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Art. 1375 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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588 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Perdita di Chance: Promozione Negata, Lavoratore Perde la Causa
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua azienda per non averlo incluso in una procedura di selezione per una promozione a dirigente, chiedendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio fondamentale: per ottenere un risarcimento, non è sufficiente dimostrare di possedere i requisiti per la promozione. Il lavoratore ha l'onere di provare, anche in via presuntiva, di avere avuto una probabilità concreta, seria e apprezzabile di ottenere quel risultato. La semplice possibilità teorica non basta. Il lavoratore non ha fornito questa prova e ha perso la causa.
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Modifica bando di selezione: prova extra illegittima, azienda perde
Un'azienda, dopo aver concluso una selezione per operatori ecologici, sottopone i candidati idonei a un colloquio psicologico non previsto dal bando originale. I candidati non superano la prova e non vengono assunti. La Corte di Cassazione stabilisce che la **modifica unilaterale del bando di selezione** è illegittima. Il bando è un'offerta al pubblico e le sue regole sono vincolanti e non possono essere cambiate in corso d'opera. La Corte dà quindi ragione ai lavoratori, confermando il loro diritto all'assunzione o al risarcimento del danno.
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Licenziamento oggettivo nullo con esterni, ma niente reintegro
La Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo a carico di un'assistente tutelare. L'Associazione datrice di lavoro, pur avendo soppresso la sua posizione, utilizzava stabilmente personale esterno di una cooperativa per svolgere le medesime mansioni. Questo comportamento smentisce la reale necessità del licenziamento e viola l'obbligo di repêchage. Tuttavia, poiché l'Associazione ha cessato definitivamente l'attività dopo il licenziamento, la lavoratrice non ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro, ma solo a un risarcimento del danno calcolato dalla data del recesso fino alla chiusura aziendale.
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Offerta al pubblico: bando di concorso non modificabile
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della modifica dei criteri di selezione in un concorso indetto da una società partecipata. Il bando di concorso, configurandosi come offerta al pubblico, non può essere integrato o modificato dopo l'inizio della procedura. Nel caso di specie, l'inserimento tardivo di un test psicoattitudinale con criteri di valutazione illogici ha portato all'annullamento della graduatoria e all'ordine di assunzione del candidato originariamente idoneo.
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Agevolazione tariffaria: legittimo lo stop ai pensionati
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della disdetta unilaterale operata da una grande azienda energetica riguardante l'agevolazione tariffaria sui consumi elettrici per ex dipendenti. I giudici hanno stabilito che tale beneficio non possiede natura retributiva, in quanto slegato dalla qualità e quantità della prestazione lavorativa e finalizzato a un supporto sociale per il nucleo familiare. Non trattandosi di un elemento del corrispettivo per il lavoro già svolto, i pensionati non possono vantare un diritto quesito al mantenimento perpetuo dello sconto, poiché la contrattazione collettiva può essere legittimamente rinegoziata o disdettata per evitare vincoli obbligatori perpetui.
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Abuso del potere disciplinare: quando il controllo è legittimo
Un giornalista ha citato in giudizio una nota emittente televisiva lamentando un presunto abuso del potere disciplinare e richiedendo il riconoscimento di mansioni superiori. Il lavoratore sosteneva di essere vittima di un intento persecutorio attuato attraverso sanzioni pretestuose e demansionamento. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato le domande, non ravvisando prove di condotte vessatorie. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la legittimità dei singoli atti esclude la configurabilità di una strategia persecutoria unitaria. I giudici hanno chiarito che il controllo giudiziale sulle sanzioni, in questo contesto, serve solo a verificare l'eventuale intento emulativo del datore di lavoro.
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Comportamento concludente e prosecuzione del lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimita del licenziamento di un dirigente medico che, pur avendo maturato i requisiti per la pensione, era stato mantenuto in servizio. La Corte ha stabilito che il comportamento concludente del datore di lavoro, manifestatosi attraverso il pieno inserimento operativo del dipendente dopo il limite di eta, equivale a un consenso tacito alla prosecuzione del rapporto fino ai 70 anni. Tale condotta, interpretata secondo i canoni di buona fede e correttezza, impedisce il libero recesso datoriale.
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Giustificatezza nel licenziamento del dirigente
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dirigente basato sulla giustificatezza economica. Una società di costruzioni, colpita da una grave crisi di settore, ha soppresso la posizione dirigenziale ridistribuendo le deleghe ai membri del Consiglio di Amministrazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, rilevando che la decisione di merito era solidamente motivata sulla reale necessità di riduzione dei costi e sull'assenza di nuove assunzioni in ruoli analoghi. Il concetto di giustificatezza si conferma dunque meno rigido rispetto al giustificato motivo oggettivo previsto per gli altri lavoratori.
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Agevolazioni tariffarie: la Cassazione sulla revoca
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni ex dipendenti di una società energetica contro la revoca delle agevolazioni tariffarie sulla fornitura di elettricità. La Corte ha stabilito che tali benefici, previsti da accordi collettivi, non hanno natura retributiva poiché non sono legati alla qualità o quantità del lavoro prestato. Inoltre, non trattandosi di diritti quesiti, l'azienda può legittimamente recedere dagli accordi a tempo indeterminato rispettando i principi di buona fede e correttezza. La decisione conferma che le agevolazioni tariffarie possono essere soppresse tramite contrattazione collettiva o recesso unilaterale motivato.
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Licenziamento disciplinare: tempi e validità
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare intimato a un dipendente pubblico per la sistematica mancata registrazione degli ingressi e delle uscite dall'ufficio. Il lavoratore aveva eccepito la tardività della contestazione e una presunta tolleranza del superiore gerarchico. La Corte ha stabilito che il termine per la contestazione decorre solo dalla piena conoscenza dei fatti, avvenuta tramite la notifica di atti penali, e che il corretto svolgimento delle mansioni lavorative non giustifica la violazione delle norme sulle presenze.
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Retribuzione dirigenziale: guida ai compensi extra
Una dirigente amministrativa di un ente sanitario ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento economico legato allo svolgimento di mansioni dirigenziali presso due diverse unità operative. Mentre per una posizione è stato riconosciuto un arretrato retributivo, per la seconda la domanda è stata respinta per carenza di prove. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che la retribuzione dirigenziale è governata dal principio di onnicomprensività e che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità se non vengono rispettati rigorosi oneri di specificità del ricorso.
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Agevolazione tariffaria: la Cassazione sulla revoca
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca di un'agevolazione tariffaria sulla fornitura elettrica precedentemente concessa ai pensionati di una grande azienda energetica. I giudici hanno stabilito che tale beneficio, derivante da accordi collettivi, non costituisce un diritto quesito né ha natura retributiva, configurandosi invece come una mera aspettativa. Poiché i contratti collettivi senza termine possono essere oggetto di recesso unilaterale per evitare vincoli perpetui, la sostituzione della disciplina con nuovi accordi che prevedono indennità una tantum è stata ritenuta corretta e rispettosa dei principi di buona fede.
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Permessi elettorali: i diritti dei lavoratori
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una grande azienda metalmeccanica che aveva negato il corretto trattamento per i permessi elettorali ai propri dipendenti impegnati come rappresentanti di lista. La società, durante le consultazioni, aveva disposto la chiusura dello stabilimento, obbligando i lavoratori a utilizzare permessi annui retribuiti (PAR) o a recuperare le ore in giornate successive. I giudici hanno stabilito che l'assenza per funzioni elettorali è equiparata a tutti gli effetti all'attività lavorativa. Pertanto, l'azienda non può imporre l'uso di ferie o il recupero della produzione, poiché le norme sui permessi elettorali sono imperative e non derogabili da accordi sindacali aziendali.
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Rinuncia tacita: il ritardo non estingue il diritto
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda elettronica contro una lavoratrice che richiedeva il pagamento di maggiorazioni per turni avvicendati sulla mezz'ora di refezione. L'azienda sosteneva che il lungo ritardo della dipendente nel richiedere tali somme configurasse una rinuncia tacita e una violazione della buona fede. La Suprema Corte ha invece stabilito che la semplice inerzia o il ritardo nell'esercizio di un diritto non sono sufficienti a dimostrare una volontà abdicativa. Per aversi rinuncia tacita, sono necessari comportamenti concludenti e univoci che rivelino chiaramente l'intenzione di non avvalersi del credito, escludendo che il silenzio possa generare un legittimo affidamento nel datore di lavoro circa l'abbandono della pretesa.
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Rinuncia tacita: il ritardo non cancella il diritto
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società che sosteneva la rinuncia tacita di un lavoratore ai propri crediti per maggiorazioni su turni avvicendati. L'azienda argomentava che il lungo silenzio del dipendente avesse generato un legittimo affidamento sull'abbandono della pretesa. La Suprema Corte ha invece chiarito che la semplice inerzia o il ritardo nell'esercizio di un diritto non costituiscono prova di una volontà abdicativa, né violano i principi di correttezza e buona fede contrattuale.
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Mobilità nel pubblico impiego: il peso del nulla osta
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di una dipendente pubblica contro il diniego di nulla osta al trasferimento. La mobilità nel pubblico impiego era subordinata al consenso dell'amministrazione di appartenenza, basato su esigenze di servizio. La Corte ha ribadito che il giudice del lavoro non può sindacare il merito delle scelte organizzative dell'ente, né la violazione della buona fede può trasformare un'aspettativa in un diritto soggettivo al trasferimento, potendo al massimo fondare un'azione risarcitoria.
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Permessi retribuiti: stop a sanzioni tardive
Una dipendente di un ente pubblico ha impugnato una sanzione disciplinare di un giorno di sospensione, irrogata per non aver documentato adeguatamente una richiesta di permessi retribuiti per gravi motivi personali. Sebbene il tribunale avesse inizialmente annullato la sanzione, la Corte d'Appello l'aveva ripristinata ritenendo grave la condotta. La Corte di Cassazione ha infine accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che il datore di lavoro ha l'onere di verificare la documentazione prima dell'inizio della fruizione del permesso. Se l'amministrazione autorizza l'assenza tramite i propri sistemi telematici senza sollevare obiezioni immediate, non può successivamente sanzionare il dipendente, poiché ciò violerebbe il principio di correttezza e il legittimo affidamento del lavoratore.
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Straordinario non autorizzato: pagato anche senza ok scritto
Un dipendente pubblico, addetto alla vigilanza di un museo, ha richiesto il pagamento di oltre 500 ore di lavoro straordinario festivo. L'Amministrazione ha negato il compenso sostenendo la mancanza di un'autorizzazione formale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione precedente, stabilendo un principio fondamentale sullo straordinario non autorizzato: il pagamento è dovuto anche senza un ordine scritto, se esiste un'autorizzazione 'implicita'. Questa si verifica quando il lavoro extra non è un'iniziativa del dipendente, ma deriva dall'organizzazione del lavoro imposta dal datore, che ne è consapevole e non si oppone. La Corte ha quindi rinviato il caso per una nuova valutazione basata su questo principio, favorendo la posizione del lavoratore.
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Straordinario Festivo: Pagato anche senza Autorizzazione Scritta
Una dipendente pubblica, addetta alla vigilanza in un museo, ha richiesto il pagamento di ore di straordinario svolte nei giorni festivi. L'Amministrazione si opponeva, sostenendo la mancanza di un'autorizzazione formale. La Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale: l'autorizzazione straordinario festivo non deve essere necessariamente scritta. Se il datore di lavoro organizza i turni in modo tale da rendere indispensabile il lavoro extra nei festivi, questa stessa organizzazione equivale a un'autorizzazione implicita. Di conseguenza, il lavoro straordinario deve essere retribuito. La Corte ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo che il consenso del datore si presume dalla sua stessa pianificazione del lavoro.
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Perdita di chance: risarcimento nel pubblico impiego
Un dipendente pubblico ha contestato l'esito di una selezione per il conferimento di una posizione organizzativa, denunciando la violazione dei principi di trasparenza e correttezza. Sebbene la Corte d'Appello avesse accertato l'illegittimità della procedura, aveva negato il risarcimento invocando l'insindacabilità della discrezionalità amministrativa. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale visione, stabilendo che la perdita di chance costituisce un'entità patrimoniale autonoma. Il risarcimento spetta ogniqualvolta il lavoratore dimostri una probabilità concreta di successo, indipendentemente dalla certezza della nomina finale.
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