LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1375 Codice Civile — Anno 2025

Pagina 5 di 25

497 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Clausola di decadenza: l’interpretazione del contratto
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di acquisizione societaria, chiarendo i limiti dell'interpretazione di una clausola di decadenza. La controversia verteva su un termine di 30 giorni per la denuncia di vizi, previsto nel contratto di cessione di quote. La Corte ha stabilito che la mera dicitura 'entro e non oltre' non è sufficiente a determinare la perdita del diritto di garanzia se non è espressamente prevista tale conseguenza. Confermando la decisione della Corte d'Appello, la Cassazione ha ribadito che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che il suo sindacato è limitato alla verifica della corretta applicazione dei canoni legali, rigettando il ricorso dei venditori.
Continua »
Ricorso inammissibile: i vizi che portano al rigetto
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un debitore e dal suo garante contro una società creditrice. L'appello, basato su tredici motivi, è stato rigettato per gravi vizi procedurali, tra cui la mancanza di autosufficienza, l'errata qualificazione dei vizi denunciati (confondendo questioni di merito con violazioni di legge) e la formulazione di censure cumulative. La Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese legali e a sanzioni per lite temeraria, ribadendo che il giudizio di legittimità non può riesaminare i fatti già accertati nei gradi precedenti.
Continua »
Libertà di insegnamento: i limiti secondo la Cassazione
Una docente, richiamata da un incarico all'estero per presunta incapacità didattica, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il provvedimento fosse illegittimo e violasse la sua libertà di insegnamento. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando che la libertà di insegnamento non è un diritto assoluto, ma è subordinato al diritto allo studio degli alunni e non può giustificare una manifesta inadeguatezza professionale.
Continua »
Perdita di chance: la prova della probabilità di successo
Un lavoratore ha richiesto il risarcimento per non essere stato selezionato per un incarico dirigenziale. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per ottenere un risarcimento per perdita di chance, non basta dimostrare un'irregolarità nella selezione. È necessario provare una probabilità concreta e significativa di successo, valutata confrontando il proprio profilo con quello di tutti gli altri candidati idonei, non solo con quello del vincitore. La Corte ha annullato la precedente decisione, rinviando il caso per una nuova valutazione basata su questo principio.
Continua »
Perdita di chance: ricorso inammissibile senza prove
Una candidata ha impugnato l'esito di una selezione pubblica lamentando una perdita di chance a causa della mancata verbalizzazione del colloquio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi procedurali. La ricorrente non ha infatti assolto all'onere di trascrivere gli atti necessari a sostenere le sue tesi e non ha contestato efficacemente la motivazione della corte d'appello, secondo cui la valutazione si basava esclusivamente sul colloquio e non sui curricula.
Continua »
Ricorso inammissibile: condanna per lite temeraria
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, in quanto mirava a una revisione dei fatti anziché sollevare questioni di diritto. La parte ricorrente, che contestava una condanna al pagamento di circa 9.000 euro, viene sanzionata per lite temeraria ai sensi dell'art. 96 c.p.c., con la condanna al pagamento di ulteriori somme in favore della controparte e della Cassa delle Ammende. La decisione sottolinea che il giudizio di legittimità non può essere utilizzato per ottenere un terzo grado di merito.
Continua »
Comando Pubblico Impiego: non si perde l’incarico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28902/2025, ha stabilito un principio fondamentale per i dirigenti pubblici: il 'comando pubblico impiego' presso un'altra amministrazione non comporta la perdita automatica dell'incarico originario. La Corte ha chiarito la netta distinzione tra il comando, istituto temporaneo e reversibile, e la mobilità volontaria, che implica un trasferimento definitivo. Di conseguenza, è stata annullata la decisione di un'azienda sanitaria che aveva dichiarato cessato l'incarico di un proprio dirigente solo perché aveva accettato un'assegnazione temporanea presso un'altra struttura.
Continua »
Dispensa dal servizio docente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della dispensa dal servizio di una docente dopo due valutazioni negative consecutive del suo anno di prova. La sentenza chiarisce che le violazioni procedurali di decreti ministeriali, considerati direttive amministrative e non leggi, non rendono automaticamente illegittimo il provvedimento. Inoltre, viene ribadito che la contestazione del mancato apprezzamento delle prove deve colpire il nucleo centrale della decisione del giudice di merito e non può limitarsi a riproporre istanze istruttorie.
Continua »
Impugnazione incidentale tardiva: sempre ammissibile
Un avvocato, la cui richiesta di risarcimento danni per interruzione dell'attività professionale era stata respinta in appello per carenza di prove, ha presentato ricorso in Cassazione. Tra i vari motivi, contestava l'ammissibilità di un'impugnazione incidentale tardiva presentata dal condominio. La Suprema Corte ha rigettato tutti i motivi, confermando un principio consolidato: l'impugnazione incidentale tardiva è sempre ammissibile quando l'appello principale mette in discussione l'assetto di interessi definito dalla sentenza di primo grado, garantendo così la tutela completa delle parti.
Continua »
Patto di non concorrenza: quando non vincola la società
La Corte di Cassazione conferma la decisione d'appello, stabilendo che un patto di non concorrenza stipulato da ex dipendenti non si estende automaticamente alla nuova società da loro costituita, in assenza di una clausola esplicita. La Corte ha ritenuto infondate le accuse di concorrenza sleale, giudicando legittima la sospensione dei servizi da parte della nuova società a fronte del mancato pagamento delle fatture da parte della società committente. La sentenza chiarisce la distinzione tra obbligazioni personali e societarie e i limiti della responsabilità per concorrenza sleale.
Continua »
Frazionamento abusivo del credito: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che un professionista non può avviare decine di cause separate per recuperare i propri onorari da un unico cliente, anche se derivanti da incarichi diversi. Questa pratica costituisce un frazionamento abusivo del credito, contrario ai principi di buona fede e correttezza processuale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva dato ragione al legale, rinviando il caso per un nuovo esame che tenga conto della necessità di una tutela giudiziaria unitaria, a meno che il creditore non dimostri un interesse apprezzabile alla separazione delle azioni.
Continua »
Frazionamento del credito: quando è abuso del processo?
Un professionista ha intentato 38 azioni legali separate contro una società cliente per recuperare i propri onorari. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale comportamento costituisce un abusivo frazionamento del credito, anche in assenza di un unico contratto quadro, quando deriva da un rapporto professionale continuativo. La Corte ha chiarito che tale pratica è improponibile a meno che il creditore non dimostri un interesse apprezzabile alla tutela separata. La sentenza è stata annullata con rinvio per riesaminare la questione alla luce di questi principi.
Continua »
Frazionamento abusivo del credito: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29438/2025, interviene su un caso di frazionamento abusivo del credito. Un professionista aveva avviato 38 procedure monitorie separate contro una società cooperativa per recuperare i propri compensi. Mentre il Tribunale aveva dichiarato l'azione improponibile per abuso, la Corte d'Appello l'aveva ritenuta legittima, basandosi sulla pluralità di incarichi distinti. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello, stabilendo che il divieto di frazionamento abusivo del credito si applica anche in assenza di un unico rapporto contrattuale, quando i crediti derivano da un rapporto di durata e la loro trattazione separata causa un ingiustificato dispendio di attività processuale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
Continua »
Frazionamento del credito: quando è abusivo? Guida
Un professionista ha emesso 38 decreti ingiuntivi separati contro una società cooperativa per compensi derivanti da un rapporto pluriennale. La società ha eccepito l'abusività di tale frazionamento del credito. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che anche in assenza di un unico contratto, la richiesta parcellizzata di crediti derivanti da un rapporto di durata continuativo è abusiva se il creditore non prova un interesse meritevole alla tutela separata. La domanda è stata quindi ritenuta improponibile e il caso rinviato alla Corte d'Appello.
Continua »
Frazionamento abusivo del credito: onere della prova
Un professionista agisce per il pagamento di una parcella, ma la società cliente si oppone sostenendo di aver già saldato il dovuto con un pagamento complessivo che copriva molteplici incarichi. La Corte di Cassazione chiarisce i principi sull'onere della prova del pagamento in caso di pluralità di debiti e sul concetto di frazionamento abusivo del credito, cassando la decisione di merito e rinviando la causa alla Corte d'Appello.
Continua »
Transazione con il Comune: nullità senza impegno di spesa
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali a un Comune sulla base di un accordo transattivo. L'ente locale si è opposto, eccependo la nullità della transazione per mancanza del necessario impegno di spesa. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità dell'accordo, ribadendo che qualsiasi contratto stipulato da un ente locale che comporti una spesa deve essere assistito, a pena di nullità, dalla relativa copertura finanziaria e da uno specifico impegno contabile. Il diritto del professionista al compenso per l'attività svolta, tuttavia, rimane salvo e può essere fatto valere sulla base del contratto di patrocinio originario.
Continua »
Rifiuto trasferimento lavoratore: quando è legittimo?
Un'ordinanza della Cassazione analizza il caso di licenziamento di una dipendente a seguito del suo rifiuto trasferimento lavoratore. La Corte ha stabilito che, anche in presenza di un trasferimento potenzialmente illegittimo, il rifiuto del lavoratore di prendere servizio nella nuova sede deve essere sorretto da buona fede, altrimenti il licenziamento è legittimo. Nel caso specifico, la chiusura totale della sede originaria e la genericità delle motivazioni familiari addotte dalla lavoratrice hanno reso il suo rifiuto contrario a buona fede.
Continua »
Inammissibilità ricorso cassazione: i motivi spiegati
Un agente commerciale si è visto respingere il proprio ricorso dalla Corte di Cassazione. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi presentati, tra cui la confusione delle censure, la mancata autosufficienza e l'introduzione di nuove questioni. Questo caso evidenzia le regole stringenti per l'accesso al giudizio di legittimità, confermando che l'inammissibilità del ricorso cassazione scatta quando non vengono rispettati precisi requisiti formali e sostanziali.
Continua »
Perdita di chance: onere della prova per il risarcimento
Un dipendente ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per non essere stato selezionato per un incarico direttivo, nonostante ritenesse di avere un curriculum migliore del candidato prescelto. La selezione era stata giudicata illegittima per difetto di motivazione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di risarcimento per perdita di chance, chiarendo che non è sufficiente dimostrare l'illegittimità della procedura. Il ricorrente ha l'onere di provare la concreta e significativa probabilità che avrebbe avuto di ottenere l'incarico, tenendo conto di tutti i criteri di valutazione dell'ente, non solo della comparazione dei curricula. Poiché tale prova non è stata fornita, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Conflitto di interessi: l’amico di tennis va escluso
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una procedura di selezione interna a un ente pubblico a causa di un conflitto di interessi. Un rapporto di frequentazione abituale (nella specie, giocare a tennis) tra il presidente della commissione e il candidato vincitore è stato ritenuto sufficiente a ledere il principio di imparzialità. La Corte ha però negato il risarcimento al dipendente escluso, poiché la sua richiesta di danno da perdita di chance era stata formulata in modo generico e non specificamente provata.
Continua »