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Art. 1375 Codice Civile — Anno 2024

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565 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Contratto a viaggio nullo: sì alla conversione
La Corte di Cassazione conferma la conversione di un contratto a viaggio in un contratto a tempo indeterminato a causa della mancata specificazione dei viaggi. La sentenza chiarisce che l'azione per far valere la nullità del contratto è imprescrittibile e non soggetta al termine biennale previsto dal Codice della Navigazione. Viene inoltre ribadita l'inammissibilità dell'eccezione di decadenza sollevata per la prima volta in appello.
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Risoluzione contratto pubblico: i limiti della P.A.
Una pubblica amministrazione ha risolto un contratto di brokeraggio a seguito di una scissione societaria dell'impresa appaltatrice, basandosi su una clausola del bando. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della risoluzione, stabilendo che le clausole contrattuali non possono derogare alle norme imperative del codice dei contratti pubblici, che consentono tali modifiche soggettive a patto che vengano mantenuti i requisiti di partecipazione. La risoluzione del contratto pubblico è stata quindi considerata illecita, e il ricorso dell'ente è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali.
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Licenziamento per giusta causa: quando è tempestivo?
La Corte di Cassazione ha confermato un licenziamento per giusta causa per grave insubordinazione. Un dipendente aveva acquisito e divulgato informazioni private e denigratorie su un superiore. La Corte ha stabilito che la contestazione disciplinare, avvenuta dopo la conclusione delle indagini penali sui medesimi fatti, è da considerarsi tempestiva, in quanto l'azienda necessitava di un quadro completo prima di agire. Ha inoltre definito l'insubordinazione come qualsiasi atto che pregiudichi l'organizzazione aziendale, distinguendolo dal whistleblowing.
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Mancata richiesta NASPI: il nesso causale è escluso
Un lavoratore, licenziato dopo un lungo periodo di sospensione, ha citato in giudizio l'ex datore di lavoro per il risarcimento dei danni, inclusa la perdita dell'indennità di disoccupazione (NASPI). La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la causa diretta del danno economico era la stessa omissione del lavoratore. La mancata richiesta NASPI da parte del dipendente interrompe il nesso causale con qualsiasi presunta condotta illecita dell'azienda, rendendo quest'ultima non responsabile per la perdita del sussidio.
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Provvigione mediatore: quando non è dovuta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la provvigione del mediatore non è dovuta se il contratto preliminare è sottoposto a una condizione sospensiva che non si realizza entro il termine pattuito. Nel caso specifico, la compravendita era condizionata all'ottenimento di pareri favorevoli da parte di enti pubblici. Poiché tali pareri non sono arrivati in tempo, e non è stata provata una colpa del promissario acquirente nel causare il ritardo, il diritto alla provvigione non è sorto. Il ricorso dell'agente immobiliare è stato dichiarato inammissibile.
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Conguaglio espropriazione: quando scatta la prescrizione?
Un cittadino aveva acquistato un terreno da un Comune con una clausola che prevedeva il rimborso di futuri maggiori oneri di esproprio. Quando il Comune, anni dopo, ha richiesto il pagamento del conguaglio espropriazione, il cittadino ha eccepito la prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine di prescrizione per la richiesta di rimborso del Comune non decorre dalla data in cui vengono stabiliti i criteri di indennizzo, ma dal momento in cui il Comune ha effettivamente pagato le somme ai proprietari originari, poiché solo allora il suo diritto di rivalsa diventa esigibile.
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Retribuzione dirigente pubblico: no a differenze
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una dirigente pubblica che chiedeva differenze retributive per aver svolto mansioni riconducibili a un incarico di fascia superiore. Secondo la Corte, la retribuzione dirigente pubblico è onnicomprensiva e la graduazione degli incarichi è un atto discrezionale dell'amministrazione, non sindacabile nel merito dal giudice. A differenza dei dipendenti non dirigenti, per i manager non si configura un diritto automatico a un compenso maggiore basato sulle sole attività svolte.
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Termine procedimento disciplinare: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31536/2024, ha rigettato il ricorso di un dirigente di un'azienda sanitaria licenziato per inadempienze nella gestione di appalti. Il caso verteva sul rispetto del termine del procedimento disciplinare di 120 giorni. La Corte ha chiarito che tale termine decorre non dalla prima notizia, ma dal momento in cui l'amministrazione ha raccolto tutti gli elementi utili alla contestazione. Ha inoltre confermato che la sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19 si applica anche ai procedimenti iniziati dopo il 23 febbraio 2020, consolidando principi chiave in materia.
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Incarichi dirigenziali: la valutazione comparativa
Un dirigente pubblico ha ottenuto un risarcimento per perdita di chance per non essere stato selezionato per un incarico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente pubblico. Il punto centrale è l'obbligo per la Pubblica Amministrazione di effettuare una reale valutazione comparativa tra i candidati, non potendosi limitare a una valutazione individuale e discrezionale. La mancanza di tale procedura costituisce una condotta illegittima che può generare diritto al risarcimento.
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Spoil system: risarcimento per mancato rinnovo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31507/2024, ha affrontato un complesso caso di 'spoil system' nel pubblico impiego. Un dirigente, il cui incarico era stato revocato anticipatamente in base a una norma poi dichiarata incostituzionale, chiedeva il risarcimento del danno. La Corte ha negato il risarcimento per la revoca in sé, poiché l'amministrazione aveva agito in conformità a una legge allora vigente. Tuttavia, ha affermato un principio cruciale: l'amministrazione è comunque responsabile per il mancato rinnovo dell'incarico se non ha rispettato i principi di buona fede, correttezza e l'obbligo di effettuare una valutazione comparativa tra i candidati. La sentenza chiarisce la distinzione tra l'applicazione di una norma (anche se invalida) e gli obblighi procedurali che governano il rinnovo degli incarichi dirigenziali.
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Diritto di surroga: la liberazione del debitore
Un consorzio di garanzia ha pagato il debito di una società a un istituto di credito. Successivamente, la banca ha liberato il debitore. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto di surroga del garante non è influenzato da tale liberatoria, in quanto atto non opponibile al garante stesso. Di conseguenza, il garante conserva il diritto di agire contro il debitore per recuperare la somma versata, e la sua richiesta di risarcimento danni contro la banca è stata respinta per mancanza di un pregiudizio effettivo.
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Tetto di spesa sanitario: chi prova il superamento?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante il mancato pagamento di prestazioni sanitarie a una struttura accreditata. L'Azienda Sanitaria Locale (ASL) aveva negato il pagamento di un acconto, sostenendo il superamento del tetto di spesa sanitario. La Corte ha stabilito che l'onere di provare tale superamento spetta all'ASL, quale fatto impeditivo del diritto al compenso. Tuttavia, ha ritenuto che in questo caso l'ASL avesse fornito prove adeguate tramite i verbali del Tavolo Tecnico, ai quali la struttura partecipava, rigettando così il ricorso della struttura sanitaria.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
Un dirigente del settore pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione, una Provincia, per mobbing e danni, rassegnando le dimissioni per quella che riteneva una giusta causa. A seguito di un complesso iter giudiziario che ha attraversato vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha respinto in via definitiva il ricorso del dirigente. La Corte ha ritenuto i numerosi motivi di ricorso per cassazione inammissibili o infondati, sottolineando il rispetto dei precedenti giudicati, i limiti procedurali dell'appello e il potere discrezionale dei giudici di merito nella valutazione delle prove.
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Caparra confirmatoria: recesso legittimo e proroghe
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso di una promittente venditrice che ha trattenuto una cospicua caparra confirmatoria, pari a circa il 45% del prezzo di vendita. Nonostante le numerose proroghe concesse al promissario acquirente, il suo inadempimento finale, seguito a una formale diffida ad adempiere, ha giustificato la risoluzione del contratto. La Corte ha ritenuto che le proroghe precedenti non escludessero la gravità dell'inadempimento finale, respingendo così il ricorso del compratore.
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Garanzia bancaria: vendita titoli e tutela del garante
Una risparmiatrice, che aveva prestato una garanzia bancaria per un finanziamento a una società, si è opposta alla vendita dei propri titoli di investimento da parte della banca per coprire il debito insoluto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la necessità di rispettare il principio di autosufficienza del ricorso e di formulare in modo specifico e concreto le censure, specialmente in materia di tutela del consumatore.
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Contratto di somministrazione: quando non si applica
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra contratto di somministrazione e una serie di singole compravendite. In assenza di una predeterminazione del fabbisogno del cliente, anche un rapporto di fornitura duraturo viene qualificato come una successione di contratti di vendita distinti. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi con cui la società ricorrente cercava di ottenere una rivalutazione dei fatti, confermando la decisione della Corte d'Appello e accogliendo invece il ricorso incidentale sulle spese legali.
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Trasferimento lavoratore: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del trasferimento di un lavoratore a un'altra sede, avvenuto su richiesta dell'azienda appaltante a seguito di una condotta irregolare. Il provvedimento non è stato considerato disciplinare, ma una conseguenza di una 'clausola di gradimento' e una scelta ragionevole per evitare il licenziamento, validando così il trasferimento lavoratore.
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Restituzione CIGS: obbligo di comunicazione attività
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un pilota a cui era stata richiesta la restituzione della CIGS per non aver comunicato un'attività formativa all'estero. L'ordinanza chiarisce che quando la formazione è propedeutica all'assunzione, si considera attività lavorativa e va comunicata. La Corte ha inoltre confermato che l'importo da restituire è quello netto effettivamente percepito dal lavoratore.
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Eccezioni fideiussione: quando sono inammissibili?
L'appello di un garante contro un istituto di credito è stato respinto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei tribunali di merito. Le eccezioni fideiussione sollevate dal garante, tra cui la liberazione per concessione di ulteriore credito (art. 1956 c.c.) e l'usura, sono state respinte per errori procedurali, tardività e per essere tentativi di riesaminare i fatti, non consentiti in sede di legittimità.
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Richiesta risarcitoria incompleta: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato che una richiesta risarcitoria incompleta e la mancata collaborazione del danneggiato, come il rifiuto di sottoporsi a visita medica, rendono l'azione legale inammissibile. Tale condotta, violando i principi di buona fede, impedisce all'assicurazione di formulare una congrua offerta, frustrando lo scopo deflattivo della procedura stragiudiziale.
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