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Art. 1375 Codice Civile — Anno 2025

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497 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Indennità chilometrica: quando spetta al medico?
Un medico ha richiesto a un'azienda sanitaria un'indennità forfettaria per le visite fiscali effettuate con la propria auto. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il diritto a questa specifica indennità chilometrica sorge solo se l'azienda sanitaria riceve un pagamento per il servizio dal datore di lavoro che ha richiesto la visita, una condizione non dimostrata nel caso di specie.
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Inadempimento locazione: quando è colpa del conduttore?
Una società conduttrice di un immobile a uso commerciale non pagava il canone, adducendo un problema bancario non imputabile a sé. Tuttavia, il ritardo si protraeva per otto mesi, accumulando una morosità pari a tre trimestralità. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto per grave inadempimento locazione, sottolineando che la prolungata inerzia del conduttore nel risolvere il problema e saldare il debito costituisce una colpa che giustifica la fine del rapporto contrattuale.
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Recesso contratto preliminare: obbligo di verifica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio cruciale in tema di recesso contratto preliminare. Se il promittente venditore non mette il promissario acquirente nelle condizioni di effettuare una verifica finale sull'immobile prima del rogito, il recesso del venditore è illegittimo. In questo caso, il rifiuto dell'acquirente di procedere alla stipula è giustificato dal principio di buona fede e dall'eccezione di inadempimento, rendendolo la parte non inadempiente e legittimando il suo successivo recesso con richiesta del doppio della caparra.
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Compensi professionali avvocato: la Cassazione decide
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei propri compensi professionali a un istituto di credito, che si è opposto sollevando questioni procedurali e di merito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato sia il ricorso principale del legale sia quello incidentale della banca. La decisione si è concentrata sull'interpretazione di un accordo liquidatorio per determinare i corretti compensi professionali dell'avvocato, escludendo l'applicabilità della legge sull'equo compenso a rapporti già conclusi e chiarendo i limiti del frazionamento del credito in questo contesto.
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Cessione ramo d’azienda: obblighi del cedente
Una lavoratrice ha citato in giudizio l'ex datore di lavoro dopo una cessione di ramo d'azienda, sostenendo la violazione della buona fede nella scelta di un'azienda acquirente che in seguito ha cessato l'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'impresa cedente non ha alcun obbligo legale di verificare o garantire la futura stabilità finanziaria dell'acquirente. La validità del trasferimento non dipende dal successo a lungo termine dell'acquirente, poiché la legge prevede già specifiche tutele per i lavoratori.
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Diligenza del lavoratore: la Cassazione si pronuncia
Una lavoratrice di un'azienda di servizi postali è stata sospesa per non aver rilevato un vaglia contraffatto di ingente valore. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, stabilendo che la mancata esecuzione dei controlli tattili previsti dalle procedure interne costituisce una violazione del dovere di diligenza del lavoratore, soprattutto a fronte di un importo così elevato e di operazioni successive sospette. La Corte ha ritenuto la condotta della dipendente gravemente negligente, respingendo il suo ricorso.
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Sospensione illegittima: la procedura è decisiva
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un ente di formazione per la sospensione illegittima di una dipendente. La sentenza stabilisce che le difficoltà economiche non esonerano il datore di lavoro dal rispettare la procedura di consultazione sindacale prevista dalla legge e dal contratto collettivo prima di sospendere l'attività lavorativa e collocare il personale in mobilità. Il ricorso dell'ente, basato sulla presunta decadenza dell'azione e sull'impossibilità di adempiere, è stato respinto poiché la violazione procedurale è stata ritenuta l'elemento centrale e assorbente della controversia.
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Agevolazione tariffaria: no al diritto quesito
Ex dipendenti di una grande società energetica hanno citato in giudizio l'azienda per mantenere un'agevolazione tariffaria sull'elettricità, precedentemente garantita da un contratto collettivo poi disdetto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tale beneficio non costituisce un diritto quesito né ha natura retributiva. Di conseguenza, l'agevolazione cessa con la fine del contratto collettivo che l'ha introdotta, non essendo un diritto consolidato nel patrimonio dei lavoratori. I ricorrenti sono stati anche condannati per abuso del processo.
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Indennità supplementare: dovere di buona fede del datore
Un dirigente si è visto negare l'indennità supplementare perché l'azienda non ha collaborato alla firma del verbale di conciliazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo che il comportamento ostruzionistico del datore di lavoro fa scattare la "finzione di avveramento": la condizione si considera realizzata e l'indennità è dovuta. La Corte ha anche confermato che i benefit percepiti all'estero, come alloggio e auto, rientrano nel calcolo del TFR.
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Riduzione tariffaria: la Cassazione nega il diritto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni ex dipendenti di una società energetica che chiedevano il ripristino di una riduzione tariffaria sulla fornitura di energia elettrica, soppressa dall'azienda. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio per la maggior parte dei ricorrenti a causa di un vizio procedurale. Per i restanti, ha rigettato il ricorso, stabilendo che la riduzione tariffaria non costituisce un diritto quesito né ha natura retributiva, in quanto deriva da un accordo collettivo e non dal contratto individuale. Pertanto, la società era legittimata a revocarla.
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Incarichi dirigenziali: le regole per la selezione
Un dirigente scolastico si oppone alla sua esclusione da una selezione per un incarico amministrativo. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando la netta distinzione tra i ruoli e la legittimità della scelta dell'amministrazione basata sull'esperienza specifica del candidato vincitore. La sentenza definisce i criteri di accesso ai diversi tipi di incarichi dirigenziali, sottolineando la discrezionalità della P.A. nelle procedure comparative.
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Distacco comunitario: quale normativa si applica?
Un'azienda di trasporti italiana ha subito un accertamento fiscale per ritenute IRPEF non versate, relative a lavoratori ricevuti in distacco comunitario da una società portoghese. L'Agenzia delle Entrate contestava la genuinità dei contratti. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di merito, stabilendo che i giudici avevano erroneamente applicato la normativa sul distacco nazionale (D.Lgs. 276/2003) anziché quella specifica per il distacco comunitario (D.Lgs. 72/2000, attuativo della Direttiva 96/71/CE). Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione basata sul corretto quadro normativo.
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Controlli difensivi: legittimo il licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente che falsificava gli orari di lavoro. La sentenza ribadisce che i 'controlli difensivi' tramite agenzie investigative sono ammessi quando esiste un fondato sospetto di condotte illecite del lavoratore, specialmente se l'attività viene svolta fuori dai locali aziendali. La Corte ha ritenuto che il datore di lavoro avesse sufficienti indizi, come la minore performance del dipendente, per giustificare l'avvio delle indagini che hanno poi portato al licenziamento per giusta causa.
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Licenziamento disciplinare: assenza post-trasferimento
Un lavoratore, a seguito di un trasferimento aziendale, non si presentava nella nuova sede di lavoro e veniva licenziato per motivi disciplinari. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, sottolineando che il lavoratore non può semplicemente assentarsi se la legittimità del trasferimento è stata accertata e non contestata nelle sedi opportune. L'assenza ingiustificata è stata ritenuta un grave inadempimento contrattuale.
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Permessi legge 104: onere della prova sul datore
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa, basato su un presunto abuso dei permessi legge 104. La Corte ha stabilito che l'onere della prova dell'uso improprio dei permessi spetta esclusivamente al datore di lavoro. In questo caso, il datore non è riuscito a dimostrare l'abuso, rendendo nullo il licenziamento e ordinando la reintegra del lavoratore.
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Inadempimento contrattuale: quando la colpa è tua
Una società di ristorazione assume un consulente per ottenere un finanziamento regionale. Il finanziamento viene approvato in via provvisoria ma poi revocato perché la società non produce un permesso di costruire essenziale. La Cassazione conferma che la società deve pagare il compenso al consulente, attribuendo la colpa del fallimento al suo stesso inadempimento contrattuale, poiché il consulente aveva svolto correttamente il proprio incarico.
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Accordo transattivo compenso avvocato: l’analisi
Un avvocato ha impugnato una decisione che interpretava un accordo transattivo sul compenso come un saldo globale per tutte le prestazioni fino a una certa data. L'avvocato sosteneva che l'accordo coprisse solo casi specifici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'interpretazione del tribunale era plausibile. Ha stabilito che un accordo redatto dallo stesso avvocato e contenente una clausola 'salvo errori o omissioni' può essere legittimamente inteso come omnicomprensivo, precludendo ulteriori richieste per il periodo coperto.
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Autorizzazione implicita straordinario: la Cassazione decide
Un dipendente del Ministero della Cultura chiedeva il pagamento dello straordinario festivo. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per il diritto alla retribuzione è sufficiente un'autorizzazione implicita straordinario, desumibile dall'organizzazione del lavoro, senza necessità di un atto formale. La sentenza d'appello, che negava il pagamento per mancanza di autorizzazione formale e per motivazione contraddittoria, è stata annullata con rinvio.
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Straordinario festivo: basta l’ok implicito del datore
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio il Ministero per il mancato pagamento di ore di straordinario festivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che per il diritto al compenso non è necessaria un'autorizzazione scritta e formale, ma è sufficiente un consenso implicito del datore di lavoro, desumibile dall'organizzazione del lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Lavoro straordinario: basta il consenso implicito
Un dipendente del Ministero della Cultura ha richiesto il pagamento per lavoro straordinario svolto nei giorni festivi. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione precedente, ha stabilito che per il pagamento dello straordinario non è necessaria un'autorizzazione formale esplicita, ma è sufficiente un'autorizzazione implicita, desumibile dall'organizzazione del lavoro imposta dal datore. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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