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Art. 1375 Codice Civile — Anno 2024

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565 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Clausola penale: quando la consegna è davvero tale?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10014/2024, ha chiarito i limiti di applicazione di una clausola penale per ritardata consegna di un immobile. Il caso riguardava una coppia che aveva citato in giudizio una società costruttrice per il mancato completamento di lavori sulle parti comuni, chiedendo il pagamento di una penale giornaliera. La Corte ha stabilito che se la clausola penale è legata contrattualmente solo alla "consegna" dell'immobile, non può essere estesa al ritardo nell'esecuzione di altre opere. La sentenza è stata cassata con rinvio, sottolineando anche il dovere del giudice di valutare la riduzione di una penale manifestamente eccessiva.
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Segnalazione a sofferenza: i criteri della Cassazione
Una società, a seguito di una segnalazione a sofferenza da parte di un istituto di credito, ha richiesto il risarcimento dei danni, ritenendola illegittima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per una legittima segnalazione a sofferenza non è sufficiente un mero inadempimento, ma è necessaria una valutazione complessiva della situazione finanziaria del debitore, che nel caso di specie era stata correttamente effettuata dal tribunale di merito.
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Giurisdizione contrattuale: il luogo dei servizi
Una risparmiatrice italiana ha citato in giudizio un promotore finanziario residente in Svizzera per presunti illeciti nella gestione di investimenti. I tribunali di merito avevano negato la giurisdizione italiana, qualificando la controversia come extra-contrattuale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando la giurisdizione contrattuale del giudice italiano. Il principio chiave è che, ai fini della giurisdizione, si deve guardare alla domanda dell'attore (petitum sostanziale), che delineava un rapporto di consulenza finanziaria. Poiché tale servizio si svolgeva in Italia, la competenza è del tribunale italiano, secondo la Convenzione di Lugano.
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Incarico dirigenziale a termine: no abuso, sì mansioni
Una dipendente pubblica di ruolo ha ricevuto per oltre 15 anni un incarico dirigenziale a termine. A seguito della cessazione dell'incarico, dovuta a una sentenza della Corte Costituzionale, ha chiesto un risarcimento per abuso del contratto a termine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non si tratta di un rapporto di lavoro precario, ma di un'ipotesi di svolgimento di mansioni superiori all'interno di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato già esistente. Pertanto, la disciplina sull'abuso dei contratti a termine non è applicabile.
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Contratto di franchising: obblighi e buona fede
Una società affiliata ha risolto unilateralmente il proprio contratto di franchising, accusando l'affiliante di concorrenza sleale per l'apertura di nuovi punti vendita. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo illegittima la risoluzione dell'affiliato e configurandola come un grave inadempimento. La sentenza chiarisce i limiti dell'obbligo di buona fede in assenza di una clausola di esclusiva territoriale, sottolineando l'importanza della chiara pattuizione contrattuale.
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Motivazione apparente: quando è valida la sentenza?
Una società e i suoi fideiussori si opponevano a un decreto ingiuntivo per un debito su conto corrente, contestando addebiti e l'applicazione di tassi usurari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello e cogliendo l'occasione per definire i confini del vizio di 'motivazione apparente'. La Corte ha stabilito che la motivazione, seppur sintetica, è valida se permette di comprendere il percorso logico-giuridico seguito dal giudice, respingendo l'idea che la contestazione degli addebiti fosse rilevante dato che il debito pregresso superava già l'importo richiesto.
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Leasing e inadempimento: responsabilità del concedente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9577/2024, ha stabilito che la società di leasing non può pretendere i canoni dall'utilizzatore se ha pagato il fornitore pur sapendo che il bene (un'auto estera) era inutilizzabile per la mancanza dei documenti di immatricolazione. Questo caso di leasing e inadempimento del fornitore evidenzia la responsabilità condivisa e l'obbligo di buona fede che lega concedente e utilizzatore.
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Cessione del credito: diritti del cessionario e clausole
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9479/2024, ha chiarito importanti aspetti sulla cessione del credito. Nel caso esaminato, una società debitrice si opponeva al precetto di un nuovo creditore (cessionario), sostenendo che il debito originario fosse stato estinto da una transazione e che, in ogni caso, il nuovo creditore non potesse avvalersi della clausola risolutiva espressa contenuta in tale accordo. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la transazione in questione era conservativa e non novativa, quindi non aveva estinto il rapporto originario. Di conseguenza, con l'inadempimento del debitore, il debito originario è tornato esigibile. Fondamentalmente, la Corte ha affermato che la cessione del credito trasferisce al cessionario non solo il diritto alla prestazione, ma anche tutti i diritti accessori, inclusa la facoltà di avvalersi della clausola risolutiva espressa, in quanto strumento di tutela del credito stesso.
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Cambio appalto: licenziamento illegittimo se peggiora
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di alcune operatrici di call center a seguito di un cambio appalto. Le lavoratrici avevano rifiutato l'assunzione da parte della nuova società appaltatrice a causa di condizioni economiche e normative peggiorative. La Corte ha stabilito che il rifiuto è legittimo e che il licenziamento da parte della società uscente, basato su criteri di scelta non estesi a tutto il personale fungibile, è nullo, ordinando la reintegra e il risarcimento.
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Eccezioni terzo acquirente: la Cassazione chiarisce
Una società aveva acquistato un immobile ipotecato prima che il creditore avviasse un'azione legale contro il debitore originario. La Corte di Cassazione ha confermato che, in base al principio delle eccezioni del terzo acquirente, il nuovo proprietario può opporsi all'esecuzione forzata sollevando difese ormai precluse al debitore. La sentenza sottolinea che la trascrizione dell'acquisto anteriore all'azione giudiziaria è il fattore decisivo, rendendo irrilevante la buona fede dell'acquirente ai fini dell'applicazione dell'art. 2859 c.c.
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Retroattività sanzioni amministrative: la Cassazione
Una società radiofonica, sanzionata per non aver richiesto il certificato di agibilità per i suoi lavoratori dello spettacolo in un periodo precedente al 2001, ha invocato l'applicazione di una legge successiva più favorevole che ha abolito tale obbligo. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione sulla retroattività delle sanzioni amministrative di tale importanza da rimettere la decisione alle Sezioni Unite. La Corte ha sollevato dubbi sulla ragionevolezza di continuare a sanzionare una condotta che non è più considerata illecita, data la natura punitiva e l'afflittività della sanzione originale.
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Compensi procedure esecutive riunite: la Cassazione
Un avvocato avvia tre distinte procedure esecutive contro un'amministrazione comunale. Le procedure vengono riunite e il giudice liquida un compenso unico. La Cassazione, accogliendo il ricorso del legale, stabilisce che per l'attività svolta prima della riunione, i compensi devono essere liquidati separatamente per ogni singola procedura. Viene invece rigettata la censura sul valore della controversia, confermando che nelle esecuzioni si fa riferimento al valore effettivo del precetto (`decisum`). Il calcolo dei compensi per procedure esecutive riunite deve quindi seguire questo doppio binario.
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Cessione di azienda: i marchi seguono l’impresa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9293/2024, ha affrontato un complesso caso di cessione di azienda, stabilendo che i marchi di fatto, legati a celebri competizioni sportive, si trasferiscono unitamente al ramo d'azienda che li gestisce, salvo patto contrario. La Corte ha rigettato il ricorso della società editrice originaria, confermando che i diritti sui segni distintivi erano stati validamente trasferiti decenni prima nell'ambito di un'operazione negoziale complessa, legittimando così le successive registrazioni effettuate dalla società acquirente.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile?
Una società ha presentato ricorso per Cassazione dopo aver perso in due gradi di giudizio una causa per abusivo frazionamento del credito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché non rispettava il principio di specificità, non esponendo in modo chiaro e completo lo svolgimento del processo. L'ordinanza chiarisce i requisiti formali essenziali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Exceptio doli: non blocca l’indennizzo da occupazione
La Cassazione chiarisce che l'eccezione di 'exceptio doli' non può essere usata per negare l'indennizzo per occupazione senza titolo a un proprietario immobiliare, anche se il contratto di locazione originario è stato dichiarato nullo per colpa del proprietario stesso. Il diritto all'indennizzo sorge da un fatto nuovo e distinto: l'illegittima detenzione del bene da parte della curatela fallimentare, non dal contratto nullo.
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Sfruttamento unilaterale brevetto: la Cassazione decide
Una società di design slovena e un'azienda italiana di attrezzature subacquee sono contitolari di un brevetto. Dopo la fine del loro accordo, l'azienda italiana continua lo sfruttamento commerciale dell'invenzione. La Corte d'Appello lo ritiene legittimo, applicando le norme sulla comunione. La Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema dello sfruttamento unilaterale brevetto, non decide nel merito ma rinvia la causa alla pubblica udienza della Prima Sezione Civile per risolvere la questione di diritto.
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Concessione pubblica: i limiti di responsabilità
Una società titolare di una concessione pubblica per la raccolta di scommesse ottiene una condanna a suo favore per i danni subiti a causa del gioco illegale e della concorrenza sleale. Le amministrazioni statali ricorrono in Cassazione, sostenendo che la clausola di esclusiva non le obbligava a risarcire i danni causati da terzi. La Suprema Corte, data la rilevanza della questione sui limiti di responsabilità dello Stato nella concessione pubblica, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Licenziamento per rifiuto trasferimento: quando è ok?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per rifiuto trasferimento di una lavoratrice. L'azienda, in crisi economica, aveva disposto il trasferimento per comprovate ragioni tecnico-organizzative, come la soppressione di posizioni lavorative nella sede di provenienza e la disponibilità di posti in quella di destinazione. Secondo la Corte, l'azienda ha assolto il suo onere probatorio e la scelta della dipendente è avvenuta nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, rendendo il rifiuto della lavoratrice ingiustificato e, di conseguenza, il licenziamento legittimo.
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Concessione pubblica e mercato illegale: la Cassazione
Una società titolare di una concessione pubblica per la raccolta di scommesse ha citato in giudizio le Amministrazioni concedenti, lamentando i danni derivanti dalla mancata repressione del mercato illegale. Dopo una condanna in sede arbitrale, confermata in appello, le Amministrazioni si sono rivolte alla Cassazione. La Suprema Corte, riconoscendo la novità e l'importanza della questione sulla responsabilità dello Stato in una concessione pubblica, ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per un esame approfondito.
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Concessione pubblica: obblighi dello Stato e mercato
Una società operante nel settore delle scommesse, titolare di una concessione pubblica, ha citato in giudizio le Amministrazioni statali a causa del drastico calo dei ricavi dovuto all'espansione di un mercato illegale. Sia il collegio arbitrale che la Corte d'Appello hanno riconosciuto la responsabilità dello Stato per inadempimento contrattuale. Le Amministrazioni hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse di un normale rischio d'impresa. La Suprema Corte, ritenendo la questione di fondamentale importanza per l'interpretazione del diritto, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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