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Art. 1375 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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588 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Rimborso lavaggio DPI: onere a carico del datore
Una società di logistica è stata condannata a risarcire i dipendenti per le spese di pulizia delle uniformi, qualificate come Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10393/2023, ha respinto il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'obbligo di mantenere in efficienza i DPI, inclusa la loro pulizia, è a carico del datore di lavoro. La sentenza chiarisce che il rimborso lavaggio DPI è un diritto del lavoratore, derivante direttamente dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni dipendenti. La decisione si fonda sulla genericità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti discrezionali e arbitrari. Di conseguenza, è stato riconosciuto il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione piena e l'indennità percepita, con prescrizione decennale.
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Licenziamento giusta causa: il limite dei permessi
Un rappresentante sindacale è stato licenziato per giusta causa dopo aver superato il monte ore concesso per i permessi sindacali, in violazione di un nuovo accordo aziendale e nonostante un invito a riprendere servizio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, respingendo le accuse di violazione procedurale, tolleranza aziendale e discriminazione. La sentenza sottolinea come un nuovo accordo collettivo prevalga sulle prassi precedenti e come la mancata ripresa del servizio, a seguito di un richiamo formale, possa integrare la giusta causa di licenziamento.
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Licenziamento collettivo: i criteri di scelta dei lavoratori
Una lavoratrice impugna il suo licenziamento nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo, contestando i criteri di scelta e la limitazione della platea dei lavoratori da licenziare a specifiche unità produttive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della procedura. Ha stabilito che la scelta dell'imprenditore di ridurre il personale è insindacabile nel merito e che la limitazione della platea è ammissibile se giustificata da oggettive esigenze tecnico-produttive, come nel caso di specie.
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Criteri CIGS: sospensione illegittima se generici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4518/2023, ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo la Corte, criteri non specifici, come le "esigenze tecnico-organizzative", conferiscono al datore di lavoro un potere discrezionale inaccettabile, rendendo la sospensione nulla. La richiesta di risarcimento del danno da parte del lavoratore si prescrive in dieci anni, non in cinque, trattandosi di inadempimento contrattuale. L'inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia tacita al suo diritto.
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Licenziamento collettivo: limiti e criteri di scelta
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento collettivo in cui un'azienda di servizi aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare solo alle sedi di Roma e Napoli. Un'ex dipendente ha impugnato il licenziamento, sostenendo che la comparazione avrebbe dovuto estendersi a tutto il personale nazionale. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando la legittimità della procedura. È stato chiarito che un'azienda può limitare l'ambito di comparazione a specifiche unità produttive, a condizione che nella comunicazione di avvio della procedura siano esplicitate in modo trasparente le oggettive esigenze tecnico-produttive, organizzative ed economiche che giustificano tale scelta, permettendo così un efficace controllo da parte delle organizzazioni sindacali.
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Mancato superamento prova: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una docente licenziata per mancato superamento del periodo di prova. La Corte ha stabilito che un mero errore terminologico nell'atto di recesso e la sua comunicazione via email semplice non sono sufficienti a invalidare il licenziamento. Inoltre, ha ribadito che l'onere di provare una finalità discriminatoria grava interamente sul lavoratore, anche in assenza di poteri istruttori attivati d'ufficio dal giudice.
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Licenziamento collettivo platea: quando è legittima?
Una lavoratrice di un contact center impugnava il proprio licenziamento, sostenendo che l'azienda avrebbe dovuto considerare tutti i dipendenti a livello nazionale nella procedura di licenziamento collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la limitazione della platea dei lavoratori ai soli siti in crisi è legittima se fondata su comprovate e oggettive esigenze tecniche, organizzative e produttive, come la distanza geografica e la non intercambiabilità delle mansioni. La sentenza conferma che la scelta del perimetro del licenziamento collettivo platea spetta all'azienda, a patto che sia adeguatamente motivata.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimità e risarcimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda al risarcimento dei danni a favore di un lavoratore collocato in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La decisione si fonda sulla illegittimità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti eccessivamente generici e discrezionali. La Corte ha rigettato i quattordici motivi di ricorso dell'azienda, ribadendo che la semplice indicazione di criteri non è sufficiente se la loro applicazione pratica risulta arbitraria, e ha confermato il diritto del lavoratore a percepire la differenza tra la retribuzione piena e l'indennità di integrazione salariale ricevuta.
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Criteri scelta CIGS: illegittimi se sono generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore, stabilendo che i criteri scelta CIGS non possono essere generici. Un semplice richiamo ai criteri legali (anzianità, carichi familiari, esigenze aziendali) non è sufficiente se l'azienda non predetermina e comunica le concrete modalità di applicazione, come punteggi e ponderazioni. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, condannandola al risarcimento del danno per aver applicato i criteri in modo discrezionale e non trasparente.
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Incarico dirigenziale: discrezionalità e buona fede
Un dirigente pubblico ha impugnato la nomina di un collega a un ruolo apicale, lamentando l'illegittimità della procedura di selezione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la scelta della Pubblica Amministrazione, basata sulla pregressa esperienza specifica del candidato vincitore nel territorio di riferimento, costituisce un legittimo esercizio del potere discrezionale, finalizzato a garantire efficienza e buon andamento. L'assegnazione di un incarico dirigenziale, secondo la Corte, non è un atto meramente vincolato, ma una scelta gestionale che deve rispettare i canoni di correttezza e buona fede, senza che ciò implichi la necessità di una rigida procedura concorsuale.
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Criteri CIGS generici: sospensione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a zero ore. Il motivo risiede nell'utilizzo da parte dell'azienda di criteri di scelta generici e non predeterminati, che hanno reso la selezione dei dipendenti discrezionale e arbitraria. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia al diritto di contestare la sospensione e ha condannato l'azienda al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione spettante e l'indennità di integrazione salariale percepita.
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Criteri CIGS: illegittimi se generici, dice Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore in Cassa Integrazione (CIGS) perché i criteri di scelta adottati dall'azienda erano eccessivamente generici e discrezionali. Secondo la Corte, i criteri CIGS devono essere specifici e oggettivi per evitare decisioni arbitrarie. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni perse dal dipendente.
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Bando di concorso: modifica regole e assunzione
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo l'illegittimità di una prova aggiuntiva introdotta da un'azienda dopo la conclusione di una selezione basata su un bando di concorso. Il candidato, risultato idoneo secondo le regole originali ma escluso a seguito del test extra, ha diritto all'assunzione. La Corte ha chiarito che il bando di concorso costituisce un'offerta al pubblico vincolante, le cui regole non possono essere modificate unilateralmente in violazione del principio di buona fede.
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Modifica bando di concorso: illegittima la prova extra
Un candidato, superate le prove di una selezione pubblica, viene escluso a seguito di un 'test motivazionale' non previsto dal bando originale. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale modifica bando di concorso, stabilendo che l'avviso di selezione è vincolante (lex specialis) e non può essere alterato in corso d'opera, violando i principi di buona fede. La Corte ha quindi disposto l'assunzione del lavoratore.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
Una nota azienda manifatturiera ricorreva in Cassazione contro la sentenza che la condannava a risarcire alcuni dipendenti per illegittima collocazione in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando che i criteri di scelta CIGS, se troppo generici e non specificati negli accordi sindacali, rendono la sospensione illegittima. La decisione ribadisce che la selezione dei lavoratori non può essere lasciata alla discrezionalità del datore di lavoro, il quale ha l'onere di provare la correttezza del proprio operato.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda manifatturiera, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori. La Corte ha stabilito che i criteri di scelta CIGS devono essere specifici e verificabili, non generici o basati su decisioni discrezionali del datore di lavoro. La mancanza di trasparenza nei criteri rende la collocazione in Cassa Integrazione illegittima e obbliga l'azienda al risarcimento del danno.
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Diploma Magistrale GAE: no a nuovi inserimenti
Un gruppo di insegnanti con diploma magistrale ha richiesto l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il suo orientamento consolidato. La Corte ha statuito che il possesso del solo diploma magistrale GAE, sebbene conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002, non costituisce titolo sufficiente per l'inclusione in tali graduatorie, in quanto la legge le ha trasformate in elenchi chiusi, e la relativa clausola di salvaguardia si applicava unicamente a chi già possedeva i requisiti per le previgenti graduatorie permanenti.
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Licenziamento per giusta causa: quando è legittimo?
Un lavoratore, riammesso in servizio dopo la conversione giudiziale del suo contratto da tempo determinato a indeterminato, viene licenziato per giusta causa a seguito del suo rifiuto di cambiare reparto. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, ritenendo la reazione del dipendente (grave insubordinazione con toni aggressivi e contatti fisici) sproporzionata rispetto alle modifiche datoriali (cambio di turno e mansioni coerenti con l'inquadramento), considerate normali prassi aziendali. La Corte ha escluso la ritorsività del licenziamento, poiché la causa principale era la condotta del lavoratore.
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Patto star del credere: nullo l’accordo che aggira la legge
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità di un accordo che, simulando una cessione di merci, trasferiva di fatto il rischio di insolvenza dei clienti sull'agente. Questa pratica è stata considerata un'elusione del divieto di patto star del credere. La Corte ha accolto il ricorso dell'agente su questo punto, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame. Sono stati invece respinti gli altri motivi di ricorso, relativi alla giusta causa di recesso, alla validità del patto di non concorrenza senza corrispettivo e al compenso per l'attività di incasso.
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