permuta basandosi sulla presupposizione, ovvero il mancato acquisto di terreni adiacenti necessari al suo progetto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'acquisto di tali terreni non era una condizione implicita condivisa tra le parti, ma un'obbligazione unilaterale assunta dalla società. Di conseguenza, il rischio dell'impossibilità di adempiere ricade esclusivamente su di essa, che è stata condannata al pagamento della penale prevista.
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Interpretazione contratto compravendita: Cassazione
La Suprema Corte ha respinto il ricorso di alcuni acquirenti relativo al pagamento di oneri urbanistici. Il fulcro della controversia era l'interpretazione del contratto di compravendita. La Corte d'Appello aveva correttamente stabilito che il contratto definitivo, il quale addossava le spese agli acquirenti, prevaleva su accordi precedenti, dato che gli acquirenti erano consapevoli dei potenziali costi. La Cassazione ha ribadito che l'interpretazione contrattuale spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per specifiche violazioni di legge, non dimostrate nel caso di specie.
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Clausola risolutiva espressa: quando non è valida?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 710/2024, ha stabilito che un committente non può legittimamente avvalersi di una clausola risolutiva espressa per inadempimento dell'appaltatore se ha contribuito a causare il ritardo e se la risoluzione viene comunicata prima che sia maturato il periodo di ritardo minimo previsto dal contratto. Nel caso esaminato, il committente aveva ritardato la finalizzazione di un contratto di leasing necessario all'appaltatore e aveva poi concesso una proroga, rendendo illegittima la successiva e prematura attivazione della clausola.
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Risoluzione preliminare di vendita: cosa succede?
Una società acquirente ha richiesto la risoluzione di un contratto preliminare di vendita per un terreno, a seguito del diniego del permesso di costruire da parte del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che un impedimento temporaneo alla edificabilità, dovuto a incertezze amministrative poi superate, non costituisce un inadempimento grave del venditore tale da giustificare la risoluzione preliminare di vendita. La Corte ha inoltre considerato la condotta di entrambe le parti, sottolineando l'inerzia della stessa società acquirente nel non informarsi sullo stato della pratica.
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Compenso custodia veicolo: quando si paga l’officina
La Corte di Cassazione conferma la condanna di una proprietaria a pagare il compenso per la custodia di un veicolo, anche in assenza di un prezzo pattuito. La sentenza chiarisce che se l'autofficina svolge professionalmente anche attività di autorimessa, la presunzione di gratuità del deposito viene superata. Il giudice può quindi determinare il compenso custodia veicolo secondo equità, basandosi sulla natura professionale del servizio offerto.
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Frazionamento del credito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un tribunale che aveva dichiarato inammissibili due delle tre cause intentate da un avvocato contro una società cliente per il pagamento dei suoi compensi. La Corte ha ritenuto che la suddivisione delle pretese in più azioni legali costituisse un abusivo frazionamento del credito, poiché tutte le richieste nascevano da un unico rapporto professionale di lunga durata. Questa pratica viola i principi di correttezza processuale e di economia dei giudizi.
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Inadempimento grave: quando non c’è risoluzione
Un acquirente chiede la risoluzione del contratto per un divano difettoso. La Cassazione nega l'inadempimento grave perché il venditore si è subito attivato in buona fede per la sostituzione, ritenendo il ritardo non sufficiente a giustificare la fine del rapporto contrattuale.
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Clausola limitativa responsabilità: quando è nulla?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla responsabilità di una società di vigilanza per un furto subito da un'azienda cliente. La Corte ha confermato la nullità della clausola limitativa della responsabilità presente nel contratto, poiché prevedeva un risarcimento irrisorio (pari a una mensilità del canone) in caso di inadempimento. Tale clausola è stata considerata un tentativo di eludere il divieto di limitare la responsabilità per dolo o colpa grave. La sentenza è stata però cassata con rinvio per una nuova quantificazione del danno, che la Corte d'Appello aveva liquidato senza un'adeguata base probatoria.
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Recesso per inadempimento: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un recesso per inadempimento da un contratto preliminare di compravendita immobiliare. I promissari acquirenti lamentavano difformità tra l'immobile e quanto promesso in fase di trattativa, come l'assenza di una camera matrimoniale. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le pattuizioni definitive sono quelle contenute nel contratto scritto e nei suoi allegati (come la planimetria firmata), non le promesse fatte in brochure pubblicitarie. Un inadempimento di lieve entità non giustifica il recesso per inadempimento e la richiesta del doppio della caparra.
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Inadempimento preliminare: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di inadempimento preliminare reciproco in una compravendita immobiliare. La controversia verteva sulla mancata consegna di un certificato di collaudo statico da parte della società venditrice e sul conseguente rifiuto di stipulare il contratto definitivo da parte dell'acquirente. La Corte ha rigettato il ricorso della venditrice, confermando le decisioni dei giudici di merito che avevano ravvisato una mancanza di correttezza e buona fede da parte di entrambe le parti, ritenendo giustificato il rigetto delle rispettive domande di risoluzione e risarcimento.
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Provvigione mediatore: quando non è dovuta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la provvigione del mediatore non è dovuta se il contratto preliminare è sottoposto a una condizione sospensiva che non si realizza entro il termine pattuito. Nel caso specifico, la compravendita era condizionata all'ottenimento di pareri favorevoli da parte di enti pubblici. Poiché tali pareri non sono arrivati in tempo, e non è stata provata una colpa del promissario acquirente nel causare il ritardo, il diritto alla provvigione non è sorto. Il ricorso dell'agente immobiliare è stato dichiarato inammissibile.
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Caparra confirmatoria: recesso legittimo e proroghe
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso di una promittente venditrice che ha trattenuto una cospicua caparra confirmatoria, pari a circa il 45% del prezzo di vendita. Nonostante le numerose proroghe concesse al promissario acquirente, il suo inadempimento finale, seguito a una formale diffida ad adempiere, ha giustificato la risoluzione del contratto. La Corte ha ritenuto che le proroghe precedenti non escludessero la gravità dell'inadempimento finale, respingendo così il ricorso del compratore.
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Onere della prova: vendita fittizia tra fratelli
In una controversia tra fratelli per il pagamento di azioni, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova dell'intestazione fittizia delle stesse spetta alla parte che la eccepisce. Un fratello aveva citato in giudizio la sorella per ottenere il pagamento del prezzo di una compravendita di azioni. La sorella si difendeva sostenendo che la titolarità del fratello era solo apparente, essendo il loro padre il vero proprietario. La Corte ha confermato la condanna al pagamento, ribadendo che, a fronte di un contratto valido, chi sostiene la simulazione deve fornirne la prova.
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Modalità di pagamento: non si può cambiare senza accordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un acquirente non può modificare unilateralmente la modalità di pagamento pattuita in un contratto, passando da un leasing a un pagamento diretto. Di conseguenza, il rifiuto del venditore di consegnare la merce è stato ritenuto legittimo, configurandosi come una valida eccezione di inadempimento di fronte alla violazione contrattuale della parte acquirente. La richiesta di risoluzione del contratto da parte dell'acquirente è stata quindi respinta.
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Composizione collegio giudicante: nullità sentenza
Una società costruttrice si opponeva a un decreto ingiuntivo per la fornitura di macchinari. Dopo la condanna in Appello, ricorreva in Cassazione lamentando un vizio procedurale. La Suprema Corte ha annullato la sentenza d'appello perché la composizione del collegio giudicante era mutata tra l'udienza di discussione e la deliberazione della decisione, violando il principio di immutabilità del giudice e causando la nullità insanabile del provvedimento. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello.
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Recesso per inadempimento: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa a un recesso per inadempimento in un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte ha stabilito che i giudici di merito avevano erroneamente omesso di effettuare una valutazione comparativa del comportamento di entrambe le parti, limitandosi a considerare l'inadempimento del promissario acquirente senza pesarlo rispetto a quello dei promittenti venditori (mancata cancellazione di ipoteca). La sentenza ribadisce che per la legittimità del recesso, l'inadempimento deve essere grave e colpevole, e la sua valutazione non può prescindere da un'analisi sinottica delle condotte.
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Compenso forfettario avvocato: quando è dovuto?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9739/2025, ha stabilito che il cliente che recede da un mandato legale per inadempimento deve corrispondere l'intero compenso forfettario pattuito con l'avvocato. Il caso riguardava un ex amministratore di società che, dopo aver interrotto il rapporto con i propri legali per non aver pagato una rata del compenso, si opponeva alla richiesta di saldo dell'intera parcella. La Corte ha respinto il ricorso, negando la qualifica di 'consumatore' all'ex amministratore e confermando la piena validità della clausola che prevedeva il pagamento integrale a titolo di risarcimento per l'inadempimento.
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Equo compenso avvocato: la Cassazione e i vecchi patti
Un avvocato e un istituto di credito si scontrano sulla validità di accordi tariffari per compensi professionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9733/2025, ha stabilito che la normativa sull'equo compenso avvocato non è retroattiva e non può invalidare le convenzioni stipulate prima della sua entrata in vigore. La Corte ha inoltre precisato che gli accordi sui compensi devono essere provati per iscritto e ha annullato la decisione del tribunale, rinviando il caso per una nuova valutazione alla luce di questi principi.
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Clausola penale e buona fede: la Cassazione decide
In un caso riguardante un contratto preliminare di cessione di quote societarie, la Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola penale non è dovuta se l'inadempimento del debitore è stato causato dal comportamento del creditore contrario a buona fede. La Corte ha ritenuto che la condotta del promittente venditore, caratterizzata da ritardi e mancanza di comunicazione, avesse reso l'inadempimento non imputabile al promissario acquirente, escludendo così il diritto a riscuotere la penale.
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Differenza tra vendita e appalto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene per chiarire la fondamentale differenza tra vendita e appalto in un caso riguardante la fornitura e installazione di un impianto di riscaldamento difettoso. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello, che aveva qualificato il contratto come appalto. Ha stabilito che per distinguere le due figure contrattuali è decisivo il criterio della prevalenza: si ha vendita se prevale l'obbligazione di fornire un bene (dare), mentre si ha appalto se prevale l'obbligazione di realizzare un'opera nuova e specifica (facere), non un mero assemblaggio di componenti standard. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questi principi.
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